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Falera Elio è nato a Valmontone (Roma) l’11 marzo 1921. E’ stato cresimato nell’allora nostra parrocchia di S. Elena a Roma.

È entrato in Congregazione il 4 ottobre 1932, come alunno del piccolo collegio di Chiavari.

Ha fatto il noviziato a Pinerolo, con P. Ferdinando Kerschbaumer, e l’11 settembre del 1938 si è consacrato al Signore con la Professione dei voti religiosi.

Dopo aver completato il liceo viene mandato a Pisa per gli studi di Teologia che, nonostante i duri anni della guerra, sotto la guida di P. Vittorio Moscarelli e di P. Antonio Moraldo. Il 31 marzo del 1945 riceve l’Ordinazione sacerdotale per l’imposizione delle mani di Mons. Gaudenzio Binaschi, Vescovo di Pinerolo.

In seguito, per un breve periodo, viene mandato a Torino, come assistente nella parrocchia di N. S. della Pace, guidata dal Rettor Maggiore P. Pechenino Domenico. Si occupa dei giovani di Azione Cattolica, insegnando allo stesso tempo religione al liceo classico “Gioberti”.

Nel 1946 è già a Roma, studente della Gregoriana per i gradi accademici in Sacra Teologia, dove nel 1949 difenderà la tesi dottorale “Il Lanteri difensore della genuinità della dottrina cattolica in Piemonte”.

Ritornato a Torino, riprenderà le attività precedenti, sino ad essere trasferito a Pisa, dove, dal 1951 al 1956, si dedicherà alla predicazione degli Esercizi Spirituali e alle Missioni popolari, curando allo stesso tempo la rivista “MYRIAM”, fondata alcuni prima dal P. Pietro Ponzanelli, morto tragicamente in un incidente stradale nel 1949 assieme al P. Luigi Ronzoni.

Dopo essere stato trasferito, ma solo per pochissimi mesi, a Rovereto per insegnare agli studenti di teologia e a Morimondo per la predicazione, P. Falera inizierà, nel 1957 la sua grande stagione a Carignano, che diventerà la sua casa per quasi 60 anni, e da dove si allontanerà per ritirarsi nella Casa di Riposo Boccardo a Pancallieri, dove oggi 31 gennaio 2017 è stato chiamato dal Signore.

P. Elio Falera, nei quasi 60 anni di ministero sacerdotale a Carignano ha svolto le funzioni di insegnante in vari licei di Torino, ha diretto il Santuario della Madonna delle Grazie e per alcuni anni ha anche rappresentato i confratelli della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine residenti in nord Italia.

Dobbiamo riconoscergli, con gratitudine, una grande disponibilità apostolica, arricchita dalle sue doti di ottimo predicatore e di fine scrittore. Ha curato con passione la vita liturgica del Santuario della Madonna delle Grazie, casa Madre della Congregazione, rendendolo disponibile alle confessioni e alla cura delle tradizioni religiose locali, che ha celebrato sempre con solennità e decoro.

P. Elio Falera se ne va a ridosso della celebrazione del bicentenario della fondazione della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, che ha iniziato il suo ministero apostolico proprio nella città di Carignano, nel Santuario della Madonna della Grazie. Lui ha vissuto una buona fetta di questa storia, iniziata quando 4 sacerdoti, riuniti in una piccola comunità, si erano prefissati di vivere assieme e contribuire alla formazione spirituale dei fedeli che l’avrebbero frequentata.

Negli 86 anni di vita in Congregazione, P. Elio ha realizzato tutto questo.
Lo raccomandiamo al Signore. Grazie P. Elio!

