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Nacque a San Pietro Val Lèmina (Pinerolo), il 26 dicembre 1861. Era al servizio di Mons. Chiesa, vescovo di Pinerolo e poi fece ingresso in Congregazione il 5 novembre 1886, quando gli Oblati erano ancora nell’ospizio di San Giuseppe. La vestizione risale al 5 agosto 1887, a Pinerolo; emise la professione il 15 agosto 1889, sempre a Pinerolo. Morì a Buenos Aires, in Argentina, il 27 ottobre 1927, all’età di 66 anni: fu il primo Oblato deceduto in Argentina.

Fu uno dei primi collaboratori di P. Pietro Gastaldi nella fondazione della casa del Sacro Cuore a Pinerolo, iniziata verso il 1885. Fratel Badino fu il primo sacrestano della nuova chiesa-santuario. Alla sua abilità come falegname si devono i sei artistici confessionali e altri lavori nella stessa chiesa. Rimase a Pinerolo per 35 anni lasciandovi innumerevoli ricordi della sua multiforme attività, ingegnosità e bontà. Nel gennaio 1921, già sessantenne, partì col primo scaglione di Oblati che si recavano a Buenos Aires per una nuova fondazione nel rione di San Rocco. Malgrado l’età e la povertà degli inizi di quella fondazione lavorò con ardore ed entusiasmo giovanile. A lui si deve la vecchia cappella, poi sostituita dalla chiesa attuale, la scuola, l’oratorio festivo e altre opere importanti. Il suo ricordo è rimasto in benedizione non solo tra i confratelli ma anche tra il popolo che in breve tempo aveva imparato ad apprezzarne la virtù e la grande fede. Morì come un buon soldato di Cristo al suo posto di lavoro e di combattimento. Nel suo necrologio pubblicato sull’OBLATO leggiamo: “D’una pietà schietta e profonda, d’una pazienza inalterabile e d’una dolcezza che subito gli conciliava la simpatia, era un po’ l’idolo di tutti che non sapevano spiegarsi tanta virtù”. “Fratel Cecchin – con questo nome era chiamato famigliarmente – si era dato tutto a Dio senza riserva: ecco il suo segreto!” (L’OBLATO, 1927).

Nacque a Pinerolo, il 17 gennaio 1817, fece ingresso a Santa Chiara il 5 luglio 1832; a Pinerolo fece la vestizione il 22 luglio 1832 ed emise la professione il 2 agosto 1833; l’ordinazione sacerdotale è del luglio 1839; fu consacrato vescovo a Calcutta da Mons. Patrizio Carew, Vicario Apostolico del Bengala, il 22 dicembre 1848; nominato arcivescovo di Cagliari il 22 settembre 1871, morì a Roma in casa di Mons. Teggiasco, a Piazza Rusticucci 18, il 5 aprile 1881, all’età di 64 anni.

Giovanni Balma, nei 40 anni circa che rimase in Congregazione, ha vissuto una vita così intensa di opere, a bene della Chiesa e delle anime, che migliore non si potrebbe pensare. È stato uno dei luminari e delle glorie del nostro Istituto e merita una rievocazione alquanto più ampia.

Nella sua vita possiamo distinguere quattro fasi che hanno una fisionomia propria: la vita da Oblato, la vita da missionario, la cura pastorale della diocesi di Torino nell’assenza dell’arcivescovo Franzoni e la cura pastorale come arcivescovo di Cagliari.

1. Balma Oblato:
Entrato nella comunità di Pinerolo all’età di 15 anni, fu accolto da P. Reynaudi che lo preannunciò futuro vescovo: ‘Verrà il tempo in cui sarà vescovo’, diceva.
Ancora prima di essere ordinato sacerdote (per mancanza d’età) fu nominato ripetitore, poi professore di teologia nel nostro studentato di Santa Chiara, poi professore di Sacra Scrittura, di cui aveva profonda conoscenza. Ordinato a 23 anni, con la massima dispensa, si diede subito alla predicazione delle missioni popolari. La prima fu predicata a S. Albano (Mondovì), la seconda a Pazzalino, nella Svizzera italiana.

2. Balma missionario:
Nel 1843, a 26 anni appena superati, va in missione, a Madras, dove il vescovo, Mons. John Fenelly, aveva chiamato gli Oblati, e vi resta venti mesi, prima di passare nella missione di Ava e Pegù (1846-1847); a 31 anni di età è preconizzato vescovo titolare di Tolemaide e Vicario Apostolico di Ava e Pegù da Gregorio XVI che lo conosceva personalmente. Fu consacrato vescovo a Calcutta da Mons. Patrizio Carew, Vicario Apostolico del Bengala (1849).
Nel 1853 si ammala e i medici gli impongono di tornare in Europa a rimettersi. Rimane a Nizza per un anno e poi torna al suo campo di lavoro, ma la malattia torna più minacciosa di prima e nel 1856 è obbligato a rinunciare al Vicariato e a rientrare in Piemonte.

3. Balma sostituto di Mons. Franzoni a Torino:
Nel luglio 1857 fece una visita a Lione, dove era la sede centrale dell’Opera della Propagazione della Fede, e in quell’occasione fece visita a Mons. Luigi Franzoni, arcivescovo di Torino, in esilio per contrasti con governo liberal-massonico piemontese. L’arcivescovo lo pregò di interessarsi della diocesi di Torino, e delle altre diocesi piemontesi prive di pastore. Balma si stabilì in casa Bianchetti, via Santa Chiara, dove stavano gli altri Oblati, e per 13 anni svolse un’attività intensissima, che sarebbe troppo lungo ricordare. Nel 1863, unico fra tutti i vescovi del Piemonte, della Liguria e della Lombardia, poté recarsi a Roma per la canonizzazione dei martiri giapponesi: lo poté fare malgrado la proibizione del governo perché privo di assegni o di prebende del governo stesso. In quell’occasione Pio IX gli conferì il titolo di Patrizio Romano e gli fece dono di una medaglia d’argento di grande formato.

4. Balma arcivescovo di Cagliari:
Pio IX aveva proposto Mons. Balma per tre sedi vescovili e una arcivescovile, ma non fu possibile ottenere il permesso dal governo massonico. Finalmente si presentò la sede di Cagliari, e il Balma poté essere preconizzato arcivescovo di quella città nel Concistoro del 27 ottobre 1871. Vi fece il suo ingresso il 7 gennaio 1872. Riordinò il seminario, ne aumentò gli alunni, visitò tutta la diocesi, ristabilì le conferenze di morale per il clero, abbellì la cattedrale, consacrò la diocesi al Sacro Cuore, organizzò le missioni popolari, fondò la Congregazione di S. Eusebio per le missioni diocesane, chiamò a Cagliari i padri Lazzaristi, promosse le società cattoliche e la buona stampa. Recatosi a Roma per incarico dell’episcopato sardo a trattare affari gravissimi con la Santa Sede e col governo italiano, fu colpito da male mortale in casa di Mons. Cesare Teggiasco, in piazza Rusticucci 18, e vi moriva, rimpianto da tutti, il 5 aprile 1881.

Bibl. Osservatore Romano, 9 aprile 1881; P. GASTALDI, Elogio funebre di Mons. Giovanni Antonio Balma… Torino, Speirani, 1881; D. FILIA, La Sardegna cristiana, Sassari, 1929, 463 ss.; G. COSSU, Cronistoria della Congregazione delle Figlie di S. Giuseppe, Oristano 1969; L. CHERCHI, I Vescovi di Cagliari, 1983, 211-215.

Nato a Monticelli d’Alba (Cn), ora Monticello, il 16 novembre 1811, entrò in Congregazione il 9 dicembre 1832, e fece la professione a Pinerolo il 28 maggio 1836. Morì a Nizza il 1 febbraio 1893, all’età di 82 anni e fu sepolto nella chiesa di San Ponzio.

Nato a Cherasco (Alba) il 30 maggio 1805, era amico del P. Abbona, tramite il quale conobbe gli Oblati. Fu accolto in Congregazione, insieme a P. Carles, da P. Avvaro, dopo essere stato per diversi anni professore di Teologia nel seminario diocesano e arciprete di Priocca in diocesi d’Alba. Era uno dei preti più dotti della diocesi di Alba. Emise la professione a Pinerolo il 15 agosto 1844. Fu prefetto nel convitto di S. Ponzio nel 1848-’50, rettore a San Ponzio dal 1851, alla Consolata dal 16 ottobre 1856. P. Carles ne parla come di un vero modello di regolarità, sempre puntuale agli atti comuni. Morì a San Ponzio, Nizza, il 22 luglio 1875 all’età di 70 anni.

