M

Nato a Lizzanella di Rovereto (TN), il 13 aprile 1914, battezzato nello stesso giorno, entrò poi nel collegio di Chiavari il 30 agosto 1926. Fece il noviziato a Pinerolo dove ricevette l’abito l’8 settembre 1933, e pronunciò i primi voti il 9 settembre 1934. A Pisa emise la professione perpetua il 10 settembre 1937, ricevette il diaconato e poi l’ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1941 da S. E. Mons. Vettori.

Sempre pronto nell’obbedienza ai superiori, svolse il suo ministero con impegno e disponibilità verso tutti, a Carignano, a Pisa, a Pantelleria come parroco di Scauri, a Teramo come parroco di Cartecchio, collaboratore a Rovereto, poi a Morimondo, fu nuovamente parroco a Pantelleria dal 1967 al ’69, poi collaboratore a Torino nella pastorale parrocchiale e nell’insegnamento a scuola, fino al 1973; a Pinerolo fino al 1975; a Roma, alla Madonna del Pianto dal 1975 al ’77, poi nuovamente a Torino. Morì il 15 marzo 1993.

P. Andrea Mannini era nato a Pariana, piccolo comune nel retroterra di Massa Carrara, il 13 aprile 1920, da una famiglia operaia, numerosa e molto religiosa. Il papà Quinto, era lizzatore nelle locali cave di marmo. A 11 anni, il 5 ottobre 1931, seguendo l’esempio del fratello maggiore Ciro (1913-1983), entrava nel piccolo Seminario degli Oblati a Chiavari per avviarsi al sacerdozio. Terminato il quinquennio del ginnasio, nell’agosto 1936 entrava nel noviziato di Pinerolo vestendo l’abito degli Oblati l’8 settembre di quell’anno e pronunciando i primi voti il 12 settembre 1937. Nell’agosto 1940 si portava a Pisa per proseguire gli studi di teologia, che però doveva interrompere nel 1943 a causa della guerra che si faceva sempre più minacciosa e paurosa in quella zona – Pisa era nel pieno di quella che fu chiamata la ‘linea gotica’ – e coi compagni si portò nuovamente a Pinerolo, ritenuta zona più sicura e tranquilla. Il chierico Mannini vi arrivò dopo un viaggio disastrosissimo il cui ricordo gli rimase impresso per parecchi anni e di cui parlava spesso. Terminato l’ultimo anno di teologia, il 3 giugno 1944 fu ordinato sacerdote nella nostra chiesa del Sacro Cuore dal Vescovo di Pinerolo, Monsignor Gaudenzio Binaschi di venerata memoria. La cerimonia dell’ordinazione – è ricordato anche questo particolare – dovette a un certo momento essere sospesa per un improvviso allarme aereo che aveva messo in agitazione il pubblico. Riassumiamo i quarantun anni di sacerdozio di P. Mannini, 1944-1985, in pochi e sommari accenni.

Destinato dai superiori alla comunità di Pinerolo, che a quel tempo accoglieva anche i novizi e gli studenti, egli fu successivamente insegnante di matematica e di scienze nel liceo e prefetto spirituale degli studenti, e nello stesso tempo predicatore popolare nella nostra chiesa e in molte parrocchie della diocesi. Un’attività particolare egli svolse nella locale Schola Cantorum che seppe portare a livello mai più raggiunto in seguito, sia con la sua partecipazione personale – aveva una bellissima voce tenorile specialmente distinta negli assoli – sia nell’organizzazione e direzione delle esecuzioni con orchestra ad archi, sia nella paziente preparazione dei Pueri Cantores. Chiamato a far parte della Consulta della Congregazione, tenne per parecchi anni, e in tempi molto difficili, l’economato generale dell’Istituto. Dopo la parentesi di una decina d’anni passati a Torino nella parrocchia di N.S. della Pace, di cui fu nominato parroco nel 1971, e che dovette lasciare per le sue precarie condizioni di salute, nel 1975 tornava a Pinerolo dove si doveva concludere la sua giornata terrena.

Nell’ultimo decennio la sua salute fisica non era più florida come una volta. Già a Torino, anzi prima ancora, aveva accusato disturbi piuttosto gravi che lo obbligarono a un regime molto severo. Tornato a Pinerolo, in un primo tempo, le condizioni di salute sembravano migliorate, ma nel 1984 un’improvvisa ricaduta cambiava radicalmente la situazione.

Obbligato a sottoporsi quattro volte al giorno alla dialisi, quest’ultimo anno di vita fu per lui un continuo doloroso calvario che egli seppe sopportare con cristiana rassegnazione senza mai lamentarsi. Il 15 luglio scorso egli accusò un senso di stanchezza insolita, un aumento di pressione e altri disturbi che avevano fatto salire la febbre a 39 gradi. Si stava già preparando il suo trasporto all’ospedale quando, alle ore 21 di martedì 23 luglio 1985, avvenne il decesso. P. Mannini aveva esattamente 65 anni di età, mesi 3, e di sacerdozio anni 41.

La celebrazione eucaristica del funerale fu presieduta da S.E. Mons. Pietro Giachetti, vescovo di Pinerolo, legato a P. Mannini da lunga e affettuosa amicizia, una ventina i sacerdoti concelebranti.

P. Paolo Calliari in L’Oblato, Dicembre 1983

Figlio di Quinto e di Maddalena Menchetti, nacque il 24 settembre 1913 a Pariana (MS). Ricevette l’abito il 26 settembre 1931 a Pinerolo, dove emise la professione temporanea il 3 novembre 1932. Pronunciò i voti perpetui il 3 novembre 1935 a Pisa, dove avvenne anche l’ordinazione sacerdotale il 10 luglio 1938 per mano di Mons. Vettori. Morì il 6 ottobre 1983 a Pariana, nel cui cimitero riposa.

Uffici esercitati: insegnante a Pinerolo e a Chiavari per nove anni; cappellano militare per sei anni ottenne anche la medaglia d’argento. Fu direttore dell’orfanatrofio Savini per due anni, vice-parroco e poi superiore a Torino, vice-parroco e poi parroco e superiore a Moribondo. Dal 1965 superiore a Chiavari dove era anche insegnante di religione nelle Medie superiori e predicatore nella zona circostante.

Il ricordo che ci lascia P. Mannini è quello del suo lavoro infaticabile come predicatore di missioni, esercizi spirituali, novene, tridui. La sua parola animava la fede di coloro che lo ascoltavano. Suscitava vocazioni e sosteneva la vocazione cristiana di tutti i battezzati: in questo aspetto dobbiamo riconoscere la realizzazione del suo ideale di Oblato. Era occupato anche in altre attività: per es., essendo superiore a Morimondo si è dedicato alla ristrutturazione della casa dei padri. Era impegnato nell’insegnamento nel nostro collegio a Chiavari e nella scuola pubblica. Ma il suo campo specifico era il ministero della Parola.

L’Oblato, Dicembre 1983

Nacque a Chiusa Pesio (CN), il 25 dicembre 1798. Entrò in comunità a Santa Chiara di Pinerolo il 30 settembre 1832 e ricevette l’abito l’8 dicembre 1832. Emise la professione l’8 dicembre 1834. Alla chiusura della casa di Pinerolo, fu trasferito a Nizza, dove morì il 25 gennaio 1872, all’età di 74 anni. Fu sepolto nel cimitero di St. Barthelemy.

Nei 50 anni passati in Congregazione esercitò sempre la professione di sarto (che aveva imparato prima di entrare nell’Istituto) e di guardarobiere della comunità, dapprima, a Santa Chiara di Pinerolo, poi a San Ponzio, a Nizza. Fa parte di quella generazione di coadiutori e di padri fedeli alla vocazione e alla Regola. Era di grande edificazione per i fedeli. Gli antichi padri lo ricordavano come amico dei gatti e di altri animali domestici, con i quali si tratteneva in lunghi colloqui, per questo si diceva di lui: “Maurizio è innocente come Adamo”.

Colpito da un insulto apoplettico nel refettorio di San Ponzio mentre serviva a tavola, non poté più riprendersi.

P. Quinto era nato il 18 settembre 1925 a Fosdinovo (MS), ma era cresciuto dall’età di 4 anni a Lavagna (GE). Fu studente nel collegio di Chiavari dal settembre 1937 con P. Pinamonti; fece ingresso in Congregazione, a Ivrea, l’8 luglio 1942 dove fece la vestizione il 16 agosto, officiante il Vescovo Mons. Rostagno.

Pronunciò i primi voti a Ivrea il 29 agosto 1943, essendo R.M. Padre Pechenino, e quelli perpetui a Nago, il 30 aprile 1947, nelle mani di P. Arturo Bergamo.

