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Nacque a Giaveno (Torino), il 24 settembre 1818. Fece ingresso a Santa Chiara, Pinerolo, il 2 ottobre 1834; sempre a Pinerolo ricevette l’abito il 19 ottobre 1834, ed emise la professione il 25 ottobre 1825. Fu ordinato sacerdote a Torino il 18 settembre 1841. Morì a Nizza, a San Ponzio, il 13 febbraio 1891, all’età di 73 anni; fu sepolto nel cimitero di St. Barthélemy, a Nizza.

È considerato uno degli esponenti più autorevoli della spiritualità della Congregazione. Ancora giovane sacerdote, aveva fatto domanda di andare nelle missioni della Birmania. P. Dadesso, segretario del Rettor Maggiore Avvaro, lo definisce “un vero e apostolico missionario… per virtù soda, esemplarità di vita, costanza nello studio, zelo per la salute delle anime e insieme per robustezza di vita”. Partì il 18 giugno 1842 insieme con i PP. Ceretti, Delprino, e altri, e rimase in missione 14 anni. Fu un missionario completo. Avrebbe dato anche la vita per la fede, di fatto fu torturato dai pagani e lasciato a terra creduto morto. Di questa gloriosa avventura missionaria portò il segno per tutta la vita in una gamba storpiata che gli impediva di camminare. Rientrò in Italia l’ 8 giugno 1858 e dopo breve tempo passato alla Consolata, si stabilì a San Ponzio, continuando a fare il missionario e predicando nei paesi vicini. P. Tione scrive di lui: “Da quasi un anno non usciva di camera… Egli ci ha edificati con la sua pazienza in questa sì lunga malattia. Due o tre volte la settimana riceveva dal letto la S. Comunione con quella pietà che tanto lo distingueva”.

Fu Rettore di San Ponzio, Consultore generale e maestro dei novizi: tra i quali ci fu anche il capitano d’artiglieria Felice Prinetti. Ha lasciato il “Cartolaretto per i novizi” in uso nelle nostre case di formazione, rimasto inedito. Pubblicò poi un opuscolo dedicato alla gioventù, dal titolo : “Lettere morali ad un giovinetto”, Torino, Marietti, 1887, con presentazione di Monsignor Berchialla, arcivescovo di Cagliari.

Nato a Fosdinovo (Massa Carrara), il 15 marzo 1926, entrò a Pinerolo proveniente da Chiavari il 15 agosto 1943, fece la vestizione il 28 agosto 1943 a Pinerolo, dove emise anche la professione il 3 marzo 1944; morì a Pinerolo, nell’Ospedale Cottolengo, il 7 marzo 1946, all’età di 20 anni. È sepolto nel cimitero di Pinerolo.

Era nipote di P. Alfredo Pagani, che fu Rettor Maggiore della Congregazione dal 1956 al 1968. Renato Pagani, di costituzione robusta, aveva molto sofferto per restrizioni durante il periodo bellico e ne aveva ricevuto grande indebolimento organico che in breve tempo degenerò in etisia. Il P. Rettor Maggiore, Domenico Pechenino scrisse ai superiori e confratelli di Pinerolo una bella lettera di condoglianze che fu pubblicata, a comune edificazione su ‘L’ Oblato’ di quell’anno.

Nato a Fosdinovo (Massa Carrara) l’8 gennaio 1909, molto giovane entrò studente a Chiavari nel settembre del 1925, accompagnato dal fratello Don Paolo, zelante parroco nel Massese.

Iniziò il probandato a Pinerolo il 9 agosto del 1928, quindi il noviziato l’8 settembre con P. Kerschbaumer che ebbe a dire di lui: ”soggetto di ottime speranze, serio, pio, intelligente, di volontà tenace”. Fece la vestizione il 29 settembre 1928; Emise la prima professione il 6 ottobre 1929 a Pinerolo, poi fu a Pisa dove studiò teologia per quattro anni sotto la guida di P. Raffaele Melis che a lui dedicava incarichi delicati e importanti, sicuro che li avrebbe assolti bene. Fece la professione perpetua l’8 dicembre 1932 a Pisa, dove fu anche ordinato sacerdote il 28 marzo 1936 per mano di S.E. Mons. Vettori Gabriele.

Svolse il suo ministero in Italia: a Pisa da marzo ad ottobre 1936, poi a Torino come viceparroco (1936-1937), viceparroco a Sant’Elena (1937-1938), di nuovo a Torino come viceparroco e predicatore (1938-1939), poi a Pantelleria (1939-1946), dove giunse il 27 novembre 1939, avendo chiesto di andare in aiuto al parroco pur essendo la guerra imminente, e dove, il 30 giugno 1940, fu nominato cappellano militare per l’assistenza alla Marina (1939-1946). “Sempre presente fra i parrocchiani particolarmente più bisognosi di mezzi e di conforto, fu pure presente allo sbarco degli anglo-americani nell’isola, e col suo tatto evitò incresciosi incidenti e salvò la vita a qualche imprudente e ingenuo”. P. Pagani rimase a Pantelleria insieme a P. Bobola mentre “le altre autorità venivano deposte o erano prigioniere e ottennero dagli Alleati protezione e difesa dei deboli, viveri e indumenti per gli affamati e i poveri, liberazione di innocenti”, fino al 1 dicembre 1945 quando poté lasciare l’isola per essere assistente dei giovani a Sant’Elena (1946-1950). Rettore della comunità sul carcere Mamertino, fu eletto Consultore generale nel 1946 e Segretario generale per il sessennio 1950-1956. Amava predicare al popolo, tenne centinaia di esercizi a suore, chierici e preti. Stimato per la sua competenza, zelo e disponibilità al servizio, anche presso i Superiori in Vicariato, nel marzo del 1956 fu nominato vicario generale, alla morte di P. Tommaso Piatti e nell’agosto del 1956 fu eletto Rettor Maggiore dopo la riforma pontificia che imponeva una scadenza al mandato. Il 28 marzo 1961 poté celebrare il 25° di ordinazione sacerdotale, come ricorda egregiamente una pubblicazione curata da P. Roberto Pinamonti. Negli anni del suo governo, “le nostre Case sparse nel mondo sono diventate un rigoglioso cantiere di opere e di vitalità apostolica. Sono sbocciate opere grandiose nelle case già esistenti, basti per tutte il pensionato universitario a Pisa, e nuove case furono aperte in Italia, nel Sud America, in Francia e in Austria. P. Pagani diede anche avvio all’associazione “Pia Congregazione di N.S. di Fatima”, attiva per molti anni.

Allo scadere del suo secondo mandato (1968), desiderò vivere nella casa di San Vittorino, dove rimase fino al 1988. La sua ultima comunità fu quella del Mondo Migliore. Il 3 settembre 1999, all’età di 90 anni, è deceduto nella sua stanza, circondato dai confratelli, nel pieno possesso delle sue facoltà, raccomandando la sua anima al Padre.

I funerali ebbero luogo nel santuario di N.S. di Fatima, a San Vittorino, domenica 5 settembre, celebrati dal Rettor Maggiore, P. Patrice Véraquin. E’ sepolto nel cimitero di San Vittorino, come da sua volontà.
P. Sergio Zirattu nel discorso tenuto il giorno del funerale: “Durante la mia vita sacerdotale ho conosciuto tanti confratelli ma nessuno con il medesimo carisma di P. Pagani, attento e premuroso, con il costante ricordo di tutti e di tutto. Ho potuto apprezzarne la volontà, la precisione, la pazienza, ma in modo particolare l’umiltà. Nonostante il suo alto compito, pur di essere utile alla comunità, svolgeva anche le mansioni più umili”.

Questa la dichiarazione di un membro dei gruppi di preghiera istituiti da P. Pagani: “P. Alfredo in tanti anni di sacerdozio ha lasciato nel suo cammino una traccia indelebile, la sua povertà di spirito, la sua misericordia, la sua disponibilità, la sua purezza di cuore. Padre, La ringraziamo per le attenzioni, per il costante interessamento, per averci ascoltato, guidato e consigliato per percorrere il giusto sentiero”.

Era nato il 20 gennaio 1914 a Ravello (Sa). E’ morto il 26 gennaio 1990 nella casa del Mondo Migliore. Dall’estate dell’89 aveva lasciato il lavoro per curare il suo cuore malandato, ma i ricoveri in ospedale non gli avevano giovato.

Era entrato in Congregazione a 47 anni, nel 1961, e aveva fatto la professione il 2 ottobre 1963, emettendo poi i voti perpetui il 3 ottobre 1966.

Da buon fratello coadiutore, – scrive di lui P. Antonio Pinamonti nell’Oblato del mese di Febbraio 1990, ha messo a frutto i suoi talenti, facendo prima il cuoco nel seminario di S. Severa poi nella casa del carcere Mamertino. Qui, senza badare a orari, ha consumato i suoi giorni fino a 75 anni compiuti e così anche le pagine di una Bibbia commentata.
Di quest’unico libro di lettura egli si è nutrito, e ‘come la cerva che anela ai corsi delle acque’, ha bevuto quella sapienza che ha guidato la sua vita semplice, e che gli ha permesso di essere in qualche modo guida per i numerosi parenti ed esempio e guida per noi stessi.

