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Nacque ad Alessandria il 12 settembre 1820. Fece ingresso il 16 giugno 1835 a Santa Chiara di Pinerolo, dove avvenne la vestizione il 29 giugno 1835 e la professione, il 16 ottobre 1836. Fu ordinato diacono il 1 aprile 1843, e sacerdote il 10 giugno 1843 da Mons. Franzoni, nella chiesa annessa all’arcivescovado. Morì a Torino, nella casa annessa alla chiesa di San Francesco, il 16 gennaio 1893, all’età di 73 anni; fu sepolto nel cimitero comunale di Torino, nella tomba degli ecclesiastici.

P. Dadesso passò l’intera vita a Torino, prima nel santuario della Consolata, poi in casa Bianchetti, in Via Santa Chiara, e finalmente a San Francesco, dove morì. Ecco, in forma molto schematica, la sua vita:
– nel 1843, appena ordinato sacerdote, è nominato Vice-Prefetto dei chierici alla Consolata;
– nel 1845, è nominato segretario personale del Rettor Maggiore P. Avvaro. Fu in seguito rettore del santuario della Consolata, bibliotecario-archivista della Congregazione, e dal 1848, Procuratore delle missioni;
– nel 1851, a trent’anni, è nominato Consultore e Segretario generale della Congregazione; si trovò così giovane con Padri venerandi, passati allo storia della Congregazione: P. Isnardi, P. Enrico Simonino. P. Antonio Ferrero, P. Delfino, P. Felice Giordano;
– nel 1860, è nominato Procuratore generale e ammonitore del Rettor Maggiore Isnardi;
– nel 1870, è nominato primo Rettore della nuova fondazione a Torino, stabilitasi nella chiesa di San Francesco e affidata agli Oblati in sostituzione della Consolata.

Gli Oblati devono una grande riconoscenza a P. Dadesso per il grande lavoro da lui svolto come Segretario della Congregazione. E’ stato grazie al suo lavoro costante, paziente e intelligente, che si sono potuti salvare e conservare, attraverso tante dolorose vicende, documenti preziosissimi per la storia della Congregazione e, soprattutto, l’ingente mole di scritti autografi del venerato P. Fondatore. Importante anche il suo ‘Diario’, nel quale sono annotati tutti gli avvenimenti, anche i più insignificanti, che per oltre vent’anni, interessarono la comunità della Consolata.

P. Dadesso spicca per il suo grande amore per la Congregazione, per le tradizioni lasciate dai Padri anziani che ebbe la fortuna di conoscere e di imitare nell’ubbidienza e nella carità. P. Dadesso, noto anche per la sua pietà e santità di vita, era confessore di molti sacerdoti della diocesi di Torino e di numerosi monasteri che visitava spesso, come spesso visitava le carceri. P. Fogliati, che fu accolto in Congregazione da P. Dadesso, afferma di non avergli mai visto gli occhi, che teneva sempre bassi e raccolti. Pie persone di Torino dichiararono di averlo visto in visione dopo la sua preziosa morte.

P. Pietro Daldoss, figlio di Giovanni e di Assunta Chiesa, era nato a Peio (Trento) il 30 maggio 1924. Venne battezzato il 31 maggio e cresimato a Cogolo il 19 luglio 1932.

Entrato in Congregazione presumibilmente nel settembre 1936 fece la vestizione a Ivrea il 22 settembre 1940, essendo Rettor Maggiore P. Domenico Pechenino.

Emise i primi voti a Ivrea il 23 settembre 1941 nel santuario del Monte Stella e i voti perpetui a Pinerolo nelle mani di P. Ferdinando Kerschbaumer, il 30 settembre 1945.

Avendo proseguito gli studi a Nago con P. Moraldo come Prefetto di spirito, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1948 a Nago. Destinato poco dopo alle case dell’America Latina, vi trascorse 15 anni. Rientrato in Italia nell’estate del 1963, per motivi di salute e per difficoltà nella vita comunitaria, visse in famiglia a Peio, esercitando il ministero nella chiesa parrocchiale di San Giorgio, sicuramente fino al maggio 1965.
Rientrò per un breve periodo in comunità il 22 novembre 1966. In seguito si impegnò a favore degli emigrati italiani nelle Missioni Cattoliche a Lugano e negli anni ’70 a Reinach, a Uster, nella diocesi di Zurigo e, in ultimo, nel servizio migranti a Basilea, dove si distinse per zelo apostolico, come risulta da una lettera del Vescovo locale del Natale 1981.