Fu ordinato diacono il 6 agosto 1950 a Chiavari, dove fu anche ordinato sacerdote il 23 settembre 1950 dal Vescovo Mons. Marchesani.

Esercitò il suo ministero a Pisa, Teramo, Sassari, Morimondo (MI), dove visse 14 anni di cui 9 come parroco, lasciando ovunque il segno della sua vitalità.

Era nella parrocchia Maria Regina della Pace, a Torino, da 14 anni quando nel pomeriggio del 20 settembre 1988 fu investito da un’autovettura mentre passava per le strade del quartiere a raccogliere doni per il banco di beneficenza in occasione della festa patronale del 25 settembre. Una morte tragica che sconvolse tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato. P. Marchetti era infatti molto apprezzato, soprattutto per le straordinarie qualità personali di cordialità e disponibilità che venivano subito in evidenza a contatto con la gente. Conquistava per la sua vitalità, il tratto spigliato ed allegro, instancabile nel suo ministero sacerdotale, come insegnante di religione nelle medie, come organizzatore di pellegrinaggi e di numerose altre iniziative. La celebrazione di sepoltura, svoltasi il 23 settembre, fu presieduta dal Vicario generale don Franco Peradotto. La folla numerosissima che partecipò ai funerali è stata una testimonianza di quanto fosse amato P. Quinto dalla gente, che continua a ricordare il suo sorriso, il bene da lui ricevuto. La salma di P. Quinto è stata tumulata a Sestri Levante.

L’ Oblato, anno 64 n°1, marzo 1989

Nato il 4 giugno 1903 a San Giovanni Sarmazza (Cherasco), in provincia di Cuneo.

Fece domanda d’ingresso in Congregazione il 10 gennaio 1930. Ricevette l’abito degli Oblati a Torino, per mano di P. Pechenino ed emise i voti perpetui il 31 luglio 1938 alla Madonna della Pace.

Esercitò l’ufficio di sacrestano a Torino e nella casa di san Giaume a Nizza, dove era stato trasferito il 10 aprile 1934. Morì il 19 settembre 1983 a 80 anni, alle 2.30 del mattino, dopo quasi 50 anni di devozione e fedeltà nella cappella di St. Rita a Nizza. La sera prima aveva ricevuto l’Unzione degli infermi.

Il 20 settembre fu celebrata per lui la solenne Messa da requiem, cantata in latino, concelebrata da tutti i Padri della comunità e da altri sacerdoti diocesani e religiosi, con il R. M. P: Otello Ponzanelli e P. Secondo Richiardone, consigliere della circoscrizione della Francia. I numerosi fedeli presenti conoscevano bene e stimavano Fratel Giuseppe per il suo zelante servizio alla chiesa svolto con umiltà, con generosità e sempre col sorriso, come sottolineato dall’abbé Royal, della cattedrale di Nizza nella sua omelia. Tutto ha contribuito a trasformare il funerale in una Messa di Resurrezione e di gioia. Il suo corpo riposa nel cimitero di San Bartolomeo, a Nizza, accanto alla tomba di P. Andrea Bianco, di cui fu un fedele collaboratore.

Fratel Giuseppe fu l’immagine di un vero religioso, di un uomo tutto donato al Signore, sempre disponibile al servizio dei fratelli, senza pretendere né rimpiangere niente. Ha veramente meritato l’accoglienza del Signore: “Entra servo buono e fedele, nella festa del tuo Signore”, Mt. 25,23.

L’Oblato del Dicembre 1983 così scrive di lui: “Non potremo facilmente dimenticare la sua cara e caratteristica figura, la sua bella e lunga barba, soprattutto non potremo dimenticare il suo buon umore, il suo sorriso, il suo generoso servizio donato indistintamente a tutti. Era un uomo sempre pronto all’obbedienza, alla volontà di Dio, affezionato alla comunità fino al sacrificio. Alla fine della seconda guerra mondiale, quando il superiore della comunità fu arrestato in seguito a false calunnie, Fratel Giuseppe scelse spontaneamente di essergli acanto, in prigione e, secondo la testimonianza di Padre Bianco, la presenza di Fratel Giuseppe, la sua semplicità e le sue preghiere gli evitarono la morte, cosa che sarebbe potuta accadere facilmente in quei giorni violenti e confusi della liberazione”.

Nato a Giaveno (Torino), l’11 novembre 1880, fece la vestizione a Pinerolo, il 12 settembre 1897. Ricevette l’ordinazione sacerdotale a Pisa, il 16 marzo 1907. Morì a Giaveno, il 20 ottobre 1911, all’età di 31 anni.

Padre Maritano fu tra i primi collaboratori di P. Prinetti nella nuova fondazione di S. Jacopo a Pisa, dove però poté far poco per una grave malattia di petto che lo stroncò alla giovane età di 31 anni.

Nato a Campo Tassullo (Trento), l’8 novembre 1896, arrivò a Chiavari nell’ottobre del 1909, essendo responsabile dei postulanti P. Lombardi, che era anche prefetto dei chierici quando P. Martinelli emise la prima professione il 25 settembre 1915 a Pinerolo e la professione perpetua il 25 settembre 1918 a Chiavari. L’ordinazione sacerdotale avvenne il 25 settembre 1921 a Pinerolo per le mani di Mons. Filipello.

Iniziò il suo ministero presbiterale a Carignano nel 1921, poi fu mandato in Argentina, a Buenos Aires (San Roque): 1923-1927; fu parroco a Fray-Marcos (Uruguay): 1927-1935; di nuovo a San Roque (1935-1940). Poi fu parroco a Casupà (Uruguay): 1940-’44; a Santa Rita, Buenos Aires; parroco a Cordoba: 1949-1958; Santa Rita: 1958-1960; Torino, 1960-‘62. Infine arrivò a Ivrea nel 1962. Nel 1971, insieme ai Padri Torresani, Ernesto Menapace, Luigi Pinamonti, festeggiò il 50° di ordinazione sacerdotale. Il 18 marzo 1990 ebbe la gioia di abbracciare il Papa Giovanni Paolo II in visita a Ivrea. Nell’ultimo periodo viveva nell’infermeria per sacerdoti anziani a Trento. Morì il 24 marzo 1995 all’età di 98 anni e 4 mesi, essendo il sacerdote più anziano in Congregazione.

Nacque a Villa Lagarina (TN), il 4 febbraio 1921, ed entrò in Congregazione nell’agosto 1939 a Pinerolo. Professo Oblato il 15 ottobre 1943, fu ordinato presbitero a Pisa il 21 aprile 1946 da S.E. Mons. Ezio Barbieri, vescovo della città.

Dal 1946 al 1949, prestò dapprima il suo servizio sacerdotale a Ivrea. Missionario in Argentina dal febbraio 1949, svolse la sua attività pastorale dapprima a Cordoba, dove operò fino al marzo ’56 nella parrocchia di S. Ignazio. Lo troviamo poi a S. Roque, dove rimase fino al settembre ’59, ed ancora a S. Rita fino al marzo ’79, come direttore dell’istituto omonimo. Poi tornò nuovamente a S. Roque, divenendone Parroco nel 1992.

Insieme alle ordinarie attività pastorali nelle case o nelle parrocchie, P. Marzani svolse un’attività specifica come Cappellano militare dell’Aviazione argentina, per quasi 36 anni. Per cinque anni fu anche cappellano dell’ospedale degli aviatori; fra l’altro, poteva contare al suo attivo 3200 ore di volo come pilota. Insegnò per 12 anni Etica Militare. In veste di cappellano militare, partecipò anche alla guerra nelle isole Falklands-Malvinas, ottenendo una decorazione e diploma al merito, (e riportandone un serio infortunio a una gamba); prese parte anche a numerose missioni speciali nell’Antartico, a operazioni nel periodo dei colpi di stato, e anche a missioni diplomatiche in Perù, Paraguay, Cile, e in Bolivia. Ebbe modo di predicare 44 corsi di esercizi spirituali a soldati e allievi delle scuole militari. Nel gennaio ’95 andò in pensione con il grado di Vice-Commodoro, cioè colonello.

Per 30 anni fu cappellano nell’ospedale cittadino per paralitici, sordomuti e ciechi, preparando i più piccoli a ricevere i Sacramenti del Battesimo, della Comunione e della Cresima. Negli ultimi anni curava l’assistenza spirituale in tre scuole tenute da religiose, e in due ricoveri per anziani e per handicappati situati nel territorio della parrocchia. Oltre che economo e segretario della casa, era assistente di 12 associazioni parrocchiali, e si dedicava in modo particolare ai poveri attraverso la Caritas. A malincuore, a causa degli impegni pastorali, non poté partecipare nell’ottobre del ’96 alla celebrazione del 50° di sacerdozio con il S. Padre. Morì il 12 ottobre 1997 all’età di 76 anni.