Una sapienza biblica e napoletana insieme, una felice mistura di ottimismo, di tendenza a non porre problemi ma a risolverli, di calore umano e di considerazione per tutti.

Sapeva sempre arrangiarsi anche in frangenti difficili.
Qualcuno faceva fatica a capire il suo linguaggio, lui invece riusciva a capire le lingue straniere e a farsi capire dagli stessi stranieri, con i quali il suo buon umore lo portava a volte anche a innocenti battute.

Conscio di non avere la preparazione per svolgere l’apostolato del sacerdote, lavorava anche per i seminaristi che dovendo studiare, non potevano lavorare. Era un suo modo per partecipare al futuro loro apostolato sacerdotale.

Alla Messa del funerale nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami hanno concelebrato una ventina di sacerdoti. Un attestato di stima ben meritato. Fratel Pasquale riposa nella nostra tomba del Verano.

L’OBLATO, anno 65 n.1 del febbraio 1990, pagg. 46-47

E’ nato l’8 agosto 1918 a Rapallo, in diocesi di Chiavari. All’età di 13 anni, il 2 ottobre 1931, venne accolto nel collegio di Chiavari da P. Luigi Pinamonti; fece il noviziato con P. Ferdinando Kershbaumer a Pinerolo, pronunciando i primi voti nella stessa città, il 12 settembre 1937.

Proseguì gli studi a Pisa con i Padri Moraldo e Calliari negli anni 1940-‘43. Fra l’altro, nel giugno del 1943, conseguì a Pisa anche la licenza di infermiere e aiutante di sanità nel Regio Esercito Italiano con il massimo dei voti. Emise la professione perpetua il 12 settembre 1940 e venne ordinato sacerdote il 3 giugno 1944. Fu assistente dei novizi a Ivrea per un anno, dal settembre 1944, quindi insegnante a Chiavari, nel collegio, ed economo e superiore, dal 1945 al ‘59, poi fino al ’61 visse a Torino presso la parrocchia di N. S. della Pace facendo anche l’organista. Passò poi nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, a Sassari, dove fece anche l’insegnante di religione nell’Istituto Tecnico, al Liceo e nella scuola Media, dal 1964 fino al ’74. Fu trasferito quindi a Nizza, nel santuario di S. Rita. Il 15 novembre 1998 tornò in Italia.

Avendo avuto da Dio non poche qualità comunicative ed oratorie, si diede principalmente al ministero della predicazione. Colpito da ictus nel 1997, venne trasferito a Chiavari per le adeguate cure. Negli ultimi anni il suo calvario fu quello di non essere più in grado di esprimersi, lui che era un predicatore che incantava! Trascorse l’ultimo anno di vita pressoché immobile sul letto o nella sedia a rotelle.

E’ deceduto il 5 aprile 2007 nella sua cameretta a Chiavari, nell’agosto successivo avrebbe compiuto 89 anni. Le esequie furono celebrate nel mattino del sabato santo dal R. M., P. Patrice Véraquin, alla presenza del vescovo di Chiavari, dei confratelli di Pisa e di numerosi fedeli. Ora P. Pandellino riposa nel cimitero di Chiavari.

Su Oblati nel Mondo del maggio 2007 fu pubblicata una bella lettera dei giovani che egli seguiva a Sassari negli anni ’65-70. Fra l’altro scrivono: “Vogliamo ricordarlo con affetto in quanto egli è stato un pezzo importantissimo della nostra infanzia, adolescenza e anche negli anni successivi.

Oltre che nostro Padre spirituale è stato la persona che ci ha fatto amare la musica: negli anni 1960-’70, nella nostra parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, egli formò un coro che dirigeva con maestria, sensibilità, e anche con autorità. Mai banale, sempre appassionato e autorevole nella sua veste di predicatore. Negli ultimi anni, durante le nostre visite a Chiavari, purtroppo dovevamo accorgersi che la sua voce tonante, che tutti ricordiamo, era stata offesa dalla malattia. Ma ai primi ricordi o all’accenno di un motivo musicale i suoi occhi brillavano e si velavano di lacrime dolcissime. Ciao, Padre Gino!”.

Su Oblati nel Mondo del maggio 2007 fu pubblicata una bella lettera dei giovani che egli seguiva a Sassari negli anni ’65-70. Fra l’altro scrivono: “Vogliamo ricordarlo con affetto in quanto egli è stato un pezzo importantissimo della nostra infanzia, adolescenza e anche negli anni successivi.

Oltre che nostro Padre spirituale è stato la persona che ci ha fatto amare la musica: negli anni 1960-’70, nella nostra parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, egli formò un coro che dirigeva con maestria, sensibilità, e anche con autorità. Mai banale, sempre appassionato e autorevole nella sua veste di predicatore. Negli ultimi anni, durante le nostre visite a Chiavari, purtroppo dovevamo accorgersi che la sua voce tonante, che tutti ricordiamo, era stata offesa dalla malattia. Ma ai primi ricordi o all’accenno di un motivo musicale i suoi occhi brillavano e si velavano di lacrime dolcissime. Ciao, Padre Gino!”.

Nacque a Sinio (Alba), il 3 luglio 1817; fece ingresso a Torino il 26 luglio 1843, fece la vestizione il 19 novembre 1843 e la professione a Pinerolo l’8 dicembre 1845; morì a Sinio il 13 ottobre 1884, all’età di 67 anni.

La famiglia Paruzza, di Sinio d’Alba, ha dato quattro Oblati alla Congregazione: P. Giovanni Battista (1805-1883), fratel Candido, che fu per circa 20 anni missionario in Birmania e morì fuori Congregazione; fratel Zefirino, che uscì di Congregazione verso il 1850 (per l’incertezza del momento politico) e divenne maestro elementare a Sinio, e infine il nostro Fratel Placido. Di lui abbiamo poche notizie, sappiamo solo che nel 1856 era a Livorno Vercellese. Avvaro junior scrive a Dadesso il 16 sett. 1884 da Nizza: “Il fratello Placido oggi va meglio. Questa mattina abbiamo telegrafato al suo fratello Zeffirino che venga al più presto a Nizza per quindi accompagnarlo a Simio alfine di provare se l’aria nativa gli sia vantaggiosa. Stando egli a Nizza, secondo il medico, non avrebbe più oltrepassato i due mesi di vita.”

Nacque a Sinio d’Alba (Cuneo) il 25 marzo 1805. Già sacerdote (ordinato il 23 dicembre 1827 ad Alba), fece ingresso a Santa Chiara il 9 settembre 1835 ed emise la professione a Pinerolo il 12 maggio 1836. Morì a Nizza, SS. Annunziata, il 17 luglio 1883, all’età di 77 anni. Fu sepolto a Nizza.

Era entrato nel seminario di Alba a 16 anni nel 1821 ed era stato ordinato sacerdote diocesano al Alba il 21 dicembre 1827. Fu per due anni (1827-1829), vicecurato a Barolo, e avendo ivi incontrato padre Reynaudi che predicava una missione, domandò ed ottenne di entrare tra gli Oblati. Alla sua decisione non fu indifferente l’esempio del padre Paolo Abbona che era stato suo compagno nel seminario di Alba. Dopo di lui altri tre suoi fratelli si fecero Oblati, Candido, che fu missionario in Birmania, Zefirino e Placido, fratelli coadiutori.

Padre Paruzza è ricordato per la sua competenza musicale e per la sua bella voce da tenore. Fu maestro di musica e di canto a Pinerolo, appena entrato in Congregazione, e più tardi nel Convitto Ecclesiastico di San Ponzio, ma fu anche confessore e predicatore apprezzato, missionario apostolico e popolare. Fu Rettore di San Ponzio nel 1844 e poi all’Annunziata di Nizza. A lui si devono importanti restauri nella casa e nella chiesa e la costruzione del primo organo all’Annunziata, affidato alla ditta Luigi Lingiardi di Pavia e inaugurato nel febbraio 1860 con una bella e bizzarra poesia del Padre Luigi Gallo. Curò anche la buona stampa. Il 26 dicembre 1877 celebrava il 50’ di Ordinazione sacerdotale: era il primo cinquantesimo di Messa che si celebrava in Congregazione. In quell’anno P. Paruzza era il decano, cioè il più anziano di tutta la Congregazione. Padre Felice Giordano, che convisse molti anni con P. Paruzza, lo ricorda così: “Per tanti anni edificò con l’esempio e con lo zelo la Congregazione e i popoli”.

Nacque a Bernareggio (MI), il 20 novembre 1909. P. Ambrogio ha servito fedelmente il Padre nei 75 anni della sua esistenza terrena, segnata sempre dalla croce della malattia. E’ morto Era entrato in Congregazione il 4 febbraio 1935, dopo aver compiuto gli studi ginnasiali e liceali nel Pontificio Istituto delle Missioni Estere di Milano ma la fragilità della sua salute non era certo adatta alle fatiche del missionario. Dopo l’anno di noviziato, nel 1936 intraprese gli studi teologici nella nostra casa di Pisa, impegnandosi seriamente, emise la professione il 25 marzo 1936. Il suo carattere emotivo ed apprensivo si rivelò ben presto, per cui si può dire che sia lo studio che il ministero sacerdotale gli richiesero per tutta la vita uno sforzo quasi sovraumano.

