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Nacque a Benevello, diocesi di Alba, il 1 aprile 1872 e fu battezzato nello stesso giorno. Entrato in Congregazione il 19 novembre 1887, ricevette l’abito il 10 maggio 1888 a Pinerolo da P. Gastaldi su delega del Rettor Maggiore, P. Stefano Rossi. Da lettere presenti in Archivio risulta che il giovane Caldelara fece con edificazione il noviziato a San Ponzio nella diocesi di Nizza Marittima, emise i voti semplici il 15 agosto 1889 a Pinerolo, nelle mani di P. Gastaldi, delegato del R. M. P. Avvaro, studiò filosofia e poi teologia per due anni, ma dovette interrompere per fare il servizio militare a Savona, come risulta dalla lettera scritta dal Rettor Maggiore al Vescovo di Savona per raccomandargli che il giovane Caldelara fosse seguito nella direzione spirituale da un sacerdote del luogo.

Un’altra lettera di P. Gastaldi del 21.12. 1897 informa il Rettor Maggiore dell’infermità grave del chierico Caldelara. Comunque guarì, dal momento che nel Menologio risulta la sua ordinazione presbiterale il 30 maggio 1896 a Nizza Marittima. Morì a Pinerolo il 16 gennaio 1898.

P. Luigi Calliari nacque il 13 agosto 1910 a Innsbruck, in Tirolo, Austria. Entrò in collegio a Chiavari nel 1920. Ricevette l’abito il 06 ottobre 1925. Cominciò il noviziato a Pinerolo 10 agosto 1925. Emise la professione il 19 settembre 1926 a Pinerolo, e quella perpetua il 17 dicembre 1932 a Chiavari, con dispensa di 20 mesi. Morì a Roma, Sant’Elena, il 17 settembre 1935, all’età di anni 25. E’ sepolto al Campo Verano di Roma, tomba della Congregazione.

Luigi è fratello di altri due sacerdoti, Padre Paolo, OMV e padre Guglielmo oblato di S. Giuseppe d’Asti, per più di 30 missionario nel Perù.

D’intelligenza vivace e portato agli studi letterari – componeva molto bene in prosa e in poesia e aveva fatto progressi notevoli nella lingua latina e greca – fu subito destinato all’insegnamento nel ginnasio di Chiavarde nel liceo di Pinerolo. Destinato poco dopo alla parrocchia di SAant’Elena a Roma, con incarico di vigilanza nell’oratorio e nelle associazione giovanili maschili, la già precaria salute non resse allo sforzo e colpito da dolorosissima nefrite, morì all’età di appena 25 anni. Nella commossa rievocazione pubblicata sul Mamertino leggiamo: “Aveva un lucido presentimento, più volte manifestato, di dover finir presto la sua carriera e la morte non lo colse impreparato. Così un a delle più floride e promettenti pie giovinezze del nostro istituto veniva colta dalla mano del Signore e trapiantata, lo speriamo per la pietà e la fedeltà dell’estinto, nella patria celeste.

P. Paolo Calliari nacque il 7 aprile 1913 a Innsbruck, in Tirolo, Austria. Entrò in collegio a Chiavari il 4 ottobre 1923, essendo assistente P. Giovanni Battista Lombardi. Ricevette l’abito il 29 settembre 1928 insieme con P. Alfredo Pagani, futuro Rettor Maggiore, Marino Pilati e Lino De Romedis. Cominciò il noviziato a Pinerolo con P. Kershbaumer il 29 settembre 1928. Emise la professione temporanea il 6 ottobre 1929 a Pinerolo, e quella perpetua l’8 aprile 1934 a Pisa, essendo prefetto dei chierici P. Raffaele Melis. Fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1936 a Pisa. Dal 1936 al 1943 insegnò nel ginnasio di Chiavari, nel liceo di Pinerolo, e a Pisa, Teologia Dogmatica.

Visse nelle case di Nizza, Torino, Morimondo, S. Elena, al Mamertino, a Vienna, a Loretto; andò anche in Brasile come visitatore. Nel settembre 1991 volle fare ancora il pellegrinaggio verso i luoghi lanteriani, sui passi del fondatore. Morì il 29 novembre 1991 ad nell’ospedale di Albano.

P. Calliari contribuì efficacemente a far conoscere il Fondatore con diverse pubblicazioni, conferenze, articoli. Ricordiamo soprattutto la biografia (pubblicata nel 1989) e il carteggio di P. Lanteri in cinque volumi. Pubblicò anche diversi libri su vari argomenti religiosi.

Nato in Alessandria il 23 gennaio 1825, entrò in Congregazione il 10 agosto 1843, ricevette l’abito il 20 agosto 1843, emise la professione a Pinerolo il 15 agosto 1844. Fu ordinato sacerdote alla Consolata il 2 aprile 1848; morì a Nizza il 2 ottobre 1887, all’età di 62 anni.

Fu di poca edificazione, fece molto parlare di sé nelle due comunità di Nizza, per la sua condotta poco disciplinata e regolare, come risulta dalle lettere di P. Paruzza, rettore di S. Ponzio al R.M. Avvaro, nel 1944 e ’45, nel dossier di G. B. Pompa; fece parte del complotto contro il Capitolo generale del 1856 con Zorgnotti, Talleri, Tartia, Olivetti, Molinari, Lingua; è l’unico che morì in Congregazione.

Nacque a Carignano (Torino), il 13 febbraio 1822. Entrò in Congregazione il 20 settembre 1836; fece la vestizione il 2 ottobre 1836; emise la professione a Pinerolo, in ritardo a causa dell’età, il 18 febbraio 1838. Fu ordinato sacerdote il 17 maggio 1845. Morì a San Ponzio, a Nizza, il 3 gennaio 1887, all’età di 65 anni; fu sepolto nella chiesa di San Ponzio, sotto la tribuna.

Visse a Pinerolo, fu Rettore a Livorno Vercellese e Consultore generale della Congregazione. Suo fratello affittò la casa agli Oblati nel 1859.

Uomo di grande pietà ed edificazione, negli ultimi anni era confessore della comunità di San Ponzio. I vecchi Padri lo ricordavano volentieri per la sua abituale giovialità.

Nacque a Torino l’11 novembre 1866, fece ingresso il 17 settembre 1886 e ricevette l’abito il 17 ottobre 1886. Emise la professione il 23 ottobre 1887. Morì a Giaveno (Torino) il 5 giugno 1896 all’età di 30 anni.