Nacque a Torino, il 6 dicembre 1903; fece ingresso in Congregazione il 7 settembre 1919, a Pinerolo dove ricevette anche l’abito il 21 settembre 1919 ed emise la professione il 29 settembre 1920; ordinato sacerdote il 2 maggio 1926 a Roma, morì in questa città, nella casa del Mamertino, il 17 marzo 1930, all’età di 27 anni. Fu sepolto al Verano nella tomba della Congregazione.

Di corpo esile e di salute sempre malferma, ma di intelligenza pronta e di applicazione costante, sarebbe diventato un ottimo insegnante, un Oblato esemplare, e avrebbe arrecato grande vantaggi alla Congregazione se fosse vissuto più a lungo. Aveva frequentato gli studi teologici all’Ateneo Lateranense di Roma. Dopo l’ordinazione sacerdotale, passo gli ultimi quattro anni di vita nella casa del Mamertino a Roma, in umiltà, pietà e zelo sacerdotale, ma l’etisia latente, che sembrava ormai guarita, si risvegliò in maniera fatale e lo portò presto alla tomba. “ È morto come un piccolo santo – scrive il suo superiore P. Tommaso Piatti – pieno di abbandono alla santa volontà di Dio”, e nell’immagine-ricordo funebre volle aggiungere: “Nell’umiltà e nel silenzio visse per Gesù Crocefisso, chiuse la sua breve giornata tutta fiorita di sacrificio, di pietà, di purezza, di zelo, nel bacio del Signore, giglio cresciuto tra le spine, dalla mano di Dio fu colto nel suo primo fiore e trapiantato in cielo”.

P. Alfredo Mazzocchi, nacque a Roma il 10 aprile 1919 nel quartiere Prati, non lontano dalla basilica di San Pietro. Fu infatti battezzato nella parrocchia del S. Cuore del Suffragio il 4 maggio 1919.

Essendosi poi la famiglia trasferita nella zona del Pigneto, ricevette il Sacramento della Cresima nella parrocchia di S. Elena il 21 maggio 1927. Entrato in collegio a Chiavari nel 1929, a dieci anni, indossò l’abito degli Oblati il 6 ottobre 1935 a Pinerolo per mano di P. Carlo Buzio. Fece il noviziato con P. Ferdinando Kerschbaumer ed emise la prima professione il 7 ottobre 1936 a Pinerolo. Completò poi gli studi di teologia a Pisa, con P. Moraldo, fino alla professione perpetua, l’11 aprile 1940 e all’ordinazione presbiterale il 23 giugno 1943.

Ha vissuto nelle case del Mamertino, a Pinerolo, a Carignano, è stato parroco a Teramo e professore a Pinerolo per tre anni, direttore spirituale del seminario diocesano di Trapani per due anni, e superiore nelle case di Chiavari (a più riprese), di Nizza, di Pinerolo. Ha lavorato nell’ufficio catechistico del Vicariato di Roma dal 1962 al 1970. Per incarico di P. Lamberti, nella casa del Pianto lavorò alla trascrizione degli scritti del Fondatore e per undici anni fu parroco a Pantelleria. Nel 2003 si era trasferito da S. Elena a Chiavari dove, il 23 giugno 2003, aveva festeggiato 60 anni di ordinazione sacerdotale.

P. Alfredo era conosciuto da tutti per la sua precisione nello svolgere gli incarichi che gli venivano affidati. E’ morto il 27 maggio, nella solennità di Pentecoste, a 88 anni, nell’ospedale di Sestri Levante, per complicazioni sopravvenute dopo un’operazione al femore. I funerali furono celebrati dal R.M., P. Patrice Véraquin, il 29 maggio 2007, nella nostra chiesa del S. Cuore a Chiavari, presenti numerosi confratelli Oblati, parenti e conoscenti.

Missionario in Amazzonia, morto il 17 giugno 2009.
E’ voluto rimanere fino all’ultimo con la sua gente.

Fratel Alcide è nato a Nago (TN) il 4 febbraio del 1924. Nel 1947 è entrato tra gli Oblati, emettendo la Professione religiosa nel 1950. In seguito ha collaborato nelle comunità di Pisa (1954- 56), Pantelleria (1956-64) e Loretto, in Austria, dal 1964 al 1976.

Questa è la prima parte della sua lunga vita di consacrazione al Signore. Assieme alla funzione di sacrestano si occupò dell’oratorio, dedicandosi all’animazione spirituale dei ragazzi, organizzando giochi e manifestazioni che sapevano coinvolgere tutti. Amava leggere, informarsi e discutere con passione. Autodidatta, si dedicò alla pittura e alla musica. Non disdegnò il lavoro manuale pesante, come quello di muratore, esercitato soprattutto nella sistemazione del grande convento del Santuario della Madonna di Loreto in Austria (a Loretto, nel Burghenland). Fu da questa comunità, a lavoro terminato, che partì per l’Amazzonia, nel 1976.

In Amazzonia

Lo conobbi proprio allora. Due anni dopo, nel 1978 fondammo la Missione del Castanho. Fu allora che fratel Alcide diede il meglio di se stesso. Non avevamo niente, il suo entusiasmo annullava come per incanto le difficoltà. Mi ricordo i momenti passati alla finestra della piccola cappella, aspettando che la gente venisse alla messa, a domandarci come avremmo potuto animarla, coinvolgerla, formarla, aiutarla. Non si perdeva d’animo. Gli bastò la sua vecchia tromba, un tamburo e un paio di strumenti ritmici da mettere in mano ai ragazzi per formare una specie di orchestrina e animare le liturgie, oltre che segnare i passi delle processioni. La gente arrivò, come per incanto: si iniziò così la catechesi, l’oratorio, e tante altre cose.. Il 13 maggio del 1981, nel momento in cui Giovanni Paolo II fu vittima dell’attentato in piazza San Pietro, l’Arcivescovo di Manaus lo ordinava diacono.

Diacono

Ebbe così l’opportunità di viaggiare per tutte le comunità della missione, dedicandosi al ministero della predicazione, amministrando i sacramenti del battesimo, del matrimonio e il servizio della carità. Ma per tutti, anche se Diacono, è rimasto il “fratello”. Sensibile alle condizioni della gente ha coordinato i progetti dei filtri e quello delle barche. Con l’aiuto dei collaboratori e benefattori dell’Italia, dell’Austria e della Svizzera ha fatto in modo che ogni famiglia avesse un filtro che potesse garantire la potabilità dell’acqua, altrimenti fonte di gravi malattie intestinali. Con gli stessi aiuti ha costruito più di 150 piccole imbarcazioni, chiamate “Santa Maria”, consegnate alle comunità dell’interno per il trasporto dei malati e degli studenti, coinvolgendo gli abitanti in piccoli rimborsi che sono serviti ad avviare altri progetti Era un vero uomo di Dio. Non si stancava mai di conoscerLo e farLo conoscere: ogni occasione era buona per predicare, dirigere la preghiera, l’adorazione eucaristica, richiamare alla Messa. La morte lo ha colto all’età di 85 anni, il 17 giugno. Al suo funerale, presente il Vescovo di Manaus è accorsa una folla immensa che lo ha vegliato e accompagnato al cimitero del Castanho, dove riposa per l’eternità.

P. Sergio Zirattu

COMUNICAZIONE DEL RETTOR MAGGIORE P. PATRICE VERAQUIN DOPO I FUNERALI:

Cari confratelli,
il funerale di fr. Alcide ha avuto luogo il venerdì 19 giugno, nella chiesa parrocchiale del Castagno, con grande aflusso di gente che ha manifestato il suo affetto per colui che, per più di 30 anni, è stato al suo servizio.
Erano presenti, oltre la comunità oblata, il vescovo ausiliare di Manaus, Mons. Sebastiao Bandeira Coêlho e P. Bento Pavao, venuto da Jundiai.
P. Celio, Delegato del Rettor maggiore in Brasile e Rettore della comunità di Castagno, trasmette nel messaggio che vi comunichiamo di seguito i suoi ringraziamenti per i messaggi di condoglianze e per le preghiere.

