Nacque a Pinerolo, il 17 gennaio 1817, fece ingresso a Santa Chiara il 5 luglio 1832; a Pinerolo fece la vestizione il 22 luglio 1832 ed emise la professione il 2 agosto 1833; l’ordinazione sacerdotale è del luglio 1839; fu consacrato vescovo a Calcutta da Mons. Patrizio Carew, Vicario Apostolico del Bengala, il 22 dicembre 1848; nominato arcivescovo di Cagliari il 22 settembre 1871, morì a Roma in casa di Mons. Teggiasco, a Piazza Rusticucci 18, il 5 aprile 1881, all’età di 64 anni.
Giovanni Balma, nei 40 anni circa che rimase in Congregazione, ha vissuto una vita così intensa di opere, a bene della Chiesa e delle anime, che migliore non si potrebbe pensare. È stato uno dei luminari e delle glorie del nostro Istituto e merita una rievocazione alquanto più ampia.
Nella sua vita possiamo distinguere quattro fasi che hanno una fisionomia propria: la vita da Oblato, la vita da missionario, la cura pastorale della diocesi di Torino nell’assenza dell’arcivescovo Franzoni e la cura pastorale come arcivescovo di Cagliari.
1. Balma Oblato:
Entrato nella comunità di Pinerolo all’età di 15 anni, fu accolto da P. Reynaudi che lo preannunciò futuro vescovo: ‘Verrà il tempo in cui sarà vescovo’, diceva.
Ancora prima di essere ordinato sacerdote (per mancanza d’età) fu nominato ripetitore, poi professore di teologia nel nostro studentato di Santa Chiara, poi professore di Sacra Scrittura, di cui aveva profonda conoscenza. Ordinato a 23 anni, con la massima dispensa, si diede subito alla predicazione delle missioni popolari. La prima fu predicata a S. Albano (Mondovì), la seconda a Pazzalino, nella Svizzera italiana.
2. Balma missionario:
Nel 1843, a 26 anni appena superati, va in missione, a Madras, dove il vescovo, Mons. John Fenelly, aveva chiamato gli Oblati, e vi resta venti mesi, prima di passare nella missione di Ava e Pegù (1846-1847); a 31 anni di età è preconizzato vescovo titolare di Tolemaide e Vicario Apostolico di Ava e Pegù da Gregorio XVI che lo conosceva personalmente. Fu consacrato vescovo a Calcutta da Mons. Patrizio Carew, Vicario Apostolico del Bengala (1849).
Nel 1853 si ammala e i medici gli impongono di tornare in Europa a rimettersi. Rimane a Nizza per un anno e poi torna al suo campo di lavoro, ma la malattia torna più minacciosa di prima e nel 1856 è obbligato a rinunciare al Vicariato e a rientrare in Piemonte.
3. Balma sostituto di Mons. Franzoni a Torino:
Nel luglio 1857 fece una visita a Lione, dove era la sede centrale dell’Opera della Propagazione della Fede, e in quell’occasione fece visita a Mons. Luigi Franzoni, arcivescovo di Torino, in esilio per contrasti con governo liberal-massonico piemontese. L’arcivescovo lo pregò di interessarsi della diocesi di Torino, e delle altre diocesi piemontesi prive di pastore. Balma si stabilì in casa Bianchetti, via Santa Chiara, dove stavano gli altri Oblati, e per 13 anni svolse un’attività intensissima, che sarebbe troppo lungo ricordare. Nel 1863, unico fra tutti i vescovi del Piemonte, della Liguria e della Lombardia, poté recarsi a Roma per la canonizzazione dei martiri giapponesi: lo poté fare malgrado la proibizione del governo perché privo di assegni o di prebende del governo stesso. In quell’occasione Pio IX gli conferì il titolo di Patrizio Romano e gli fece dono di una medaglia d’argento di grande formato.
4. Balma arcivescovo di Cagliari:
Pio IX aveva proposto Mons. Balma per tre sedi vescovili e una arcivescovile, ma non fu possibile ottenere il permesso dal governo massonico. Finalmente si presentò la sede di Cagliari, e il Balma poté essere preconizzato arcivescovo di quella città nel Concistoro del 27 ottobre 1871. Vi fece il suo ingresso il 7 gennaio 1872. Riordinò il seminario, ne aumentò gli alunni, visitò tutta la diocesi, ristabilì le conferenze di morale per il clero, abbellì la cattedrale, consacrò la diocesi al Sacro Cuore, organizzò le missioni popolari, fondò la Congregazione di S. Eusebio per le missioni diocesane, chiamò a Cagliari i padri Lazzaristi, promosse le società cattoliche e la buona stampa. Recatosi a Roma per incarico dell’episcopato sardo a trattare affari gravissimi con la Santa Sede e col governo italiano, fu colpito da male mortale in casa di Mons. Cesare Teggiasco, in piazza Rusticucci 18, e vi moriva, rimpianto da tutti, il 5 aprile 1881.
Bibl. Osservatore Romano, 9 aprile 1881; P. GASTALDI, Elogio funebre di Mons. Giovanni Antonio Balma… Torino, Speirani, 1881; D. FILIA, La Sardegna cristiana, Sassari, 1929, 463 ss.; G. COSSU, Cronistoria della Congregazione delle Figlie di S. Giuseppe, Oristano 1969; L. CHERCHI, I Vescovi di Cagliari, 1983, 211-215.