Nato a Monforte d’Alba il 16 settembre 1818; entrò in Congregazione il 18 gennaio 1838 ed emise la professione il 31 marzo 1839. Partito per la missione di Ava e Pegù ancora chierico il 9 luglio 1842, fu ordinato sacerdote insieme a P. Pogolotti da Mons. Ceretti a Amarapura, India, il 23 settembre 1843. Rientrato dalla missione per malattia nel 1865, morì a Torino, per un cancro alla gola, nell’Ospedale S. Giovanni, il 24 luglio 1865; fu sepolto a Torino, nel cimitero di S. Pietro in Vincoli.
Padre Gabutti restò e lavorò quasi sempre nel regno di Ava nelle residenze di Amarapura, Nabeck, Monlà, Kianjò.
G
Nacque a Carignano (Torino) l’11 novembre 1817; fece ingresso a Santa Chiara, a Pinerolo il 5 giugno 1834, dove ricevette anche l’abito il 20 giugno 1834 ed emise la professione il 21 giugno 1835. Fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1841 alla Consolata. Morì a Nizza, alla SS. Annunziata il 16 aprile 1863 all’età di 46 anni, è sepolto nel cimitero pubblico di Nizza.
Ordinato sacerdote alla Consolata, verso il 1840, fu presto nominato Procuratore delle Missioni, e avendo fatto egli stesso domanda di andare missionario, si mise d’impegno a studiare la lingua inglese e birmana: aveva molta facilità per apprendere lingue e dialetti, e in breve fece molti progressi. Partito per l’India il 27 luglio 1843, si stabilì da principio a Madras – che era stata affidata agli Oblati – e poi in Ava e Pegù. Rimase in missione appena tre anni, fino al 1846, poi dovette tornare in Italia per malattia. Uomo studioso e ben preparato, nel breve tempo di permanenza in Asia, aveva raccolto abbondante e prezioso materiale scientifico sulla fauna e la flora locale nonché sugli usi e costumi della popolazione birmana. In patria poté rimettersi alquanto in salute e il 18 ottobre 1854 poté dare avvio, come primo Rettore, all’Ospizio che gli Oblati avevano aperto in casa d’affitto della Signora Macchi, in via del Crocefisso n. 4312: qui rimase quatto anni fino alla chiusura della casa. P. Gallo si era talmente ambientato nel mondo milanese che riuscì a scrivere poesie in dialetto meneghino, ora conservate nel nostro archivio. Rimase poi alla Consolata fino al 1858, anno della chiusura di quella casa e della conseguente dispersione dei Padri. Passò gli ultimi anni a Nizza, in casa dell’Annunziata, dove si pensava che il clima più mite avrebbe meglio giovato alla sua salute malferma. P. Luigi Gallo appartiene alla piccola, ma gloriosa schiera degli scrittori di cui fu particolarmente feconda la prima epoca della Congregazione. Egli non occupa l’ultimo posto nella schiera degli altri Oblati scrittori, Isnardi, Biancotti, Gastaldi, Berchialla, Giordano. Di stile facile, dal periodare elegante e ordinato, ha lasciato diversi saggi in prosa e in poesia. È stata pubblicata la sua ‘Storia del cristianesimo nell’impero birmano’, in 3 volumi, Milano 1862, e di lui restano molti inediti nel nostro archivio generale. Era anche un buon musico. Morto ad appena 46 anni, la Congregazione è stata privata del molto che egli avrebbe potuto ancora fare e potuto dare, date le sue eccezionali doti di mente e di cuore.
Bibl. In Enciclopedia cattolica, v. 1909.
Nacque a San Martino la Palma, Firenze, l’11 giugno 1909; fece ingresso nella nostra famiglia religiosa il 18 dicembre 1931 a Pinerolo, dove ebbe luogo la vestizione l’8 settembre 1933. A Pinerolo, emise anche la professione il 10 settembre 1934. Fu ordinato a Pisa, nella chiesa della Visitazione, il 21 luglio 1940. Morì all’età di 71 anni, il 10 dicembre 1970, a Chiavari, dove riposa nel cimitero locale, nella tomba della Congregazione.