«Carissimi,
É veramente difficile esprimere il significato che ha per noi della scomparza del nostro caro confratello il Diacono Alcide Mazzoldi. Egli é stato un Oblato di prima linea: sensibile, fraterno, umano, tenace, devoto, fedele. Diac. Alcide ha lavorato fino all’ultimo istante. La sua vita ha lasciato una profonda impronta nel cuore di ogni persona che gli fu vicino. Ho molto imparato con lui. Ringrazio Dio per il tempo che avuto la goia di vivere con lui. Alcide ha creduto e annunciato l´amore al Sacro Cuore di Gesù e di Maria. Alcide ha amato la Congregazione con passione. Ha voluto vivere e morire nella Missione. Il Signore lo ha esaudito. Grazie Alcide, grazie a voi che partecipa di nostro lutto e goia perché abbiamo un intercessore in Cielo. P. Célio Cadoso OMV»

Padre Sergio e nato a Nago (TN), in Italia il 14 dicembre 1933, da Cosimo e Adele Rigatto. Aveva altri due fratelli, Damiano e Sisto, deceduto alcuni anni fa.

È entrato in Congregazione nel 1952, all’età di 19 anni e ,dopo aver fatto il noviziato a Viù,il 12 settembre del 1953 ha fatto prima Professione religiosa. Iniziati gli studi a Pinerolo, li ha poi completati a Parigi e a Roma, dove è stato ordinato il 2 aprile del 1960. Subito dopo l’ordinazione, nel 1961, ha chiesto e ottenuto di andare in Brasile.
Destinato a Curitiba, ha svolto le funzioni di vice parroco e di responsabile delle vocazioni, contribuendo alla costruzione della chiesa parrocchiale, della scuola e del seminario, dedicandosi alla predicazione e alle missioni popolari. Dal 1972 al 1986 è stato parroco a Jundiaì, distinguendosi per l’impegno nell’ accompagnamento e e formazione dei laici, promuovendo la conoscenza della Sacra Scrittura e del Concilio Vaticano II.

Nel 1983 è stato scelto per coordinare la Delegazione Brasiliana, svolgendo allo stesso tempo le funzioni di parroco a Curitiba prima e in Amazzonia dopo. Si deve a lui l’apertura della casa di Manaus e la costruzione dell’attuale seminario di Jundiaì.

Nelle comunità dove è stato ha sempre accompagnato la vita diocesana, mettendosi a disposizione dei Vescovi che, riconoscendone le doti, gli hanno affidato vari incarichi per la conduzione della pastorale laicale e della vita religiosa. La Congregazione degli Oblati di Maria Vergine in Brasile gli deve molto.

In questi ultimi anni, nonostante fosse affetto da varie malattie, ha continuato a mantenere un ritmo costante di aiuto nella predicazione e nelle confessioni, segno del suo grande amore alla vocazione e di fedeltà alla consacrazione religiosa, intesa sempre come servizio al Signore in favore del Popolo di Dio.

E’ deceduto il 2 febbraio 2011.

Nacque a Genoni (Nuoro) il 25 marzo 1884 ed entrò nel Collegio di Giaveno nel 1898. Fece la vestizione a Pinerolo il 19 marzo 1904, la professione il 24 aprile 1905 ancora a Pinerolo. Fu ordinato sacerdote a Roma dal card. Respinghi, l’11 aprile 1909, festa di Pasqua, nella basilica lateranense. Morì a Roma tragicamente, il 13 agosto 1943, all’età di 59 anni; è sepolto nella chiesa parrocchiale di Sant’Elena, a Roma.

Dopo i primi anni di sacerdozio passati nel collegio di Chiavari come assistente – a lui di deve il primo regolamento dell’istituto – fu mobilitato durante la prima guerra mondiale e prestò il suo servizio nella sanità. Dopo la guerra restò per circa quindici anni a Pisa, missionario popolare e predicatore di Esercizi in molte comunità religiose. Era molto apprezzato per la sua parole forte, chiara, persuasiva e pratica. Fu invitato più volte a tenere i ritiri al clero e predicò durante l’Avvento e la Quaresima nel duomo di Pisa e in altre chiese famose. Quando nel 1930 fu portato a Pisa lo studentato teologico della Congregazione, padre Melis ne fu nominato prefetto. I chierici passati sotto di lui ricordavano sempre i suoi metodi rudi, ma chiari, coi quali fortiter et suaviter – più il primo che il secondo – egli cercava di plasmarli e di formare i loro animi non sempre docili. Ma era lui il primo a fare quello che diceva e a dare il buon esempio di ciò che ordinava agli altri. Per questo i suoi sudditi gli hanno sempre voluto molto bene anche dopo esser diventati sacerdoti. Nel 1936, per risolvere una situazione molto complicata, il Rettor Maggiore lo mandava parroco a Sant’Elena, a Roma, ufficio nuovo che padre Melis non conosceva e non aveva mai esercitato. Obbediente in tutto, come sempre, egli accettò, e nei sette anni che restò a Roma si fece molto apprezzare dalle autorità ecclesiastiche e dal popolo.

Ma la sua carità evangelica raggiunse il culmine durante i terribili bombardamenti di Roma. Dopo il primo, quello del 19 luglio 1943, si profuse, con gli altri suoi confratelli religiosi, nel soccorrere le famiglie colpite e i feriti nelle case e negli ospedali.

Purtroppo una seconda ondata di bombardieri, il 13 agosto seguente, compì l’opera devastatrice, sganciando bombe anche sulla zona parrocchiale di sant’Elena. Alcune bombe caddero proprio sulla ferrovia davanti alla facciata della chiesa di sant’Elena, colpendo un treno carico di passeggeri.

Alle urla dei feriti, accorse P. Melis con l’Olio santo, scendendo come poté fra le macerie lasciate dalle bombe fra la strada e i binari stravolti e i vagoni squarciati; dopo un primo aiuto sommario ai feriti e ai morti sparsi per terra, tentò di salire su di un vagone pieno di altri feriti che gridavano, ma, messo piede sul predellino, altre bombe piovvero dal cielo, colpendolo a morte insieme agli altri che andava a soccorrere.
Fu trovato alcuni giorni dopo, col volto squarciato, con l’Olio santo nella mano sinistra, e la mano destra rimasta in atto di amministrare il sacramento ai feriti a lui vicini, e morti con lui. Il pastore buono che dà la vita per le sue pecorelle!

Nel 1995 è stata introdotta la sua Causa di beatificazione, mentre il suo corpo riposa nella chiesa di sant’Elena, oggetto di ininterrotta venerazione dei suoi parrocchiani, quei figli per i quali offrì la sua vita.

Il tragico evento del 13 agosto 1943 ha messo in luce tutta la grandezza morale del suo animo: una morte eroica in pieno stile con tutta la sua vita. Padre Galileo Venturini S. J. direttore nazionale dell’Apostolato della Preghiera, scriveva: “Nel padre Melis non sarà tanto facile giudicare se l’eroica morte abbia nobilitato la vita, o se la santa vita abbia meritato l’eroica morte”. E il papa Pio XII, nell’apprendere il luttuoso episodio, definiva padre Melis: “Lutto e gloria del benemerito istituto degli Oblati”. Padre Melis fu un vero Oblato. Molto osservante della santa Regola e delle tradizioni nostre, visse in pieno le due virtù caratteristiche, la carità e l’obbedienza e le insegnò agli altri. La sua profonda e convinta pietà traspirava dalla sua persona. Anticipava l’alzata mattutina per attendere ogni giorno a un’ora di meditazione che negli ultimi 20 anni faceva senza aiuto di testi. Per dare più slancio alla recita del breviario spesso pronunciava ad alta voce i salmi e le altre preghiere. Preparava accuratamente le sue prediche per poter presentare nel modo più degno e più efficace la parola di Dio. “Sacerdote fino in fondo, fu il buon pastore che dà la sua vita per la salvezza delle sue pecore”. Suddito e superiore, religioso perfetto, sacerdote di Dio, intemerato e santo, parroco zelantissimo venerato e ammirato. “Padre Mirabile, il tuo esempio ci scuota e ci attiri dietro le tue orme alla perfetta vita cristiana, ci dia forza la tua preghiera incessante presso il trono di Dio ” (Necrologio stampato).

Bibl. P. Galileo VENTURINI S.J., Messaggero del S. Cuore, 18 settembre 1943; R. PINAMONTI, Non c’è amore più grande…, Milano ed. Ancora, 1962 (la bibliografia più completa).

Nacque a Tassullo (Trento) il 6 gennaio 1923. Entrato a Pinerolo dal Collegio di Chiavari nel 1938, fece la vestizione ad Ivrea il 17 settembre 1939 ed emise la professione il 22 settembre 1940.

Morì a Tassullo il 12 luglio 1947 all’età di anni 24. Fu sepolto nel cimitero di Tassullo.