Ordinato sacerdote il 29 ottobre del 1939, con un anno di anticipo date le avvisaglie della guerra, iniziò il suo apostolato nella Parrocchia di Nostra Signora della Pace, occupandosi soprattutto dell’oratorio. Nella stessa parrocchia esercitò anche il suo ultimo ministero attivo, dal 1962 al 1973, finché poi cominciò l’ultimo atto del suo calvario.
Svolse le mansioni di parroco prima di tutto a Morimondo (1952-52), dove era così stimato dalla popolazione che gli uomini assediarono perfino la chiesa parrocchiale quando si ebbe sentore di una sua prossima sostituzione. Fu poi anche parroco a Pantelleria nei tristi e difficili anni del dopo-guerra (1945-49), quando l’isola era ancora un cumulo di macerie. Prestò la sua zelante opera di Padre spirituale nel Seminario di Trapani (1952-54), quando il Seminario era affidato agli Oblati. Esercitò poi il suo ministero nelle case di Carignano, Pisa, e Pinerolo dove fu sempre stimato per la sua assiduità al confessionale. Per un certo periodo di tempo fu anche Rettore della nostra casa e Santuario della Madonna di Monte Stella a Ivrea. Tutte queste attività ministeriali furono sempre accompagnate da malattie, disturbi di vario genere e da molti ricoveri in ospedale. Gli ultimi due anni della sua vita li trascorse quasi sempre in ospedale, dove per tutti fu esempio di rassegnazione e piena accondiscendenza alla volontà di Dio che l’ha chiamato a sé nella casa di Pinerolo il 17 maggio 1984.Ai suoi funerali, celebrati nella chiesa di Pinerolo, erano presenti vari superiori, confratelli, numerosi sacerdoti e suore, riconoscenti per tutto il bene ricevuto nel ministero della riconciliazione. E’ sepolto nella tomba della Congregazione nel cimitero di Pinerolo.

P. Vigilio Piazzi, L’Oblato, giugno 1984

Nacque a Frossasco (Pinerolo) il 1 settembre 1896 e fece ingresso in Congregazione proveniente da Chiavari nel 1913. Ricevette l’abito a Pinerolo il 14 settembre 1913; emise la professione temporanea a Pinerolo il 14 settembre 1914, quella perpetua il 15 maggio 1921. Fu ordinato a Pinerolo da Mons. Angelo Bartolomasi il 5 ottobre 1924. Morì a Carignano il 7 giugno 1979 all’età di 85 anni; fu sepolto a Carignano, nella tomba della Congregazione.

Per più di 30 anni fu missionario itinerante in Argentina e in Uruguay. Rientrato in Italia, passò gli ultimi dieci anni a Carignano dedicandosi specialmente al ministero delle confessioni.

Tarcisio Pastorino è nato a Masone (GE) il 24/04/1949. Entrato in noviziato il 22/09/1982 a 33 anni, emise la professione perpetua il 6/9/1986 e fu ordinato presbitero l’anno seguente, il 28/6/1987 a San Vittorino da Mons. A. Maggiolini.

Come novello sacerdote fu inviato nella parrocchia S. Berardo a Teramo il 1 agosto 1987. Sei anni dopo, nel 1993, venne nominato rettore locale della comunità.

Dopo dodici anni di fruttuoso ministero, molto apprezzato dai fedeli della parrocchia e da altre persone al di fuori di essa, venne trasferito a Pinerolo il 1/2/1999, con l’incarico di favorire la ripresa di attività strettamente lanteriane a cui si dedicò con zelo per ben 10 anni.

Nel 2009, in seguito a motivi di salute si decise di trasferirlo a San Vittorino, dove è stato assistito giornalmente dalla dottoressa Stefania Serio.

A fine agosto 2022 il suo stato di salute peggiorò gravemente, venne ricoverato nell’ospedale di Tivoli, dove è morto alle ore 11.00 del 5 settembre all’età di73 anni. Fu sepolto nel cimitero di San Vittorino.

Nato a Cuorgné (Torino), frazione di Priacco, il 4 luglio 1873, entrò a San Ponzio il 31 luglio 1888. Fece la vestizione il 7 ottobre 1888, e la professione il 7 ottobre 1889. Fu ordinato sacerdote a Nizza il 7 ottobre 1896, morì a Torino, a N. S. della Pace, il 26 maggio 1950, all’età di 77 anni; è sepolto nel cimitero di Torino.

Proveniva, come altri Oblati suoi contemporanei, dal Collegio vocazionale di Don Pavia. Di salute sempre malferma, ma di tenace volontà, seppe formarsi da solo una vasta cultura, specialmente nel campo sociale e ascetico per la predicazione di missioni e di esercizi spirituali, di cui diede numerosissimi corsi fino agli ultimi anni della sua vita. Da giovane insegnò nel collegio apostolico di Giaveno e nello studentato teologico di Carignano. Nel 1905, dopo la visita apostolica, di cui era stato uno dei principali promotori, fu mandato a Pisa insieme con P. Prinetti e altri, e là rimase fino al 1919, quando fu eletto Rettor Maggiore della Congregazione. A Pisa si manifestò tutta la sua personalità. Stimatissimo dal Card. Pietro Maffi, arcivescovo di Pisa, amico del prof. Toniolo e del prof. Fedeli, collaborò con Mons. Orlandi alla fondazione della FACI (Federazione del Clero Italiano), fondò il circolo “Aurora” per le giovani, promuovendo la trasformazione religiosa e spirituale della difficile zona di Porta a Piagge. Innumerevoli le conferenze e le missioni tenute a Pisa e nelle altre diocesi toscane.

Nel Capitolo generale del 1919, all’indomani della guerra mondiale, fu eletto Rettor Maggiore in luogo del dimissionario P. Claudio Toesca, rimase in carica fino al 1946, quando fu destituito, per intervento della Santa Sede, a causa delle preoccupanti condizioni di salute e fu sostituito da P. Tommaso Piatti. La morte lo colse quasi improvvisamente a 77 anni il 25 maggio 1950.

Nacque a Salto Canavese (Torino) il 31 agosto 1923. Entrò in Congregazione a Chiavari nel 1937. Ricevette l’abito il 17 settembre 1939 a Ivrea, dove fece il noviziato con P. Pezzini, emettendo la prima professione il 20 settembre 1941, e quella perpetua l’8 dicembre 1944 a Pinerolo. Fu ordinato sacerdote il 20 aprile 1947. Svolse il suo ministero in Argentina: a Buenos Aires, Villa Udaondo e a Montevideo in Uruguay. Dopo due anni a Ivrea (1972-’74) tornò in Sud-America, operò in Amazzonia, a Jundiaí, e a Curitiba. Nel 1986 fu trasferito a Torino. Morì il 4 ottobre 1991.

Nato a Colleretto Castelnuovo (To), il 5 aprile 1921, entrò tredicenne nella Scuola Apostolica a Chiavari l’8 ottobre 1934. Ricevette l’abito il 17 settembre 1939. Fece il noviziato nel Santuario di Monte Stella, dove emise la prima professione il 22 settembre 1940. Pronunciò i voti perpetui il 15 ottobre 1943 a Pinerolo. Fu ordinato sacerdote il 20 aprile 1947, a Nago, insieme ad altri 14 sacerdoti: fu una festa straordinaria per tutto il paese.

Partito per l’Argentina il 12 agosto 1947 fu assistente per gli aspiranti a Villa Udaondo, dal 1947 al 1955; tornato in Italia, ebbe l’incarico di insegnante e assistente nella scuola apostolica di Chiavari, fino al 1959. Anche a Pantelleria fu impegnato con i giovani e nell’insegnamento; nel ’64 passò a S. Elena. A Ivrea fu superiore della casa e rettore del santuario dal ’69 al 1977, poi superiore e parroco a Morimondo fino all’84, infine superiore a Chiavari. Ebbe anche l’incarico di Consigliere per l’Italia del Nord negli anni ’77-’83, di Consultore generale dall’83 all’85, e di Consigliere-Economo per la Delegazione di S. Francesco di Sales. Morì a Chiavari il 16 dicembre 1990.

Ovunque, P. Peila si conquistò la stima e l’affetto dei fedeli e dei giovani, che dalle varie sedi continuavano a scrivergli anche dopo la sua partenza. Negli archivi è conservata una pubblicazione che ricorda il 25° anniversario di ordinazione sacerdotale, celebrato con orgoglio da tutto il paese, a Collaretto il 4 febbraio 1973.

Nato ad Osasio (Torino), il 26 gennaio 1808, fece ingresso in Congregazione il 14 novembre 1836. Ricevette l’abito il 19 marzo 1837 ed emise la professione il 21 aprile 1839. Morì a Nizza, a San Ponzio, il 27 febbraio 1871, all’età di 63 anni.

Per 20 anni fu addetto alla casa della Consolata in Torino in qualità di sarto e di guardarobiere. Soppressa quella comunità, passò a San Ponzio dove rimase fino alla morte.