Padre Gamannossi aveva conosciuto gli Oblati dopo una missione predicata nella sua parrocchia da P. Raffaele Melis, verso il quale egli sentì sempre una grande venerazione e riconoscenza. Venuto da famiglia operaia, non ebbe tempo né possibilità di formarsi una vasta e profonda cultura, ma seppe supplire a questa mancanza con la sua spontanea e costante pietà. Visse in diverse case della Congregazione, ma si può considerare chiavarese per i molti anni passati in questa città come padre spirituale, confessore degli aspiranti Oblati e come prefetto di sacrestia della nostra cappella. Dal 1953 al 1955 fu molto vicino a Fratel Gino Burresi – poi Padre Gino – nell’apostolato mariano da lui svolto a Chiavari in quegli anni. Amabile, sollecito, accogliente, egli passò silenzioso facendo tanto bene. Per le sue virtù, Padre Gamannossi è rimasto a lungo anche nel ricordo dei fedeli chiavaresi che frequentano la nostra Chiesa. Era un Padre molto amato e stimato dai confratelli, dal Rettor Maggiore, dai sacerdoti che l’avevano conosciuto, per la sua bontà, umiltà e costanza, come risulta dalle testimonianze conservate in archivio. Il parroco del suo paese natale soleva leggere ai fedeli le lettere edificanti che riceveva da P. Gamannossi.
Don Antonio Zunino, parroco di Zoagli, scrive che «P. Gamannossi, nella sua infaticabile attività e vita esemplare, mi aveva seguito nelle parrocchie del mio ministero e aveva portato a me il profumo della sua operosità silenziosa e sacerdotale, e alle popolazioni la sua testimonianza di santità». Avendo dato tutta la sia vita agli altri a causa del suo amore per Dio, donò anche la morte, offrendosi ‘per il Papa, per il nostro collegio, per i sacerdoti, per le anime religiose che ho avvicinato’. P. Ciro Mannini nel ricordo pronunciato al suo funerale esclamò: “Grazie, Padre, del grandissimo bene che ci hai fatto!”.
Nacque a Pontedassio (Imperia), il 25 maggio 1803. Entrato già sacerdote il 5 gennaio 1831, ricevette l’abito il 5 gennaio 1831 ed emise la professione il 17 luglio 1831. Morì a Torino, alla Consolata, il 21 febbraio 1853, all’età di 49 anni; è sepolto nella cripta della Consolata.
Essendo entrato già sacerdote, il suo noviziato, per antico privilegio accordato alla Congregazione, durò solo sei mesi. P. Gandolfo appartiene ancora alla generazione dei “fondatori” della Congregazione. Il Gastaldi, che lo conobbe personalmente e visse con lui diversi anni, nel necrologio che ci ha lasciato scrive : “Era uomo di mortificazione e di penitenza nel vero senso della parola. Mi fu detto che usava sovente la disciplina. Dotato di un grande ingegno, lo sfruttò molto bene per diventare un ottimo missionario. Predicava alla semplice e faceva molto frutto”. Fu Rettore a Pinerolo e poi alla Consolata. Colpito da uno strano gonfiore alla gamba, sì pensava che si trattasse di cosa da poco, e invece si trattava di malattia di cuore. Stette alcuni mesi ammalato e poi dovette soccombere alla malattia. L’iscrizione sulla tomba diceva: “Religiosae observantiae et sui abnegatione exemplar in animarum salute procuranda indefessus” cioè “Modello di osservanza regolare e di mortificazione di se stesso, si diede senza tregua a procurare la salvezza delle anime”. Dando la notizia della sua morte, P. Dadesso, segretario del padre Avvaro, Rettor Maggiore, parla di questo decesso come di una delle grandi calamità che in quei tempi burrascosi travagliarono la nostra Congregazione.