L’amato sacerdote e Oblato, il Reverendo David Napoleon Beauregard, OMV, all’età di 86 anni, è passato tra le braccia amorevoli del suo Signore e Salvatore, Gesù Cristo, il lunedì di Pasqua, il 1° aprile 2024.
Padre Beauregard è nato il 1° maggio 1937 a Green Bay, Wisconsin, uno dei quattro figli dei defunti David A. e Mary T. Beauregard.
Dopo la scuola superiore, P. Beauregard ha conseguito il Bachelor of Science presso la Loyola University. Ha conseguito un Master of Arts presso l’Ohio State University e ha ottenuto il dottorato in Letteratura rinascimentale inglese, mentre era assistente all’insegnamento presso l’Ohio State University dal 1960 al 1967. Una volta completati gli studi accademici, insegnò all’Università di Nebraska come professore assistente nel dipartimento di letteratura inglese dal 1967 al 1973.
Nel 1973, P. Beauregard ha risposto alla chiamata di Dio ed è entrato negli Oblati della Vergine Maria. Professò i voti perpetui nel settembre del 1979 e fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1980 a Boston, Massachusetts.
Padre Beauregard è stato direttore del Seminario Our Lady of Grace e Prefetto degli studi dal 1978 al 1999. Dal 1996 al 2000 e dal 2004 al 2010 P. Beauregard è stato membro della facoltà di St. John’s School of Theology di Boston. Ha continuato il suo servizio con gli Oblati presso la Parrocchia di St. Mary ad Alton, IL dal 2011 fino alla sua scomparsa.
Nel tempo libero, P. Beauregard amava passare il tempo con i suoi amici più cari di St. Mary. Era un appassionato tifoso dei Green Bay Packers e un giocatore di golf. A Boston apparteneva alla St. Socrates Society. Grazie a questi circoli sociali, P. Beauregard ha conosciuto persone come Tom Howard, Ted Rebard e Peter Kreeft, che ha reclutato per insegnare al Seminario Our Lady of Grace. Amava il mondo accademico e l’insegnamento. Aveva un grande amore per la lettura e credeva fermamente che William Shakeaspeare avesse un’inclinazione cattolica in molte delle sue opere.
Padre Beauregard era un autore che ha pubblicato due libri, “Virtues Own Feature: Shakespeare and the Virtue Ethics Traditions” (1995) e ‘Catholic Theology in Shakespeare’s Plays’ (2007). Ha anche scritto numerosi articoli per varie pubblicazioni.
P. Beauregard è sopravvissuto alla sua amata sorella Barbara Beauregard e a suo fratello Paul. Oltre ai suoi genitori, è stato preceduto dalla sorella Karen (Cole).
Padre Dave mancava e manca molto ai suoi compagni Oblati, ai parrocchiani e a tutte le persone che ha toccato nella sua vita.
La veglia funebre di p. Beauregard si è svolta dalle 9:00 alle 12:00 di martedì 9 aprile 2024 presso la chiesa di St. Mary ad Alton, IL. Una messa funebre è stata celebrata alle 12:00. Una settimana dopo, una seconda Messa funebre ebbe luogo il 16 aprile alle 10:00 presso la Cappella di St. Mary situata nella Casa di Ritiro St. Joseph a Milton, MA. Seguì la sepoltura nel cimitero di Milton.

Angelo Benolli è nato a Nago (provincia autonoma di Trento) l’11 ottobre 1931. Entrato in noviziato nel 1951 a Ivrea, con P. Bussetti, emise la prima professione sempre a Ivrea, il 12 settembre 1952 e la professione perpetua il 12 settembre 1955 a Pinerolo.

Il 14 marzo 1959 venne ordinato presbitero a Roma, vescovo ordinante Cardinal Micara. Dal 1959 al 1962 è stato Direttore della Casa dello studente a Rovereto; dal 1963 al 1967, Preside dell’Istituto Immacolata, in Argentina; dal 1968 al 1972 è stato collaboratore presso il centro di consulenza psicologica del Pontificio Ateneo Salesiano, a Roma; dal 1968 al 1972 ha svolto il ruolo di Rettore del Seminario di San Vittorino; nel 1964 ha fondato ed è diventato presidente di Italia Solidale – Mondo solidale; dal 1993 opera come Rettore della Chiesa S. Maria del Pianto, a Roma.

Si è spento a Nago, sua città natale, il 16 luglio 2023.

Luigi Benoni è nato a Rovereto il 16 gennaio 1927, ha fatto i primi voti il 12 settembre 1951 ed è stato ordinato a Roma il 2 febbraio 1958.

Subito dopo l’ordinazione è stato destinato alla Comunità di Sassari (1958-1963) passando poi alla significativa esperienza pastorale a Pantelleria, 1963-1973. Ha svolto il suo ministero anche nelle comunità di Teramo, Torino e Carignano.

Negli ultimi tempi, ormai molto limitato nei movimenti e affetto da varie patologie, risiedeva nella nostra Comunità di Chiavari.

Si è spento all’ospedale il 6 maggio 2014 alle ore 23.00, in seguito ad un ictus celebrale.

I funerali sono stati celebrati l’8 maggio 2014 alle ore 15.00 nella chiesa del S. Cuore di Chiavari.

Nacque a Tassullo (Trento), il 7 Marzo 1877. Entrato in Congregazione a Pinerolo il 12 settembre 1926, a 49 anni, emise la professione temporanea a Pinerolo il 21 ottobre 1928, quella perpetua, sempre a Pinerolo, il 5 ottobre 1931, nella festa di Cristo Re. Morì a Pinerolo il 7 luglio 1957 all’età di 80 anni.

Visse in Congregazione 31 anni, sempre nella casa di Pinerolo, prestando il suo servizio nella funzione di sacrestano e di portinaio. Di indole timida, seria e riservata.

Bibl. OBLATO, luglio 1957, 78.

Nacque a Montelupo (Alba), il 12 maggio 1825; a 13 anni fece ingresso a Santa Chiara, Pinerolo, il 1 agosto 1838, dove ricevette l’abito il 21 ottobre 1838. Fece giuramento (per mancanza di età per la professione), il 1 novembre 1839, emise la professione a Pinerolo il 30 maggio 1841. Fu ordinato sacerdote alla Consolata il 19 dicembre 1847; ricevette l’ordinazione episcopale a Roma, a SS. Trinità dei Monti, dal cardinale Monaco della Valletta, il 14 agosto 1881. Morì a Cagliari il 13 ottobre 1892 all’età di 67 anni; è sepolto a Cagliari.

P. Berchialla (scritto originariamente Brechialla), uno degli uomini più prestigiosi e brillanti dell’Istituto, è degno di essere ricordato per quello che ha fatto in Congregazione e come Arcivescovo di Cagliari.
Laureato in teologia, fu subito incaricato dell’insegnamento a Pinerolo, a Torino e nel Convitto Ecclesiastico di San Ponzio a Nizza: qui, per i meriti scolastici a favore del clero nizzardo, fu nominato canonico onorario della cattedrale di Nizza.

Ancora da giovane si era dato alla pubblicistica, attività che continuò per tutta la vita, infatti, ebbe al suo attivo una ventina di pubblicazioni a carattere sacro, ascetico, apologetico e narrativo.

Nel 1860, sia per la situazione precaria dell’Istituto, sia per venire incontro a un fratello caduto in miseria, chiese la dispensa dei voti, che a suo malincuore gli fu accordata solo due anni dopo, il 25 agosto 1862.

Tornato in diocesi, fu professore di teologia dogmatica nel seminario diocesano di Alba. Liberatosi dagli impegni di famiglia, nel 1871 domandava di rientrare in Congregazione, e P. Stefano Rossi, Rettor Maggiore, lo riaccettava dopo avergli fatto rifare il noviziato. Alla morte di S. E. Mons. Balma (5 aprile 1881), Oblato, arcivescovo di Cagliari, papa Leone XIII chiamò a succedergli P. Berchialla.

Preconizzato nel concistoro del 4 agosto 1881, fu consacrato il 14 agosto; fece il suo ingresso a Cagliari il 7 dicembre di quell’anno, portandosi come segretario P. Felice Prinetti (1842-1916), che fu fondatore poi delle Figlie di San Giuseppe di Oristano. I dieci anni del suo episcopato (1882 – 1892), sono così sintetizzati da Mons. Damiano Filia: “ Malgrado la salute scossa fu di un’attività singolare. Figura veramente imponente, il cui multiforme apostolato è in parte documentato dalle forbite lettere circolari e pastorali e da altre pubblicazioni ascetiche”. Presiedette due sinodi diocesani, nel 1882 e nel 1889. Il colera del 1886 lo mostrò apostolo di grande carità. Curò il seminario, affidato alla direzione di P. Prinetti, e diede un forte impulso alle vocazioni ecclesiastiche. Devoto alla Madonna e a San Giuseppe, se ne fece apostolo nelle popolazioni della sua diocesi. Poco tempo prima della sua morte gli era stata preannunciata la porpora cardinalizia da Leone XIII che lo aveva carissimo, ma un’emorragia cerebrale che lo colpì a 67 anni, mise fine alle più belle prospettive e speranze.