Nacque a Carignano il 18 maggio 1847, entrò in Congregazione il 2 febbraio 1872, ricevette l’abito il 15 settembre 1872, emise la professione il 18 ottobre 1874, morì a Torino, a San Francesco, il 28 aprile 1927 all’età di 80 anni.

Passò la sua vita come sacrestano (per 53 anni!) nella chiesa di San Francesco a Torino, facendosi ammirare per la sua operosità e diligenza. Mentre stava preparando l’altare della Madonna Immacolata per l’inizio del mese di maggio, cadendo dalla scala, rimase fatalmente infortunato e morì poco dopo.
Nel n.° 4 de L’OBLATO, dell’aprile 1927, si legge di lui: “Era di un ‘esemplare regolarità. Per poter fare la meditazione prima di aprire la frequentatissima chiesa di San Francesco, si alzava molto presto. Era il vero tipo del sacrestano pio, ordinato, zelante. E morì sulla breccia. Dopo la grave caduta, durante il delirio notturno, si alzò ginocchioni sul letto e con voce alta e robusta intonò le Litanie lauretane. Poi si adagiò serenamente e spirò”.

Un giornale di Torino gli dedicava il seguente elogio: “Era una caratteristica figura simpaticamente nota a tutti gli assidui dell’antica chiesa di S. Francesco di Assisi. Magra d’una magrezza d’asceta, nella tonaca nera stretta alla cintola dalla fascia degli Oblati, s’era andata incurvando più sotto il peso delle fatiche e delle penitenze che sotto quello dell’età. Pure il buon sacrestano, zelantissimo, continuava con alacrità giovanile a sbrigare le sue mansioni con meticolosa e affettuosa cura, sempre in moto, sempre vigile e attento…Vita di laboriosità non solo, ma anche di preghiera, perché l’umile fratello Coadiutore degli Oblati, fu di pietà singolare esempio. Dall’alba a tarda sera occupatissimo, si riposava pregando, e certo molti lo ricorderanno quando serviva devotamente le sante Messe e quando raccolto le ascoltava in ginocchio su quella solida sedia presso la sacrestia, ch’era per lui il suo posticino anticipato di paradiso… vicino all’altare, accanto a Gesù”.

Nato a Moncalieri (Torino), l’8 aprile 1884, fece ingresso in Congregazione il 15 maggio 1902. La vestizione è del 16 luglio 1902; la professione, dell’8 settembre 1903. L’ordinazione sacerdotale risale al settembre 1907. Morì a Pisa il 19 febbraio 1936, all’età di 54 anni; è sepolto nel cimitero di Cisanello, a Pisa.

Ancora giovane sacerdote fu mandato a Pisa, nella nuova fondazione iniziata da pochi anni, insieme con P. Prinetti, P. Pechenino, P. Usseglio e P. Maritano. Si diede con frutto alla predicazione delle missioni popolari nelle parrocchie delle diocesi toscane e degli Esercizi spirituali negli istituti religiosi e nei seminari. Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1915, fu mobilitato e passò qualche tempo in zona di operazioni. Tornò pieno di zelo ma stremato dì forze. Continuò tuttavia nella sua attività pastorale, restando sempre nella sua residenza pisana, ma allargando il suo apostolato in altre parti d’Italia, in Liguria, in Piemonte e in Sardegna. Aveva un grande amore per la Congregazione, una sincera pietà, uno zelo ardente e un grande spirito di sacrificio. Ha lasciato in quanti lo avvicinarono e lo conobbero il ricordo di una grande bontà e una grande nostalgia per la sua persona.

Nacque a Torino, il 30 agosto 1886, fece ingresso a Giaveno, il 20 agosto 1898, la vestizione a San Ponzio il 29 settembre 1900; emise la professione a Pinerolo l’8 settembre 1902; fu ordinato sacerdote a Roma, dal Card. Respighi, nella sua cappella privata, il 7 febbraio 1909, fu eletto Rettor Maggiore ad nutum S. Sedis, il 14 gennaio 1946; morì a Roma al Mamertino, il 17 marzo 1956, all’età di 70 anni; è sepolto al Verano nella tomba della Congregazione.

Dopo alcuni anni passati in cura d’anime nella parrocchia di Sant’Elena, fu mobilitato durante la prima guerra mondiale. Nel 1922 aprì la casa del SS. Crocefisso al carcere Mamertino, dove passò tutta la vita fino alla morte. Fu là che diede inizio al bollettino ‘Il Mamertino’, che fu l’unico organo di stampa della Congregazione per diversi anni, e che cessò le pubblicazioni dopo la seconda guerra mondiale. Era già Consultore generale quando nel 1929, alla morte di P. Leone Frisia, fu nominato anche Procuratore generale. Introdotta la causa di beatificazione di P. Lanteri nel 1920, fu affidata a P. Piatti la postulazione. A lui si deve il riordinamento dell’archivio, l’elencazione sistematica dei documenti che interessavano la causa, l’avvio delle pratiche presso la S. Congregazione dei Riti, la pubblicazione di un’apprezzata biografia del Lanteri, riassunto di quella del Gastaldi, che servì egregiamente a far conoscere la figura del nostro Fondatore come ‘Precursore dell’Azione Cattolica’ negli ambienti ecclesiastici italiani, e infine la collaborazione fattiva con Mons. Amato Pietro Frutaz nella preparazione della Positio Lanteri, uscita nel 1954. Se nel 1965 P. Lanteri fu dichiarato venerabile, il merito lo si deve in gran parte a P. Piatti.

Nel gennaio 1946 veniva eletto Rettor Maggiore della Congregazione ad nutum Sanctae Sedis e restava in tale carica fino alla morte. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni di argomento storico, biblico e letterario. Ammalato di diabete, soffrì parecchi disturbi negli ultimi anni e morì quasi improvvisamente dopo aver celebrato in comunità il suo onomastico, San Tommaso d’Aquino, che a quei tempi cadeva il 7 marzo.

Nato a Castelfondo (Trento), il 22 giugno 1916, ha ricevuto il Battesimo il 24 giugno seguente. Entrato nel collegio di Pinerolo nel 1933, ha emesso la prima professione il 9 settembre 1934. Dopo la professione perpetua emessa il 10 settembre 1937, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1941.

Fu insegnante nel collegio di Chiavari dal 1941 al 1951; poi Rettore della comunità di Casa Bettini, a Rovereto dal 1951 al 1955. Trasferito a Vienna, in Austria, svolse il suo ministero presbiterale come cappellano negli ospedali e fu Rettore e Parroco amatissimo a Loretto (1965-1988). Nel 1988 si ritirò di nuovo a Vienna dove dedicò gli ultimi anni della sua vita nell’accompagnamento spirituale e nel ministero della Riconciliazione. E’ deceduto il 9 ottobre 2003 dopo aver ricevuto i Sacramenti, mentre recitava il rosario guardando il crocefisso che aveva di fronte. E’ sepolto nella tomba della comunità a Loretto.

Il Rettor Maggiore, P. Patrice Véraquin scrive in “Oblati nel mondo” del novembre 2003: “Mi ricordo l’immagine del suo sorriso, la sua semplicità e bontà, la sua pazienza. Egli rimane per noi un modello di sacerdote che ha amato il suo sacerdozio e che si era totalmente dedicato al servizio della gente. Il suo amore per Maria è noto a tutti noi”.

Era nato a Castelfondo, un paesino della Val di Non, il 1 luglio 1915. Entrato in Congregazione a 17 anni, il 5 agosto 1932, a Pinerolo, ricevette l’abito degli Oblati l’8 settembre dello stesso anno. fFe la professione semplice il 10 settembre 1933, e quella perpetua il 10 settembre 1936. Fu ordinato sacerdote il 29 ottobre 1939.

Dopo 5 anni di insegnamento a Pinerolo (1940-’45), fu nominato cappellano di fabbrica a Rovereto dove rimase dal ’46 al ‘50, passò poi a Pisa, come parroco di S. Michele degli Scalzi per 15 anni; tornò quindi a Pinerolo, come superiore, fino al 1972. Fu superiore anche nella comunità di N.S. della Pace a Torino e, dal 1977 all’81, parroco e poi superiore a San Vittorino, dove promosse la ripresa delle attività della Pia Congregazione N. S. di Fatima. Nel 1985 fu nominato Vicario e Procuratore generale. Morì a Chiavari il 12 novembre 1995 avendo trascorso sessantadue anni di vita religiosa e cinquantasei di ministero sacerdotale.

Scriveva di lui la rivista Myriam: “E’ stato un vero pastore, ovunque ha esercitato il suo ministero, tutti ne ricordano con profonda ammirazione lo zelo, l’entusiasmo e la grande disponibilità. Durante il suo lungo servizio sacerdotale non ha mai smesso di dedicarsi alle attività specifiche dell’Oblato: le missioni Popolari e gli Esercizi Spirituali, che lo hanno visto predicatore convinto ed entusiasta in varie regioni d’Italia. Fra l’altro, fu anche Delegato per l’Italia del Nord negli anni 1971-’77.
Ai funerali, svoltisi nella chiesa della sua ultima comunità, a Chiavari, il 13 novembre 1995, oltre ai numerosi fedeli giunti da varie parti d’Italia, con un folto gruppo di alunni e compagni del seminario, una corona di sacerdoti ha celebrato l’Eucarestia, conclusasi con le commosse parole del Vicario della Diocesi che ne ha ricordato lo spirito di accoglienza e la disponibilità al servizio.