Cari fratelli e sorelle,
Il nostro cuore è triste per la partenza di P. Ettore anche se colmo di anni, ha vissuto una vita piena. Tuttavia, siamo grati a Dio per ciò che egli ha significato nella vita della Congregazione e nella vita della Chiesa.
Le parole di San Paolo ci illuminano in questo momento: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2 Tm 4,7). Se c’è una vita che può essere descritta con queste parole, è proprio quella di P. Ettore. Nato in questa terra nel 1931, ha sentito fin dalla giovane età la chiamata del Signore ed è entrato nel seminario oblato di Chiavari a soli undici anni. Da allora, il suo cammino è stato un continuo rispondere alla volontà di Dio con generosità e dedizione. Ordinato sacerdote a Rovereto nel 1956 visse un’intera esistenza da apostolo.
La sua lunga vita religiosa, quasi settant’anni, è stata segnata dal servizio instancabile alla Congregazione e alla Chiesa. Dalla formazione dei giovani ad Atri, al ministero parrocchiale a Roma e Teramo, fino agli incarichi di grande responsabilità nella Segreteria di Stato della Santa Sede, tutto in lui parlava di una profonda obbedienza e amore per la missione affidatagli. Uomo di silenzio, di preghiera e di intelligenza acuta, ha saputo coniugare il rigore della diplomazia ec-clesiastica con la tenerezza del pastore, sempre attento alle esigenze spirituali e materiali di coloro che gli erano affidati.
Ma ci piace ricordarlo anche come guida e sostegno per tante coppie di sposi, a cui ha dedicato parte del suo apostolato. Il suo opuscolo «Impegno di coppia per un matrimonio felice» è stato un frutto concreto della sua esperienza e del suo desiderio di aiutare le famiglie a vivere l’amore come un cammino di fede.
Negli ultimi anni, quando le forze fisiche lo hanno abbandonato, il suo spirito è rimasto saldo. Anche nella sofferenza ha testimoniato la fedeltà a Dio, accettando con pazienza e umiltà la prova della malattia. La sua ultima dimora a Chiavari è stata un tempo di attesa, di preghiera, di offerta silenziosa, in cui ha continuato a insegnarci il valore della speranza cristiana.
Un ricordo particolare, P. Ettore ha sempre custodito nel cuore un amore profondo e sincero per la sua terra natia e per voi, i suoi cari. Parlava con fierezza della sua famiglia, delle radici trentine che tanto lo hanno formato… dei suoi fratelli: Vittorio e Luciano delle sorelle: Rosa, Giuliana e Maria Luisa, dei nipoti e pronipoti, mantenendo sempre vivo quel sano orgoglio di appartenenza alla sua Valle, all’Anàunia.
Ora, mentre lo affidiamo alla misericordia di Dio, possiamo essere certi che P. Ettore continua il suo servizio, intercedendo per noi in cielo. Come ha speso la sua vita per il Vangelo, così ora gode della promessa del Signore: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo» (Mt 25,34).
Riposa in pace, caro P. Ettore. Il Signore, che hai servito con amore, perdoni le mancanze che la fragilità della natura umana -come a tutti noi- ti avrà fatto fare e ti accolga nel Suo abbraccio eterno.
Pisa, 14 febbraio 2025

Ringrazio P. Nicola, i confratelli e il personale di Chiavari per le cure premurose che gli hanno dato quest’ultimo tempo.
P. Roberto Jokanovic, OMV
PROVINCIALE D’ITALIA DEGLI OBLATI DI MARIA VERGINE

Nacque a Pompeiana (Imperia), il 30 maggio 1861. Entrato il 4 ottobre 1875, ricevette l’abito il 4 novembre 1875, emise la professione il 3 giugno 1877. Fu ordinato sacerdote a Nizza il 19 settembre 1885. Morì di etisia polmonare a Nizza, nella casa di San Ponzio, il 19 novembre 1886 all’età di 25 anni.

Aveva celebrato la Messa ancora due giorni prima. Il 17 novembre poi si mise a letto e non si alzò più, assistito continuamente da Fr. Francesco Avvaro e da P. Stefano Rossi, R. M. Questi lasciò scritto: “Egli ci ha edificato con la sua pazienza e rassegnazione alla volontà del Signore”

Nacque a Osasio (Torino), il 15 febbraio 1788. Entrò a Santa Chiara, Pinerolo, il 6 settembre 1826, dove avvenne la vestizione il 2 febbraio 1828 ed emise la professione il 15 agosto 1828 nelle mani di Mons. Rey, insieme al P. Fondatore e ai Padri Reynaudi, Loggero e Carrera. Morì a Torino, in casa Bianchetti, in Via Santa Chiara, il 12 gennaio 1859, all’età di 71 anni. Fu sepolto nel cimitero nuovo di Torino, nella tomba comune, per questo non si ha più traccia dei suoi resti mortali.