Bibl. Elogio funebre recitato da Mons. A. M. Contini, vescovo di Ogliastra, Cagliari, Tip. Commerciale, 1892; Elogio funebre di Mons. Fabre, 16 novembre 1892; nella cattedrale di Nizza, Nice, Tip. Orengo, 1892; D. FILIA, Sardegna Cristiana, Sassari 1929, 464; L. GIORDANO e G. POZZETTI, Appunti per la storia del Seminario di Alba, Alba, Ed. Paoline, p. 119; G. COSSU, Cronistoria della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe, Oristano 1969, 73. L. CHERCHI, I Vescovi di Cagliari , Cagliari 1983, 215-223.

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Nato a Portolo (Trento), il 30 dicembre 1897, entrò in Congregazione a Pinerolo, proveniente da Chiavari, nel settembre 1915. Fece la vestizione il 12 settembre 1915 a Pinerolo, dove emise anche la professione il 1 ottobre 1916. L’ordinazione sacerdotale avvenne il 31 marzo 1923 a Chiavari, dove morì il 28 dicembre 1977, all’età di 80 anni; è sepolto nel cimitero di Portolo-Nanno.

P. Bergamo passò la maggior parte della sua vita nella parrocchia di Sant’Elena a Roma, come assistente della Gioventù Femminile di Azione Cattolica. Visse anche a Ivrea e fu poi parroco a Pisa e Rettore di San Giorgio a Rovereto (Trento), oltre che dedito a un’intensa attività come predicatore e missionario popolare. Dotato di una fine sensibilità musicale, ha lasciato diverse composizioni sacre che ebbero discreta fortuna e che furono a lungo eseguite nelle nostre cantorie.

P. Ezio Bergamo, Oblato di Maria Vergine, nato 92 anni fa qui a Portolo, ultimo paese della Val di Non, “l’Anaunia Santa” come la chiamavano i missionari Oblati venuti in Argentina dal 1920 al 1970 (padri Menapace, Bergamo, Ioris, Pinamonti, e tanti altri).

Da bambino si direbbe oggi, a 12 anni entrò nel collegio del Sacro Cuore a Chiavari per fare il ginnasio e il liceo e nel frattempo fu maturando in lui la vocazione religiosa e sacerdotale. Nel 1949 fece il Noviziato a Ivrea e dopo è andato a Pinerolo per gli studi filosofici e finalmente a Roma per la Teologia dove ricevette l’ordinazione sacerdotale nel 1956.

Nei suoi pressoché sessant’anni di vita ministeriale P. Ezio svolge diverse mansioni per la Chiesa Italiana in diverse diocesi. Da 1956 a 1975 fu inviato a Teramo nell’Abruzzo; i primi dieci anni come parroco nella chiesa di San Berardo e poi altri dieci anni col compito di costruire la parrocchia del Sacro Cuore dove non solo attuò come direttore dei lavori della chiesa ma, soprattutto costruì la Chiesa, popolo di Dio facendosi egli stesso come il cemento che amalgamava le pietre vive, la gente in torno al Signore -insieme a P. Ettore Fedrizzi, suo coetaneo e conterraneo.

Nel 1975 i superiori lo mandarono come Parroco nell’importante chiesa di Sant’Elena a Roma, nel quartiere del Pigneto nel Prenestino. Zona povera, di tranvieri e ferrovieri dietro alla Stazione termine, dove oltre la parroc-chia funzionava il nostro seminario maggiore dove i chierici teologi si preparavano al sacerdozio. Considerata per molti come parrocchia modello fu elogiato dal Card. Poletti, frequentato dal Card. Gagnon e visitato più d’una volta dal Card. Ratzinger. Durante i ventisei anni nei quali è stato parroco occupandosi specialmente dei gruppi giovani. Il punto culminante della sua vita pastorale è stato la visita di San Giovanni Paolo II a Sant’Elena e il posteriore invito che il pontefice gli fece invitandolo a cena con i suoi confratelli per ringraziarlo per il suo lavoro apostolico.

Nel 2000 viene trasferito alla Comunità di San Giorgio a Rovereto per costruire la nuova chiesa parroc-chiale che guidò con entusiasmo per tanti anni. Poi quando le forze cominciarono a mancare si ritirò alla piccola chiesetta della Madonna Pellegrina adiacente alla Parrocchia.

Durante i suoi quasi settant’anni di ministero contemporaneamente agli incarichi pastorali occupò impor-tantissime cariche nella nostra congregazione è stato Consigliere Generale, Segretario Generale, e Vicario Generale per ben tre periodi. Inoltre, fu anche Delegato per la Delegazione Romana di S. Pietro.

Per i padri della mia generazione che lo abbiamo conosciuto e vissuto con lui quasi cinquant’anni fa, lui ha contribuito a rendere felice il tempo della nostra formazione. Vivendo in un tempo di transizione di una Chiesa che cambiava vertiginosamente in un mondo frenetico e turbinoso egli si caratterizzava per la sua generosità, l’altruismo e la comprensione con cui affrontava certo rigorismo e pignoleria intransigenti che erano dure a morire. È stato un vero padre per noi, personalmente non posso dimenticare le gite in cui tutti gli anni ci portava alla nostra casa per ferie a Coredo e le volte che siamo venuti a mangiare la polenta con salsicce fatta dalla sua anziana madre Angelina e le zie e nipoti e, soprattutto, le gite intrepide e indimenticabili che insieme al suo nipote Tullio e altri parenti ci fecero fare per tutte le Dolomiti: Brenta, Brentei, Campanile alto, Campanile basso, e tante altre cose, le serate col coro “Monte Peller”… Quando oggi vediamo le vecchie fotografie diciamo: il Signore accolga tutti nella Sua Mi-sericordia! Grazie per tutto il bene che insieme a Ezio avete operato per noi e per tanti!

Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù dice: «Nella casa del Padre mio vi sono molti posti». Siamo certi che uno di quei posti è riservato a P. Ezio, accolto oggi tra le braccia di Colui che ha servito per tutta la vita. Riposa in pace, caro P. Ezio. La tua vita è stata un dono per noi e ora, unito Maria Santissima e a P. Lanteri, inter-cedi per la Chiesa e per tutti coloro che hai amato.

Amen.

P. Roberto Jokanovic, OMV – Portolo (TN) 23 novembre 2024

P. Pierino è nato a Tassullo l’11 maggio 1935 ed è entrato in Congregazione nel 1947 a Rovereto. Nel 1953 è stato ammesso al noviziato di Ivrea e il 13 novembre dell’anno seguente ha fatto la Professione religiosa. Terminati gli studi di filosofia e teologia, iniziati a Pinerolo e completati a Roma, il 18 marzo del 1961 è stato ordinato sacerdote dal Cardinal Traglia.

Dopo aver svolto il ministero nella Parrocchia della pace, a Torino, ed essere stato assistente dei ragazzi nello studentato di Rovereto, dal 1964 al 1968 è stato viceparroco a Pantelleria. In seguito è stato trasferito a Chiavari, dove vi rimase sino al 1974, per poi andare a Falavecchia, dove è stato parroco sino al 1980.

Da quell’anno, e sino al 2009, è stato nella comunità del carcere Mamertino, a Roma, per poi essere trasferito a Rovereto, dove ha aiutato nel ministero pastorale della parrocchia di San Giorgio e del Santuario della Madonna Pellegrina.

Nella mattinata del 26 luglio 2014, P. Pierino ci ha lasciati per andare nella casa del Pasdre. Da qualche giorno era ricoverato in ospedale ma niente faceva presagire la sua morte, che è stata improvvisa.

Nato a Montalenghe (Ivrea) l’11 aprile 1808, entrò in Congregazione già sacerdote nel maggio 1843. Venne ammesso alla vestizione a Moulmein, sede del Vicariato Apostolico, il 20 maggio 1844, e alla professione il 24 settembre 1845. Morì all’età di 48 anni, il 25 gennaio 1856 a Moulmein in Birmania. Fu sepolto nella stessa località.

Era entrato in Congregazione allo scopo di recarsi nella missione di Ava e Pegù, dove arrivò ancora nel 1843. Vi rimase dieci anni, fino alla morte che lo colse sul campo di lavoro. Buon conoscitore della lingua birmana, scrisse una dozzina di opuscoli polemici e apologetici (di cui si conserva copia nel nostro archivio), contro i protestanti anabattisti americani che calunniavano i cattolici e cercavano di impedire il lavoro missionario dei Padri. L’efficacia di questi opuscoli, stampati nella tipografia della missione, fu tale che alcuni pastori protestanti si videro costretti a lasciare Moulmein. Compose pure opuscoli di pietà ad uso dei cattolici birmani. Era zelantissimo specialmente nell’avvicinare ed assistere la gioventù.