Bibl. Necrologio del padre Gastaldi in AOMV, inedito.
Nato a Bosconero canavese (Ivrea), il 5 ottobre 1808, il 6 giugno 1829 fece ingresso a Pinerolo, dove ricevette l’abito il 6 luglio 1829 ed emise la professione il 17 luglio 1831. Morì a Nizza, a San Ponzio, il 14 maggio 1883, all’età di anni 75; è sepolto nel cimitero di St. Barthélemy, nella tomba della Congregazione.
Fratel Gardetti fu accolto in Congregazione dallo stesso P. Lanteri, al quale fu sempre molto caro e che egli ebbe la grazia di assistere nell’ultima malattia fino alla sua santa morte il 5 agosto 1830. Di questa malattia e degli ultimi momenti della vita del Fondatore, il Gardetti, già missionario in Birmania, lasciò un’ampia relazione – pubblicata in parte nella Positio Lanteri, 675 – molto preziosa per la biografia del Padre Fondatore. Passò dodici anni nella missione di Ava e Pegù. Era partito con P. Balma nel secondo scaglione di missionari il 27 luglio 1843 – o secondo un’altra testimonianza, il 25 luglio 1845 – e vi rimase fino al 1857, quando la prefettura fu tolta agli Oblati. Operò a Madras, a Maulmein e nel regno di Ava e Pegù. Il 15 ottobre 1858 lo troviamo nuovamente alla Consolata, poco prima della chiusura di quella casa. Passò gli ultimi anni a San Ponzio, dedito al lavoro e alla preghiera.
Fratel Francesco Avvaro (1860-1941) che visse molti anni con Gardetti, lo definisce “di vita esemplare, che aveva una venerazione speciale per P. Lanteri” (Positivo, 744).
Dopo aver appreso che due Oblati erano usciti di Congregazione, scriveva a P. Dadesso il 21 aprile 1850: “Che ne sarà di me prima ch’io muoia, io che sono solamente per metà Oblato?”.
Nato a Benevagienna (Fossano), il 31 ottobre 1827 e fece ingresso in Congregazione a Santa Chiara, Pinerolo il 7 ottobre 1845. La vestizione ebbe luogo il 19 ottobre 1845 a Pinerolo, dove emise anche la professione il 1 novembre 1846. Fu ordinato sacerdote nella chiesa dei Lazzaristi a Torino da Mons. Ceretti il 21 dicembre 1850. Morì a Pinerolo, nella casa del Sacro Cuore, il 19 novembre 1902, all’età di 75 anni. Fu sepolto nel cimitero di Pinerolo, nella tomba della Congregazione.
Padre Gastaldi è una delle menti più elette della Congregazione e lo scrittore più elegante e più conosciuto dell’Istituto. Era entrato in Congregazione dopo aver frequentato gli studi liceali a Fossano, aiutato dalla duchessa Costanza De Maistre-Montmorency Laval. Ecco in breve il suo curriculum vitae:
1851, Ripetitore di teologia morale nello studentato della Consolata;
1852, Professore di filosofia nello studentato di Pinerolo;
1853, predicatore di Esercizi e missioni: fino al 1877 ne diede complessivamente 83 mute, per gli anni successivi mancano i dati;
1855-1860, a Como, nuova fondazione nella residenza della Gibellina, a Borgo Vico (chiusa nel 1860);
1857, nominato Consultore generale;
1860, a San Ponzio;
1862, all’ospizio di San Giuseppe,a Carignano, incaricato di scrivere la vita di P. Lanteri (pubblicata nel 1870); scritta in parte a Carignano e in parte a Borgo Corlanese in casa De Maistre;
1862-1871, nel contempo fa anche da segretario a Monsignor Balma, tornato dalla Birmania e sostituto di Mons. Franzoni, arcivescovo di Torino, in esilio a Lione;
1871, Professore di retorica a San Ponzio;
1878, Rettore a San Francesco, a Torino, con l’incarico di scrivere la biografia del Cottolengo, uscita nel 1892 in 2 volumi;
1881, a Pinerolo, Ospizio di San Giuseppe;
1886, inizio della Chiesa del Sacro Cuore a Pinerolo;
1902, anno della morte, preceduta da breve malattia contratta nel predicare un corso di Esercizi spirituali al Cottolengo. Padre Gastaldi era stato proposto per una nomina a vescovo. A lui si deve una dozzina di pubblicazioni di diversa mole.