P. Pietro è deceduto il 24 febbraio 2007.

Nato a Quartier Castello (Cagliari), il 20 novembre 1880, fece la vestizione a San Ponzio il 12 settembre 1897. Morì a Collegno (Torino) il 13 maggio 1901, all’età di 21 anni.

Ancora da chierico fu colpito da una forma grave di pazzia che lo fece ricoverare nel manicomio di Collegno. La sua morte fece una grande impressione nei confratelli, come si deduce dalla corrispondenza del tempo.

Nato a Mechel-Clès (Trento), il 5 marzo 1911, fu battezzato il 7 marzo con i nomi di Lino Federico Pio. Assunto l’abito degli Oblati il 29 settembre 1928 a Pinerolo, nella stessa città emise la prima professione l’11 maggio 1930. Pronunciò i voti perpetui l’11 giugno 1933 nelle mani di P. Raffaele Melis, delegato del R. M., a Pisa, dove fu anche ordinato sacerdote il 14 aprile 1935.

Per lunghi anni svolse la sua missione di Oblato in Argentina, dove fra l’altro si laureò in Filosofia il 29 marzo 1947 dissertando la tesi “La materia prima in S. Agostino”.

Essendo Consultore, il 24 ottobre 1956 fu nominato dal R. M., P. Alfredo Pagani, Postulatore e Procuratore generale della Congregazione.
Operò poi nella parrocchia di San Giorgio a Rovereto. Il 7 agosto 1977, il vescovo di Trento, Mons. Gottardi, gli affidò l’incarico di Parroco nelle parrocchie di S. Floriano e a Montalbano, e poi dal 1984 al 1994, per le parrocchie di Tavon e frazioni, dove si distinse per impegno e vitalità, e dove festeggiò nel 1995 i 60 anni di sacerdozio. Ha vissuto gli ultimi anni nelle comunità di Rovereto e a Chiavari. Da anni sofferente di cuore, è deceduto il 31 marzo 2004. I funerali hanno avuto luogo il 1 aprile 2004. E’ sepolto a Tavon.

Scrive di lui P. Mauro Oliva, allora Provinciale per l’Italia su “Oblati nel Mondo” del Maggio 2004: “Nel mese di dicembre andai a trovarlo alcune volte nell’ospedale di Lavagna (GE), tornai a trovarlo anche il 1 gennaio, per fargli gli auguri del nuovo anno, e dopo una lunga conversazione gli offrii di ricevere l’unzione degli infermi. Acconsentì subito e con gratitudine, ma prima di cominciare il rito mi pregò di farmi suo portavoce per far giungere la sua viva riconoscenza a tutta la Congregazione e ad ogni confratello, dicendo di aver sempre ricevuto del bene e mai nessun disgusto da nessuno; nello stesso tempo mi chiedeva di domandare scusa a suo nome a tutti coloro che in Congregazione avesse in qualsiasi modo offeso, anche involontariamente e indirettamente.

Cosciente perfettamente del suo stato di salute, compromesso per un grave scompenso cardiaco, P. Lino mi chiese di essere portato in comunità, per morire a casa, tra i confratelli.

Tornai a trovarlo in febbraio: era infermo, a letto, appena mi vide volle rinnovare i voti e la sua appartenenza alla Congregazione. Questo pensiero per la Congregazione, unitamente al racconto delle ‘gesta’ che aveva potuto compiere come missionario Oblato, era una costante; me ne resi conto fin da quando andai a trovarlo a Tavon, chiedendogli di rientrare in comunità. “Sì – mi rispose – devo prepararmi alla vita eterna, e vado volentieri a Chiavari per farlo”.

I numerosi appunti di predicazione e di ritiri, ben stilati, come la folta corrispondenza, trovati nella sua camera, testimoniano l’entusiasmo con cui si dedicava alla predicazione, alla direzione spirituale, alla cura delle anime, all’apostolato. Vi era anche una lettera, a lui indirizzata dal Direttore dell’Ufficio Catechistico di Roma, datata 1 gennaio 1951, nella quale viene elogiato per il suo desiderio di proiettare filmini su temi religiosi per la formazione di giovani e di adulti: avrebbe voluto utilizzarli anche in chiesa…!