Era nato a São Lorenço (Minas Gerais, Brasile), il 16 novembre 1941. Licenziato in pedagogia, ha insegnato prima di entrare in Congregazione. Entrato in Congregazione nel 1973, con P. Cremonti, fece il noviziato con P. Moraldo. Emise la prima professione il 15 febbraio 1976, e la professione perpetua il 9 dicembre 1978, dopo aver frequentato l’Istituto Teologico dei Salesiani. Fu ordinato sacerdote il 15 dicembre 1979.
Ha esercitato il suo ministero a Curitiba nel 1980-1981, con i seminaristi e nella parrocchia; a Jundiaí come collaboratore parrocchiale; a São Paulo nel 1981 come assistente degli studenti di filosofia e collaboratore nella parrocchia. Dal 1983 era Rettore e Parroco di São Paulo, incarico riconfermantogli nel 1986. Morì il 10 ottobre 1993.

Nel ricordino funebre è scritto di lui: “cuore nobile e anima generosa”.

P. Canoniero nacque il 31 ottobre 1898 a Murialdo-Riofreddo in provincia di Savona e morì a Buenos Aires il 20 luglio 1987.

Figlio di Carlo e Palmira Briozzo. Dopo aver compiuto il ginnasio nel seminario diocesano di Chiavari entrò in Congregazione nel 1921 su presentazione del suo parroco che allora scrisse: “Egli è di buona indole, di pietà e di studio. E’ robusto e gode di ottima salute; fa quindi sperare bene di sé. Fu militare dal 1917 al 1920, fu quindi alla prova del fuoco materiale e morale”.

Il giovane Canoniero fece la vestizione il 1 novembre 1921 a Pinerolo, la prima professione il 4 novembre 1922, e la professione perpetua il 10 dicembre 1925; in seguito fu ordinato sacerdote a Pinerolo il 18 settembre 1926 da Mons. Angelo Bartolomasi. Da giovane sacerdote fu mandato in Argentina, dove svolse praticamente tutto il suo lungo ministero sacerdotale, attivissimo nelle buone opere, stimatissimo dal clero, amatissimo dai fedeli. Un Oblato che l’ha conosciuto per molti anni in Argentina, P. Davide Menapace, scrive quanto segue, testimoniando che con lui un vero figlio di Lanteri è passato alla vita eterna:
“P. Severino Canoniero fu un uomo di Dio, un Oblato esemplare ed un apostolo zelantissimo. Io non mi sento capace di presentare ai confratelli una storia della sua vita; mi limiterò a fare solo alcuni accenni. Ti vedo, P. Severino, nella parrocchia di San Roque, Buenos Aires, dal 1935 al 1950. Quasi tutte le mattine, con il Santissimo Sacramento sul cuore, ripercorrevi le strade della parrocchia e a tutte le persone che incontravi nel cammino, parlavi di Dio e li invitavi ai sacramenti: ti vedo accanto agli ammalati, anche fuori della giurisdizione parrocchiale, per animarli e infondere in loro sentimenti di fede, speranza ed amore di Dio; ti vedo nelle riunioni della comunità religiosa dando consigli ai collaboratori, per avere associazioni forti di laici dell’Azione Cattolica, della Vanguardia Obrera Cattolica, catechisti, Esploratori o Figlie di Maria. Risuonano ancora nelle mie orecchie le tue parole, perché nella chiesa attendessimo sempre al confessionale, facendo lì la meditazione, recitando il Breviario: tu ci davi l’esempio. Ti vedo instancabile nell’edificare il Tempio vivo del Corpo mistico di Cristo e nel cercare mezzi materiali per costruire la bella chiesa parrocchiale che hai lasciato alla Congregazione.

Quanto lavoro, quanti sacrifici, quante preoccupazioni, e tu sempre contento, sempre disposto, sempre pronto a tutto, anche quando i tuoi collaboratori erano stanchi! Con ragione, il Cardinale Copello, arcivescovo di Buenos Aires, disse di te: “Avessi una dozzina di parroci come il P. Severino!”.

Nel 1950, per disposizione dei Superiori, P. Severino dovette lasciare la sua cara parrocchia che con il suo zelo era arrivata ad essere un vero modello di lavoro pastorale. Gli è costato molto il cambiamento: come buon pastore che ama le sue pecorelle, pianse amaramente. Però non si disanimò ed incominciò immediatamente, con entusiasmo, il suo apostolato in Santa Rita. Anche nel nuovo campo di lavoro fu all’altezza di un grande apostolo. Attendeva ai suoi obblighi pastorali come nella sua antica parrocchia mentre si impegnava anche a ‘pescare’ le anime lontane da Dio che frequentavano il Santuario. Che gioia dimostrava quando, dopo poche parole poteva convincere e portare a Dio le anime lontane da lui! Annotava in un libretto gli anni di lontananza dalla confessione dei suoi penitenti e li sommava: godeva di vera gioia quando la somma sorpassava i cento o duecento anni. Questo dimostrava che realmente amava Dio e cercava sempre la sua gloria.

Visse sempre poveramente, nonostante avesse maneggiato tanti soldi per la costruzione delle chiese e per le vocazioni. Ottenne grandi donazioni per la Congregazione: il terreno di Villa Udaondo, ed altri beni immobili, la Divina provvidenza ce li ha dati per mezzo di lui. Chi potrebbe descrivere le infinite grazie concesse da Dio alle anime dirette da lui? Confessava fedeli, sacerdoti, vescovi ed anche il Cardinale, sempre stancabile in questo ministero.

Nei suoi ultimi giorni di vita, non poteva più lavorare. Io però sono sicuro che, come vero apostolo, offriva a Dio i suoi dolori e la sua impotenza fisica per la conversione dei peccatori e per il bene della sua Congregazione che tanto amava. Così fino alla fine, la sua vita fu un esempio di zelo apostolico per le anime, frutto del suo ardente amore a Dio”.

P. David Menapace, OMV in L’Oblato, novembre 1987, anno 62, n° 64

Padre Giovanni Battista Capello è nato a Torino nella parrocchia di N.S. della Pace il 9 luglio 1928. Entrato giovanissimo nel nostro seminario di Chiavari, nel 1944 partì per Ivrea, dove trascorse il noviziato e fece la professione religiosa il 7 ottobre 1945. Dopo aver studiato filosofia a Pinerolo e teologia a Rovereto, ricevette l’ordinazione sacerdotale il 24 agosto 1952. È morto a Chiavari il 14 settembre 2016 e i suoi funerali sono stati celebrati il giorno successivo nella chiesa della comunità.

Padre Giovanni ha avuto un’intensa vita pastorale, iniziata come assistente nel seminario diocesano di Trapani e proseguita poi nelle nostre comunità della Pace, Teramo, San Vittorino, Gianicolo, Mondo Migliore e infine a Chiavari. In queste comunità ricoprì l’ufficio di assistente dei giovani, fu parroco e anche superiore. Per un certo periodo, durante il mandato di p. Lamberti, fu segretario generale, dedicandosi alla sistematizzazione degli archivi della Congregazione e, come responsabile delle vocazioni, fece un primo viaggio in Nigeria in vista di una possibile fondazione. Negli ultimi anni, soprattutto quelli trascorsi a San Vittorino, nonostante la malattia, non mancò di dedicarsi al ministero delle confessioni, essendo un sicuro punto di riferimento sia nelle attività del Santuario che nella casa di Spiritualità.