Morì ad appena 48 anni, il 25 gennaio 1856 a Moulmein, stremato dalla febbre, dopo soli cinque giorni di malattia, quando avrebbe potuto dare ancora tante utili energie in quel fecondo e promettente campo d’apostolato.

Nato a Cagnes (Nizza) il 4 luglio 1868, entrò in Congregazione nel 1889. La sua vestizione avvenne il 16 giugno 1889 e la professione l’8 luglio 1890. Morì, a San Ponzio-Nizza, il 14 agosto 1894 (al comune di Nizza, risulta il 13 agosto), all’età di 26 anni. E’ sepolto nel cimitero di San Ponzio.

Operò per la diffusione del culto a S. Rita in Francia

P. Andrea Bianco (1900-70) nacque a Collegno (TO) il 15 febbraio 1900. Frequentò le scuole elementari al Cottolengo dal 1909 al 1913. Fece la professione perpetua il 4 novembre 1922. Fu ordinato sacerdote da mons. Angelo Bartolomasi a Pinerolo il 18 settembre 1926.

Trascorse 40 anni a Nizza (1931-70), prima a fianco del padre Filippo Bonfante poi superiore della comunità e rettore della chiesa dell’Annunziata che dopo di lui cominciò a chiamarsi Chapelle Sainte-Rita. Si distinse per l’apostolato fatto in favore dei connazionali italiani (fino al 1945) e per la diffusione del culto a Santa Rita da Cascia, con un complesso di opere e iniziative che ha dello straordinario. Buon letterato e di facile vena poetica, ci ha lasciato alcuni componimenti di discreta fattura. Monsignor Boyer, vicario generale di Nizza e buon amico degli Oblati, ha definito padre Bianco “un uomo che non sapeva mai dire di no”. Morì a Nizza il 16 maggio 1970.

Nacque a Carignano (Torino), l’11 marzo 1810; il 26 giugno 1830 entrò a Pinerolo, Santa Chiara, dove ricevette anche l’abito il 16 luglio 1830 ed emise la professione il 17 luglio 1831; fu ordinato sacerdote a Pinerolo il 22 settembre 1832 ed eletto Rettor Maggiore a San Ponzio l’11 dicembre 1862; morì a San Ponzio il 4 febbraio 1870 all’età di 60 anni. È sepolto a Nizza.

Era nipote di P. Antonio Biancotti, uno dei due confondatori della Congregazione a Carignano con P. Reynaudi, poi gesuita a Roma, Fermentino, Tivoli, Spoleto. P. Giovanni Battista studiò nel seminario di Fossano, dove era detto ‘il filosofo’ e di lì passò presso gli Oblati a Pinerolo, accolto ancora da P. Lanteri. Di ingegno pronto e versatile, aveva una cultura vastissima in molti rami della scienza, sia sacra che profana: in teologia, filosofia, letteratura, medicina, fisica, matematica ed astronomia; approfondì gli studi in queste ultime materie specialmente nel periodo che passò a Torino.

Fu predicatore e scrittore: nessun Rettor Maggiore, eccetto il Reynaudi, predicò tanti Esercizi quanto il Biancotti. Negli anni dopo l’ordinazione sacerdotale insegnò filosofia a Pinerolo e poi teologia nello studentato della Consolata: tra i suoi alunni aveva anche Francesco Ghignetti, morto santamente a 23 anni nel 1845. Nel 1856 il Rettor Maggiore, P. Isnardi, lo scelse come suo Vicario generale. Nel 1860-’61, dopo l’annessione di Nizza alla Francia, fu ospite dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Parigi, dove si era recato per perorare la causa degli Oblati e assicurare loro la pensione governativa – che riuscì ad ottenere – dopo che essi erano stati cacciati dalle loro case del Piemonte. In quel tempo era stato incaricato anche dell’insegnamento della teologia morale nello studentato di San Ponzio. Era molto apprezzato da Mons. Pietro Sola, vescovo di Nizza.

Alla morte di P. Isnardi, nel Capitolo generale da lui radunato per l’elezione del nuovo Rettor Maggiore, ebbe dieci voti contro gli otto di P. Delfino, e governò la Congregazione per otto anni, fino al 1870: il periodo forse più disgraziato e più tragico di tutta la nostra storia. I luttuosi avvenimenti politici del tempo, le ristrettezze finanziarie arrivate a un livello spaventoso – i pochi studenti di San Ponzio ridotti letteralmente alla fame – e la mancanza di vocazioni lo avevano determinato a non accettare più postulanti e a lasciar morire la Congregazione per estinzione naturale. In otto anni ricevette solo quattro postulanti, di cui due soltanto, fratelli coadiutori, perseverarono. Era convinto che, dopo i primi ‘grandi Oblati’, ormai non era più possibile formarne altri.

P. Biancotti, uomo di statura non ordinaria, era degno di vivere in altri tempi. Predicando a Escaréne, presso Nizza, fu colto da tisi e portato alla tomba.

Bibl. Elogio funebre pronunciato da P. Delfino, in AOMV, inedito. F. Giordano, Necrologio, in AOMV, inedito.

Nacque a Salussola (Biella), il 12 ottobre 1888. Entrato nel Collegio di Giaveno il 24 agosto 1900, ricevette l’abito il 19 marzo 1904 a Pinerolo, dove emise anche la professione il 24 aprile 1905. Fu ordinato sacerdote a Montecarlo, nel principato di Monaco, il 6 gennaio 1912; morì a Roma il 7 luglio 1977, all’età di 89 anni; fu sepolto al Campo Verano nella tomba della Congregazione.

Padre Bobola appartiene alla generazione di Oblati che costituirono il passaggio tra la vecchia e la nuova generazione. Dopo un breve periodo passato a Chiavari come vice rettore del Collegio Apostolico, fu mandato a Roma, a Sant’Elena, accanto al parroco padre Leone Frisia (1881-1929), con l’incarico di organizzare le associazioni giovanili di Azione Cattolica. Padre Bobola si dimostrò un organizzatore intelligente e coraggioso. Succeduto nel 1929 al padre Frisia, portò la parrocchia di Sant’Elena ad un grado di alta stima da parte del Vicariato, tanto da essere indicata come modello delle parrocchie dell’Urbe. Dopo un breve periodo passato a Pinerolo come Rettore (1937), fu incaricato di aprire la casa di Pantelleria, dove passò i cinque terribili anni di guerra (1940-1945) in qualità di parroco e di cappellano militare della marina. Nel 1950 gli arrivava inaspettata la nomina di vescovo di Trapani, nomina che egli, nonostante le pressioni venutegli da diverse parti, costantemente rifiutò. Già consultore generale, fu nel 1960 nominato Procuratore generale della Congregazione. Il 2 giugno 1973 il presidente Giovanni Leone gli conferì il diploma di Commendatore al merito della Repubblica Italiana. Padre Bobola era nipote del padre Oblato Camillo Bussetti (1868-1928) e cugino del padre Oblato Nicolò Bussetti, missionario in Argentina.

Nacque a Bricherasio (Pinerolo), il 4 febbraio 1819 e fece ingresso a Santa Chiara, Pinerolo, nel settembre 1835. Sempre a Pinerolo, nello stesso mese, ricevette l’abito, fece il noviziato sotto la direzione di P. Isnardi, poi emise la professione il 16 ottobre 1836 insieme a Luigi Dadesso e Lorenzo Ambrosio, e fu ordinato alla Consolata il 21 maggio 1842. Morì a Torino, alla Consolata, il 31 ottobre 1850, all’età di 31 anni; fu sepolto nella cripta della Consolata.

Michele Bocco veniva da Bricherasio presso Pinerolo, da dove vennero nei primi decenni della Congregazione numerosi Oblati. Tra essi si distinsero i padri Giovanni Antonio Avvaro (1793-1856) e Giuseppe Delfino (1807-1875). P. Bocco, inferiore a loro per età e per vastità di sapere – i padri Avvaro e Delfino erano due prodigi di memoria e di cultura – forse li supera in santità e in intensità di vita spirituale. Non è sempre facile, si sa, stabilire raffronti e determinare misure e gradazioni esatte in questo campo, però è questo il giudizio che ne avevano e ci hanno lasciato i contemporanei. Anche ai nostri occhi, risulta molto visibile in P. Bocco, forse più che nei due suoi compaesani e in altri, una profondità e convinzione di vita spirituale che non può essere sottovalutata né passata sotto silenzio. Ancora giovanissimo era stato nominato maestro dei novizi a Pinerolo e poi prefetto dei chierici alla Consolata. Nella sua opera formatrice dei giovani Oblati, egli insisteva molto sullo spirito del padre Fondatore. Conserviamo ancora gli appunti delle sue riflessioni e conferenze spirituali dai quali risulta l’approfondimento personale che aveva fatto della lettera e dello spirito dell’Istituto. Insieme con i padri Isnardi, Delfino ed Emanuelli, anche il Bocco era stato incaricato della compilazione del “Direttorio” a commento della Regola, che egli non poté portare a termine per la sopraggiunta malattia seguita da morte. A P. Bocco dobbiamo ancora il forte impulso dato in Congregazione alla devozione per San Giuseppe: diciamo impulso, perché la prima spinta risale ancora al padre Fondatore.