Fra le varie carte, significativa appare una frase scritta di suo pugno sotto una poesia del Pascoli e l’immagine di un sacerdote benedicente: “Anch’io vorrei passare per le vie del mondo benedicendo tutto e tutti nel nome del Signore”. È l’espressione dello zelo apostolico che lo ha animato tuta la vita, quale figlio operoso del Lanteri”.

Nato a Rocca dei Baldi (Mondovì) il 12 agosto 1822, entra in congregazione il 27 ottobre 1843, riceve l’abito l’8 novembre 1843 e viene ordinato sacerdote alla Consolata il 13 novembre 1844 da Mons Dupuch, vescovo di Algeri. Muore a Torino alla Consolata a 29 anni e giorni 33, il 15 settembre 1851.

Padre De Rossi era cugino del padre Michele Vacchetta, di Benevagienna. Di salute sempre malferma, poté fare ben poco nei tre anni che seguirono la sua ordinazione sacerdotale. I confratelli vollero scrivere sulla sua tomba nella cripta della chiesa:

VOLUNTATE QUIDEM SED NON VIRIBUS – DIUTINO MRBO FRACTUS – AD OMBE OPUS BONUM PARATUS

“Pronto ad intraprendere qualunque forma di bene, ma stroncato da lunga malattia. Era in lui molta più volontà che forza fisica.”

Dal diario della Consolata, 15 settembre 1851: “Fu il primo Oblato che morì senza viatico, aveva celebrato il giorno prima o nel pomeriggio…”

Nato a Bricherasio, San Michele, il 25 maggio 1807, fece ingresso già sacerdote a Santa Chiara il 7 giugno 1833. La vestizione è del 20 giugno 1833, la professione del 20 giugno 1834 all’altare della Consolata. Morì a Nizza, alla SS. Annunziata, il 13 febbraio 1875, all’età di 68 anni. È sepolto nel cimitero di St. Barthelémy, nella tomba della Congregazione.

P. Delfino proveniva da Bricherasio, terra sempre feconda di Oblati, e precedeva di pochi mesi l’amico e compatriota padre Giovanni Antonio Avvaro, futuro Rettor Maggiore. P. Delfino occupò sempre posti di rilievo in Congregazione e si impose per la sua pietà e la sua scienza. Era definito “uomo santo e dotto”; il Caffaro, storico della chiesa pinerolese, lo definì “Vero portento di memoria: la sua scienza camminava di pari passo con la sua santità”. Era capace di ricordare pagine intere dei libri che leggeva. Padre Berchialla soleva dire che nella mente del padre Delfino ci doveva essere come un casellario dove rinchiudeva quello che leggeva, e al momento opportuno aprendo il casellario adatto ne tirava fuori cose meravigliose. Fu il primo Rettore della nuova fondazione di San Ponzio a Nizza e una delle figure più rilevanti del Convitto Ecclesiastico che lui stesso fondò e diresse per parecchi anni in quella casa. Era apprezzato come teologo profondo e preparatissimo. Ancora nella sua gioventù era stato incaricato dal padre Avvaro, Rettor Maggiore, insieme coi padri Michele Bosco, Giovanni Battista Isnardi, Emanuelli Davide, di preparare un “Commento” alla Regola, ed egli scrisse quello che fu chiamato “Direttorio Delfino”: messo in prova nel Capitolo generale del 1930, praticamente è ancora in uso al giorno d’oggi. Era di tale pietà e sodezza di virtù che Monsignor Fabre, Vicario Generale di Nizza, e altri si meravigliavano che non facesse miracoli. Ma era di tale umiltà che schivava ad arte tutto ciò che potesse risultare a suo onore. P. Tione (1823-1892), che visse molti anni con lui a Nizza, racconta che per due volte, nel 1862, alla morte del Rettor Maggiore Isnardi, e nel 1870, alla morte del Rettor Maggiore Biancotti, riuscì a sfuggire “al pericolo” di diventare loro successore. Padre Delfino passò quasi tutta la sua vita a Nizza, eccetto una breve parentesi, quando fu fatto Rettore della Consolata, dal 1857 al 15 novembre 1858, allorché gli Oblati furono cacciati a forza dalla Francia. Morì nella casa dell’Annunziata, a Nizza, a 68 anni.