Nacque a Nizza Marittima, l’11 marzo 1823, entrò in comunità nel luglio 1840; emise la professione il 15 agosto 1841, fu ordinato sacerdote alla Consolata il 18 marzo 1848, morì a S. Ponzio, Nizza il 25 ottobre 1875, all’età di 53 anni.

Era il fratello minore del Padre Oblato Simone Benedetto Carles. E’ ricordato per la sua calma, giovialità e pazienza. Aveva una disposizione speciale per la predicazione, parola facile, periodare armonioso, buona conoscenza della letteratura – rimangono di lui alcune pubblicazioni, come si dirà – ma dovette presto rinunciare per la salute malferma. Era studioso anche di liturgia, archeologia e storia ecclesiastica. Ha dato alle stampe un Mese di Maria in dialetto Nizzardo, che ricevette a quel tempo un’accoglienza molto favorevole di critica e di pubblico, e stava preparando uno studio sulla Madonna e un dizionario Nizzardo-italiano, che però rimasero inediti. Era inoltre un buon musico, competente in materia. Una testimonianza contemporanea aggiunge che “la modestia in lui molto esemplare e facevalo assai riservato nel trattare con femmine anche parenti.”

Un giorno, nell’ottobre 1875, mentre si tratteneva a ricreazione coi confratelli dopo il pranzo, fu colpito da sincope. Fece appena in tempo a ricevere l’estrema unzione e il santo viatico e morì dopo due ore all’età di appena 53 anni.

Nacque a Nizza Marittima, il 20 marzo 1819, entrò in comunità a San Ponzio il 17 maggio 1836, ricevette l’abito il 2 giugno 1836 nella stessa casa; emise la professione l’11 giugno 1837, fu ordinato sacerdote a Nizza, nella chiesa della Beata Vergine delle Grazie, il 23 dicembre 1843, morì a Livorno Vercellese il 19 marzo 1856, all’età di 37 anni.

Proveniente da famiglia benestante e molto religiosa (una sorella suora e tre fratelli sacerdoti: uno Oblato di Maria Vergine, P. Pietro Carles, e uno francescano a Cimiez, P. Bonaventura, poi missionario in Perù), fu il primo Nizzardo a entrare fra gli Oblati. Debole di salute, si diede tuttavia subito al ministero delle confessioni e alla predicazione con molto frutto, volendo emulare San Leonardo da Portomaurizio, di cui era molto devoto. Aveva già terminato la sua muta di Esercizi con tutte le meditazioni e istruzioni per le diverse categorie di persone (quando la morte lo colse). aggiunto da me per finire la frase

P. Dadesso scrive di lui: “Fu un vero Oblato, adorno cioè di spirito di carità e di obbedienza, amante del ritiro, unito di cuore ai suoi superiori, zelante della santa osservanza”. Morì della morte dei giusti, come si legge nei registri della Congregazione, nel giorno di San Giuseppe, di cui era molto devoto.

Nacque a Carignano (Torino), il 16 luglio 1763; fece ingresso a Pinerolo, Santa Chiara, nell’ottobre 1826; non ricevette l’abito e non pronunciò i voti perché non si era ancora stabilita la comunità; morì a Torino, in casa Gonella, il 29 gennaio 1827, all’età di 64 anni.

Appena gli Oblati poterono stabilirsi a Pinerolo, ne trasportarono qui la salma.

Del P. Carrera parlano a lungo le diverse biografie del Lanteri ed in particolare quella scritta da P. Gastaldi. Venuto da una famiglia tra le più notevoli di Carignano – il vero nome era De Carrera – divenne sacerdote insieme con un fratello più giovane, don Gaetano. Conseguì il dottorato in teologia e in diritto. Nel periodo rivoluzionario e napoleonico, la sua vocazione aveva subito una tremenda scossa e, abbandonato il sacerdozio, si era fatto collaboratore dei liberali, cioè dei nemici della Chiesa e del governo francese, allora in lotta con Pio VII, diventando sindaco, o ‘maire’ di Carignano. Anche il fratello don Gaetano l’aveva seguito nell’apostasia. Lo scandalo nel popolo carignanese era grande.
La prima missione predicata dagli Oblati, appena fondati, nella loro chiesa di Carignano, dal 12 al 22 aprile 1817, le delicate ma insistenti pressioni dell’amico P. Reynaudi e, soprattutto le molte preghiere che i buoni carignanesi facevano per il ritorno della pecorella smarrita, ottenero il miracolo: il Carrera si convertì e fece cessare lo scandalo con grande soddisfazione ed edificazione dei suoi concittadini. E la conversione fu sincera, totale, costante e definitiva. Per riparare allo scandalo dato, volle comparire in pubblico in veste talare, durante la processione del Corpus Domini. Il Carrera si ritirò poi nel Convitto Ecclesiastico di Torino sotto la direzione del teologo Guala per rinfrancare la sua pietà e riacquistare il tempo perduto.

P. Carrera, che entra in modo così singolare nella prima fase della nostra storia – fase carignanese – entra in modo ancora più determinante nella seconda fase, la pinerolese. Il 6 ottobre 1825 lo troviamo a Torino tra i firmatari della nomina di P. Lanteri a Rettor Maggiore della risorta Congregazione, ed egli si firma con gli altri otto: “Oblato di Maria Santissima”; veramente, era Oblato ancora ‘in pectore’, prima di esserlo ‘in re’.

Approvata da Roma la Congregazione il 1 settembre 1826 e aperta la casa di Santa Chiara a Pinerolo, sarà uno dei primi ad entrarvi e subito si darà ad un intenso apostolato missionario. Le sue penitenze e austerità, la sua prolungata preghiera, il suo zelo inesauribile, il molto bene che aveva fatto e quello che faceva sperare nel futuro, fanno parte ormai della storia di questo benemerito confratello, la cui morte, quasi repentina, gettò nello scoramento i primi Oblati, e tra i primi lo stesso P. Lanteri che lo aveva carissimo.

Il primo defunto Oblato a Carignano era stato Filippo Simonino (1794-1819), il primo a Pinerolo è stato P. Carrera: due Oblati di diversa estrazione, ma uniti dallo stesso ideale e dalla stessa impronta di spiritualità forgiata dal Lanteri, che ha lasciato una traccia così profonda nei confratelli superstiti.