P. Bocco fondò alla Consolata la Pia Associazione del Cuore Purissimo di San Giuseppe, approvata dalla Chiesa e diffusa prima nelle nostre case di Pinerolo e di Nizza, poi in molte città d’Italia e all’estero, annoverando migliaia d’iscritti: associazione che esiste ancora in qualche parte d’Europa, ma è poco nota, così come anche la sua origine e i suoi riferimenti con la Congregazione degli Oblati. Continuatori della sua opera nella propaganda della devozione al Cuore Purissimo di San Giuseppe furono i padri Dadesso, Gastaldi, Berchialla. Ammalatosi di tisi, malattia del secolo, P. Bocco non poté più riprendersi e a soli otto anni dall’ordinazione, scendeva nella tomba lasciando nei confratelli, con il ricordo edificante delle sue virtù, una forte nostalgia per la sua persona, bene espressa nell’iscrizione posta sulla sua tomba nella cripta della Consolata: PRUDENTIA SUAVITATE FORTITUDINE CUM INGENUA HUMILITATE REFULSIT DIVINAE VOLUNTARIS STUDIOSISSIMUS ILLAM PERPETUO OPERE COMPLEVIT QUOD DEUS VULT QUOMODO ET QUIA VULT SAPISSIME CORDE ET ORE PROFESSUS, “Rifulse per prudenza, soavità, modi, fortezza e sincera umiltà – impegnato con ogni cura a conformarsi alla divina volontà – la compì costantemente dicendo spessissimo col cuore e con le labbra: ‘Sia fatto ciò che Dio vuole, come lo vuole e perché lo vuole”.

I confratelli avevano pensato di introdurne la causa di beatificazione, ma è proprio nel 1850, anno della sua morte, che comincia per la Congregazione quel periodo di fortunose e tragiche vicende che doveva protrarsi per più di mezzo secolo, e così questo bellissimo progetto è rimasto finora inattuato. P. Michele Bocco sarebbe stato il primo figlio del Lanteri ad ascendere agli onori degli altari.

Nato a Pompeiana (Imperia), il 20 gennaio 1867, entrò in Congregazione il 7 febbraio 1881, fece la vestizione l’8 maggio 1881, emise la professione l’11 marzo 1883 a San Ponzio, Nizza. Morì in odore di santità a casa sua, a Pompeiana, l’11 giugno 1884, all’età di 17 anni; è sepolto a Pompeiana.

Di lui ci resta un piccolo quaderno dal titolo ‘Utilissimi ricordi da considerarsi fra la settimana’. Riportiamo qui uno dei proponimenti scritti, seguito da esempi di vita quotidiana:

“Voi, mio buon Dio, aiutatemi a far tutte le cose ad maiorem tui gloriam, ad maiorem tui gloriam, e pertanto, Dio buono, propongo di far tutte le cose per voi, per dar gusto a voi, per dar piacere a voi, per amore della virtù, per l’ubbidienza, perché me lo comanda la regola, come se me lo comandaste voi…insomma voglio vivere in voi e per voi, sì nel tempo che nell’eternità”

Nacque a Mongrando (Biella), il 25 aprile 1817; entrò nel 1838 alla ‘Consolata’ dove emise la professione il 25 marzo 1841. Morì a San Ponzio, a Nizza, il 9 ottobre 1871, all’età di 55 anni.

Nato da famiglia contadina, prima di entrare in Congregazione esercitò il mestiere di muratore, ma aveva una meravigliosa disposizione ad apprendere con facilità ogni altra attività manuale. Lavorò anche nella costruzione della chiesa della Gran Madre di Dio a Torino sotto la direzione di Francesco Antonio Giani, figlio spirituale del Lanteri.

In Congregazione Fratel Marco fece un po’ di tutto, lavorò in cucina, come falegname, coltivatore dell’orto, come orologiaio, idraulico. Era un lavoratore instancabile, sempre in movimento, di poche parole, secche e recise, ma di molti fatti. Fu successivamente a Pinerolo, a Torino, a Como, a Rocca Priora presso Roma (nel 1865).

Fu in quest’ultima casa che ebbe un incidente sul lavoro: fu trasportato gravissimo all’ospedale di Santo Spirito a Roma. Passò gli ultimi anni a Nizza, in parte a San Ponzio e in parte all’Annunziata.

Bibl. Necrologio manoscritto di P. Pietro Gastaldi, inedito, in AOMV.

Nato a Druento (TO), il 12 marzo 1922, entrò nel probandato ad Ivrea il 21 giugno 1945, emise la prima professione il 15 settembre 1948, e la professione perpetua l’11 febbraio 1952.

Dal tempo del suo noviziato (1946), fatto con P. Fogliati a Torino, ha sempre lavorato come sacrestano nel capoluogo del Piemonte distinguendosi per umiltà, docilità, ubbidienza, e curando il suo incarico con ‘lodevole sollecitudine’, come scrisse P. Fogliati stesso. Morì il 12 aprile 1991, all’età di 69 anni.

Significativo quanto scrisse alla voce ‘inclinazioni o preferenze apostoliche’ del formulario dell’ufficio anagrafe OMV: “sofferenza e pazienza”; sotto la voce ‘costituzione fisica’, per le sue precarie condizioni di salute, aggiunse umoristicamente: “fuori serie”.

Nacque a Moretta (Saluzzo), il 4 giugno 1807, ed entrò in comunità a Pinerolo l’8 agosto 1834. Ricevette l’abito a Pinerolo, il 4 settembre 1834 ed emise la professione il 25 marzo 1835. Morì alla Consolata il 7 ottobre 1853, all’età di 46 anni; è sepolto nella cripta della Consolata.

Era entrato in Congregazione già sacerdote. Padre Gastaldi scrive di lui: «Padre Bollati era sempre calmo e sereno di spirito, sempre uguale a se stesso, per modo che avresti detto fosse l’anima sua un lago tranquillo su cui nulla possono i venti. Sorrideva sempre con grande amabilità e semplicità. Non predicava (per timidezza di carattere), ma era un apostolo del confessionale. Si può dire che ogni giorno di buon mattino si metteva in confessionale e non ne usciva che a mezzogiorno. Al dopo pranzo usciva a visitare i malati, ché molti ne aveva tra i suoi penitenti, ma la maggior parte erano poveretti e meschini, perciò le sue visite erano all’ospedale di San Luigi o nelle soffitte. Non ho mai inteso Don Bollati dire la menoma parola di disprezzo o di critica di chicchessia…». Passò la sua vita sempre alla Consolata, dove in comunità aveva l’ufficio di prefetto di santità, emulo in questo del padre Valmino che era considerato il modello dei prefetti di santità.

A questa sua carità per i confratelli ammalati fu attribuito il fatto che egli stesso poté morire munito degli ultimi sacramenti. Colpito da insulto apoplettico, fu considerato morto, ma invece si riprese, si confessò, ricevette il santo Viatico dalle mani del rettore P. Enrico Simonino, anche l’estrema unzione, e spirò nel bacio del Signore.

Bibl. Necrologio inedito del P. Gastaldi in AOMV.

Nato a Bricherasio (Pinerolo), il 17 settembre 1846, entrato a San Ponzio nel marzo 1878, morì a Pinerolo il 10 aprile 1920 all’età di 74 anni.

Fratel Nicola è ricordato dai vecchi padri Oblati per la sua semplicità angelica, propria di una bambino.

Nacque a Fontan, Nizza Marittima, il 16 novembre 1866. Ricevette l’abito a San Ponzio l’8 maggio 1881 ed emise la professione perpetua il 1 gennaio 1883. Fu ordinato il 21 settembre 1889 a Nizza. Morì in questa stessa città, all’Annunziata, il 17 gennaio 1947, all’età di 81 anni; è sepolto al cimitero di St. Barthélemy, a Nizza.

A P. Bonfante, conterraneo di P. Claudio Toesca (1854-1931) e legato a lui da fraterna amicizia, si deve il recupero e la conservazione per la Congregazione degli Oblati, della chiesa e della casa dell’Annunziata – ora detta di Santa Rita – a Nizza.