Ammalato di petto a causa delle restrizioni del periodo di guerra 1940-1945, rimase a casa due anni per curarsi ma senza risultato.

Nato a Capo Tassullo (Trento) il 28 maggio 1908, entrò a Chiavari il 21 settembre 1925; iniziò il noviziato a Pinerolo il 22 novembre 1925 sotto la guida di P. Ferdinando Kerschbaumer, dove emise la prima professione il 5 dicembre 1926. Fece i voti perpetui la notte di Natale, 25 dicembre 1929. Fu ordinato sacerdote il 12 marzo 1932 a Pisa, per mano di Mons. Ercole Attuoni, vescovo della città.

Giovane sacerdote, partì per l’Argentina dove trascorse tutta la sua vita: fu a Santa Rita di Buenos Aires dal 1932 al 1944 come rettore e parroco; a San Roque dal 1944 al 1950, essendo maestro dei novizi per l’anno 1947; a Rio Cuarto dal 1950 al 1957 come rettore e parroco; ancora a San Roque dal 1957 al 1976; tornò a Rio Cuarto dal 1976 al 1985. Dal 1986 fu superiore della comunità della Parrocchia N.S. de Lourdes a Villa Udaondo-Castelar.

La mattina del 6 ottobre 1996 ebbe una crisi respiratoria e poi un arresto cardiaco. Morì a 88 anni; i funerali si tennero il giorno seguente, 7 ottobre 1996.

Nacque a Rallo, frazione di Tassullo (TN), il 25 ottobre 1906 in una famiglia numerosa ricca di fede più che di beni materiali. Avendo manifestato i segni della chiamata divina, fu indirizzato dal suo parroco, con altri giovani, alcuni dei quali divenuti sacerdoti oblati, verso il nostro collegio di Chiavari. Dal settembre del 1919 al settembre del 1923 portò a termine gli studi ginnasiali e la sua formazione sotto la guida di P. Lombardi.

Il 6 settembre 1923, vestì l’abito religioso e iniziò il noviziato a Pinerolo sotto la guida di P. Ferdinando Kerschbaumer; il 5 ottobre 1924, fece la sua prima professione religiosa. Rimase a Pinerolo ancora per due anni per completare lo studio della filosofia.

Inviato con i suoi compagni, Mario Biscaini, Vittorio Moscarelli e Adolfo Widman a Pisa, nel settembre del 1926 intraprende gli studi teologici presso il Seminario Arcivescovile. Riceve gli Ordini Sacri nella chiesa di S. Jacopo dalle mani di Mons. Attuoni, ausiliare del Card. Maffi. Il diario della comunità di Pisa riporta queste date: 26 gennaio 1930, suddiaconato; 15 marzo 1930, Diaconato; 5 aprile 1930 Ordinazione Sacerdotale; 6 aprile 1930 Prima Messa nella chiesa della comunità.

Sempre a Pisa inizia il suo apostolato collaborando alla predicazione di Missioni e di Esercizi spirituali in varie località della Toscana e anche più lontano. Destinato in seguito alla comunità di Barga (Lucca), e per breve periodo nel Veneto, continua la sua attività di predicatore. Per breve periodo presta servizio di Viceparroco nella nostra parrocchia di N. S. della Pace a Torino. In seguito viene mandato a Carignano come Rettore del Santuario di N.S. delle Grazie e Superiore della Comunità.

Scoppiata la guerra lo troviamo Cappellano militare in Libia al seguito delle nostre truppe di spedizione, secondo l’incarico affidatogli dal R.M. P. Pechenino. Al ritorno dalla guerra gli venne affidatata l’assistenza agli orfani di guerra in una colonia vicino a Lucca. Rientrato nelle nostre comunità riprende la sua attività di predicazione prima a Morimondo (Milano) poi ad Atri (Teramo) e a Sassari. Trasferito a Rovereto (TN) si occupa del nascente Collegio Studentesco. Riprende poi a predicare Esercizi e Missioni, percorrendo nei suoi itinerari missionari quasi tutte le regioni del nostro Paese.

Alla chiusura del collegio di Rovereto chiede di poter fare ritorno nella casa di Pisa ove serenamente chiude la sua lunga giornata terrena il 21 gennaio 1989.

Dell’attività di dispensatore della Parola di Dio, oltre alla testimonianza di coloro che lo hanno ascoltato, restano due preziose documentazioni: le sue prediche scritte e un quaderno che elenca le predicazioni dal 1950 in poi.

La raccolta delle prediche costituiscono un imponente numero di scritti, a partire dagli anni trenta, comprendente la muta degli esercizi secondo la raccomandazione del P. Fondatore, altre predicazioni sulla vita dei Santi e di argomento vario, redatti con grafia ordinata e minuta, catalogati e ordinati per argomento, fino agli ultimi anni. Tutti testimoniano una solida cultura teologica, continuamente aggiornata secondo gli sviluppi delle scienze sacre e le necessità del tempo.

Il quaderno degli impegni non è solo una testimonianza della sua attività, ma è prezioso per il metodo di preparazione e lo scrupolo con cui affrontava ogni impegno di predicazione, grande o piccolo che fosse: annotava quali prediche utilizzare, e una serie di piccole osservazioni sue o espresse dai parroci sulla situazione delle loro parrocchie, nei casi in cui più di una volta in quella località era stato a predicare. Sicché nulla sembra essere lasciato al caso.

Oratore piacevole a sentirsi, ma di solida dottrina, attento ai bisogni spirituali delle persone alle quali dispensava la parola di Dio, spese in questa sua attività tutte le energie fino agli ultimi anni, quando, sebbene rallentata per la malattia, la sua attività non si interruppe del tutto; anche nei periodi di riposo che era solito passare a Viterbo, si trovano ancora note riguardanti i contatti con altre categorie di persone. Negli anni della malattia, serenamente sopportata, mantenne una fitta relazione epistolare con molte persone incontrate nel ministero, che a lui si rivolgevano per consiglio: per tutte aveva una parola di incoraggiamento.

Teneva un conto minuzioso delle offerte per la celebrazione di Messe…Ci sono anche consistenti rimesse per le Missioni, e per la Chiesa del silenzio. E’ una testimonianza della sua carità.

Dopo il rito funebre celebrato nella chiesa di S. Jacopo, la salma fu trasferita al paese natale e tumulata nella tomba di famiglia.

Nacque a Tassullo (Trento) il 22 luglio 1896. Entrato in Congregazione proveniente dal collegio di Chiavari (di cui fu uno dei primi alunni), nel 1914, ricevette l’abito a Pinerolo il 24 settembre 1914. Fu ordinato sacerdote a Pinerolo il 25 settembre 1921 da Mons. Matteo Filipello, vescovo di Ivrea; l’ultimo anno della sua vita lo passò in sofferenza silenziosa nell’ospedale di Ivrea e poi al Cottolengo di Torino, dove morì l’8 luglio 1981, all’età di 85 anni e a 60 anni di sacerdozio. Fu sepolto nel cimitero di Tassullo.

Passò la maggior parte delle sua vita nella casa del Mamertino, a Roma, curando la chiesa-santuario del SS. Crocifisso, dove era diventato celebre il “presepio” che ogni anno egli sapeva costruire a gioia dei piccoli e dei grandi. Dal 1950 al 1956 fu rettore del santuario di Monte Stella a Ivrea. Fu un periodo importante nella storia del santuario: fu inaugurato il santuario nuovo; poi il Vescovo, Mons. Paolo Rostagno incoronò la Madonna davanti a una folla strabocchevole di parroci e di fedeli giunti da tutto il canavese. Questa grande manifestazione e lo sviluppo della devozione alla Madonna si deve anche alla sua zelante opera.

Notizie tratte da “Myriam” n° 17 – 1 settembre 1981

Nacque a Tassullo (Trento), il 10 febbraio 1921. Entrato nel collegio di Chiavari nel 1933, cominciò il noviziato a Pinerolo nel 1939 e fece la vestizione a Pinerolo il 17 settembre 1939. Emise la professione temporanea a Ivrea, il 22 settembre 1940, quella perpetua a Pinerolo, il 15 ottobre 1943. Fu ordinato sacerdote a Nago (Trento), il 20 aprile 1947. Morì a Nizza Marittima il 18 novembre 1970 all’età di 49 anni. E’ sepolto nel cimitero di Tassullo.

Padre Lino Menapace è fratello minore di un altro padre Oblato, Davide, missionario in Argentina, il cui esempio fu certamente influente nella decisione di Lino di consacrarsi a Dio nella famiglia religiosa di P. Lanteri. Il necrologio pubblicato dopo la sua morte sintetizza così la sua personalità: «Uomo della fedeltà, della giustizia, del dovere. Ciò suppone, nella vita di un sacerdote e religioso, rinuncia e un grande amore».