Nato a Montà d’Alba il 1 ottobre 1871; entrò in Comunità il 9 dicembre 1887. Prese l’abito il 10 maggio 1888 ed emise la professione il 15 agosto 1889. L’ordinazione sacerdotale avvenne a Nizza, a Santa Reparata l’8 giugno 1895. Morì a Pinerolo il 13 febbraio 1955 all’età di 84 anni. Fu sepolto nel cimitero di Pinerolo, nella tomba della Congregazione.

P. Cauda proveniva dal Collegio vocazionale di Don Pavìa. Gli furono affidati diversi incarichi, di Maestro dei novizi, di Consultore generale, di Rettore. Nel 1917, chiese ed ottenne l’esclaustrazione per esigenze di famiglia, fino al 1929. Rientrato, fu nominato Rettore della casa di Carignano, e in seguito, Rettore della casa di Pinerolo dove passò gli ultimi anni.

P. Giovanni era nato a Pariana, in provincia di Massa, in Toscana, l’11 ottobre 1919.

“A undici anni – racconta – finisco le scuole elementari e il Parroco fa la domanda per farmi entrare nel collegio di Chiavari che già conoscevo per via di P. Mannini, mio cugino”. Ma questo avvenne solo nel 1934, quando aveva quindici anni perché prima non c’erano posti disponibili.

Il 17 settembre 1939 ricevette l’abito degli Oblati dal Vescovo di Ivrea, Mons. Rostagno, e cominciò il noviziato nel 1939 con P. Pizzini, a Ivrea, dove emise la prima professione il 22 settembre 1940. In una lettera al Rettor Maggiore in quell’anno, scrive: “Il desiderio di farmi sacerdote ricordo di averlo sempre avuto e l’essere qui lo attribuisco a nessun altro che alla bontà della Madonna”.

Proseguì gli studi da chierico a Pinerolo (con la breve parentesi di un anno a Pisa nel ’42-’43), fino al 1946; emise la professione perpetua il 15 ottobre 1943 a Pinerolo, e fu ordinato sacerdote il 20 aprile 1946, sabato santo, a Pisa. Celebrò la prima Messa nella chiesa di S. Jacopo nel giorno di Pasqua.

Dal 1946 al 1950 fu professore di italiano, latino e greco per i liceali nella casa di Pinerolo, poi superiore e cappellano di fabbrica a Rovereto fino al 1965, nel popoloso rione della zona industriale “San Giorgio”. Qui si conquistò la stima e l’amicizia degli operai di 21 stabilimenti, anche di quelli dove nessun sacerdote era mai arrivato. Mons. Pizzolli, dell’Onarmo di Trento, scrisse di lui: “P. Ceccarelli era molto benvoluto, amato, stimato dai lavoratori per la sua cordialità, per la sua apertura d’animo, per il suo carattere aperto e gioviale”. Visitava costantemente le fabbriche e parlava anche nelle mense: la sua era “una presenza profetica del Signore”. Introdusse la celebrazione della S. Messa per i defunti, celebrava Pasqua e Natale in fabbrica. Fu promotore della San Vincenzo aziendale, organizzò pellegrinaggi a Lourdes e da ogni parte, iniziò la partecipazione ai convegni della Pro Civitate ad Assisi, costituì i centri aziendali dell’Apostolato della preghiera.

Durante le ferie era assistente spirituale nelle case alpine di Moena. “Guidava le comitive nelle escursioni, teneva colloqui e conversazioni religiose, stringeva amicizia con gli operai, specialmente con i giovani che erano portati più vicini a Dio… Furono quindici anni di missione, di un diuturno, assillante, continuo lavoro” dichiarò chi lo conosceva bene.
Dei tempi di Rovereto qualcuno scrisse che P. Giovanni si faceva amare facilmente: a questo “contribuiva certamente il suo carattere allegro e bonario, la sua disponibilità completa e il suo battersi generoso e instancabile per ogni bisogno e ovunque ci fosse ingiustizia… Per la sua allegria, intraprendenza e familiarità tutti affratellava, lasciando in noi un desiderio grande di iniziare a vivere il vero amore fraterno del Vangelo”.
Quando partì per Pisa, nel novembre 1965, molti operai piansero.

Durante il suo servizio di parroco a S. Michele degli Scalzi, P. Giovanni curò con particolare zelo le associazioni parrocchiali, come la San Vincenzo, le Dame di Carità, l’Azione Cattolica, la Polisportiva Lanteri. Fra l’altro si adoperò anche per la traslazione della salma di P. Prinetti nella chiesa di S. Iacopo e ottenne il trasferimento a Pisa delle Figlie di san Giuseppe. L’Arcivescovo Mons. Matteucci lo nominò ispettore scolastico di Religione in alcune direzioni didattiche di Pisa. Si distinse anche nell’assistenza ai malati nelle loro abitazioni e in ospedale. “La sua naturale comunicativa umana – dichiarò un medico – il suo saper creare un rapporto di fiducia e rinforzare nel malato il coraggio per affrontare la prova della malattia è di grande aiuto anche per l’opera del medico”.

In occasione del 25° di sacerdozio, festeggiato a Pisa, in un libretto stampato per l’occasione, P.Lamberti lo dipinge come un priore “sereno, ottimista e generoso per le nostre vie… l’ho sempre sentito stimare e godere degnamente la vita, conosco la sua fede sincera e profonda e conosco il suo amore per tutta la gente. Per questo lo stimo un degno messaggero di Gesù tra noi”.

Rimase parroco a Pisa per 10 anni, ”riscuotendo la stima dell’Arcivescovo, del clero e dei fedeli”, come scrisse P. Otello Ponzanelli nella lettera di presentazione di P. Ceccarelli come parroco del “Cuore Immacolato di Maria” al vescovo di Sassari.

A Sassari, P. Giovanni si recò nell’ottobre del 1977, dopo una breve parentesi di due anni come superiore nella casa generalizia del Mamertino. Vi rimase fino al 1985 anche nelle funzioni di responsabile della comunità.

Fu trasferito poi a Rocca di Papa come prefetto dei chierici dal luglio 1985. Il 2 giugno 1996 festeggiò, insieme a P. Marzani, il 50° di sacerdozio a Chiavari, essendo superiore di quella comunità. Ritornò a Rovereto dove fra le altre cose iniziò la costruzione della nuova chiesa. Nella prima metà degli anni ’90 fu trasferito a Chiavari dove curò i confratelli anziani pur continuando l’apostolato lanteriano tipico di quella casa.

Trasferito a Pisa vi rimase sino a quando le sue condizioni di salute lo permisero. In seguito ad una caduta avvenuta nel mese di giugno, fu trasferito a Chiavari e, dopo una breve malattia, morì il 4 luglio 2010.