Già ‘Oblato aggregato’ nel periodo carignanese della Congregazione – il Ferrero era in quel tempo Rettore della chiesa di San Rocco a Carignano – fu uno degli otto primi Padri che firmarono la nomina del Lanteri a Rettor Maggiore della risorta Congregazione, il 6 ottobre 1825. Fu il primo Oblato a metter piede a Santa Chiara, a Pinerolo, dove fu per molti anni Procuratore, Economo e poi Rettore.

Scelto da P. Lanteri come proprio confessore, fu colui che lo assisté negli ultimi istanti e gli tenne la mano sollevata per l’ultima benedizione ai confratelli radunati intorno al letto del Fondatore morente. Fu anche Consultore generale e Ammonitore del Rettor Maggiore P. Isnardi, e poi Rettore alla Consolata dal 1852 al 1854. Fondata la casa della Gibellina a Como, ne fu il primo Rettore dal 1854 al 1858. Passò gli ultimi anni a Torino, dove morì, carico di anni e di meriti, durante la soppressione, in casa Bianchetti.

P.Ferrero fu un missionario formidabile: la tradizione gli attribuisce numerosissimi corsi di Missioni e di Esercizi, specialmente nella diocesi di Como dove era molto apprezzato anche per la direzione spirituale dei preti e del popolo. Era un religioso molto edificante, che si distinse sempre per il raccoglimento e lo spirito di preghiera. Soleva dire che gli Oblati avrebbero portato frutto nelle missioni “a misura della loro preghiera”.

Così P. Giovanni A. Ferrero – detto ‘il vecchio’, per distinguerlo da P. Vincenzo Ferrero (1824-1913) – che era stato uno degli autori e dei protagonisti in prima persona del massimo splendore dell’Istituto, fece in tempo a vederne anche il declino, con la chiusura delle case del Piemonte e la dispersione dei Padri, e con la crisi che ormai travagliava le nostre missioni in India, la cui fine sarebbe succeduta pochi anni più tardi. Non seppe della fine della casa della Gibellina, dove aveva speso le ultime forze della sua vecchiaia e tanti frutti di bene aveva raccolto, perché – particolare commovente – al giovane P. Gastaldi, arrivato a Torino in quei giorni, dopo aver riconsegnato alla diocesi la Gibellina, fu prudentemente impedito di entrare nella stanza del malato e farsi vedere da lui, per evitare incresciose domande e accrescere il dolore del morente.

Bibl. P. Gastaldi, Necrologio in AOMV, inedito; P. Calliari, Vita Lanteri, vol. IV e V.

Nato a Porte di Pinerolo il 29 maggio 1824; entrò in Congregazione il 10 agosto 1841. Emise la professione il 28 agosto 1842; fu ordinato sacerdote alla Consolata il 2 aprile 1848. Morì a Pinerolo il 1 agosto 1913 all’età di anni 89.

Padre Ferrero, detto Junior per distinguerlo dal padre Giovanni Antonio Ferrero (1788-1859), fu, come il suo omonimo, un grande predicatore popolare di Missioni e di Esercizi, soprattutto nella provincia di Como che diceva di conoscere ‘branca a branca’, cioè ogni palmo, e dove predicò circa 800 missioni. Morì a 89 anni, colpito negli ultimi tempi da una dolorosa cecità, dopo aver visto tutti i mali e i dolori della sua Congregazione, a cui, malgrado tutto, volle restare fedele fino alla fine.

Nato a Costigliole d’Asti il 7 febbraio 1875, fece ingresso a San Ponzio, Nizza, nel 1890; ricevette l’abito il 7 luglio 1890 a San Ponzio, dove emise anche la professione il 13 settembre 1891. Fu ordinato sacerdote a Nizza, da Mons. Chapon, il 12 giugno 1897. Morì a Viù (Torino) il 22 luglio 1969 all’età di anni 94; è sepolto nel cimitero di Carignano, nella tomba della Congregazione.