Bibl. G. ALESSANDRIA, Memorie e storie della chiesa di Benegiavenna, Pinerolo 1899; P. P. Gastaldi, Suor Maria Enrichetta Dominici, Torino, Tip. Salesiana, 1903 (opera postuma), Prefazione con accenni biografici dell’A.; Mons. G. B. RESSIA, Elogio funebre di P. Gastaldi, Mondovì, 1903.
Nato a Roma, il 3 maggio 1903, entrò a Chiavari il 15 ottobre 1915. Fece la vestizione il 12 settembre 1921 a Pinerolo, dove emise anche la professione il 4 novembre 1922; fu ordinato sacerdote a Lucca da Mons. Torrini il 30 marzo 1929. Morì a Sant’Elena, a Roma, il 30 maggio 1958, all’età di 55 anni; è sepolto a Campo Verano a Roma, nella tomba della Congregazione.
P. Gentili rimase quasi tutta la sua vita Roma, nella parrocchia di Sant’Elena, in qualità di viceparroco. Per diversi anni fu anche Rettore della comunità. Di carattere riservato, compì il suo dovere e visse la sua vita religiosa in silenzio, in pietà, in umiltà.
Bibl. OBLATO Maggio-giugno 1958, 74; Mamertino, 1958
Nacque a Levaldigi (Fossano), l’8 marzo 1822. Entrò in Congregazione, il 24 maggio 1844 a Pinerolo, Santa Chiara, dove ricevette l’abito il 25 luglio 1844, ed emise la professione il 25 luglio 1845. Morì a Torino, alla Consolata, il 25 dicembre 1845, all’età di 23 anni; è sepolto nella cripta della Consolata.
Aveva un fratello sacerdote, don Costanzo, parroco di Cevere, poi canonico della cattedrale di Fossano. Il nostro chierico aveva studiato nel seminario di Fossano e già indossato l’abito clericale il 28 luglio 1839. A 17 anni voleva entrare tra i Cappuccini, ma per consiglio del teologo Craveri, che fu suo superiore nel seminario per cinque anni, poi optò per gli Oblati col desiderio di andare un giorno nelle missioni in Birmania: il Crateri, come si sa, era molto amico degli Oblati, così com’era stato unito al padre Lanteri. Il Ghignetti fece il noviziato a Pinerolo sotto la direzione di un autentico santo, il padre Michele Bocco (1819-1850), maestro dei novizi. Ricco di fervore, il 14 settembre 1845, il giovane novizio, già gravemente malato, aveva fatto voto di credere sempre all’Immacolata Concezione di Maria e all’infallibilità del papa, a quel tempo non ancora definiti come dogma: questo voto era comune nello studentato degli Oblati in quegli anni. Sotto la guida del padre Bocco, il nostro Ghignetti aveva imparato a venerare profondamente P. Lanteri e ad amare il suo Istituto. Subito dopo la professione il suo mal di petto si aggravò. Per avere migliori cure, fu portato da Pinerolo alla casa della Consolata, a Torino, ma tutto fu inutile. Dopo pochi mesi, «il giorno stesso in cui nasceva al mondo Gesù» – come si legge sulla sua tomba nella cripta della Consolata – il 25 dicembre, spirava nel bacio del Signore. Il chierico Berchialla, che era suo compagno di corso, lo paragona a San Luigi Gonzaga. Un altro suo compagno di studi, Pietro Gastaldi, ne scrisse una commossa biografia che conserviamo nei nostri archivi.