Nato a Lugliano (Lucca), il 24 novembre 1916, fece ingresso in Congregazione a 30 anni nella casa di Ivrea: qui avvenne la cerimonia della vestizione, il 7 settembre 1946, della professione temporanea il 13 settembre 1948 e della professione perpetua il 12 settembre 1951. Morì per un incidente stradale a Manaus, Amazzonia, in Brasile, il 25 dicembre 1973, all’età di 57 anni; è sepolto nel cimitero di Sant’Elena, nel rione di S. Raimondo, a Manaus.

Dopo parecchi anni passati nelle case di Ivrea e di Torino come sacrestano, chiese di andare nella missione dell’Amazzonia (Brasile), aperta nel 1972. Per quanto già avanzato in età, nel nuovo ambiente si era messo al lavoro con ardore, aveva imparato la lingua portoghese discretamente e svolgeva il suo apostolato specialmente tra i fanciulli e i giovani della missione. Il 25 dicembre 1973 si era recato a Manaus, capitale dello Stato, per la cura di alcuni disturbi fisici. Mentre camminava a piedi nel porto, dove avrebbe ripreso la sua imbarcazione per tornare a casa, fu investito da un autobus pubblico, cadendo a terra sbatté violentemente la nuca e perse i sensi. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Manaus ebbe subito la visita dell’arcivescovo della città, che lo identificò come Oblato per un’immaginetta di P. Prinetti custodita nel breviario, gli amministrò gli ultimi sacramenti, lo assistette fino alla morte sopravvenuta poco dopo e si affrettò ad avvertire i confratelli: a casa era presente il superiore, P. Vincenzo Antolini, che aspettava Fratel Ulisse per festeggiare insieme il Natale.

Per la semplicità e mitezza d’animo, Fratel Ulisse si era conciliata la simpatia di tutti nella missione. Il suo funerale, presieduto dall’arcivescovo, circondato da 12 sacerdoti concelebranti, fu un trionfo; il rimpianto di tutti molto grande. L’arcivescovo, nell’omelia, disse che la liturgia natalizia presentava intorno al Bambino Gesù un seguito di anime semplici e buone, le cui primizie sono rappresentate da Santo Stefano, diacono e primo martire, ricordato appunto il 26 dicembre, giorno del funerale. Anche Fratel Ulisse, uomo di Dio, fu un vero diacono per le opere, la parola, l’esempio: fu il primo martire degli Oblati in terra di Amazzonia; l’arcivescovo auspicò che Fratel Ulisse inviasse dal cielo numerosi sostituti, operai Oblati, per la molta messe che li aspettava in quella terra di missione. Padre Antolini, comunicando la ferale notizia ai superiori di Roma, concludeva: “Col cuore a pezzi mi inchino di fronte a Dio che mi ha tolto troppo presto un caro compagno di quattro mesi. Buono, fedele, umile, obbediente, era un uomo di profonda fede e di grande sacrificio. Tutto voleva fare, e molto faceva. E voleva fare sempre di più, preparandosi a ciò con lo studio. Dio l’ha dato, Dio l’ha tolto, sia benedetto il Signore!”.

Bibl. OBLATO, gennaio-febbraio 1974, 15-17.

Nacque ad Alice Castello (diocesi di Ivrea, Vercelli ), il 15 febbraio 1793. Fece ingresso a Pinerolo, Santa Chiara, il 9 gennaio 1834; lì avvenne anche la vestizione il 19 gennaio 1834; la professione risale al 19 marzo 1835. Morì a Torino, in casa Rizzetti, di nostra proprietà, il 29 dicembre 1855, all’età di 62 anni; è sepolto nella cattedrale di Torino.

Entrò in Congregazione già sacerdote. Rispondendo alla lettera circolare del Rettor Maggiore P. Avvaro senior, del 30 luglio 1841, si offerse per andare in missione in Birmania. Essendo stato affidato il Vicariato Apostolico di Ava e Pegù alla Congregazione degli Oblati con decreto di Gregorio XVI, il 26 giugno 1842, il Ceretti fu presentato dal Rettor Maggiore, come superiore del gruppo dei missionari Oblati in partenza. Il 5 luglio 1842 fu nominato dalla S. Sede primo Vicario Apostolico, e il 31 luglio 1842, a Roma, fu consacrato vescovo titolare di Antinopoli in Tebaide dal card. Giacomo Fransoni, Prefetto di Propaganda Fide. Partito con altri Oblati, molto probabilmente il 4 agosto 1842 da Civitavecchia, il 16 gennaio 1843 cominciò il suo ministero episcopale. Si distinse per zelo e sollecitudine nella cura delle anime, nell’annuncio del Vangelo e nell’amministrazione dei Sacramenti, come risulta dalle puntuali relazioni inviate alla Congregazione di Propaganda Fide. Rimase in missione appena tre anni, dando un forte impulso alle opere missionarie, poi, minato nella salute a causa del clima e delle fatiche apostoliche, dovette tornare in Italia il 26 dicembre 1845. Dopo un periodo passato a Roma, tornò a Torino nel 1850 e supplì Mons. Luigi Fransoni (fratello del Prefetto di Propaganda), arcivescovo di Torino, esiliato in Francia dai liberal-massoni e impedito di reggere la diocesi. Al Ceretti si devono alcuni scritti in inglese – redatti quando era vicario apostolico in Birmania – e in italiano, questi ultimi pubblicati anonimi dopo il suo ritorno in patria: tutti di carattere apologetico contro gli errori del liberalismo e del protestantesimo. P. Ceretti è il primo Oblato insignito della dignità episcopale.

Bibl. L. GALLO, Storia del Cristianesimo nell’impero Birmano, Milano 1862, III, 150, 173-74; T. CHIUSO, La chiesa in Piemonte, IV, Torino 1892, 23; Enciclopedia Cattolica, III, 1316; Hierarchia Catholica, VII, 79; GAMS, 122.|

Nacque a Bussana (Imperia), il 18 settembre 1865. Entrò in Congregazione il 21 gennaio 1881; fece la vestizione l’8 maggio 1881 ed emise la professione il 1 gennaio 1883.

Fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1879. Morì a Carignano, il 26 febbraio 1929 all’età dì 64 anni; fu sepolto a Carignano nella tomba dei sacerdoti della parrocchia.

P. Ceriolo inizio il suo ministero a Nizza, lo continuò a Pinerolo, a Torino e a Carignano. Fu più volte Rettore, vice Maestro e infine Maestro dei novizi. Padre Piatti, che lo conobbe molto da vicino, ce ne ha lasciato questo ritratto: “ P. Ceriolo non era di grande levatura intellettuale, ma suppliva lungamente a questa mancanza con una pietà angelica e una bontà d’animo che non ebbe mai eclissi. Era di un candore che stupiva: sembrava talvolta rasentare l’ingenuità del bambino. Soprattutto come direttore spirituale aveva saputo guadagnarsi larghe simpatie e una fiducia illimitata da parte del clero e dei fedelì”. Il Prevosto di Carignano, don Giovanni Gambino, volle che P. Ceriolo fosse sepolto nel sepolcreto dei sacerdoti della parrocchia.