Padre Fogliati, come altri Oblati dello stesso periodo, proveniva dal benemerito Collegio vocazionale di don Ottavio Pavia che tanti sacerdoti aveva fornito alla diocesi di Torino e agli istituti religiosi della regione piemontese. Nella sua lunga vita, quasi centenaria, padre Fogliati ha vissuto molte vicende liete e tristi della Congregazione a fianco di padri venerandi che egli amava ricordare con commozione nei suoi ultimi anni. Rimasto a Nizza fino alla soppressione della casa, nel 1901, venne a Torino, San Francesco, dove rimase come Rettore fino al 1929. Trasferito nella nuova casa di N.S. della Pace, a Torino, nella cosiddetta ‘barriera di Milano’, collaborò col padre Pechenino alla cura religiosa di quella che, allora, era considerata la zona più malfamata della città. Vi rimase fino al 1969, gli ultimi 20 anni, in qualità di parroco col difficile compito di ricostruire casa e chiesa seriamente danneggiate dalla guerra, compito che egli seppe assolvere lodevolmente, conservando anche in età molto avanzata un animo giovanile e uno spirito fortemente dinamico. Per molti anni fu anche Consultore ed Economo generale della Congregazione. Vero Oblato, fedele all’osservanza regolare, ripieno dello spirito del Fondatore, ha consacrato la sua lunga vita all’incremento della sua famiglia spirituale, meritando così il ricordo riconoscente dei confratelli.

P. Fontana è nato il 20 gennaio 1930 a Cerisola-Rezzoaglio (GE). E’ il primo di nove figli.

Entrato in Congregazione il 12 ottobre 1942, nel seminario di Chiavari. Dopo il noviziato, con P. Bussetti, ha emesso la Professione il 13 settembre 1948. Ottenuta la licenza in filosofia e teologia alla Gregoriana, è stato ordinato il 15 luglio 1956.

Subito destinato a Pinerolo per la formazione dei chierici vi è rimasto sino al 1969, quando è partito per l’Argentina.

Continuando il suo ministero di educatore, ha insegnato filosofia a Castelar ed in seguito ha ricoperto vari ruoli nella cura pastorale delle comunità a Villa Udaondo, a San Roque, a Castelar e a Rio Quarto. Questi ultimi anni li ha trascorsi a San Roque, come vicario parrocchiale, dedicandosi specialmente alle confessioni e alla pubblicazione di foglietti per la formazione cristiana.

Morto a Buenos Aires il 4 settembre 2010.

Annuncio funebre del Rettor Maggiore.
E’ con profondo dolore che annunciamo la morte improvvisa del carissimo confratello p. Antonio Fontana, attualmente residente nella comunità di San Roque, Buenos Aires.
Il Padre Provinciale ha comunicato che il padre Antonio è stato trovato a terra, privo di vita, a seguito di una caduta dal terrazzo della nostra casa, per un improvviso malore. I funerali si sono svolti il 6 settembre, nella chiesa parrocchiale di San Roque.
Ringraziando il Signore per avercelo dato, gli affidiamo la sua anima, perché nella sua infinita misericordia gli conceda la pace e il riposo eterno.

Nacque a Cirié (Torino), il 15 marzo 1811. Entrò già sacerdote alla Consolata il 4 novembre 1844. La vestizione è del 13 novembre 1844, la professione, del 25 luglio 1845. Morì in Birmania, ad Amarapura, del 12 febbraio 1852, all’età di anni 41 anni.