Il suo curriculum vitæ si può schematizzare così:

1890-1903, addetto alla chiesa dell’Annunziata come maestro di canto;
1903-1904, dopo la cacciata degli Oblati dalla Francia, P. Bonfante rimane sul posto quale sacerdote diocesano, in pieno accordo con i superiori maggiori e con l’incarico di studiare la possibilità di rientrare nella nostra chiesa; nel frattempo fa da coadiutore nella parrocchia della cattedrale di Santa Reparata;
1904-1924, vicario coadiutore nella parrocchia detta del Gesù, nel centro della città;
1924-1947, nella chiesa di N.S. Annunziata, tornata agli Oblati.
Dopo il 1824, ottenuta la riapertura della chiesa dell’Annunziata – detta popolarmente ‘di San Giàume’, cioè di San Giacomo – lo troviamo ivi in servizio, prima in qualità di sacerdote diocesano, e poi (essendosi alquanto attenuate le leggi anticlericali del governo francese), ufficialmente come Oblato. Rimasto per quasi dieci anni solo, visse in estrema povertà. Poi, con l’arrivo di altri confratelli dall’Italia, poté vedere la nostra vecchia chiesa tornata agli splendori e alla frequenza di una volta.

La sua lunga vita – fu per diversi anni il ‘decano della Congregazione’- fu molto sofferta, ma egli tutto sopportò in silenzio e col sorriso sulle labbra perché voleva conservare alla Congregazione quell’importante chiesa e casa sulla Costa Azzurra. Per questo merita tutta l’ammirazione e la riconoscenza dei confratelli Oblati.

P. Giovanni Bonini nasce a Resceto (Massa) il 13 gennaio 1922.

Inizia il postulandato nel 1934, all’età di 12 anni; fa il noviziato ad Ivrea nel 1939. Emette la prima professione sempre ad Ivrea, il 22 settembre 1940; emette la professione perpetua il 15 ottobre 1943 a Pinerolo; viene poi ordinato presbitero il 20 aprile 1947, da Mons. Gaudenzio Binaschi, vescovo di Pinerolo dal 1930 al 1966. Nel 1948 è a Chiavari.

Dal 1971 al 1977 è Vicario generale durante il Governo Ponzanelli. Nel 1977 viene nominato Procuratore generale della Congregazione, in sostituzione di p. Ettore Fedrizzi.

Dal 1973 al 1988 ricopre il ruolo di Maestro dei Novizi, svolgendo fedelmente gli impegni inerenti questo compito pur essendo anche Vicario generale dell’Istituto.

Nell’agosto del 1990 viene trasferito da S. Elena alla comunità del Noviziato in Rocca di Papa, per poi tornare a S. Elena fino al 2014, trasferendosi poi definitivamente a San Vittorino.

Nel 2017 viene festeggiato con grande affetto e riconoscenza dai confratelli Oblati per i suoi 70 anni di ministero sacerdotale. Si spegne all’età di 102 anni il 1 dicembre 2024.

Così ne dà l’annuncio p. Michele Babuin omv, Superiore della Comunità di San Vittorino:

Avviso tutti i confratelli che padre Giovanni Bonini, dopo aver lottato fino alla fine, alle 21 di oggi, domenica 1 dicembre, ha reso l’anima a Dio. Accompagnandolo con la preghiera.

p. Michele Babuin omv

 

Nato a Nembro (Bergamo), il 28 febbraio 1934, fu battezzato il 4 marzo seguente. Entrò nel collegio di Chiavari nel 1951, emise la prima professione il 14 settembre 1952 e quella perpetua il 14 settembre 1952.

Ordinato sacerdote il 14 marzo 1959, svolse tutto il suo ministero sacerdotale nella casa di Pisa, prima come Assistente spirituale del Pensionato (1959-1972), poi come vice-parroco (1972-1975) e parroco della parrocchia dei Ss. Iacopo e Filippo a Porta Piagge (1975-1998). Dal 1988 infine, tornò a fare l’Assistente spirituale degli studenti e l’amministratore del Pensionato Lanteri.

Dopo lunga malattia morì il 6 febbraio 2002, all’età di 67 anni, nell’Ospedale Santa Chiara a Pisa. E’ sepolto nella tomba di famiglia a Torino.

P. Bonomi ha lasciato di sé il ricordo di un uomo molto gioviale e fedele ai suoi impegni, sia come parroco che come assistente dei giovani.

Da “Oblati nel mondo”, marzo 2002

Nato a Caravonica (Oneglia) il 12 settembre 1833, il 23 agosto del 1859 entrò nella Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo) in Torino come maestro dei sordomuti e vi rimase 12 anni. Fece la vestizione come Oblato nel 1872. Morì a Torino, San Francesco, il 16 luglio 1884 all’età di 51 anni.

P. Pietro Bonucelli, della Provincia dei Ss. Pietro e Paolo in Italia, nato a Bedizzano (Carrara) il 29 giugno 1924 da Gino e Anna Dell’Amico, cominciò il probandato il 4 ottobre 1936 a Chiavari con P. Moscarelli. Ricevette l’abito degli Oblati dal vescovo di Ivrea, Mons. Rostagno, il 10 agosto 1941 a Ivrea, presso il santuario della Madonna di Monte Stella.
Iniziato il noviziato con P. Pezzini, a Ivrea pronunciò anche i primi voti, il 16 agosto 1942. Proseguì gli studi a Pisa, a Nago e a Rovereto, avendo come prefetto al liceo P. Moscarelli e P. Moraldo durante il corso di Teologia. Emessi i voti perpetui nella chiesa del S. Cuore a Pinerolo il 21 ottobre 1945, fu ordinato diacono il 2 aprile 1949 a Trento, nella chiesa del SS.mo Sacramento e poi, sacerdote, il 24 aprile 1949 a Rovereto, nella parrocchia di San Marco, per le mani dell’Arcivescovo di Trento, Carlo De Ferrari.

Ebbe il primo incarico in Congregazione come assistente nell’oratorio di Sant’Elena, a Roma, dal 1949 al 1953, poi fu vice-rettore nel seminario di Trapani fino al 1957, quindi assistente degli aspiranti a Chiavari dal 1957 al 1961 e, in seguito, dal 1967 al 1968.

Fu maestro dei novizi dal 1961 al 1967 a Ivrea, dove rimase fino al 1970. Trasferito quindi a Torino, fu assistente dei giovani dell’oratorio dal 1970 al ’72, nonché insegnante di religione nelle scuole medie. Il 1 ottobre 1972 venne nominato parroco a Teramo dove rimase anche come superiore fino al gennaio 1977 quando assunse l’incarico di assistente dei postulanti a San Vittorino. In questa comunità fu anche superiore, a partire dal 1 settembre 1984, per due anni; dal 1 settembre 1986 raggiunse poi nuovamente Ivrea dove fu rettore dal 1987 al 1989. Il 21 settembre ‘89 fu trasferito nella comunità di Pinerolo.

Da diversi anni ormai, P. Bonucelli risiedeva nella comunità della parrocchia Regina della Pace a Torino, dove, il giovedì santo del 2009, ebbe la gioia di festeggiare il 60° anniversario dell’ordinazione sacerdotale nella celebrazione presieduta dal Card. Poletto, come ricorda la foto pubblicata in “Oblati nel mondo” del mese di giugno.
Da più di quattro anni era paralizzato, sempre assistito amorevolmente dall’infermiera sig.ra Laura, fino a domenica 20 luglio 2009, quando spirò, all’età di ottantacinque anni, nell’ospedale di Torino.

I funerali ebbero luogo mercoledì 22 luglio, alle ore 10, nella chiesa di N. Signora della Pace e la sepoltura nel cimitero di Torino.

Nacque a Novi Ligure (Alessandria), il 21 marzo 1817; fece la vestizione il 20 dicembre 1835, essendo delegato P. Isnardi, emise la professione a Pinerolo il 25 dicembre 1836; fu ordinato sacerdote a Torino il 18 dicembre 1841; è stato ripetitore di Teologia morale alla Consolata nel 1844 e Rettore alla Consolata e Consigliere generale dal 1854 al 1858. Morì a Nizza, all’Annunziata, il 3 maggio 1891, all’età di 74 anni.

Nato a Montemarzo (Asti) il 15 agosto 1804 entrò in Congregazione il 20 giugno 1830; ricevette l’abito il 19 settembre 1830; emise la professione il 7 ottobre 1832; morì a Maulmein (Birmania) il 15 agosto 1847, all’età di 43 anni.

Da notare: è nato e morto lo stesso giorno, festa dell’Assunta.

Fratel Bosia era partito per la missione in Ava e Pegù col secondo scaglione di missionari Oblati il 27 giugno 1843, restando nel campo del suo lavoro per soli quattro anni.

Mons. Balma scrive a P. Dadesso circa la sua morte: “Il fratello Pasquale era già da qualche tempo che non stava troppo bene, ma non pareva che la sua malattia fosse seria. Dopo d’essere stato a letto alcuni giorni, dopo di alzarsi andava in chiesa, ecc. Il dì della vigilia dell’Assunta, dopo aver fatto la meditazione e la Comunione, in chiesa, secondo il solito, si ritirò in camera, si sentì più male del solito. Verso sera il male si aggravò di più. Le ultime parole che si sentirono pronunciare da lui furono il Confiteor. Dopo lo prese un colpo di apoplessia che lo rese fuori dai sensi, e così fu fino alle quattro o cinque del mattino seguente, festività dell’Assunta, e fu allora che egli rese la sua anima a Dio; speriamo che sia andato in quello stesso giorno a celebrare la gloria di Maria in Paradiso”.