Bibl. Mamertino, luglio-agosto 1929, 138-139 Oblato, giugno 1929

Nacque a Settimo Torinese il 29 marzo 1865; entrò in Congregazione il 13 febbraio 1890; fece la vestizione il 19 aprile 1891, emise la professione il 23 aprile 1893, morì a Pinerolo il 24 aprile 1951, all’età di 86 anni, dopo 62 anni di vita religiosa, è sepolto nel cimitero di Pinerolo, nella tomba della Congregazione.

Nel più di mezzo secolo che Fratel Luigi rimase in Congregazione, passò quasi tutta la vita nella casa di Pinerolo, prima accanto a P. Gastaldi e poi, diventata la casa sede del noviziato e di studentato filosofico, in aiuto al seminario dei chierici come cuoco della numerosa comunità. Di carattere riservato e talvolta rude, aveva saputo, alla scuola dei confratelli più anziani, sacerdoti e fratelli, formarsi all’obbedienza e alla pietà. Aveva un grande amore alla Congregazione e fu un grande lavoratore, sempre in attività, fin quando non gli vennero a mancare le forze. Lasciata la cucina, passava lunghe ore in chiesa o ritirato nella sua stanza; andava al cimitero tutti i giorni a pregare sulla tomba dei confratelli.

Nato a Cahagnes (Normandia), in Francia, il 24 novembre 1910, ha avvertito la chiamata al sacerdozio quando aveva 15 anni, in occasione di una missione parrocchiale. A causa dell’opposizione della sua famiglia, ha dovuto ritardare l’ingresso in seminario.

Dopo il servizio militare fatto in Algeria, era entrato in una casa per vocazioni adulte a St. Lô. Dopo due anni e mezzo entrò nel seminario Maggiore diocesano di Bayeux, nel 1936. Nel 1939, viene richiamato alle armi e fatto prigioniero nel giugno 1940. Sarà liberato nel mese di aprile 1945. Rimasto alcuni mesi a Nizza in rue de la Poissonnerie, dal 1946 al ’48, frequentò l’Istituto San Paolo di Cherbourg. Nell’ottobre dello stesso anno entrò di nuovo nel Seminario Maggiore di Bayeux. Fu ordinato sacerdote il 3 luglio 1949 da un Vescovo Oblato di Maria Immacolata. Vicario prima a Cambremer e a Cahagnes, è stato poi parroco di Dampierre dal 1950 al ’56. Dopo un anno a Nizza è di nuovo, parroco a Dampierre dal 1957 al 1964.

Nel 1964 si trasferisce nella Résidence Universitarie Lantéri, dove abita dal 1964 al 1969. Passa poi due anni a Nizza, e ritorna definitivamente a Fontenay-aux-Roses nel 1971. Dopo il noviziato, fatto sotto la guida di P. Richiardone, emise la professione temporanea il 5 aprile 1974 e i voti perpetui il 27 marzo 1977.

E’ deceduto il 14 agosto 2001, vigilia della solennità dell’Assunzione al cielo della B.V. Maria a Fontenay, all’età di 91 anni.

Ricordiamo P. Marcel come un uomo umile, nascosto, sempre sorridente, dalla fede profonda.

Nato a Bibiana (Pinerolo), il 26 settembre 1832, entrò in Comunità l’11 settembre 1851. Fece la vestizione il 12 ottobre 1851 ed emise la professione il 17 ottobre 1852. Morì a Pinerolo il 26 aprile 1906, all’età di 74 anni.

Era profugo da San Ponzio dopo la soppressione della casa nel 1903. Dal 1863 al 1870 visse a Rocca Priora con P. Stefano Rossi. Godé fino alla fine di una pensione di franchi 532,05, versatagli dal governo francese in base alla legge del 26 marzo 1862.

Nato ad Abbadia di Stura (Torino), il 26 settembre 1852, fece ingresso in Congregazione, a 26 anni, il 16 febbraio 1878. Fece il noviziato a San Ponzio, fu ammesso alla vestizione il 6 ottobre 1878, alla professione il 10 ottobre 1880. Morì a Pinerolo il 6 gennaio 1926, nella festa dell’Epifania, all’età di 74 anni. È sepolto a Pinerolo, nella tomba della Congregazione.

Fratel ‘Giuanin’, com’era comunemente chiamato in Congregazione, prima di entrare nella nostra famiglia religiosa, faceva il sarto, e continuò in questa professione anche in seguito. Preparò gli abiti per molte generazioni di Oblati nei suoi quasi 50 anni di vita religiosa. Dopo i primi anni passati a Nizza, nella chiesa dell’Annunziata, anche lui fu espulso dalla Francia ‘come elemento pericoloso per l’ordine pubblico’ e si trasferì a Pinerolo, dove rimase per tutta la vita con il compito di sarto e di portinaio. La sartoria era a piano terra accanto alla porta d’ingresso. Si racconta che, al suono del campanello, lasciava tutto e correva alla porta, e questo capitava spesso, tutti i giorni. Era la gioia di tutti, per l’angelica bontà e mitezza: i chierici gli chiedevano di raccontare le sue avventure per sentire dalla sua bocca cose immensamente belle e dilettevoli per il loro sapore di idilliaca semplicità. P. Giovanni Ceriolo, suo confessore, ci ha lasciato di lui una bella testimonianza:

“Spiccatissima era in lui la virtù della carità e dell’obbedienza. In queste due virtù che sono le caratteristiche dell’Oblato, egli si distinse davvero. Bastava che sentisse o conoscesse la volontà del superiore che subito lasciava ogni altra cosa per eseguire volentieri il comando, il desiderio, o un cenno di lui”.

“Non sapeva far altro che obbedire”, commenta L’OBLATO nel necrologio pubblicato alla sua morte. Il 2 gennaio, quattro giorni prima di morire, dopo essersi confessato da P. Ceriolo, andò dal Rettore, P. Toesca, e gli disse:

– Padre, vorrei chiederle un favore . –
– Che volete? –
– Mi permettete di andare in Paradiso? –
Il Padre credeva che Giuanin scherzasse.
– Sì, sì, ben volentieri. –
– Grazie, Padre. –

E Fratel Giuanin si mise a letto per non alzarsi più.