Nato il 14 luglio 1909 a Rallo (Tassullo-TN), e battezzato il giorno seguente, fece la vestizione il 6 ottobre 1925 a Pinerolo. Dopo aver fatto il noviziato con P. Kershbaumer, emise la professione temporanea il 19 settembre 1926 a Pinerolo e quella perpetua a Pisa il 21 settembre 1930, avendo ultimato gli studi di teologia con P. Melis. Fu ordinato sacerdote il 12 marzo 1932 a Pisa. Trasferito in Argentina, fu vicario nella parrocchia di S. Roque ed economo della casa. Nel 1960 fu nominato dal Rettor Maggiore, P. Pagani, Direttore del Collegio Inmaculada. In seguito fu superiore a Villa Udaondo (1948-’51), superiore a San Roque (1951-’58) e Delegato per l’Argentina. Nuovamente superiore a San Roque e Delegato dal 1967 al 1969. Poi Superiore a Cordoba dal 1970. Morì l’11 giugno 1994.

Nacque a Torino, il 2 aprile 1886, entrò in Congregazione nel 1902; fece la vestizione il 19 marzo 1904 a Pinerolo dove emise anche la professione il 19 marzo 1905 e fu ordinato Sacerdote da Mons. Rossi, vescovo della città, il 19 dicembre 1908. Morì a Pinerolo il 15 aprile 1974 all’età di 88 anni; è sepolto nel cimitero di Pinerolo, nella tomba della Congregazione.

Proveniente da una famiglia molto religiosa, una sorella era suora tra le Figlie di Maria Ausiliatrice, fece i primi studi presso i Tommasini del Cottolengo, a cui rimase sempre affezionato. Dopo l’ordinazione, visse per qualche anno a Pisa accanto a P. Prinetti, poi passò al collegio di Chiavari come assistente dei ragazzi, dove rimase in due periodi, prima e dopo la prima guerra mondiale: epoca che fu definita come ‘età dell’oro’, tanta era la simpatia che P. Merlo aveva acquistato tra i giovani aspiranti. Dal 1915 al 1918, prima guerra mondiale, fu cappellano dei bersaglieri in zona di guerra sul Piave e nel Trentino, lasciando anche qui un ottimo esempio nei suoi soldati per la sua parola ardente, il suo esempio sacerdotale, la sua carità generosa e preveniente, il suo coraggio in situazioni difficili: molti si tennero in contatto con lui anche dopo la fine del conflitto. Nel 1921 partiva per l’Argentina e là svolgeva la maggiore e più importante parte del suo ministero sacerdotale, specialmente come missionario itinerante. Si contano più di 600 missioni predicate da P. Amilcare in Argentina e Uruguay, dal 1935 al 1960. Tornato in Italia nel 1960, si ritirò a Pinerolo dove passò gli ultimi 15 anni della sua vita, sempre attivo nella predicazione e al confessionale. Molti sacerdoti della città e della diocesi l’avevano scelto per loro confessore abituale.

P. Amilcare, tipo sempre ottimista ed entusiasta, lascia nei confratelli il ricordo di una grande bontà. Il necrologio pubblicato su L’OBLATO lo presentò così: ‘L’uomo dalla fede semplice e sapiente, dell’ottimismo sereno, del coraggio, della preghiera, della laboriosità; il sacerdote che ha vissuto la sua missione con una convinzione autentica e generosa’.

Bibl. OBLATO, gennaio 1976, 13-14; (P. A. Merlo omv). Nel Cinquantesimo anniversario dell’arrivo degli Oblati di M.V. a Buenos Aires, 1921-1971, Pinerolo 1971, pp. 46 in 8. ???

Nato a Bricherasio (Pinerolo), il 12 ottobre 1871, entrò a San Ponzio il 14 gennaio 1898; ricevette l’abito il 17 giugno 1898 ed emise la professione il 2 giugno 1899. Ordinato sacerdote a Carignano il 18 marzo 1903, morì a Torino, a San Francesco, il 15 maggio 1929, all’età di 58 anni; è sepolto nel cimitero di Torino.

P. Giuseppe Merlo, detto il Vecchio per distinguerlo da P. Merlo Amilcare (1886-1974), è il pioniere degli Oblati in Argentina. Fu il primo infatti a portarsi in quella terra verso il 1920 col fratello coadiutore Francesco Badino (1861-1927) e si stabilì nel quartiere più povero della città di Buenos Aires, dove nessun altro prete aveva voluto restare. P. Merlo è ricordato per il suo carattere gioviale e molto scherzoso. Certe sue battute hanno fatto epoca nella nostra comunità.

Bibl. Mamertino, luglio-agosto 1929, 139; OBLATO giugno 1929, 20

Nato a Lugano (Canton Ticino), in Svizzera, l’11 aprile 1923, venne battezzato il 13 aprile seguente (in pericolo di morte). Ministrante nella sua parrocchia, frequentò le prime tre classi del ginnasio nel seminario diocesano di Lugano, dove ricevette anche la Cresima.

Conosciuti i Padri Oblati durante una missione popolare, entrò nel seminario di Chiavari il 20 ottobre 1938. Fece il noviziato a Ivrea dove emise la professione semplice il 23 settembre 1941, pronunciò la professione solenne a Pinerolo l’8 dicembre 1945 e fu ordinato sacerdote il 24 aprile 1949 a Rovereto nella collegiata di San Marco.

Dal 1949 al ’51 fu incaricato come assistente e vice-rettore nel seminario diocesano di Trapani. Nel 1952 fu nominato rettore presso il convitto di Atri, in provincia di Teramo. Dal 1953 al ’56 lo ricordiamo come assistente dei giovani nella parrocchia di S. Elena e insegnante nella scuola ‘E. Toti’ di Roma.

Dal 1956 al 1971 svolse il ministero sacerdotale come cappellano in due ospedali a Vienna. Dal 1 settembre 1969 al 2001, quasi ininterrottamente, fu superiore nella casa di Vienna e dal 20 dicembre 1977, consigliere per la circoscrizione d’Austria, fino alla sua nomina come Delegato della Delegazione austriaca di San Clemente Hofbauer da parte di P. Gendrot, il 22 giugno 1990, incarico che svolse fino al 1997, con passione, e in continuo collegamento con il Rettor Maggiore.

Parroco della parrocchia del Buon Pastore a Vienna dal 1971, celebrò qui i 40 anni di sacerdozio il 16 aprile 1989 e poi i 50 anni…. Passò gli ultimi anni a Chiavari dove morì il 31 agosto 2005. I funerali si svolsero il 2 settembre seguente a Chiavari; è sepolto nel cimitero di Tesserete (Svizzera).

Tutti noi ricordiamo P. Mondini sempre animato da grande zelo pastorale e da vivo entusiasmo nell’amore e nel servizio alla Congregazione nonché nell’impegno missionario. Significativo resta quanto scritto sul suo ricordino dell’ordinazione: “Signore Gesù, Ti canti il mio perpetuo ringraziamento la voce di Maria eletta Regina del mio sacerdozio”.

Quella di P. Mondini a Vienna fu la presenza molto attiva e fruttuosa di un ‘buon servitore’: nel 1956, P. Mondini – che aveva 33 anni – fu inviato dal Rettor Maggiore a Vienna ‘per consolare’ P. Igino Piazzi, il quale, dopo la morte di P. Bubnik, era rimasto l’unico sacerdote Oblato a Vienna. Arrivando, cominciò a prestare il suo servizio come cappellano in un ospedale.

Gli anni sessanta portarono sangue nuovo alla presenza degli Oblati a Vienna e grandi speranze per un futuro brillante. Ma ‘la rivoluzione’ che seguì il Concilio Vaticano II causò parecchi problemi: molti sacerdoti lasciarono la nostra Congregazione e l’Austria e P. Carlo fu chiamato a prendere in mano la situazione; ben presto divenne parroco della nascente parrocchia del Buon Pastore. Di nuovo era solo, ma il suo spirito non fu mai spezzato. È stupendo pensare all’energia con la quale si mise al lavoro, non soltanto mantenendo la presenza attiva della nostra Congregazione in Vienna, ma anche guidando le sue pecore.

