Nacque a Monchiero (Alba), il 27 aprile 1806, entrò in Congregazione a Santa Chiara il 9 novembre 1831, essendo già sacerdote. Ricevette l’abito il 20 novembre 1831 ed emise la professione il 10 giugno 1832. Morì a Boves (Cuneo) il 13 febbraio 1874, all’età di 68 anni; è sepolto nel cimitero di Boves.
P. Abbona è stato giustamente definito da P. Claretta: ‘il più grande missionario Oblato’. Aveva altri due fratelli sacerdoti: don Luigi (†1875), parroco di Bomano, e don Giovanni († 1889), parroco di Scaletta Uzzone. Egli, dopo alcuni anni passati alla Morra (Alba) come vice curato, entrò in Congregazione, accolto da P. Reynaudi, Rettor Maggiore. Il 30 luglio 1838 fu eletto Consultore generale. Il 7 giugno 1839, mentre stava predicando a Locarno, in Svizzera, ricevette la lettera in cui gli si comunicava che era destinato alla Missione di Ava e Pegù (Birmania), insieme a Padre Vincenzo Martino Bruno, nativo di Massè (Ivrea). Un anno dopo, il 22 luglio 1839, partiva con altri sei Oblati per la missione in Birmania, che allora era un impero indipendente. In terra di missione raccolse numerose e illustri conversioni mentre si dedicava alla realizzazione di opere grandiose e durature: un seminario indigeno, una tipografia per edizioni in lingua inglese e birmana, un ospedale, una scuola in cui egli stesso insegnò lingua birmana e italiana, la costruzione della cattedrale a Mandalay, e di altri edifici tra cui il palazzo imperiale, tutti in stile europeo e italiano. Fu geografo, astronomo, esploratore. L’inizio delle ostilità con l’Inghilterra verso il 1856 influì negativamente anche sulla missione cattolica. P. Abbona e altri missionari furono imprigionati, ma un caso provvidenziale lo restituì presto alla libertà e al suo lavoro missionario. Un dispaccio cifrato del governo inglese alla sua ambasciata di Mandalay era stato intercettato dalla polizia birmana, ma nessuno era in grado di decifrarlo. Fu presentato a P. Abbona che promise di spiegare l’arcano ma solo se fosse stato rimesso in libertà. Come realmente avvenne. Da allora in poi egli divenne il favorito dell’imperatore che lo nominò consigliere di corte, carica della quale egli si servì per l’incremento della missione cattolica e a favore del governo piemontese. Fu un abile mediatore tra Inglesi e Birmani in delicate missioni diplomatiche, tanto da meritare nel 1856 a Calcutta l’ospitalità di Lord Canning, Viceré delle Indie Britanniche. In quanto consigliere di corte, ebbe frequenti contatti epistolari con Vittorio Emanuele II e con il conte di Cavour. A quest’ultimo P. Abbona scrisse per richiedere, da parte dell’imperatore, anche l’invio di alcuni vitigni di uva bianca piemontese, alla cui selezione collaborò il conte stesso, in qualità di agronomo e di ex ministro dell’agricoltura. In altra occasione, il conte di Cavour ordinò a Stoccarda i migliori strumenti di idraulica, di ottica, di astronomia per spedirli alla corte birmana.
Venuto in Italia nel 1856, il 21 dicembre P. Abbona fu designato ufficialmente da Vittorio Emanuele II, su consiglio di Lord Palmerston, quale Plenipotenziario d’Italia in Birmania e cavaliere dell’Ordine Mauriziano; nel 1863 fu nominato ufficiale dello stesso Ordine e, nel 1869, commendatore della corona d’Italia. In pratica egli era facente-funzione di ambasciatore d’Italia in Birmania. In qualità di plenipotenziario del Re di Sardegna e dell’Imperatore di Birmania preparò il trattato di amicizia e collaborazione, siglato nel 1871 fra i due paesi. Nel 1856, P. Abbona incontrò personalmente Cavour e Pio IX a cui offrì l’omaggio dell’imperatore. Come esploratore e geografo aprì le comunicazioni con Cina e Tibet (strada di Bammò).
L’imperatore birmano, pur stimando altamente l’Abbona e favorendolo come meglio poteva nel suo lavoro apostolico, non arrivò mai a una conversione al cristianesimo a causa della sua poligamia, che impedì molte altre innovazioni. Nel 1873 l’Abbona accompagnò in Italia il figlio dell’imperatore e tre altri principi in viaggio di studi in Europa. In quell’occasione li condusse anche a Monchiero, sua città d’origine, dove vivevano ancora i suoi cinque fratelli, e a Fossano, dove avvenne l’incontro col capitano Felice Prinetti, futuro Oblato di Maria Vergine.
Terminata la sua missione e riportati i principi birmani in patria, l’Abbona tornò definitivamente in Italia. Nel febbraio 1874 si era portato a Boves, patria di P. Isnardi e del P. Enrici, ma colto improvvisamente da malore, dopo breve malattia, morì e fu sepolto nel cimitero locale.
Un necrologio contemporaneo lo definisce ‘Onore d’Italia nelle più remote contrade dell’Asia e grandemente benemerito della civiltà cristiana ed insieme del decoro e dell’utile della nostra nazione e dell’impero birmano’.
Un altro necrologio lo paragona al cardinal Lavigerie (1825-1892), prestigioso missionario del tempo; e il commendatore Cristoforo Negri, suo amico e collaboratore in Birmania, arriva a paragonare il Massaia (1809-1889) all’Abbona – non il contrario! – ‘Anche in Massaia, come in Abbona, io trovai unite in sommo grado le virtù di missionario e l’affetto alla patria’.
Nel 1987 il parroco di Monchiero, don Andrea Bernocco, ha contributo a tener viva la memoria di P. Abbona provvedendo a pubblicare le ricerche di P. Paolo Calliari “Una gloria di Monchiero P. Paolo Abbona”. Nel 1997 viene intitolata a P. Abbona la piazza più grande del paese. In occasione del 200° anniversario della nascita, nel mese di novembre 2006 l’Associazione ‘Immagine per il Piemonte’ ha curato un convegno in suo onore “Padre Paolo Abbona, missionario, diplomatico, esploratore in Asia. Dal Piemonte alla Birmania”. Il convegno prevedeva celebrazioni in ambienti diversi: nell’Archivio di Stato a Torino, nel paese di Monchiero e nel duomo di Torino. Il convegno ha visto il contributo di 12 studiosi e la testimonianza di una suora birmana che ha espresso la riconoscenza del popolo birmano e del suo istituto per gli Oblati e per P. Abbona. In quest’occasione è stato creato un annullo postale speciale ritraente il viso di P. Abbona e sono state pubblicate delle cartoline, una delle quali riproduce un ritratto, prima sconosciuto in Italia, edito dalla British Library.
Certamente la pubblicazione degli Atti del Convegno contribuirà a far conoscere questo grande Oblato di Maria Vergine che con il suo carisma ci parla ancora oggi.
Fonti:
‘Una gloria di Monchiero’, Paolo Calliari omv, 1987.
Archivio OMV; Bibl. Ateneo Religioso, settimanale cattolico di Torino, agosto-settembre 1874; id. aprile 1877; Bollettino parrocchiale di Monchiero (Alba), ottobre 1940, 155. Articolo di “La Stampa”, 27 novembre 2006. P. Andrea Brustolon in “Oblati nel mondo”, aprile 2006 e gennaio 2007.