Era entrato in Congregazione già sacerdote, per recarsi nelle missioni della Birmania. Aveva conosciuto e avvicinato gli Oblati della Consolata quando era alunno del Convitto Ecclesiastico al tempo del Guala e del Cafasso. Anche dall’Asia scrisse una lettera al Cafasso il 10 marzo 1850. Era partito in missione il 19 ottobre 1845 – questa fu l’ultima spedizione di missionari in Birmania – insieme con P. Vincenzo Bruno e altri tre chierici: Candido Paruzza, Giovanni Bozzala, Carlo Pregno d’Isola, e vi rimase per sette anni. In seguito all’occupazione inglese della Birmania, P. Fornelli compì probabilmente qualche imprudenza che gli attirò l’odio e il sospetto dei birmani. Fu preso dai banditi in rivolta contro il governo centrale, coi i Padri D’Isola, Abbona, fr. Romano e altri. Ebbe molto a soffrire per i maltrattamenti e la prigionia a cui fu sottoposto da parte dei rivoltosi e dei pagani, e a cui non potè resistere; a un certo momento domandò di uscire di Congregazione. Poi rientrò, ma avendo il cervello lesionato, andò sempre più aggravandosi: non c’era speranza di guarigione. Nella lettera di P. Carlo D’Isola del 10 agosto 1853 – e specialmente nella lettera che P. Paolo Abbona inviò al Rettor Maggiore il 17 aprile 1853 – si parla delle opere e dei patimenti di questo coraggioso e zelante missionario che per la fede aveva dato tutte le sue energie e, si può dire, la vita stessa.

Nato a San Damiano d’Asti il 23 luglio 1869, fece ingresso nel 1894; ricevette l’abito il 14 ottobre 1894, emise la professione il 2 febbraio 1897; morì a Viù (Torino) il 16 aprile 1945, all’età di 76 anni.

Entrò in Congregazione dopo aver fatto il servizio militare tra gli alpini a 25 anni e visse in Congregazione per più di mezzo secolo con grande edificazione, sempre a Torino, prima a San Francesco e poi alla parrocchia della Madonna della Pace. Fu detto – e senza esagerazione – che fece più lui con le sue genuflessioni e i suoi segni di croce fatti adagio, a capo chino e a occhi bassi, che non i padri con le loro prediche, per l’edificazione dei fedeli della parrocchia. Il suo buon esempio ha fatto un bene incalcolabile che Dio solo può misurare. Era di uno spirito di pietà veramente angelica, di un’umiltà profonda e convinta, di un’attività instancabile. I suoi discorsi su Dio e su temi spirituali erano molto edificanti e i chierici amavano talvolta obiettargli qualche cosa per vederlo animarsi nelle sue risposte. Chi l’ha conosciuto lo ricorda nel silenzio delle tarde serate, quando tutti si ritiravano per il riposo, inginocchiarsi davanti al Santissimo con le braccia incrociate, confuso quando qualcuno entrando all’improvviso lo sorprendesse in quella devota posizione.

Nato a Cuorgnè (Torino) il 4 marzo 1821, emise la professione il 16 febbraio 1845. Morì a Nizza, San Ponzio, il 24 luglio 1886, all’età di 65 anni.

Luigi Frasca nacque a Cuorgne (TO) il 13 agosto 1842, entrò in comunità già sacerdote nel 1899 e ricevette l’abito a San Ponzio il 21 novembre 1899. Morì a Torino nella casetta del Cottolengo il 7 dicembre 1920 all’età di 78 anni. Prima di entrare in Congregazione fu maestro elementare (o come si diceva allora, ludi magister) a San Sebastiano Po (TO) per trent’anni, e nella diocesi di Saluzzo dal 1875 al 1878. Preso dalla smania di scrivere libri, opuscoli e opere poetiche – attività per le quali non era portato – chiese il permesso alla Sacra Congregazione dei Religiosi nel 1913 e nel 1915, ricevendo sempre un rifiuto e creando non pochi problemi al Rettore Maggiore Toesca.

Nato a Cuorgné (Torino) il 03 gennaio 1827, entrò a Pinerolo il 05 ottobre 1842, ricevette l’abito il 16 ottobre 1842, e fece la professione il 17 ottobre 18432. Morì a Torino alla Consolata, il 4 settembre 1847, all’età di 20 anni, è sepolto nella cripta della chiesa.

Il chierico Frasca aveva un fratello sacerdote diocesano. Una breve biografia del viogane confratello fu preparata dal Padre Alessio Giuseppe (1824-1851), per uso interno alla comunità. Essa si conserva ancora tra i necrologi della Congregazione e si percepisce la stima che Frasca si era guadagnato all’interno della Comunità. Sulla sua tomba si leggevano queste parole MORUM NON DIERUM SENEX, maturo di costumi e di condotta, non di anni.