Nato a St.Simon de Bagot (Québec, Canada) il 19 novembre 1912, P. Breault ha emesso la prima professione nella Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata ed era stato ordinato sacerdote il 6 novembre 1938. Nel 1974 ha chiesto di essere accolto nella nostra Congregazione e ha fatto la professione perpetua l’8 dicembre 1979, nella chiesa di S. Elena, dove, dal 1975 all’85 è stato cooperatore parrocchiale. Con grande zelo ha servito tutte le comunità di formazione a Roma distinguendosi per la generosa disponibilità, l’amore, la serietà. Fu poi mandato a fondare la prima casa OMV in Canada, “La Maison du Pardon” della quale fu superiore dal 1985 al 1988. Dal settembre ’88 viveva nella comunità di Notre Dame du Perpétuel Secours a Montreal. È deceduto il 7 marzo 1992.

Nato a Dublino (Irlanda) il 05 maggio 1948, entra in Congregazione a San Vittorino nell’ottobre del 1977. Nel settembre del 1979 inizia il noviziato. Ricevette l’abito e fece la professione il 12 settembre 1980 a S. Vittorino. Morì in un incidente il 03 settembre 1981 a Viù (Torino), all’età di 33 anni. E’ sepolto a San Vittorino.

Nato in una famiglia cattolica molto religiosa, da bambino si ammalò gravemente al punto che si temette per la sua vita. La madre lo consacrò alla Madonna, e la devozione alla Madre di Gesù condizionò per sempre la vita del giovane Sean. Di recava spesso in pellegrinaggio a Knock, vicino a Dublino. Frequentò le scuole presso i padri Maristi e all’Università di Dublino si laureò in matematica trovando subito un impiego molto promettente. Ma a 30 anni pensò di consacrarsi a Dio e venne a San Vittorino. Prese molto seriamente la vita religiosa che aveva abbracciato come dimostrano i suoi pochi scritti spirituali, trovati dopo la sua morte. Un soggiorno a Fatima con un gruppo di giovani americani nel mese di luglio 1981 fu preparatorio alla sua morte avvenuta un mese dopo. Ai piedi della Madonna aveva rinnovata la sua consacrazione al Cuore Immacolato di Maria e tornato in Italia, aveva rinnovato la sua professione a Pinerolo presso la tomba del Padre Fondatore. In quel giorno 28 agosto 1981 aveva scritto nei suoi propositi tra l’altro: “Comincerò una ricerca su Fatima per vedere Maria come Catechista.” Voleva diventare un catechista della Madonna di Fatima. I suoi confratelli di Sant’Elena, Studentato di teologia, come smarriti per questa morte così repentina, hanno lasciato scritto: “Per tutti noi la morte di questo nostro confratello ha significato vivere il mistero di fronte al quale abbiamo chinato il capo. Ci siamo trovati come Maria ai piedi della Croce, impotenti e desolati. Ma dobbiamo anche riconoscere che Sean ci ha fatto tante grazie e dato tanta luce, soprattutto abbiamo capito qualcosa del misterioso disegno di Dio, quando nelle sue carte abbiamo trovato i propositi fatti da lui, la sera prima di rinnovare i voti. Dio ha voluto che ci rimanessero come ricordo di lui e come suo testamento spirituale…”.

Bibl. OBLATO, Novembre 1981, pp. 24-28.

El padre Julio Brugnoli, “marchigiano”, de la zona rural cercana a Arcevia (Italia) -ciudad donde nació el 15 de julio de 1932- vivía en aquel tiempo de la agricultura y del gusano de seda, solía recordarlo.

De familia campesina, después de la instrucción obligatoria entró a la Congregación Silvestrina de la Orden de San Benito, surgida en Le Marcheen el siglo XII.

Después de algunos años, le pareció sentir la vocación al sacerdocio, pero su superior no quiso saber nada. El abad general le aconsejó que hablara con el p. Pagani, Superior de los Oblatos de la Virgen María, quien lo recibió en la Congregación. Después del Noviciado realizado en Ivrea fue a estudiar a la capital.

Fue ordenado en Roma el 11 de marzo de 1967, año en que inició su largo recorrido de servicio al Señor como vicepárroco en la parroquia Santa Elena. El año siguiente fue enviado a San Vittorino Romano como Asistente de los Aspirantes en el Colegio Apostólico o Seminario Menor de los Oblatos. Después de dos años, en agosto de 1969, fue trasladado como vicepárroco a la parroquia de Santa Rita en Buenos Aires donde permaneció ininterrumpidamente hasta su muerte.

La vida del p. Julio se caracterizo por un servicio silencioso de amor y de humildad dedicada a los fieles del Santuario de Santa Rita en Buenos Aires. Hombre de poca salud y, a veces, de carácter esquivo; sin embargo con nobles sentimientos y gran compasión sirvió al Pueblo de Dios como lo que era, un sacerdote piadoso, misericordioso y caritativo con todos. A ejemplo de su hermano de Congregación y mentor, el p. Severino Canoniero, aprendió a pasar horas y horas en el confesionaro para acercar el perdón del Señor a quien lo pidiese. Por más de treinta años fue el asesor del Grupo Scout de la Parroquia, uno de los más grandes e importantes, participando siempre en sus campamentos anuales. El Santuario, por más de treinta años, se guió por su presencia constante en el confesionario o en la secretaría parroquial donde siempre recibió a cualquiera que viniese a pedirle oraciones, consejo o cualquier tipo de ayuda que él siempre intentó responder con lo que tenía y poseía.

Pobre y austero en su vida personal, siempre buscó dar testimonio de Cristo, trabajando en medio de una parroquia particular -que como Santuario ha sido siempre muy frecuentado- y a través de la oración silenciosa y fiel sembrando con su ejemplo esperanza, coraje, fuerza y fraternidad.

Fue párroco por alrededor de diez años para luego dejar el lugar a gente más joven y dinámica, aún permaneciendo como estrecho colaborador en el Santuario.

En la comunidad siempre se caracterizó por ser un hombre de silencio, bueno con todos, siempre hablando bien de los otros. Los fieles le han manifestado una gran simpatía y estima por lo que ha hecho siempre por todos.

Su salud siempre fue frágil y se fue deteriorando mucho en los últimos años. No obstante, mientras pudo, continuó sirviendo.

Se apagó a los casi 84 años el 27 de junio de 2016. Il suo corpo sarà seppellito nello storico cimitero della Recoleta a Buenos Aires.

Nato a Gambassi (Firenze) il 6 novembre 1913, fece ingresso in congregazione il 4 agosto 1934. Iniziò il noviziato nel 1934, sotto la guida di P. Ferdinando Kerschbaumer. Professo dal 6 ottobre 1935, fu ordinato sacerdote a Pisa da S.E. Mons. Gabriele Vettori, vescovo di Pisa, il 29 giugno 1941.

Svolse il suo ministero sacerdotale a Pantelleria dal 1941 al 1943, a Barga (Lucca) dal 1943 al 1945, in seguito, a Pisa dal 1945 al 1947.
Missionario in America Latina, svolse la sua attività a Montevideo (Uruguay) dal 1947 al 1949, in Argentina (S. Rita a Buenos Aires) dal 1949 al 1955. Nuovamente a Montevideo (Uruguay) dal 1955 al 1987. In seguito ritornò in Argentina come Rettore e Parroco della comunità di Rio Cuarto.

Nel 1996, a causa della sua età avanzata, chiede ed ottiene di rientrare in Italia, e viene trasferito alla Provincia italiana dei Santi Pietro e Paolo, presso la Comunità di Chiavari dove muore il 25 settembre 1997, all’età di 84 anni.

Nato a Wienzersdorf, in Stiria (Austria), il 17 gennaio 1914, entrò in comunità a Ivrea nel 1939. Ricevette l’abito a Ivrea il 25 gennaio 1939, ed emise la professione a Pinerolo il 28 gennaio 1940. Fu ordinato a Pisa il 29 giugno 1943. Morì a Vienna (Austria), il 7 dicembre 1955, all’età di 41 anni; è sepolto a Vienna, nella tomba della Congregazione.

È stato l’iniziatore delle fondazioni che in seguito la Congregazione poté effettuare canonicamente a Vienna e nel Burgenland.

Nato a Cocconato (Asti), il 17 novembre 1822, entrò a Santa Chiara, Pinerolo, l’11 settembre 1841. Fece la vestizione il 19 settembre 1841. Morì alla Consolata, a Torino, il 20 maggio 1842, all’età di 19 anni; è sepolto nella cripta della Consolata.