Fra i tanti attestati di stima, riportiamo qui quanto scriveva di lui Mario Barsali su ‘Il Tirreno’ e ‘La Nazione’ annunciandone la morte: “Amava sempre dire che il miglior periodo della sua vita sacerdotale era stato quello trascorso a Pisa a Porta a Piagge (1950-1965), dove la sua opera fu veramente incisiva e gli dette le più grandi soddisfazioni morali e spirituali. Nel 1989 celebrò i suoi 50 anni di sacerdozio, e volle venire a festeggiarli a Porta a Piagge, in mezzo ai suoi ex parrocchiani. Quando venne destinato a Pisa era il 1950; la guerra era finita da poco e le sue conseguenze drammatiche ancora si accusavano nella zona. P. Piazzi si dedicò con impegno e dedizione, con la sua tempra e volontà di trentino, ad un’opera di ricostruzione oltre che materiale anche sotto il profilo morale e sociale, tenendosi quotidianamente a stretto contatto con le famiglie della parrocchia, riportando fiducia e serenità, prodigandosi poi, e bussando ad ogni porta ‘importante’, per trovare lavoro a quanti a lui si rivolgevano per chiedere aiuto e sostegno. E sono molti quelli che ancora gli sono riconoscenti. Insistendo con le autorità locali riuscì a far ristrutturare e rendere operante la chiesa di San Michele degli Scalzi, riportando anche le antiche campane nella vetusta cella campanaria. Con l’aiuto dei parrocchiani fece inoltre costruire la cappellina di Via Maccatella per portare la voce della Chiesa anche in quella zona ove la miseria si evidenziava in tutta la sua drammaticità.

Fece opere di abbellimento nella chiesa di S. Jacopo. Svolse vasta azione in mezzo ai giovani, potenziando l’oratorio, e diede vita alle Dame Volontarie della S. Vincenzo, affiancandole alla S. Vincenzo maschile già esistente. Quando nel 1965 P. Piazzi venne destinato ad altra sede, il rimpianto fu unanime e si fecero insistenti gli appelli ai superiori perché il sacerdote rimanesse”.

Nato a Roma (Parrocchia di S. Elena), il 2 gennaio 1921, pronuncò i primi voti l’11 settembre 1938 a Pinerolo. Fu ordinato sacerdote il 31 marzo 1945. Svolse il suo ministero in Italia: a Torino, a Chiavari, a S. Elena, poi parroco a Pantelleria, a Teramo, a Rovereto, superiore a Chiavari, S. Severa, Teramo, Carignano. Fu anche consultore generale nel 1965 e dal 1971 al ’77 e Delegato nella Delegazione di S. Francesco di Sales nel 1990-‘91. L’ultima comunità fu quella di Torino. E’ deceduto al Cottolengo, la mattina di Natale 1998 per un violento attacco di leucemia.

P. Elio Falera, suo compagno di giochi nel cortile di S. Elena, dall’età di 6/7 anni, scrive di lui sul bollettino ‘Il santuario di N.S. delle Grazie’: “…piccoli chierichetti abbiamo servito tante Messe e tante funzioni, allo stesso altare. Dal gruppo di ragazzi che frequentavano l’oratorio, il parroco, P. Enrico Bobola, ci scelse per indirizzarci al Seminario. Le nostre famiglie si conoscevano ed erano legate da vincoli di amicizia. … Il mattino del 4 ottobre 1932, accompagnati da mio padre, con la nostra valigetta, salimmo sul treno che ci avrebbe portati a Chiavari, allora sede del Seminario minore della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine…Fummo vicini per i tredici anni della nostra formazione…

Il 31 marzo 1945, nel duomo di Pinerolo… fummo ordinati sacerdoti. Fu una giornata radiosa, offuscata però da una pena: l’assenza forzata dei nostri genitori e familiari. Ci sentimmo, in quel giorno, come due orfani. Esisteva ancora la così detta ‘linea gotica’ che spaccava in due l’Italia, impedendo non solo il transito alle persone, ma anche la possibilità di dare notizie. Offrimmo al Signore il nostro dolore, che fu profondissimo, in cambio della grande gioia che ci era stata donata. Stemmo ancora insieme per un anno, nella Parrocchia di Maria Regina della Pace, a Torino, dove facemmo ‘apprendistato’, poi le nostre strade si separarono.
Ci ritrovammo cinquanta anni dopo, a Carignano, dove celebrammo, nel 1995, il cinquantesimo della nostra Ordinazione sacerdotale. Ricordare P. Giovanni è rivederlo vivo con le sue tipiche qualità di sacerdote buono e amabile, generoso e zelante. Per la sua docilità e disponibilità i Superiori si trovavano facilitati nel destinarlo, di volta in volta in comunità diverse… ovunque sempre laborioso e sorridente. Ebbe in cambio stima e affetto da tutti…Uno dei luoghi in cui P. Giovanni esercitò più a lungo il suo ministero sacerdotale, fu l’isola di Pantelleria, dove fu parroco di Scauri. Quando, dopo 13 anni, fu richiamato nel continente, nell’isola lasciò il suo cuore. Non ne faceva mistero, lo dichiarava apertamente. Là si era sentito libero, realizzato, soddisfatto. Cielo e mare davano l’idea dell’infinito. Appena poteva vi ritornava, offrendosi spesso di sostituire qualche suo confratello che doveva assentarsi per le vacanze”.

E il 7 agosto 2004, il Comune di Pantelleria, presente il Vescovo, Mons. Calogero La Piana, ha dedicato una strada alla memoria di P. Giovanni Piccirili. Nel discorso pronunciato in quell’occasione si diceva: “ La contrada di Scauri e Rekale oggi ricorda con grande amore la figura di P. Piccirilli: è per la sua perseveranza che si è riusciti a costruire anche una nuova chiesetta nella località Rekale; ma è soprattutto per il suo modo di essere vicino ai più poveri e a tutte quelle persone che si trovano in difficoltà che tutti lo ricordano con ammirazione e gratitudine. Pensiamo che il voler intitolare a lui il tratto di strada che giornalmente percorreva per stare vicino alle sue ‘pecorelle’, sia un grande gesto di ringraziamento e di amore che tutta la popolazione di Scauri e Rekale può esprimere verso il suo pastore, e nei riguardi della famiglia e degli Oblati di Maria Vergine che con Padre Piccirilli sono stati la colonna portante della contrada”.

(da ‘Oblati nel Mondo’, settembre 2004).

Nacque a Roma l’8 novembre 1927. Ricevette l’abito a Ivrea il 7 settembre 1946 ed emise la professione perpetua il 12 settembre 1950 a Pinerolo. L’ordinazione sacerdotale avvenne il 29 giugno 1954 a Rovereto. Morì il 9 novembre 1983.

Uffici esercitati: superiore e parroco nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria a Sassari, superiore della Casa di Nizza.

L’esperienza pastorale vissuta nella parrocchia del Cuore Immacolato di Sassari era stata determinante nella sua vita. A Sassari gli era stato possibile vivere fra la gente, mettersi al suo servizio, circondarsi del suo affetto. Il periodo trascorso a Parigi e a Nizza lo ha portato lontano da quell’ambiente in cui aveva potuto donarsi totalmente. Infatti, terminato il periodo di ministero a Nizza, era sorto spontaneo in lui il desiderio di ritrovarsi in un ambiente semplice per ricominciare un apostolato diretto fra la gente: Pantelleria gli era sembrato il più adatto. La visita che dovette passare per insegnare religione rivelò la presenza di un tumore che doveva condurlo alla morte nel giro di un anno, in età ancor giovane.

Da “L’Oblato”, Dicembre 1983

Nato a Tassullo il 13 gennaio 1922, entrò in collegio a Chiavari il 5 ottobre 1934. Fece il noviziato a Ivrea dove emise la prima professione il 12 settembre 1940 e quella perpetua a Pinerolo il 15 ottobre 1943. Fu ordinato sacerdote il 20 aprile 1947 a Nago. Prestò il suo ministero sacerdotale a Rovereto, Chiavari e Pinerolo, dapprima come assistente, come insegnante e poi come economo e superiore (a Rovereto dal 1969). Morì il 12 luglio 1990 a Rovereto.

Nato a Tassullo (Trento), il 1 maggio 1912; fece ingresso nel Collegio di Chiavari nell’ottobre del 1923, a undici anni; ricevette l’abito il 29 settembre 1928 a Pinerolo, dove emise anche la professione, il 6 ottobre 1929, insieme a Padre Paolo Calliari e a P. Alfredo Pagani, futuro R. M. Pronunciò i voti perpetui a Pisa l’11 giugno 1933; fu ordinato sacerdote a Pisa, nella chiesa della Visitazione, da Mons. Gabriele Vettori, il 28 marzo 1936. Essendo cappellano militare, morì a Neraide (in Tessaglia, Grecia), il 23 o il 24 ottobre 1943, all’età di 31 anni, per le ferite riportate in uno scontro con i ribelli il 14 ottobre; ora è sepolto nel cimitero di Tassullo.