Fu giovane di ottime qualità, esempio per i suoi confratelli, di speciale modestia e di prontissima obbedienza. Sul volto composto e soave letizia si vedeva dipinta la pace dell’anima sua. Se il Signore ce l’aveva consegnato poteva riuscire a non poca utilità per la Congregazione specialmente nel dirigere la gioventù, non avendo sanità sufficiente per attendere alla predicazione nelle missioni, benché avesse grandissima brama di predicare e nei piccoli discorsi che faceva dimostrasse uno spirito ardente per il bene dell’anima. (Dadesso, Diario della Consolata – 4 settembre 1847)

Nato a Villa Franca Piemonte (Torino), il 24 giugno 1906, fece ingresso a Torino nel 1934. La vestizione avvenne a Torino il 13 gennaio 1935; la professione risale al 19 marzo 1937, nella stessa città. Morì a Pinerolo il 4 novembre 1975 all’età di 69 anni. È sepolto nel cimitero di Pinerolo, nella tomba della Congregazione.

Fratel Antonio fu addetto come sacrestano in diverse case, a Torino, a Ivrea, a Pantelleria, a Pinerolo.

Nacque a Torino l’8 settembre 1881; il suo ingresso in Congregazione risale al 1897 a San Ponzio, dove, il 12 settembre 1897 avvenne la vestizione, il 18 settembre 1898 la professione. Fu ordinato sacerdote a Torino, con 16 mesi di dispensa, nel 1904. Morì a Roma, a Sant’Elena, il 5 dicembre 1929 all’età di 48 anni; fu sepolto nella tomba della Congregazione, al Verano.

Padre Frisia è stato uno degli ingegni più brillanti tra gli Oblati del primo Novecento, anche se con la sua modestia e la facile bonomia cercava di nascondere le proprie doti. Appena ordinato sacerdote, fu incaricato di insegnare Teologia dogmatica e Storia ecclesiastica nel nostro studentato teologico a Carignano. Designato Rettore della chiesa della Madonna del Pianto a Roma (1909-1915), fu poi nominato parroco di Sant’Elena, appena questa parrocchia fu affidata agli Oblati, e lì rimase fino alla morte (1915-1929). La parrocchia di Sant’Elena nel 1915 si estendeva su un territorio molto più vasto di quello attuale – infatti nella stessa zona sono sorte più tardi quattro parrocchie – e dal padre Frisia e dai suoi collaboratori fu organizzata e strutturata in modo tale che fu poi proposta come modello alle altre della città. In Congregazione P. Frisia ebbe anche la carica di Consultore generale e di Procuratore. La sua morte prematura fu dovuta a emorragia cerebrale con paralisi progressiva causata, si pensa, dalla faticosa predicazione.

Scriveva di lui ‘Il Mamertino’: «E’ morto nel fiore dell’età, nel pieno vigore delle forze, sul campo delle sue fatiche, da vero Oblato che ha per motto di ‘morire sul pulpito o nel confessionale’. Ed è proprio sul pulpito, per uno sforzo eccessivo imposto al suo cervello minato dalla fatica, che egli è caduto, nobilmente sacrificando la sua vita a servizio di Dio e delle anime». La perdita di padre Frisia fu sentita non solo nella Congregazione degli Oblati e nella parrocchia di sant’Elena, ma anche nel Vicariato di Roma e nella città. Scriveva l’Osservatore Romano all’indomani della sua morte: «Padre Leone lascia il più largo e commosso rimpianto non solo nel suo Istituto e nella sua popolazione che lo amavano come e più di un padre, ma anche in moltissimi che lo conobbero e lo predilessero nella festosa serenità del suo carattere, nella sua alta intelligenza ricca della cultura più varia, nelle sue doti magnifiche di lavoratore e di organizzatore, nella sua vita intemerata e operosissima di sacerdote che lascia larga orma di sé».

Bibl. Il Mamertino, novembre-dicembre 1929, 202-205; Osservatore Romano, 11 dicembre 1929.