Nato a S. Secondo di Pinerolo il 18 novembre 1919, cominciò il probandato a Pinerolo, e ricevette l’abito l’8 settembre 1937. Fece il noviziato con P. Kershbaumer, ed emise la prima professione religiosa l’11 settembre 1938 a Pinerolo, quella perpetua il 12 settembre 1941 a Pisa, avendo frequentato lo scolasticato con P. Moscarelli e con P. Moraldo. Il 4 giugno 1944 fu ordinato sacerdote. Dopo un anno di ministero a Pinerolo, fu trasferito a Pantelleria quale vice-parroco. Nel 1947 tornò in Piemonte dove per 21 anni svolse la sua attività nel antuario di N. S. delle Grazie a Carignano. Nel 1968 fu trasferito a Teramo come direttore del Convitto Savini, e nel ’70 a Torino per l’attività parrocchiale. Nel 1974 arrivò nuovamente a Pinerolo, dove si dedicò alla pastorale in chiesa e alla cura dell’archivio. Morì il 25 marzo 1992.

Nato a Roma, vicino al Carcere Mamertino, il 18 marzo 1912, fece ingresso a Chiavari il 1 agosto 1929; ricevette l’abito l’8 settembre 1929 a Pinerolo, dove emise anche la professione il 12 settembre 1930. Fu ordinato sacerdote a Lucca il 13 marzo 1937. Morì a Trapani il 9 febbraio 1963, all’età di 50 anni; è sepolto a Trapani.

Nei primi vent’anni di sacerdozio si diede con frutto alla predicazione. Molte diocesi della Toscana lo ebbero come missionario popolare e conservano di lui un ottimo ricordo. Nel 1950 fu nominato rettore del seminario diocesano di Trapani, che era stato affidato alla Congregazione degli Oblati, e lì rimase 12 anni, fino al 1962.

Dopo un periodo di ‘absentia’, il 24 gennaio 1963, chiedeva l’esclaustrazione per passare alla diocesi di Trapani, “perché non si sentiva più di rientrare in Congregazione”, ma la risposta affermativa, già preparata, arrivò quando P. Ciucani era già morto.

Nacque a Torino il 21 gennaio1902 e fece ingresso a Pinerolo il 25 ottobre 1924. La vestizione avvenne sempre a Pinerolo il 21 novembre 1924 e la prima professione a Roma il 10 dicembre 1925. Pronunciò i voti perpetui a Pisa l’8 dicembre 1928. Fu ordinato sacerdote a Lucca, da Mons. Antonio Torrini, il 30 marzo 1929, festa di Pasqua. Morì a Torino il 24 luglio 1969, all’età di 67 anni; fu sepolto a Carignano, nella tomba della Congregazione.

Prima di entrare tra gli Oblati era stato nell’istituto del P.I.M.E., a Monza, dove in tre anni (1921-1924) aveva frequentato e terminato il liceo, ma da cui era poi uscito per malattia. Ordinato sacerdote fra gli Oblati, visse successivamente a Torino, al Mamertino, a Sant’Elena, a Carignano, a Pinerolo e finalmente ancora a Torino, con diversi incarichi. Poco adatto alla predicazione, supplì con numerose pubblicazioni a carattere storico e divulgativo: se ne contano al suo attivo una quindicina. Molto stimato dal conte Giuseppe della Torre e dai giornalisti de “L’Osservatore Romano”, collaborò per diversi anni nella redazione del giornale vaticano. Si interessò molto di scautismo (al quale aveva partecipato nella sua gioventù) e pubblicò diversi studi sull’argomento. Collaborò alla causa Lanteri e alla causa Rubino, anzi fu nominato nel 1960 presidente della Commissione storica per la causa Rubino dal vescovo di Alba. Nel 1945, dopo la guerra, era stato nominato Cappellano del lavoro nelle fabbriche e nel 1952 prese parte attiva nel Comitato Civico cittadino. Colpito da trombosi nel gennaio 1969, fu ricoverato nell’ospedale Cottolengo a Torino, dove, quando ancora si riprometteva di fare ancora molte cose per la storia della Congregazione, dopo sette mesi, cessava di soffrire. Riordinatore dell’archivio della Congregazione, ha raccolto e lasciato molte note sparse e studi a carattere monografico su alcuni aspetti della storia e su alcuni personaggi del nostro Istituto, specialmente sulle vicende della missione in Birmania, che si sono rivelate molto utili e preziose per il completamento di questi studi stessi.

Nato a Pedersano, frazione di Villa Lagarina (TN) il 30 luglio 1915, entrò in Congregazione a Ivrea l’8 novembre 1939, dopo aver compiuto gli studi al Ginnasio e al Liceo nel Seminario di Trento dal 1929 al 1939. Ricevette l’abito l’8 dicembre 1930 a Ivrea e qui emise la professione semplice l’ 11 dicembre 1940; pronunciò quella perpetua il 26 giugno 1942 a Pisa. Fu ordinato sacerdote il 26 settembre 1942 a Pisa, da Mons. Vettori. Svolse il suo ministero sacerdotale in periodi diversi a Pisa, Pinerolo, Ivrea, Torino (dove fu viceparroco), Teramo (viceparroco per sei anni), Rovereto (dove fu assistente nel convitto), Carignano, dove fu superiore per sei anni a partire dal 1969. Negli ultimi anni soffrì per il diabete e le sue conseguenze, oltre che per insufficienza cardiaca e per il morbo di Parkinson. Morì il 2 ottobre 1990.

Fratel Aldo è nato alla Sgurgola (Frosinone) il 18 luglio 1930 e morto a Chiavari il 21 gennaio 2013. Ha sempre frequentato la chiesa del suo paese, aiutando il parroco nella preparazione delle funzioni. Dopo aver conosciuto Padre Moscarelli Vittorio, suo compaesano, nel 1959 è stato ammesso al noviziato nella nostra Congregazione. Ha emesso i voti religiosi l’otto ottobre del 1961.

Il suo servizio lo ha svolto principalmente nella Parrocchia di Sant’ Elena a Roma, dove vi è stato trasferito nel 1964.

Da quell’anno e sino ai primi del 2000 Fratel Aldo è stato il curatore zelante e fedele della Chiesa di Sant’Elena, partecipando in maniera attiva a tutte le celebrazioni, recitandovi il S. Rosario serale e accompagnando i fedeli nel canto. Con la sua semplicità e bontà di cuore ha saputo essere amico di tutti.

Tanti oblati che per studio o ministero hanno soggiornato a Sant’Elena lo ricordano con affetto e riconoscenza.

Dopo aver lasciato la comunità di Sant’Elena ha soggiornato per alcuni anni a San Vittorino, per essere poi trasferito a Chiavari, dove è stato accolto e curato sino alla fine dai confratelli e dal personale della casa.
Il funerale è stato celebrato nella sua città natale, dove è sepolto assieme ai suoi cari.