Appena ordinato sacerdote nel 1936, fu mandato a Roma per continuare gli studi e conseguire la laurea in Diritto presso il Pontificio Ateneo Lateranense dove subito si fece notare per la sua applicazione, la facilità di apprendere e il progresso nello studio. Il 12 giugno 1940 veniva ammesso alla discussione della laurea magna cum laude, se non ché due giorni prima, il 10 giugno, l’Italia era entrata in guerra e il giovane laureando fu obbligato a partire per l’Albania e la Grecia come cappellano del VI Reggimento dei Lancieri d’Aosta. In zona di guerra P. Pilati si distinse per zelo sacerdotale tra i soldati del suo reggimento che lo amavano come un fratello e ancora oggi lo ricordano con riconoscenza, e per il suo coraggio in situazioni molto difficili e pericolose. Una medaglia d’oro che gli era stata proposta per un atto di autentico eroismo (si era esposto al pericolo per recuperare il corpo di un ufficiale), gli fu negata perché prete. La morte lo colse a Neraide, in Tessaglia, dove era stato trasportato dopo il ferimento subito una decina di giorni prima in uno scontro a Kiana, mentre correva in aiuto ai soldati della sua truppa assaliti da un gruppo di ribelli in fuga. Ferito in più parti del corpo da raffiche di fucile mitragliatore, morì dissanguato e per setticemia, non avendo sul luogo nessuna possibilità di medici e di cure che l’avrebbero potuto ancora salvare. Alla sua memoria fu poi conferita una medaglia d’argento al valor militare. P. Marino Pilati, vittima della seconda guerra mondiale, moriva a pochi mesi di distanza da P. Raffaele Melis, parroco di Sant’Elena, a cui egli, durante lo studentato teologico a Pisa e nel soggiorno romano, si sentiva tanto fortemente legato e dal quale aveva appreso la forte serenità nel lavoro e nel dolore.

P. Antonio Pinamonti: Nato a Tassullo (Trento), il 29 dicembre 1926, frequentò il piccolo seminario degli Oblati di M. Vergine a Chiavari, dove il 25 settembre 1941 pronunciò la promessa. Fece la vestizione il 29 agosto 1943 a Ivrea. Emise i primi voti il 3 settembre 1944 a Ivrea nel santuario del Monte Stella, completò gli studi di filosofia e teologia a Pinerolo con i prefetti Bussetti e Ronzoni, e fece la professione perpetua a Nago il 30 marzo1948 nella cappella dello studentato teologico. Venne ordinato sacerdote il 24 giugno 1951 nella chiesa di San Marco a Rovereto dall’ausiliare Mons. Rauzi.

Nella comunità di Pisa, dove operò per 30 anni, ricoprì vari incarichi: economo, rettore, direttore del Pensionato “Lanteri”. Nel 1968 divenne economo generale della Congregazione. Al termine del mandato, nel 1983, ottenne di essere inviato in missione in Amazzonia; ma nel 1985 fu richiamato dai superiori per ricoprire nuovamente l’incarico di economo generale che mantenne fino al 1997. Dall’Italia ha poi sempre sostenuto la nostra missione in Amazzonia. Fu a lungo rettore della casa al carcere Mamertino, dal 1987 fino al 1996, e vi abitò anche negli ultimi anni. Su richiesta dei confratelli, nel 1997, fu nominato vicario della provincia italiana. Dopo lunga e dolorosa malattia, cristianamente sopportata, come fu testimoniato anche dal Provinciale, P. Sergio Zirattu, durante la Messa di esequie, morì nell’ospedale dell’Aquila il 14 settembre 2000. Le esequie celebrate nel santuario mariano di S. Vittorino Romano il 16 settembre, furono presiedute dal R.M. degli Oblati, P. Patrice Véraquin, che nell’omelia ha ricordato la personalità affabile e disponibile di P. Antonio, come anche la dedizione con cui ha servito la Chiesa e la Congregazione.

Un suo nipote, presente alla celebrazione espresse, commosso, quanto P. Antonio fosse amato anche nella sua numerosa famiglia, aveva infatti 5 sorelle e tre fratelli. E’ sepolto nel cimitero di Tassullo, in Trentino.
“Uomo di rara intelligenza e di animo buono, fu apprezzato per la sua competenza nel campo dell’economia, per lo spirito di servizio e la grande carità. Religioso esemplare, amò la sua Congregazione e assolse con la massima diligenza i delicati incarichi che gli furono affidati. Sacerdote zelante, ebbe una particolare predilezione per la Parola di Dio e al suo studiò dedicò tutto il tempo che gli era consentito. Membro dell’Associazione Biblica Italiana, partecipava attivamente alle sue iniziative. Delegato per la sezione Sacerdoti, per anni curò la trascrizione delle conferenze tenute alle Settimane Bibliche a beneficio dei partecipanti e di coloro che non avevano potuto prendervi parte, inviando puntualmente i bei libretti a quanti lo richiedevano. Fino agli ultimi giorni non risparmiò tempo e fatica per questo impegnativo lavoro, felice di poter collaborare alla diffusione della Parola, della quale era un vero innamorato”. (Profilo scritto da P. Agostino Valentini su richiesta dei Padri Giuseppini del Murialdo che curano lo svolgimento delle Settimane bibliche in Italia, che hanno voluto ricordare P. Pinamonti con un articolo speciale inviato a tutti i Sacerdoti partecipanti ai corsi delle Settimane Bibliche).

L’amore per la Parola è bene espresso dal Salmo 119 nel ricordino della morte: ‘Lampada per i miei passi è la tua parola… mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, sono essi la gioia del mio cuore…’”.

Nato a Lagundo (Merano), il 15 settembre 1896, ed entrato nel Collegio di Chiavari nel 1908, fece la vestizione il 24 settembre 1914 a Pinerolo, dove emise anche la professione il 26 settembre 1915, fu ordinato sacerdote sempre a Pinerolo, da Mons. Matteo Filipello, vescovo di Ivrea, il 25 settembre 1921; morì a Ivrea il 18 marzo 1976, all’età di 80 anni; è sepolto a Terres (Trento), paese di origine della famiglia.

Anche suo fratello, Roberto, era Oblato di Maria Vergine e fu Procuratore generale della Congregazione.

Ordinato sacerdote, passò i primi quattro anni nella casa del Carcere Mamertino di Roma, come prefetto di sacrestia e organista. Nel 1925 fu nominato superiore al Collegio Apostolico di Chiavari in sostituzione di P. G. B. Lombardi, fondatore del collegio, già gravemente ammalato e inabile (morì infatti l’11 novembre 1926), e là rimase per 20 anni fino a quando le tristi vicende della guerra lo strapparono dai confratelli e gli fecero salire un dolorosissimo calvario.

Internato nei tristemente famosi campi di concentramento nazisti di Dachau in Baviera e di Mauthausen in Austria, poté sopravvivere alle inaudite sofferenze fisiche e morali e tornare in Italia alla fine della guerra, sia pur provato e reso quasi inabile al lavoro apostolico per la difficoltà di parola. Addetto alla chiesa della Madonna del Pianto a Roma dal 1945 al 1970, svolse lì il suo apostolato di accoglienza dei pellegrini e dei giovani sposi in particolare. Nel 1971 ebbe la gioia di celebrare a Chiavari, tra gli amici di un tempo, il 50° della sua ordinazione sacerdotale. Si ritirò poi nella casa di Ivrea con altri confratelli anziani
P. Pinamonti deve essere ricordato come uno degli Oblati più benemeriti della Congregazione di questi ultimi decenni per il valido impulso dato alle vocazioni e alla formazione dei giovani padri. Un’intera generazione di Oblati deve a lui la gioia di aver raggiunto il sacerdozio. In tempi economicamente duri e difficili, quando gli stessi superiori maggiori erano propensi a limitare il numero degli alunni o addirittura a chiudere il Collegio, P. Pinamonti moltiplicò le sue fatiche e i suoi sforzi per evitare all’istituto questa iattura. Sono diventate leggendarie le acrobazie a cui egli si sottoponeva, e a cui invitava anche i collaboratori, per assicurare il pane necessario ai suoi ragazzi. A Chiavari il ricordo della sua persona è ancora vivo, dopo molti anni.

Uomo di profonda e vasta cultura, buon conoscitore dei classici latini e greci, oltre che delle scienze ecclesiastiche, nelle quali era preparatissimo, era però di poche parole, quasi timido e schivo di sé. La terribile esperienza della sua prigionia in Germania mise in luce quanto fosse solida la sua tempra di uomo, sostenuta da un’intensa vita interiore e da una profonda spiritualità. Di questa triste esperienza ci ha lasciato un diario pubblicato per la prima volta in Lanterianum a puntate a partire dal numero 2 del novembre 2000. Queste pagine rendono testimonianza di un sacerdote e religioso esemplare, fedele al suo servizio, coraggioso fino al sacrificio.