La parrocchia ebbe il riconoscimento canonico sotto la sua direzione, e continua tuttora a portare un attivo sostegno finanziario e spirituale alle nostre missioni in Brasile e in Amazzonia. P. Mondini era amato dai suoi parrocchiani e ben conosciuto e rispettato dai sacerdoti diocesani di Vienna. Nel 2002, egli si ritirò dal ministero attivo in parrocchia per andare a vivere nel nostro santuario in Loretto. Più recentemente, nel 2005, si trasferì nella nostra residenza di Chiavari dove visse fino al 31 agosto 2005, giorno del decesso.

Gli siamo tutti molto riconoscenti per la sua perseveranza nella Congregazione e per il suo esempio come pastore e sacerdote. Possa egli sentire le parole di Cristo Buon Pastore: “Bene, servo buono e fedele … prendi parte alla gioia del tuo padrone”. (Mt 25, 21).

P. John Paul Klein, in “Oblati nel mondo”, Ottobre 2005

Nato a Triora (Imperia) il 2 novembre 1903, entrò a Chiavari il 7 agosto 1913 a palazzo Costa, quando la casa di Via Santa Chiara era ancora in costruzione. Fece la professione semplice il 29 settembre 1920 a Pinerolo e quella perpetua il 14 gennaio 1925 a S. Elena, a Roma. Fu ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano, il 20 marzo 1926 dal Card. Vicario Pompili. Licenziato in Teologia con una tesi in Teologia morale, disciplina che insegnò per molti anni nello studentato teologico degli Oblati a Pisa e a Rovereto (TN), dopo due anni trascorsi al Mamertino, nel 1926 fu mandato a Pisa in aiuto a P. Melis nella predicazione e nella formazione dei futuri sacerdoti. Sostituì P. Melis nella direzione della casa San Jacopo dal 1930 al 1933. Nel 1936, partito per Roma P. Melis, a P. Moraldo fu affidata la formazione dei chierici teologi (incarico che mantenne ininterrottamente fino al 1958), e la direzione della Casa di San Jacopo, che tenne dal dicembre 1936 al maggio 1937, diventandone il quarto rettore.

Durante gli anni della guerra, si spostò per brevi periodi a Pinerolo e in Trentino a causa degli sfollamenti, poi rimasto a San Jacopo con il solo P. Pietro Ponzanelli, assunse nuovamente l’incarico di rettore dal gennaio 1944 all’aprile 1946. Nello stesso periodo l’arcivescovo di Pisa, Mons. Vettori, a causa della prolungata assenza del parroco, gli affida la parrocchia di San Michele degli Scalzi. Nel 1946 P. Moraldo lascia Pisa per Rovereto (TN), per raggiungere gli studenti di teologia. Manterrà la responsabilità della formazione degli studenti di Teologia fino al 1956, quando dal Capitolo generale fu eletto Consigliere generale del Rettor Maggiore P. Alfredo Pagani; nel 1958 accompagna il R. M. nella visita alle comunità dell’America latina. Viste le necessità di personale di quelle comunità, rinuncia all’incarico di Consultore e chiede di rimanere in Brasile. Vi rimarrà per circa trent’anni, superiore a Jundiai e a S. Paolo, per tre anni padre spirituale nel seminario maggiore di Curitiba, quasi sempre a servizio della parrocchia di N. S. di Lourdes. Rientrato in Italia, anziano e ammalato, passa gli ultimi anni nel Santuario mariano di San Vittorino (Roma), aiutando nel ministero delle confessioni, fino a quando, sempre più debole, fu trasferito a Chiavari dove, grazie alle cure assidue di medici, infermieri e confratelli si riprese miracolosamente. P. Moraldo era considerato negli ultimi tempi “un venerando patriarca dal cuore buono e dalla vita santa – come disse P. Ceccarelli per il 70 anniversario del sacerdozio – che ha trovato il segreto di tanta vitale longevità in una grande fede, una forte pietà, fiducia in Dio e … anche un po’ in se stesso.

Spirò serenamente il 17 aprile 1996, all’età di 93 anni, dopo aver celebrato il 2 giugno 1996, 70 anni di ordinazione sacerdotale. Fu sepolto nella tomba di Congregazione nel cimitero di Chiavari.

P. Agostino Valentini, in “La presenza degli Oblati di M. V. nella città di Pisa – Cento anni di Storia”, Stamperia editoriale Pisana, Maggio 2006

Nato a Sgurgola (Fr), l’8 dicembre 1906, entrò nel collegio del S. Cuore, a Chiavari, il 19 ottobre 1919. Emise la sua prima professione il 5 ottobre 1924. Dopo aver compiuto gli studi di filosofia a Pinerolo, fu trasferito a Pisa per frequentare gli studi teologici nel Seminario Arcivescovile di Pisa. Fu ordinato sacerdote il 5 aprile del 1930.

E’ morto a Rocca di papa, presso il Centro Mondo Migliore, il 6 ottobre 1995.

Ed ecco i compiti da lui svolti e gli incarichi affidatigli: S. Elena: Viceparroco, 1930-1931; Chiavari: Insegnante e Assistente degli Aspiranti, 1931-1939; Pinerolo: Prefetto dei Chierici, 1939-1945; Consultore generale, 1943-1947; Torino: Parroco, 1945-1946; Mamertino: Rettore nella casa generalizia, 1946; Chiavari: Rettore del Collegio, 1947-1952; Sassari: 1952-1953; Rovereto: Rettore e prefetto dei chierici, 1953-1956; S. Elena: Parroco, Rettore locale, 1957-1969; Vicario generale 1956; Consigliere Italia Centro-Sud, 1968-1983; N.S. del Pianto: 1970-1973; Mamertino: Rettore alla Casa generalizia, 1973-1974; Prefetto dei chierici a N.S. del Pianto, 1974-’75; Prefetto dei chierici a S. Elena, 1981-’83; Rettore locale al Mamertino, 1983-1985. Nel 1985 si trasferisce al Mondo Migliore, dove è morto il 6 ottobre 1995.

Da come si deduce dal curriculum, P. Moscarelli, ha vissuto in Congregazione una vita piena di impegni rilevanti, specie nel campo della formazione. Cosa ha trasmesso alle varie generazioni che ha educato con tanta umanità e dedizione? Prima di tutto un gran rispetto per l’uomo, in secondo luogo un grande amore per il Fondatore e la Congregazione. Amava lo studio e fino all’ultimo si è interessato delle varie problematiche d’attualità, con cuore e spirito giovanile. Conservava la memoria storica, ma non era prigioniero di essa, finché ha potuto, non disdegnava di leggere libri e giornali, di guardare la TV, seguendo perfino le partite di calcio. Si può dire che in un corpo malandato e logoro, sottoposto alla legge dell’invecchiamento, c’era un intenso interesse per il presente, che rivelava una mente limpida ed elastica, cosciente fino a qualche ora prima del decesso. Da non dimenticare la sua preziosa collaborazione a Lanterianum con articoli relativi a squarci di storia della Congregazione, specialmente del periodo di P. Felice Prinetti.

Fra le sue carte sono stati ritrovati degli appunti e un testamento spirituale scritto il 5 aprile 1980, nel 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale che esprimono tutta la sua fede e l’amore per la vita e per la Congregazione.

P. Vittorio fu uomo di azione ma anche di contemplazione, di ammirazione e amore per la vita dell’uomo, con tutte le sue vicende, immerso nella storia che cammina verso la Patria celeste.

P. Alberto Moscatelli in “Oblati nel mondo”, Novembre 1995

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TESTAMENTO SPIRITUALE DEL CARISSIMO P. VITTORIO MOSCARELLI OMV
DECEDUTO IL 6 OTTOBRE 1995 NELLA CASA DEL MONDO MIGLIORE

(Redatto il 5 aprile 1980, 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale)

Credo la Chiesa come tu, Signore Gesù, l’hai fatta.
Credo quanto la Chiesa in nome tuo mi ha insegnato di te e di me.

I miei genitori, a cui va la mia perpetua riconoscenza e amore, mi hanno dato la coscienza della vita, mi hanno fatto pregare, mi hanno prospettato le vie della vita.

La mia parrocchia di S. Elena mi ha insegnato l’amore al culto e all’apostolato, che mi hanno fatto avvertire la vocazione al sacerdozio.

La Congregazione degli Oblati di Maria Vergine ha coltivato in me i germi della vocazione e mi ha insegnato a rispondervi senza se, senza ma, senza riserve, a cuor generoso, ardente per Dio e per il prossimo attraverso Maria SS.

Di fronte al cumulo di grandi grazie che il Signore mi ha fatto riconosco la mia miseria, i miei peccati, la mia infedeltà: ma credo nella tua infinita misericordia, o Signore, credo nell’intercessione della Madonna, rifugio dei peccatori, credo nel valore della confessione, dell’unzione degli infermi che voglio ricevere, e perciò ti domando perdono di tutto il male che ho fatto e se avessi altre cento e mille vite non vorrei più commetterne.