Nacque a Zoldo Alto (Belluno), il 26 luglio 1934 ed entrò in Congregazione venendo da Chiavari nel 1950. Fece la vestizione a Ivrea nel settembre 1950; emise la professione temporanea a Ivrea il 12 settembre 1951. Fu ordinato sacerdote a Roma il 6 luglio 1958. Morì a Buenos Aires il 5 giugno 1968, all’età di anni 34.

Ancor giovane sacerdote fu mandato in Argentina, dove però il suo carattere incostante e la sua fantasia sempre accesa e in cerca del nuovo e dell’insolito, gli fecero venire a noia l’attività normale degli altri Oblati e lo spinsero a cercare nuove vie, nuove esperienze e nuove forme di apostolato tra i cosiddetti “preti operai”. Viveva ormai fuori di comunità, conservando però con gli antichi confratelli rapporti di sincera amicizia e visitandoli spesso, ma era ormai deciso a fare la sua vita fuori dell’Istituto. Una prima richiesta di ‘absentia’ era stata presentata il 24 giugno 1965 ed era stata accordata per un anno. Una seconda domanda, presentata il 25 aprile 1966, non ebbe risposta perché prevenuta dalla tragica morte mentre tentava di attraversare un passaggio a livello. Padre Nello, non cattivo ma molto ingenuo, merita molta comprensione da parte di quanti lo conobbero e di quanti non lo conobbero, insieme con la preghiera di tutti.

P. Angelo Cremonti nacque a Tortona il 24 gennaio 1916 da Armando Angelo e da Rosa Pagano.

Prima di entrare in Congregazione, per due anni fu Assistente dei giovani nel convitto “Giacomo Oneto” di Novi Ligure “dando prova di uno zelo e di una pietà encomiabili ed esplicando il delicato ufficio con tatto e, quel che più conta, con ottimo profitto per la formazione dei giovanetti affidati alla sua assistenza”. Vestì l’abito degli Oblati a Pinerolo, l’8 settembre 1936.

Emise i voti temporanei il 12 settembre 1937, essendo rettore della casa di Pinerolo P. Enrico Bobola, e quelli perpetui a Pisa, il 15 settembre 1940, essendo prefetto dei chierici P. Moraldo. Fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1943 a Pisa.

Morì il 6 settembre 1983 a San Paolo del Brasile, il 7 settembre fu sepolto nel cimitero di Campo Grande dopo le esequie celebrate dal Vescovo dom Celso Queiroz. In seguito i suoi resti mortali sono stati tumulati nel Cimitero di Jundiaì, nella tomba della Congregazione.

Ricordando P. Cremonti come fondatore delle Case del Brasile, indichiamo gli uffici da lui esercitati: superiore, parroco di San Giovanni Battista a Jundiaí, Delegato del Rettor Maggiore per il Brasile, superiore e parroco di N.S. di Lourdes a San Paolo.

All’inizio della sua vita sacerdotale, P. Angelo poté assecondare un grande amore che era cresciuto nel suo cuore: portare la Congregazione in Brasile. Affrontò le non poche difficoltà di quegli anni con l’entusiasmo del pioniere e il Signore benedì il suo sacrificio con le belle fondazioni che la Congregazione conta tuttora in quel paese. L’opera che raccolse il suo primo impegno fu la parrochia di San Giovanni Battista a Jundiaì dove era arrivato il 25 ottobre 1947. Nella sua struttura presentava i tratti ideali di una parrocchia OMV: la presenza privilegiata dei laici in tutta l’organizzazione amministrativa e pastorale, la devozione alla Madonna, una sala grandiosa per il cinema, una scuola. Oltre la chiesa matrice, P. Angelo curò anche la costruzione di tre cappelle nel territorio del Ponte São João.

Queste stesse caratteristiche P. Angelo cercò di riproporle poi a N. Signora di Lourdes a San Paolo dove operò dopo aver lasciato Jundiaí nel 1970.

Allo zelo pastorale, P. Cremonti univa un grande amore a Gesù Sacramentato, alla Vergine Maria, alla Congregazione, insieme a un costante impegno per le vocazioni, comprese le vocazioni adulte. Prima di lasciarci aveva provveduto anche incaricare dei sostituti che portassero avanti il lavoro iniziato.

E’ spontaneo pensare a lui come a un infaticabile apostolo, ma nell’ultimo anno della sua vita ci ha dato un’altra immagine di se stesso: ha saputo sopportare col sorriso e nel silenzio l’immobilità e il dolore prodotti dalla prima paralisi cerebrale e poi dalla seconda, avvenuta quando si sperava in un recupero; la terza doveva in poco tempo prostrarlo per sempre. A detta dei confratelli, fu un vero modello nell’affrontare questa croce, così come lo era stato nell’impegno pastorale.

Carta del Rector Mayor al padre Marcelo Turletti
con ocasión del funeral del padre Julio Cura

 

Roma, 19 de diciembre de 2024

Querido Marcelo:
He recibido la noticia de la partida de Julio.
Y le doy gracias a Dios por su vida y su entrega en la Iglesia y en la Congregación.

Tenemos tanto para agradecerle a Julio, realmente tanto.
Nos hizo fácil la recepción y comprensión del Concilio y, a la vez, no nos permitió dormirlo en slogans epidérmicos que no transforman la realidad.
Nos indició que la opción por el pobre no es una preferencia emotiva sino una profecía, porque es la misma opción de Jesús.
Nunca toleró que los Oblatos nos escapáramos en devocionalismos que olvidan lo esencial y que, por ejemplo, hacen de María una figura de decoración emocional más que la Madre del Señor a la que tanto amó y anunció “así como surge del evangelio mismo”.

Julio fue y sigue siendo un profeta, de esos que entienden claramente lo que sucede y a la vez son capaces de anticipar lo que sucederá. Por eso discutió con el poder civil, el militar y el eclesiástico. Tuvo el cuero resistente para cargar con esa cruz sin dudar ni perder humanidad. Y el tiempo y las instituciones terminaron por reconocer la verdad que había en sus luchas y que hoy ya son luchas comunes.
Julio es un hombre de la Palabra, que se anuncia sin atenuantes ni adulteraciones. La predicación del evangelio fue su gran pasión. Y, facilitarlo a quien lo escuchaba por primera vez o distraídamente, fue su tarea docente durante décadas.

Julio no cabe en una página de despedida.
En realidad, no cabe en ningún esquema porque nunca fue posible encorsetarlo.

Hoy Jesús crece porque Julio disminuyó. El sabía que debía ser así, su entrega cotidiana ha sido así. Había que menguar para que Cristo naciera y madurara en la Iglesia y en la Familia lanteriana; y para que este mundo tan herido como testarudo finalmente reconociera al Cordero de Dios que quita el pecado.

Con la gozosa certeza de la Pascua, querido Julio, querido hermano, celebrá la vida con
quienes te precedieron en el abrazo del Señor Jesús.