Il 17 giugno 1972 ebbe la gioia di concelebrare nella basilica di S. Pietro insieme al Card. Wright, allora prefetto della Congregazione per il Clero, e a undici sacerdoti, anche loro sopravvissuti ai campi di concentramento. Ma soprattutto partecipò all’udienza speciale, riservata al loro gruppo, con il Papa Paolo VI che così si rivolse a loro: “Vi ringrazio a nome di Dio e della Chiesa… Vi accogliamo con la considerazione, con la predilezione, con il rispetto che merita la vostra condizione…La vostra speciale missione di bontà e di amore non è ancora terminata. Voi avete ancora qualcosa da dire…I vostri sacrifici possono ancora giovare all’edificazione di un mondo più giusto, più degno dei figli di Dio”.

Bibl. relazione della prigionia in Germania, dattiloscritto inedito in AOMV; ‘La nostra voce’, bollettino mensile del Collegio di Chiavari, dal 1947. Lanterianum, Vol. VIII, n.2 Novembre 2000. “Una testimonianza che la storia ha definito eroica”, supplemento al Bollettino Diocesano, Livorno, n° 7-8, Luglio-Agosto 1972.

Nato a Tassullo (Trento), il 6 ottobre 1910, entrò a Pinerolo, proveniente da Chiavari, nel 1926. Ricevette l’abito a Pinerolo il 12 settembre 1926 ed emise la professione temporanea a Pinerolo l’11 settembre 1927; i voti perpetui furono pronunciati a Pisa, il 29 novembre 1931. Fu ordinato sacerdote a Pisa l’11 marzo 1933. Morì a Roma, al Mamertino, il 24 febbraio 1977, all’età di 67 anni; è sepolto nel cimitero di Terres (Trento).

Era fratello minore di P.Luigi Pinamonti (1896-1976). P. Roberto, dopo dieci anni passati come assistente dei giovani nella parrocchia della Pace in Torino ( 1934-1944), fu nominato in diverse riprese Rettore della chiesa di N.S. delle Grazie a Carignano (Torino), poi Rettore di S. Jacopo a Pisa, e infine al Mamertino di Roma. Dal 1963 al 1968 fu anche Procuratore generale della Congregazione.

Nato a Roma, parrocchia di S. Elena il 9 novembre 1910; entrato a Chiavari, primo aspirante accettato dal nuovo superiore P. Luigi Pinamonti, nel 1925, entrò a Pinerolo il 1 agosto 1929. dove ricevette la vestizione l’8 settembre 1929; fece la professione sempre a Pinerolo il 10 settembre 1930 e fu ordinato sacerdote a Lucca il 13 marzo 1937. Morì a Chiavari il 16 settembre 1940 all’età di 30 anni. E’ sepolto nel cimitero di Chiavari, nella tomba della Congregazione.

P. Pizziconi fu destinato subito dopo l’ordinazione sacerdotale, al nostro Collegio di Chiavari per l’insegnamento, trovò modo e tempo per dedicarsi all’apostolato della predicazione e della direzione spirituale. Per quanto di salute cagionevole, è incredibile il numero di sacrifici che s’impose per arrivare ad accontentare quanti – ed erano moltissimi – lo richiedevano del suo ministero. Ma queste fatiche, superiori alle sue forse, lo fecero crollare ben presto. Portato nel Sanatorio del Clero di Arco (Trento), le cure gli giovarono nei primi tempi, ma poi si dimostrarono inutili. Trasportato al Collegio di Chiavari, vi passò gli ultimi mesi edificando tutti e morì offrendo la sua vita per le vocazioni e per lo sviluppo della Congregazione. Il superiore del Sanatorio di Arco, Mons. Giacomo Vanzetta, lasciò scritto: “Abbiamo sempre considerata una grazia quella di aver potuto accogliere nella nostra comunità questo santo religioso, che con tanta gratitudine ha saputo accettare dal Signore la croce della malattia che l’aveva colpito. Penso spesso al sorriso di intima letizia che era sempre su suo volto, anche quando la malattia ebbe nei suo riguardi delle manifestazioni molto serie: era il sorriso di Dio che brillava ampiamente nel suo cuore e nella sua bell’anima.”
Il necrologio pubblicato sull’Oblato terminava così: “Sotto un triplice aspetto si era affermata la personalità del padre Pizzicori: come insegnante, come predicatore e come direttore di spirito. Su questo canovaccio si potrebbe tesser a lui un panegirico. Ma non fu da meno come religioso e come confratello. Osservante fino allo scrupolo e sempre lieto e pieno di carità nei suoi rapporti di Congregazione.

Bibl. OBLATO, Ottobre 1940, 14 14 ; Elogio funebre, a parte, detto dal Can. Ernesto SABATINI, Chiavari 1940.

Nato a Carrara il 27 marzo 1925, entrò nel 1940 a Chiavari. Ricevette l’abito degli Oblati il 29 agosto 1943 a Ivrea, dove emise i primi voti il 3 settembre 1944. Studiò teologia a Pinerolo, ricevette il diaconato (19 maggio 1951) e l’ordinazione sacerdotale (24 giugno 1951) a Rovereto.

P. Duilio ha svolto il suo ministero a Teramo nel collegio Savini, a Torino, a Sassari agli inizi della fondazione, è stato insegnante nella scuola apostolica di Chiavari, organista a Ivrea nel santuario della Madonna di Monte Stella, ha lavorato a Pisa. Mise al servizio delle diverse comunità i suoi non pochi talenti naturali: conosceva la musica, suonava bene l’organo, all’occorrenza faceva il muratore, l’idraulico, l’elettricista, risolvendo i vari problemi tecnici che si verificano nelle abitazioni. Purtroppo ha avuto un’esistenza psicologicamente sofferta a causa di crisi depressive che lo portavano a credere di essere incompreso ed emarginato in certe situazioni comunitarie.

Ha vissuto gli ultimi anni a Chiavari afflitto da vari disturbi fisici. Ai primi di agosto, in seguito a una caduta, aveva riportato la frattura del femore. Sopravvennero complicazioni polmonari e cardiache per cui non fu possibile operarlo. Il 10 agosto 2006, nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Lavagna, confortato dai Sacramenti, P. Duilio ha cessato di vivere su questa terra.

Negli ultimi tempi ascoltava spesso le trasmissioni di radio Maria. La Madonna certo gli ha dato fiducia e il conforto della fede. “Sento ormai che siamo vicini alla fine – scrive nel testamento – non resta che affidarsi alla misericordia di Dio che ho visto e seguito ogni momento della mia vita”.

P. Marcello Celoria, in ‘Oblati nel Mondo’, Novembre 2006

Nato a Giaveno (Torino) il 18 settembre 1819; fece il suo ingresso in Congregazione l’11 novembre 1837; fece la professione il 25 novembre 1838; e fu ordinato sacerdote a Amarapura, India il 23 settembre 1843 da Mons. Ceretti. Morì il 5 settembre 1850 a Bassin, India, all’età di anni 31. La data e il luogo di morte è confermata dal Padre Claretta. Noi ci atteniamo all’opinione del Claretta.

Lettera del P. Vincenzo Gabutti di Bassino (Birmania) del 6 settembre 1850 a Mons. Balma:

“Colle lacrime agli occhi io debbo darle l’infausta notizia della morte del nostro compianto ed ottimo confratello Don Giacomo Pogolotti. Colto dalla febbre e dalla dissenteria il 26 agosto, provò alcuni rimedi credendo il suo male di poco cont, ma andando ogni giorno peggiorando si recò in Bassino ben sfinito di forze. Io ne diedi tosto avviso al degnissimo Don Domenico Traolli, il quale si recò tosto qua ed adoperò tutti i rimedi che poté con la sua grande perizia nell’arte nuova, ma tutto fu inutile e di nuovo dopo grandi convulsioni in cui ebbe a soffrire molto, rese l’anima as suo Creatore ieri sera dopo il tramontare del sole. Fu sempre fedele alla missione e alla al Signore. Ricevette in tempo, colla più perfetta cognizione i SS Sacramenti della Santa Chiesa.

Così lo ricorda il Mons. Balma al Rett. Maggiore da Moulmein il 22 ottobre 1850: “Ora mi incombe il doloroso ufficio di annunziarle la morte del carissimo nostro confratello e zelantissimo missionario D. Giacomo Pologolotti. Io non ho cura a scriverle i particolari, oppresso come sono dal dolore per la notizia della sua morte in tempo che più abbisognavamo di lui mi arrecò. Già da molto tempo fa io aveva pregato D. Pogolotti a mandarmi una relazione esatta e minuta dell’origine della missione fra i Cariani. Egli finì di scrivere detta relazione pochi giorni prima, perciò la ricevetti insieme alla notizia della sua morte.”

Nacque a Pertugio (Torino) il 10 agosto 1811; fece l’ingresso il 31 marzo 1838. Ricevette l’abito a Pinerolo, il 2 agosto 1838; emise la professione il 30 agosto 1840. Morì a Pinerolo, Santa Chiara, l’8 dicembre 1856 all’età di 45 anni.