Non ho la coscienza di dover perdonare nessuno, ritengo che quanto gli altri han fatto per me sia stato sempre suggerito dall’amore.

Domando perdono a quanti ho fatto soffrire anche senza averne avuto coscienza.

Signore ti ringrazio di avermi chiamato a te nella vita religiosa e sacerdotale.
Ti ringrazio di avermi dato la certezza di questa vocazione sin dall’inizio della mia vita cosciente.
Ti ringrazio di avermi dato di vivere del momento, secondo le circostanze da te intessute per condurmi.
Ti ringrazio che sei stato il mio pane quotidiano nell’Eucaristia, fatto sacerdote per oltre 50 anni per offrirti giornalmente la S. Messa.
Ti ringrazio di avermi messo in situazione di fare del bene.

Con donazione pura, libera, perfetta mi offro ancora una volta come schiavo a te Maria, madre della mia Congregazione e mia. Mi affido a te con la confidenza del bambino, come avessi diritto ai tuoi beni; ricoprimi delle tue perfezioni, virtù e meriti e così portami a Gesù, per adorarlo, lodarlo, amarlo con te in eterno.

L’ultimo mio respiro voglio che sia ripetere con tutti i miei cari, con la mia Congregazione, con tutta la Chiesa, il canto della liturgia
Per Cristo, con Cristo e in Cristo
a te, Dio Padre Onnipotente
nell’unità dello Spirito Santo
Ogni onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen

Per la misericordia infinita di Dio Uno e Trino, per l’intercessione della Madonna Santissima, per i meriti di tutta la Chiesa, confido che abbia a continuare questo mio canto di fede e di amore in cielo, in eterno.

È nato a Roma, il 20 maggio 1936, la sua famiglia risiedeva nel quartiere Nomentano, a poca distanza dalla basilica di S. Agnese fuori le mura. Aveva due fratelli.

Aveva studiato nella scuola di Avviamento Commerciale e di Odontotecnica.

E’ del 1 maggio 1956 la lettera al R.M. per essere ammesso in Congregazione. Iniziò il probandato a Pinerolo il 19 agosto seguente, con P. Andrea Mannini, ricevendo poi l’abito degli Oblati il 24 settembre a Ivrea, dalle mani del R. M. P. Alfredo Pagani.

Iniziò il noviziato a Ivrea il 24 settembre 1957, con P. Nicolò Bussetti. Pronunziò i primi voti il 5 ottobre 1958 nella festa della Beata Vergine del Rosario, a Ivrea.

Frequentò il Liceo a Pinerolo negli anni 1958-’60, essendo formatori Andrea Mannini e Secci, studiò da chierico a Roma, con P. Bonini, negli anni 1961-’65, alla Gregoriana dove conseguì la licenza in Teologia, con la tesi “Principio e Fondamento della Consecratio mundi”.

Emise i voti perpetui il 5 ottobre 1961 a Pinerolo, nelle mani del rettore della casa, P. Ferdinando Kerschbaumer, delegato di P. Pagani. Fu ordinato diacono il 19 dicembre 1964, a Roma, da Mons. Pocci, e presbitero, il 13 marzo 1965, a San Giovanni in Laterano dal Card. Traglia, Vicario del Papa.

Negli anni 1965-’67 mentre collaborava nella parrocchia di S. Elena frequentò un corso di giornalismo alla “Pro Deo”. Nel 1968-’69 fu parroco e superiore a Pantelleria, poi fino al 1975, parroco e superiore a Sassari, a S.Elena viceparroco per un anno, quindi dal 1976 al ’77 viceparroco a Pantelleria.

Dal 1978 al 1981 tornò a Sassari come viceparroco e predicatore, poi fino all’84 fu superiore e parroco a San Vittorino. Fu rettore a Chiavari fino all’85, poi si dedicò alla predicazione di ritiri ed esercizi a Nostra Signora del Pianto (da qui, il 13 aprile 1986, aveva potuto partecipare alla storica visita del Papa Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma), al Mondo Migliore, in Piemonte, in Sardegna, a Pantelleria, a San Vittorino, per diverse comunità di suore a Roma, per universitari, ecc., curando sempre l’aggiornamento teologico e lo studio dei documenti ecclesiali.
Dal 1985 risiedeva al Centro per un Mondo Migliore dove si dedicava a tempo pieno al ministero della Parola e all’accompagnamento spirituale.

Scrisse anche numerosi articoli per diverse riviste, in particolare per “Crescere”, dell’ O.A.S.I., fondata da P. V. Rotondi, (di cui era stato amico e collaboratore). e tenne numerose conferenze. Dal 1992 collaborava alla redazione di “Lanterianum”. Aveva curato e pubblicato anche una breve biografia di P. Lanteri e un’agile guida turistica sulla Basilica della SS. Trinità di Saccargia, in Sardegna.

Per alcuni anni è stato coordinatore della pastorale vocazionale della Provincia italiana; e dall’ottobre 1995, promotore generale delle Amicizie a livello internazionale, a cui si dedicò particolarmente negli anni di preparazione al Giubileo del 2000. Negli ultimi cinque anni era Direttore responsabile della rivista “Myriam”.

P. Moscatelli è deceduto il 18 ottobre 2007, giorno della festa di san Luca, nell’ospedale “Regina Apostolorum” di Albano. L’operazione che aveva subito aveva avuto buon esito e sarebbe stato dimesso a giorni. La mattina del 18 fu colpito da un infarto che i medici non riuscirono a controllare. I funerali ebbero luogo sabato 20 ottobre nella chiesa dell’Assunta al Monto Migliore.

P. Sergio Zirattu scrive di lui su “Oblati nel mondo” del dicembre 2007: “ Avendolo conosciuto a Sassari nel 1960, mi ha impressionato la sua chiarezza di esposizione, la gioiosità con cui era solito presentarsi, l’interesse per gli avvenimenti quotidiani e per chi, come me, voleva conoscere meglio la Congregazione e il Fondatore. Devo dire che in quegli anni il suo impegno pastorale è stato notevole, orientava tutta l’attività secondo la dinamica ignaziana degli Esercizi spirituali di S. Ignazio, traducendoli per il popolo in forma di missioni, giornate di spiritualità, corsi settimanali, assieme ad una equipe di laici in “missione” per tutte le diocesi della Sardegna. P. Alberto, dopo il primo periodo di fondazione della parrocchia a Sassari, caratterizzato dalla presenza dinamica dei padri Saracino e Mario Piccirilli, ha sviluppato e dato visibilità al nostro carisma lanteriano, lasciandone l’impronta nella formazione qualificata di una componente laicale che ha poi continuato secondo il suo stile anche quando P. Alberto è stato trasferito ad altre comunità. Sassari gli deve molto.

La Congregazione lo ricorderà con riconoscenza per le sue innumerevoli predicazioni, i Corsi di Esercizi, le pubblicazioni del Fondatore, la collaborazione puntuale con Lanterianum e l’impegno con la rivista Myriam alla quale lavorava con autentica passione adoperandosi anche a farla conoscere, soprattutto nelle nostre comunità. Non meno importanti sono state le sue predicazioni e gli scritti mariani, soprattutto quelli legati al Fondatore e alla S. Scrittura, curati nell’intento di promuovere una fruttuosa e sana mariologia. … I libri hanno avuto per P. Alberto un ruolo fondamentale; ad essi attingeva sempre per sfamare la sua sete di sapere; ma fra tutti, quello che più conservava i segni dell’uso, è il libro della Bibbia. Penso che per noi, confratelli Oblati, la sua migliore eredità sia proprio quella di aver portato per il mondo quei segni della Parola di Dio, veicolati dai doni di predicazione e di scrittura che il Signore gli ha dato per natura”.

Nacque a Scalenghe (Torino), il 29 aprile 1835. Entrò in comunità a Pinerolo nel 1854 e fece la promessa il 26 febbraio 1854; emise la professione a Pinerolo, Santa Chiara, il 18 maggio 1856. Morì a Pinerolo il 3 novembre 1912, all’età di 77 anni.

P. Murisengo fu segretario della Congregazione a partire dal 1893, sotto il rettorato di P. Giovanni Antonio Avvaro junior. Fu vicario generale della Congregazione durante la Visita Apostolica che durò dal 1 maggio al 19 novembre 1905.

Nacque a Viù (Torino) l’8 maggio 1822. Emise la professione a Pinerolo il 3 ottobre 1847. Morì a Pinerolo il 24 luglio 1881, all’età di 59 anni.