Bibl. P. GASTALDI, Della vita di Francesco Ghignetti, Chierico, Oblato di Maria Vergine, AOMV, 1857, inedita.
Nato a Corneliano d’Alba (Cuneo), il 30 maggio 1823, entrò in Congregazione nel 1841, e ricevette l’abito il 1 novembre 1841. Emise la professione il 1 novembre 1842, e presentò a Pinerolo domanda di andare in missione il 14 febbraio 1843. Fu ordinato sacerdote a Calcutta nella domenica della SS. Trinità il 6 giugno 1846 da Mons. Patrick Carew. Morì il 4 maggio 1851, all’età di 28 anni, a Corneliano d’Alba dove fu sepolto.
Era partito per la missione di Ava e Pegù ancora chierico e vi rimase per cinque anni, dal 1844 all’11 aprile 1848, quando si imbarcò per Bordeaux per tornare in Italia, gravemente ammalato. Era disposto a tornare in missione una volta guarito. Gli fu concesso di ritirarsi in famiglia, ma neppure l’aria nativa gli fu di giovamento e morì poco tempo dopo senza il conforto della presenza dei suoi confratelli, a cui si era sempre sentito molto legato, e senza la speranza di essere sepolto ai piedi della Consolata.
Nacque a Abbadia Alpina (Pinerolo), il 20 aprile 1897, entrò in Congregazione nel 1914 a Pinerolo; qui ricevette l’abito il 24 settembre 1914, e nel 1915 emise anche la professione (ad annum, a causa del servizio militare da prestare in tempo di guerra); pronunciò i voti perpetui a Pisa il 15 maggio 1921, fu ordinato sacerdote a Pinerolo da Mons. Matteo Filipello, vescovo di Ivrea, il 25 settembre 1921; morì a Pinerolo il 29 marzo 1971 all’età di 74 anni; è sepolto a Pinerolo, nella tomba della Congregazione.
‘P. Giai’, così era chiamato in famiglia, proveniva dal Collegio del Cottolengo di Pinerolo, comunemente denominato ‘degli Angeli’. Entrò in Congregazione a 17 anni, in tempo di guerra, e presto fu obbligato a partire sotto le armi. Svolse il servizio militare tra i carabinieri a Palermo, dal 1915 al 1918, attendendo nel frattempo agli studi ecclesiastici nel seminario di quella città. Il decreto ‘Inter reliquas’ del 1 gennaio 1911 della S. Congregazione dei Religiosi aveva imposto la professione ‘ad annum’ per i giovani obbligati al servizio militare. Fu così che il nostro novizio fece la prima professione ‘ad annum’ nel 1915, la seconda nel 1920 e la perpetua nel 1921. Grande merito di P. Giai è la sua fedeltà alla vocazione tra difficoltà di ogni genere: fu l’unico dei chierici Oblati partiti per la guerra a far ritorno tra noi.
Dopo un breve periodo di apostolato a Pisa, il 28 novembre 1923, partiva per l’Argentina, dove svolse un apostolato intensissimo come Parroco, Rettore, fondatore di nuove comunità, pioniere della Congregazione, missionario popolare: diresse più di 100 corsi in Argentina e Uruguay; ‘primo missionario Oblato in Argentina’, l’ha definito P. Amilcare Merlo. Nel 1935 è parroco a Santa Rita di Buenos Aires. Nel 1936, fino al 1947, è delegato del Rettor Maggiore per l’America Latina. In quel periodo fonda la casa di Villa Udaondo presso Buenos Aires. Nel 1947 passa in Brasile ed è successivamente parroco e Rettore a San Paolo (Planato Paulista) e a Curitiba. Nel 1963 torna definitivamente in Italia e si ritira prima a Carignano poi a Pinerolo. Si preparava a celebrare il suo 50° di ordinazione sacerdotale con gli altri quattro compagni di ordinazione, quando la morte lo colse sei mesi prima di quella data. Padre “Giai” sarà ricordato per molti anni ancora per le sue delicate composizioni musicali, piene di sentimento e di pietà, molto orecchiabili e di facile esecuzione, che hanno sempre avuto, ancora lui vivente, grande successo.