Il chierico Giuseppe Burzio è uno degli esponenti più significativi della spiritualità lanteriana nella sua prima epoca. P. Giordano, maestro dei novizi, ce ne ha lasciato un singolare profilo biografico dal quale desumiamo queste notizie sommarie.

Venuto da famiglia contadina, non ricca, ma molto religiosa – una sorella fu religiosa tra le Orsoline di Rivarolo Canavese – entrò a 18 anni nel seminario diocesano di Chieri e vi rimase un anno (1840-1841) , sotto la direzione di don Giovanni Bosco che ce ne lasciò un’importante memoria scritta. Conosciuti gli Oblati di Pinerolo, domandò di entrarvi. Vestì l’abito il 10 settembre 1841 e iniziò il suo noviziato, ma solo cinque mesi più tardi, il 25 febbraio 1842, ebbe i primi sintomi dell’etisia che gli era venuta a causa di una bronchite trascurata. Tre mesi dopo, l’11 maggio il novizio fu portato a Torino, nella casa della Consolata, nella speranza che i medici della capitale fossero in grado di arginare e di curare il male, ma poche settimane dopo il suo arrivo alla Consolata, il 20 maggio 1842, moriva coi segni della più grande devozione, lasciando in tutti un’indelebile memoria della sua virtù e della sua santa vita.

Prima di morire, per concessione speciale, gli fu permesso di emettere la professione religiosa nelle mani del Rettor Maggiore P. Giuseppe Antonio Avvaro.

Il chierico Burzio fu paragonato a San Luigi Gonzaga per l’illibatezza dei costumi e il fervore della pietà. Era devotissimo alla Madonna e a San Giuseppe. P. Luigi Dadesso, segretario del Rettor Maggiore, scriveva nel Diario lo stesso giorno della morte di Burzio: “Oggi morì un angelo, Giuseppe Burzio, Oblato novizio di Maria Vergine, che spirò qui alla Consolata questa mattina alle ore quattro. Egli era in età di 19 anni, ed il giorno innanzi, avea fatta la professione religiosa e disse sì commoventi e patetiche parole che trasse le lagrime dagli occhi a quanti vi erano presenti”.

Bibl. F. GIORDANO O.M.V., Cenni istruttivi di perfezione… nella vita di G. Burzio, Torino 1846; (San) G. BOSCO, in Memorie di Don Giovanni Bosco, I, San Benigno 1898, 503-513

Nato a Villanova d’Asti, il 01 aprile 1868, entrò in Congregazione il 18 novembre 1881. Fece la vestizione il 12 marzo 1882 e la professione il 05 maggio 1885. Fu ordinato sacerdote a Nizza da MOns. Berchialla nel settembre del 1890. Morì improvvisamente a Torino, il 14 settembre 1928, all’età di 60 anni; è sepolto al cimitero di Torino.

Padre Bussetti fu superiore di comunità, Consultore generale, Procuratore-Economo della Congregazione : le due cariche, sempre unite nella stessa persona, furono separate dopo di lui a norma del Codice di diritto canonico. Il padre di Tommaso Piatti lo ricorda così: Era uno di quei temperamenti modesti fino alla timidità e schivi di ogni rumore che sanno circondare di silenzio le loro operosità nascoste e passare quasi inosservati finché la morte non rivela, nel largo vuoto che lasciano, la loro statura morale.

Egli rispecchiava nella sua vita le grandi lezioni ricevute dai padri venerandi della congregazione che, usciti dalla bufera della persecuzione, avevano conservato e tramandato lo spirito genuino dell’Oblato appreso direttamente dagli esempi del padre Fondatore e dai primi padri della Congregazione.

Padre Camillo Bussetti è lo zio di due altri padri Oblati, Enrico Bobola (1888-1927) e Nicolò Bussetti.

Bibl. OBLATO, giugno 1929, pag. 19; Mamertino, Novembre-Dicembre 1928, pag. 193.

Padre Nicolò era nato il 21 febbraio 1911 a Villanova d’Asti. Fece il postulandato a Chiavari. Nel 1929-1930 fece l’anno di noviziato a Pinerolo, con P. Ferdinando Kershbaumer. Emette la Prima Professione il 14 settembre 1930. Scolastico a Pinerolo, si consacra a Dio per sempre l’8 ottobre 1933. Viene ordinato diacono il 19 dicembre del ’36, e sacerdote l’11 luglio 1937.

In Congregazione ebbe le seguenti mansioni: assistente a Pisa, 1937-1944; direttore spirituale nel seminario vescovile di Arezzo, 1944-’45; prefetto dei chierici a Pinerolo nel 1946; nel 1947 fu nominato maestro dei novizi a Ivrea; vicario generale a San Vittorino, 1962-1968; parroco a Cordoba in Argentina, 1969-1985; confessore a Villa Udaondo, dal 1985.

Alle ore 6.20, la mattina del 20 giugno 1989, festa della Madonna Consolata, la sveglia di P. Nicolò Bussetti suonò ininterrottamente. era un’ora precisa, importante, chiave, che il Signore aveva scelto perché il nostro fratello, padre ed amico, passasse da questo mondo al Padre, era l’ora della sua pasqua. Fu inutile l’assistenza del medico: padre Nicolò era già maturo per andare in cielo. Bastò mezz’ora per ricevere la santa unzione, l’assoluzione e per congedarsi baciando con devozione serena ma insistente il Crocefisso. Questo fu l’ultimo gesto che riassume bene tutta la sua vita nella quale cercò di testimoniare agli uomini con silenziosa eloquenza, con i fatti più che con le parole, il suo amore a Gesù.

In una riunione di sacerdoti diceva qualche tempo fa: “La vita è bella in tutti i suoi momenti, ringrazio Dio per la mia comunità che mi permette in questa tappa della mia vita di fare cose che non avevo mai fatte prima. Vedo la mia vita, i miei successi, i miei fallimenti, supplisco con l’Eucarestia e l’orazione a quello che non ho mai prima dato al Signore. L’anzianità offre bellezze e allegrie intime, ed è salutare prepararsi così alla morte”.

Tutta la sua vita sacerdotale fu essenzialmente dedicata alla formazione dei futuri sacerdoti come direttore spirituale, confessore, maestro dei novizi, prefetto. Dal 1962 al 1968 fu Vicario generale della Congregazione; terminato questo servizio P. Nicolò scelse per sua residenza, la casa Oblata che gli sembrava più bisognosa, ed è così che trascorse, dal 1969, quindici anni a Sant’Ignazio (Cordoba, Argentina) come parroco. Di là, nel 1985, passò a N. S. di Lourdes a Villa Udaondo come direttore spirituale e confessore di seminaristi, sacerdoti e fedeli laici; accolse tutti sempre con bontà, allegria, mitezza, amabilità, orientando con i suoi consigli, confortando con il suo calore umano e stimolando con l’esempio della sua vita e della sua preghiera quasi costante.

Il Padre Fondatore diceva dell’Oblato che “doveva morire sul pulpito o nel confessionale”; P. Nicolò, per il suo atteggiamento, anche se non di fatto, ha raggiunto questo obiettivo, giacché si dedicò con costanza ed impegno al servizio di tutti coloro che per mezzo di lui desideravano sperimentare la Misericordia di Dio e il suo perdono.

Grazie, P. Nicolò, per il tuo ministero tanto silenzioso ma tanto fecondo!

P. Daniel Gari, in “L’Oblato”, Febbraio 1990, anno 65, n.° 1

Nacque a San Salvatore (Casale Monferrato), il 10 luglio 1874. Fece ingresso a San Ponzio il 23 ottobre 1889, la vestizione avvenne il 6 luglio 1890, emise la professione il 13 settembre 1891. Morì a Pinerolo il 31 ottobre 1937 all’età di 63 anni; fu sepolto nel cimitero di Pinerolo, nella tomba della Congregazione.

Proveniente dal Collegio vocazionale di Don Pavia, entrò a San Ponzio dove fece noviziato, professione, studi filosofici e teologici negli ultimi anni dell’Ottocento. Visse poi quasi sempre nella casa di Pinerolo, come collaboratore di P. Gastaldi e di P. Toesca. Per molti anni tenne la cattedra di Filosofia e di Scienze nel seminario diocesano di Pinerolo, frequentato a quel tempo anche dai chierici Oblati. Fu anche per diversi anni predicatore dei ritiri mensili al Clero di Pinerolo e di Cavour (Torino), oltre che confessore e direttore spirituale molto ricercato. Ha lasciato un ricordo incancellabile in quanti – sacerdoti e laici, discepoli e colleghi d’insegnamento – l’avevano avvicinato. L’Eco del Chisone, settimanale cattolico di Pinerolo, lo definì “una figura piena di bontà”. E realmente la bontà era la sua caratteristica più evidente e più simpatica, anche se velata talvolta da una scorza di studiata rusticità e riserbatezza: era come un vero “burbero benefico”, a cui non si poteva non voler bene.