Nato a Vèsime (Acqui), il 20 ottobre 1809, entrò già sacerdote a Pinerolo, Santa Chiara, il 10 novembre 1835. Ricevette l’abito il 21 novembre 1835 ed emise la professione alla Consolata il 20 giugno 1836. Morì a Madras, il 23 febbraio 1846, all’età di 36 anni.
Fu sepolto nella cattedrale di Madras.

Già sacerdote e laureato in ‘utroque jure’ all’università di Torino, restò per qualche anno nel Convitto Ecclesiastico dove, attraverso il Guala, venne a conoscere gli Oblati, fra i quali domandò di entrare. La sua vocazione religiosa trovò fortissimi ostacoli in famiglia, che nutriva grandi ambizioni su di lui; l’opposizione si calmò alquanto solo dopo che il Delprino fu, nel 1836, nominato Consultore del nuovo Rettor Maggiore, P. Avvaro. In quell’anno fu incaricato anche come ministro della comunità della Consolata e direttore dei lavori dei fratelli coadiutori. Si dice anzi, che lavorasse più dei fratelli stessi, essendo sempre in moto e in attività per le diverse necessità della casa e della chiesa. Molto presto si diede anche allo studio degli Esercizi volendo dedicarsi a quella predicazione specifica. Il 1 agosto 1841, il Rettor Maggiore, P. Avvaro rivolgeva a tutti gli Oblati l’invito a recarsi nelle missioni di Birmania o di Madras. Tra i primi a fare la richiesta ci fu proprio il Delprino, che fu accettato. Studiò con impegno l’inglese e si mise a disposizione di P. Ceretti, futuro Vicario Apostolico, accompagnandolo a Lione e a Roma (dove il Ceretti fu consacrato vescovo il 31 luglio 1842) e di lì in Asia, viaggiando per mare fino al Cairo, a dorso di cammello attraverso il deserto, fino a Suez (il canale fu aperto solo nel 1869), e di nuovo per mare fino in India. Arrivarono a Moulmein, meta del loro viaggio, in dicembre. Il Delprino, dotato di buona salute, si diede subito al lavoro. Per incarico del Ceretti iniziò un ospizio e una scuola per ragazze, affidate poi a suore venute dall’Europa; fece da cappellano militare ai soldati cattolici dell’84° reggimento (in maggior numero erano irlandesi che facevano parte della guarnigione di Moulmein), e cercò di suscitare nuove conversioni tra i protestanti battisti, che ostacolavano la sua azione in mille modi. Ma già un anno dopo il suo arrivo in terra di missione, la sua forte tempra era minata, continuo tuttavia il suo lavoro, fino al 1845, quando il mal di petto, la tosse insistente e una gran debolezza generale – tanto che ormai camminava a stento – lo costrinsero a cercare rimedio in clima più adatto. Si pensò all’isola di Ceylon, attuale Sri Lanka; ebbe il permesso di recarvisi, ma fermatosi a Madras, la malattia si fece sempre più grave e lo colpì mortalmente a 36 anni, il 23 febbraio 1846. P. Luigi Gallo OMV scrive di lui: “la sua attività gli faceva intraprendere tutto ciò che credeva potesse contribuire alla gloria di Dio e alla salute delle anime”.

Bibl. L. Gallo, AOMV: Memorie storiche sul padre Delprino, in AOMV, inedito; F. Giordano: Breve necrologio in AOMV, inedito.

Questo è tratto da un articolo su un quotidiano di Teramo, Italia – febbraio 2021. Questo articolo pensava che Gabriele fosse un prete. Abbiamo cambiato la lingua in modo che sia chiaro che Gabriele era un fratello e non un prete:

Sono giorni particolarmente tristi, questi che si stanno vivendo nel popoloso quartiere San Berardo. Nella serata di domenica (31 gennaio 2021), infatti, è venuto a mancare il fratello della comunità, Fr. Gabriele Dionisi. L’annuncio della sua scomparsa è arrivato dagli stessi Padri Oblati di Maria Vergine di Pinerolo, dove Fr. Gabriele aveva svolto la sua missione per molto tempo facendosi apprezzare e voler bene. Il parroco era nato nel l’ascolano nel 1955 e nel 1986 aveva emesso la Professione religiosa nella Congregazione dei Oblati per poi lavorare nelle comunità romana di San Vittorino, Rovereto, Pantelleria. Tra il 2008 e il 2017 era stato a Pinerolo, nel santuario del Sacro Cuore. Da qui era poi approdato nella comunità religiosa teramana dove, in questi giorni bui segnati dalla pandemia, era risultato positivo al Covid ed era stato quindi ricoverato in Ospedale. Com’ è noto il virus aveva fatto sentire in modo stringente la sua presenza colpendo anche padre Solomon risultato anche lui positivo al tampone e portando cosi, su direttiva di Monsignor Lorenzo Leuzzi, alla chiusura della Chiesa di San Berardo ai fedeli – lo scorso 24 gennaio – per poter procedere alle necessarie operazioni di sanificazione. (PatLomb)

Il 3 febbraio 2021 si sono svolte due messe funebri. Una è stata a Teramo alle nove del mattino. La salma è stata poi portata al santuario di San Vittorino per il secondo funerale alle 12.00. Segue una processione fino al luogo di sepoltura, il cimitero di San Vittorino.

Br. Gabriele ci mancherà moltissimo. È ricordato per il suo sorriso, la sua vita di preghiera e la sua sincera comunicazione con le persone.

Padre Nestor Omar Dominguez era nato il 28 gennaio 1929 a Lamadrid, diocesi di Azul, in provincia di Buenos Aires.

Entrato fra gli Oblati nella scuola apostolica “Maria Immacolata” – era come un seminario minore – fece la vestizione il 19 marzo 1946 a Villa Udaondo, allora parte del comune di Castelar, per mano di Padre David Menapace.

Nella stessa comunità emise i primi voti il 19 marzo 1947 e poi anche quelli perpetui il 25 marzo 1948. Portò a termine gli studi filosofici e teologici nel Collegio Massimo di San Miguel, in provincia di Buenos Aires, diretto dai Gesuiti. Fu ordinato sacerdote il 7 dicembre 1955 da Mons. Miguel Rauch, vescovo di Mar del Plata, a San Miguel.

Insieme ai Padri Otello Ponzanelli e Edoardo Huart, ha contribuito, con il progetto di scuola aperta a tutti, alla nascita dell’Istituto Immacolata nel 1957, e di quello di N.S. di Lourdes nel 1960.

Precisamente nella parrocchia di N. S. di Lourdes, eretta in quegli anni, esercitò il suo primo ministero sacerdotale. Poi continuò in diverse parrocchie e scuole: nell’ Istituto Immacolata a Castelar, diocesi di Moròn, a N.S. de la Merced Rio Cuarto, a Sant’Ignazio a Cordoba e a San Roque di Buenos Aires, sempre in Argentina, dove fu anche Assistente nel Movimento Familiare Cristiano e nel Movimento dei Cursillos.
In seguito venne inviato come missionario e poi parroco, a N. S. del la Fundación a Montevideo, in Uruguay. Colpito da un ictus fu poi trasferito nuovamente a San Roque dove lavorò ammirevolmente nel ministero della Riconciliazione e nella cura dei malati della parrocchia. Sempre a San Roque, il 7 dicembre 2005, festeggiò il 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale.

Padre Nestor è deceduto il 22 gennaio 2012.

La gente e i confratelli lo ricorderanno sempre come un padre buono, sempre sorridente, disponibile, semplice e di cuore generoso. E’ significativo che anche negli ultimi momenti, prima di affidare la sua vita al Signore, nel letto della clinica San Camillo, con voce appena percettibile, chiese a chi lo accompagnava: “Chi darà da mangiare ai bambini della scuola, tu?”.

Nel giorno del funerale, alla fine della sua omelia, P. Julio Cura, R.P., ha detto: “Noi tuoi fratelli, ringraziamo Cristo Pastore e Maria, nostra Madre e Fondatrice, per il dono della tua vita e della tua testimonianza … Ti auguriamo che il tempo che Dio continua a regalarti sia come quello che hai vissuto fino ad oggi e, come Maria, che la tua anima proclami la grandezza del Signore e il tuo spirito si rallegri in Dio tuo salvatore”.