Nato a Pianezza (Torino), il 21 maggio 1873, entrò in Congregazione il 3 settembre 1889 proveniente dal Collegio di Don Pavia; ricevette l’abito il 2 luglio 1890 a San Ponzio, dove emise anche la professione il 13 settembre 1891. Fu ordinato sacerdote a Torino, da Mons. Richelmy, il 4 giugno 1898. Morì a Sant’Elena, a Roma, il 9 maggio 1949, all’età di 76 anni; è sepolto a Campo Verano a Roma, nella tomba della Congregazione.
Era di famiglia molto religiosa, di vecchia tradizione cristiana: altri due fratelli erano sacerdoti, uno dei quali, mansionario di San Pietro a Roma.
P. Gianasso fu viceparroco a Sant’Elena per trent’anni, dal 1920 al 1949, anno della morte. Sua specialità era l’assistenza ai malati e l’amministrazione del Battesimo: parecchie migliaia di bambini della parrocchia sono stati battezzati da lui. Di intelligenza mediocre, afflitto da mal caduco, servì volentieri la Congregazione in quello che poteva, dandosi senza risparmio. Aveva una particolare devozione alla Madonna e al mistero della Santissima Trinità. Quando si riprendeva, dopo le crisi di mal caduco, le sue prime parole, ripetute per centinaia di volte, erano: ‘Gloria Patri et Filio….’
Morì dopo una lunga e tormentosa malattia che sopportò pazientemente senza mai lamentarsi.
P. Tommaso Gibelli: nato ad Alano di Piave (Belluno), il 6 aprile 1927 (non maggio, come scritto erroneamente anche nei ricordini funebri,) da Antonio e da Eloisa Daprai, fu battezzato il 13 aprile 1927 a Fener (Padova). Cresimato il 23 maggio 1937, entrò in collegio a Chiavari il 25 settembre 1938, a 11 anni, essendo assistente P. Luigi Pinamonti. Il 29 agosto 1943 ricevette l’abito degli Oblati dalle mani del Rettor Maggiore, P. Domenico Pechenino, a Ivrea, dove frequentò anche l’anno di noviziato, dall’agosto ‘43 al ’44, con il Maestro P. Mario Pezzini. Emise i primi voti il 3 settembre 1944, sempre a Ivrea, nelle mani del Vescovo Mons. Rostagno, e i voti perpetui a Nago, il 7 aprile 1948, dopo lo scolasticato sotto la guida di P. Moraldo e di P. Aime.
Fu ordinato diacono il 19 maggio 1951 da Mons. Carlo De Ferrari e sacerdote il 24 giugno 1951, a Rovereto, dall’Ausiliare Mons. Rauzi. Dal ricordino della Prima Messa conosciamo le sue intenzioni di quel giorno, segnate dal clima del primo dopoguerra:
“Per il Papa, per i fratelli nel sacerdozio che sotto l’oppressione testimoniano con il sangue la Tua Fede, per tutti i sofferenti nel corpo e nello spirito, per l’esaltazione di Maria nel mondo, per l’avvento della Tua Pace, per i genitori, parenti, amici e l’amatissima Congregazione”.
Insegnò nelle Medie e nel Ginnasio a Chiavari dal 1951 al 1957, fu assistente nel pensionato universitario a Pisa nell’anno 1957-’58, quindi rettore, dall’ottobre 1958 al ’62, a Rovereto; e a Pisa, dal 1962 al ’65. Trasferito a Nizza dal 1971 con incarichi di economo, fu più volte rettore in quella città. Ricoprì anche l’incarico di economo generale dal 1983 al 1984.
Aveva l’animo di un poeta. Ci ha lasciato alcuni quaderni di poesie. Una, scritta a Rocca di Papa il 7 ottobre 1991 recita così:
“…Poco ho di me che valga,
eppure quanto mi hai dato è immenso:
vita, intelletto e un corpo,
meraviglioso tempio della tua sapienza.
…Quando si spegnerà quella scintilla
ch’accese un giorno il padre mio e mia madre,
come la legge tua volle per noi,
che resterà di me, Signor dei Cieli?
Il mesto ricordo d’un attimo perduto?
… o gioia eterna di tua misericordia?”.
E’ deceduto dopo una lunga malattia, nella casa della Fondazione Pauliani a Nizza, il 4 settembre 1999, all’età di 72 anni. Dopo i funerali celebrati nella chiesa dell’Annunciazione, fu sepolto nella tomba della Congregazione, nel cimitero di Saint Barthélemy.
Nacque a Torino il 21 marzo 1814. Il 7 settembre 1831 entrò a Santa Chiara, Pinerolo, dove fece la vestizione il 13 settembre 1831 ed emise la professione il 14 ottobre 1832. Fu ordinato sacerdote a Torino il 23 settembre 1836 da Mons. Fransoni. Morì a San Ponzio, a Nizza, il 28 maggio 1904, all’età di 90 anni; è sepolto a St. Barthélemy, nella tomba della Congregazione.
Aveva due altri fratelli sacerdoti, tra cui il canonico Giovanni Battista, che fu ai suoi tempi il più celebre e prestigioso oratore sacro del Piemonte. Il padre, Giovanni Battista, negoziante di Torino, era da anni figlio spirituale del Lanteri e suo collaboratore nella diffusione dei buoni libri. P. Lanteri frequentava spesso casa Giordano ( vedi Carteggio, V, 261 ss.). P. Felice era di ingegno versatile, buon scrittore e buon oratore e ha lasciato un ricordo indelebile – anche per la sua lunga età – nella storia della nostra Congregazione.
Appena ordinato sacerdote, nel 1836, fu mandato a San Ponzio, ma presto fu nominato Maestro dei novizi a Pinerolo, dove rimase dal 1837 al 1844. Tra i suoi novizi ebbe anche il chierico Giuseppe Burzio (1822-1842), morto in concetto di santità, di cui egli ci lasciò un’originale biografia pubblicata a Torino nel 1846. Aperta la casa di missione di Livorno Vercellese nel 1844, il Giordano ne fu il primo rettore dal 1844 al 1848. Dal 1849 al 1854 fu rettore della casa di Pinerolo. Nel 1850 fu nominato Consultore generale, carica a cui rinunciò nel 1859. Chiuse tutte le case del Piemonte, si stabilì nella casa di San Ponzio a Nizza, dove rimase gli ultimi quarant’anni della sua vita attendendo alla predicazione, all’edizione dei suoi libri in italiano e in francese, e al ministero sacerdotale. Nel 1889 fu fatto Ammonitore del nuovo Rettor Maggiore Avvaro Junior. P. Giordano è ricordato nella vita di San Giovanni Bosco per l’amicizia che lo legò costantemente al santo fondatore dei Salesiani e per l’aiuto materiale che aveva dato alle sue opere.
Vecchissimo, arrivò a quasi settant’anni di sacerdozio, conservò sempre mente lucida e animo buono, di semplicità quasi infantile.
P. Alberto è nato a Varese Ligure (La Spezia-Italia) il 24 giugno del 1928. È entrato a Chiavari, nella casa del postulandato, nel 1943, quando imperversava ancora la seconda guerra mondiale.
Nel 1944 è stato mandato ad Ivrea per fare il noviziato, alla fine del quale, nel 1945, ha fatto la sua prima Professione Religiosa. Il prossimo 24 agosto avrebbe celebrato i sessanta anni di sacerdozio, essendo stato ordinato nel 1952.