Nato a Coggiola, frazione di Viera (Biella), il 30 ottobre 1850, entrò in Congregazione il 23 luglio 1875, essendo già chierico dai Tommasini del Cottolengo di Torino. Ricevette l’abito a San Ponzio il 15 agosto 1875 e fece la professione il 24 settembre 1876 a San Ponzio. Fu ordinato nel 1878 con altri tre Oblati, fra cui P. Toesca. Morì a Torino. a San Francesco, il 19 febbraio 1923 all’età di 73 anni.

E’ ricordato con apprezzamento come predicatore popolare e missionario molto attivo, oltre che come religioso esemplare, molto interessato allo sviluppo dell’Istituto.

Nacque a Molini di Triora, fraz. Corte (Imperia) il 21 dicembre 1855. Fece ingresso in Congregazione il 30 ottobre 1872. La vestizione avvenne l’8 dicembre 1872 e la professione l’8 dicembre 1873. Aveva un fratello sacerdote, don Giovanni Donzella.

Morì a Corte l’11 luglio 1888, all’età di anni 33.

Nacque a Melinci (Maribor, Slovenia), il 14 agosto1909. Fece ingresso il 16 novembre 1936 a Pinerolo dove avvenne anche la vestizione il 2 febbraio 1937, e dove emise la professione il 3 febbraio 1938. Ordinato sacerdote a Pisa da Mons. Vettori il 21 luglio 1940, morì il 22 febbraio 1973 all’età di 64 anni a Pinerolo, dove è sepolto nella tomba della Congregazione.

P. Duh (la parola “Duh” in lingua slava significa “spirito”) è il primo Oblato jugoslavo. Veniva dai Salesiani di Foglizzo, dove aveva già emesso la professione, nel 1936. Ben preparato nelle scienze letterarie e nella musica, fu subito incaricato dell’insegnamento privato e della scuola di canto nelle diverse case della Congregazione: a Torino, Pisa. Ivrea. Carignano, Pinerolo. Negli ultimi anni passati a Pinerolo fu tormentato dal diabete e da una grave forma di cecità. Avrebbe tanto desiderato vedere una fondazione di Oblati nella sua patria, ma i tentativi fatti in questo senso, per diversi motivi, non poterono avere seguito.

Bibl. Oblato Gennaio-Marzo 1973, 14.

Nacque a Viù (To), il 30 agosto 1815; fece ingresso il 17 marzo 1835, la vestizione avvenne il 14 giugno 1835 a S. Chiara, la professione il 9 luglio 1837 a San Ponzio. Morì a Nizza, il 24 gennaio 1866, all’età di 51 anni. È sepolto nella chiesa di San Ponzio.

Fratel Giacomo appartiene alla prima schiera di Oblati. Fu a Pinerolo, Santa Chiara, alla Consolata, e poi in casa Bianchetti, in via Santa Chiara, dove gli Oblati si erano ritirati dopo essere stati scacciati dalla Consolata, e finalmente a San Ponzio. P. Gastaldi, che lo conobbe personalmente, lo descrive così:

“Aveva felici disposizioni per ogni cosa che riguardasse i diversi uffizi dei fratelli coadiutori. Faceva il cuoco, il sacrestano, il sarto, il commissioniere, e ottimamente, soprattutto l’infermiere. Prima di entrare in Congregazione lavorava presso un argentiere a Torino. Era difficile vederlo malinconico o triste, anzi era sempre gioviale e sereno. Rideva molto facilmente e gli piaceva assai il discorrere, ma sempre con molto discernimento e giudizio. Non si schivava mai dal compiacere gli altri, e quantunque fosse assai occupato, tralasciava ogni cosa per prestare un servizio. Era molto dedito alla preghiera e quando era a Torino, a casa Bianchetti, non mancava di sentire tutti i giorni la Messa alla Consolata, dove non c’erano più gli Oblati…”

Venutagli un’escrescenza sul collo, fu consigliato di operarsi da un medico di Poirino. Ma l’operazione aggravò il male. Mandato a San Ponzio per curarsi, fratel Giacomo sopravisse ancora qualche tempo e morì.

Bibl. Necrologio di P. Gastaldi in AOMV, inedito.