Dopo una breve esperienza pastorale nella parrocchia della Pace, a Torino, è stato trasferito a Chiavari, dove vi è rimasto sino al 1968. Durante questi anni ha svolto essenzialmente il compito di insegnante di italiano, latino, greco e anche matematica. Possiamo dire che l’insegnamento è stata la sua grande passione. Dopo la chiusura del Collegio di Chiavari, nel 1969 è stato trasferito a San Vittorino, dove vi è rimasto sino al 1985. Anche qui, quando le scuole medie del paese funzionavano all’interno del seminario, pur non avendo nessun incarico ufficiale di insegnamento, ha avuto la possibilità di aiutare tanti giovani ad apprendere le sue materie preferite.
A San Vittorino si è impegnato, assieme agli altri confratelli, per la costruzione del Santuario e la redazione e divulgazione della Rivista Myriam.
Dopo la grande esperienza di San Vittorino è stato trasferito a Sassari, nella Parrocchia del Cuore Immacolato, da dove poi, nel 2007 è andato a Chiavari.
Per gli Oblati che durante il periodo della formazione hanno iniziato a Chiavari il loro cammino di consacrazione nella Congregazione, P. Alberto è stato un ottimo insegnante, capace, preparato e dedicato; quanti lo hanno conosciuto a San Vittorino e poi a Sassari non possono che lodarne la disponibilità al servizio e la grande capacità di lavoro. La Congregazione gli deve certamente tanto!
Anche se malato ha voluto celebrare la Messa con la gente sino a pochi mesi fa, quando ormai le sue condizioni fisiche ormai irrimediabilmente deteriorate non lo hanno permesso più.
Qualche giorno fa era stato ricoverato nell’ospedale di Sestri Levante, vicino a Chiavari. Niente faceva presagire la morte, avvenuta oggi, 9 agosto, 2012, alle ore 20.
La nostra gratitudine va innanzi tutto al Signore che lo ha voluto nella nostra famiglia religiosa, donandocelo come fratello. Tutti noi Oblati e quanti lo hanno conosciuto, apprezzandone le doti, in segno di ringraziamento e di affetto accompagniamo con la preghiera il suo cammino al Cielo.
P. Alberto, grazie di cuore!
Nacque a Pinerolo il 16 giugno 1815. Il 22 maggio 1834 entrò in Congregazione, e fece la vestizione il 15 agosto 1834; ed emise la professione il 15 agosto 1834. Morì a Pinerolo di colera morbus il 27 settembre 1854, all’età di anni 39 e mesi 3. E’ sepolto nel cimitero di Pinerolo nella tomba della Congregazione.
Nei vent’anni che passò in Congregazione visse sempre nella casa di Santa Chiara a Pinerolo nella funzione di sacrestano e di aiuto cuoco. Ammirevole il suo contegno tenuto in chiesa, occhi bassi e devota genuflessione ogni volta che passava davanti all’altar maggiore, con edificazione dei confratelli e dei fedeli. Il padre Minnini, dell’Oratorio di Torino, che predicando gli Esercizi alla comunità aveva osservato la condotta del Griotti, diceva: “Avete un gran bravo fratello coadiutore, parla poco, ma vale tant’oro. E’ il vero tipo del fratello coadiutore.”
Colpito da cholera morbus, da cui non poté più rimettersi fu assistito fino alla fine dal padre Pietro Gastaldi e Andrea Macchioro. “E il Signore l’ha tolto dal vedere peggiori disastri.” (P. Berchialla).
Nacque a Pinerolo il 20 febbraio 1889. Fece la vestizione a Pinerolo il 1 novembre 1907; morì a Piossasco (Torino) il 4 settembre 1908, all’età di anni 19. E’ il primo alunno del nuovo Collegio di Chiavari (allora Palazzo Costa).