Prima di entrare in Congregazione voleva entrare tra i carabinieri, ma suo padre si oppose decisamente. In Congregazione il Pomatto si occupò del refettorio e fece il cantiniere. Durante il noviziato fu assalito da fortissime tentazioni contro la vocazione e stava già per lasciare l’Istituto, quando si raccomandò caldamente alla Madonna per restare fedele alla chiamata di Dio, promettendo in cambio di accettare tutte le malattie che fosse piaciuto a Dio di mandargli. La sua preghiera fu esaudita perché da allora in poi, liberato dalla sua tentazione, fu colpito da malesseri strani che i medici non sapevano spiegare. Per tutta la vita soffrì di acutissimo aneurisma, cioè dilatazione delle arterie, che gli procurò gravi difficoltà respiratorie. Padre Gastaldi, nel breve necrologio, che scrisse di Fratel Giovanni Pomato, racconta che “un giorno a San Ponzio alcuni ufficiali dell’esercito sardo cominciarono a berteggiare e insultare il fratello Giovanni e il suo compagno che tranquillamente andavano per i fatti loro. Il nostro Pomato ebbe per un po’ pazienza e lasciò dire, ma dopo il sangue gli montò alla testa e fermatosi su due piedi, rivolto ai due cialtroni, disse loro (eravamo a poco dopo il 1848, dopo la sconfitta di Novara): “Insultare i religiosi e i preti è cosa molto facile. E’ così che sapete dimostrare il vostro valore. Sarebbe stato molto meglio che l’aveste dimostrato a Novara contro gli austriaci, ma voi avete saputo soltanto scappare e conservare la pancia ai fichi!”

A questa uscita che non si aspettavano i due tisicucci tacquero e non ebbero il coraggio di replicare. Il fratel Giovanni moriva a Pinerolo il giorno dell’Immacolata.

Dadesso così racconta la notizia della morte del Pomato: “Stasera io ricevetti l’infausta notizia che nella casa di Pinerolo il fratello Giovanni Pomatto passò questa mattina repentinamente da questa all’altra vita dopo le 6 e mezza. Si era il medesimo alzato colla Comunità alle 5, alle 5 e mezza si recò a far la meditazione cogli altri fratelli coadiutori, ma ritornato dietro all’altar maggiore per il ringraziamento, cadde nelle braccia degli altri fratelli e non diede più segno di vita.

Nato a Lavacchio (Massa Carrara) il 25 giugno 1924 da Emilio e Luisa Morigliani. Fin da ragazzo, imparò dal papà la tenacia nel lavoro, ad essere esigente verso sé e buono verso gli altri. Il papà era conosciuto per il profondo spirito di carità verso i poveri. Dalla mamma imparò la fede serena e la gioia della vita che si esprimeva nel canto pur in mezzo alle strettezze della povertà. P. Otello stesso, come il fratello Pietro che l’aveva preceduto in Congregazione, erano noti fra gli Oblati per l’amore alla musica e al canto e per la loro voce alta e melodiosa.

Entrò undicenne in collegio a Chiavari il 29 ottobre 1935, dove frequentò il ginnasio seguendo l’esempio del fratello maggiore P. Pietro (morto tragicamente nel 1949). Fece la vestizione il 17 settembre 1939 a Ivrea per le mani del vescovo Rostagno, dove iniziò anche il noviziato, e dove il 22 settembre 1940 emise la prima professione. Significativa la lettera che scrisse alla vigilia ai superiori: “ … so che in qualunque campo mi troverò, non dovrò essere un uomo qualunque, ma un uomo di Dio, tutto per la sua volontà e per la sua gloria. Dovrò essere santo! Dovrò, sell’esempio di Gesù, cercare continuamente la gloria di Dio. Ciò che richiede in me formazione, preparazione. Ed è per questo anche che desidero ardentemente entrare in Congregazione…”. Pronunciò i voti perpetui il 25 giugno 1945 a Pinerolo nelle mani di P. Ferdinando Kerschbaumer, allora rettore della casa e consigliere generale. L’ordinazione sacerdotale avvenne a Nago (Trento) il 20 aprile 1947 per le mani di Mons. Rauzi.

Nello stesso anno, 1947, è destinato in Argentina con altri confratelli, dove si dedicò con entusiasmo alla gioventù per circa 25 anni, e che gli valse il conferimento del titolo di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente della repubblica italiana (lettera del 10 aprile 1967). Nel 1958 è nominato superiore a Villa Udaondo, a Castelar, a S. Roque, e dopo il Capitolo generale del 1968 è eletto Delegato per l’Argentina.

Nel Capitolo generale del 1971 è capitolare per l’Argentina e viene eletto Rettor Maggiore, confermato in tale carica nel Capitolo generale del 1977 e, con clausola d’eccezione alle Norme, rieletto per un terzo sessennio nel Capitolo generale del 1983.

“Nell’ampio periodo del suo governo, tredici anni, dal 1971 al 1984, egli seppe infondere negli Oblati, con saggia pazienza, nuove speranze, compiendo scelte coraggiose, con grande confidenza in Dio e nella Vergine Ss.ma, che hanno favorito la crescita e l’espansione della Congregazione”, disse nell’orazione funebre il Vicario generale, P. Angelo Sarti. Sotto il suo governo si ebbe una ripresa provvidenziale delle vocazioni, con l’apertura di alcune case negli Stati Uniti e l’inizio della missione nell’Amazzonia brasiliana.

Diede un notevole impulso al nuovo santuario di N.S. di Fatima a San Vittorino e all’annesso Seminario internazionale dove diverse decine di giovani si preparavano al sacerdozio. Sensibile ai segni dei tempi, acquistò a Rocca di Papa il vasto complesso del “Mondo Migliore”, fondato dal P. Riccardo Lombardi, SJ, per farne un Centro Internazionale di spiritualità, un’opera che esigeva coraggio profetico per realizzarla: finalmente una struttura adeguata per esprimere il Carisma di P. Lanteri e che comprendeva la Casa per gli esercizi spirituali, lo studentato teologico, la casa per la formazione permanente, la casa per la formazione dei laici. Sostenne la Pia Unione delle Oblate di Maria Vergine di Fatima, fondate nel 1978.

Dopo una breve degenza nell’ospedale ‘Regina Apostolorum’ di Albano dove fu ricoverato per gravi disfunzioni epatiche, morì sabato 22 settembre 1984, anniversario della sua Prima professione, dopo aver ricevuto coscientemente l’Unzione degli infermi e il S. Viatico con edificante pietà e serenità, assistito dai confratelli, dal fratello Fosco e dalla sorella Bianca. I funerali furono celebrati due giorni dopo, nella chiesa dell’Assunta al Centro internazionale di Spiritualità del ‘Mondo Migliore’, a Rocca di Papa, dal Vescovo di Frascati, Mons. Liverzani, a lui legato da profonda amicizia, alla presenza del Card. Bafile e dell’Arcivescovo dell’Aquila, con la partecipazione di oltre 50 sacerdoti concelebranti e di molti amici. Le sue spoglie mortali riposano nel cimitero di San Vittorino Romano.

Numerose sono state le attestazioni di stima e di affetto verso P. Ponzanelli e verso la Congregazione, giunte per l’occasione da parte di personalità e di Istituti religiosi. Preziosa, la testimonianza di P. Rotondi: “Nelle varie occasioni dei vostri incontri mi convincevo sempre più di aver dinanzi un santo che guardava a Maria come a un modello insuperato e insuperabile”.

P. Ponzanelli sarà sempre ricordato per la sua bontà, il santo entusiasmo, la gioia per il bene, la fiducia nella Provvidenza e il grande amore per la Chiesa e per l’Istituto, un esempio di vita religiosa e sacerdotale. Del Venerabile Fondatore, P, Lanteri, imitò la carità paziente verso tutti e l’accoglienza serena e gioiosa. Aveva profondo il senso dell’urgenza del Regno di Dio, ciò che contava per lui era partecipare profondamente alla vita della chiesa alla luce degli ideali del Lanteri e del Concilio. Nel messaggio agli Oblati del 1978 scriveva: “La vita religiosa ci immette nella storia viva della salvezza, l’unica storia che resisterà al tempo e al crogiolo della morte per penetrare nell’eternità. Siamo stati chiamati e non vogliamo essere esclusi. Deve penetrare fra noi la coscienza dei tempi ultimi, il contagio delle realtà ultime a cui siamo destinati per sempre. Mi pare che questa dovrebbe essere la musica di fondo che accompagna il nostro cammino”.

“L’Oblato” del giugno 1984 riportava una delle sue ultime riflessioni: “Tutto il lavoro delle prossime e future programmazioni è chiaro che dev’essere al servizio dell’azione che lo Spirito Santo realizzerà in ciascuno di noi. Sarà quindi necessario creare le condizioni perché possa svolgersi questa azione in noi e fuori di noi in conformità alla chiamata del Signore. Unire il corso della nostra vita, in forma costante, con quella del Padre, a imitazione dell’esperienza di Gesù. Questo è, credo, essere aggiornati: vivere l’orario di Dio e quello della storia umana. E per questo vale la pena giocarci tutto”.

Da L’Oblato, numero speciale Ottobre 1984

Nacque a Lavacchio (Massa Carrara) 5 settembre 1919; fece ingresso nel Collegio di Chiavari il 1 settembre 1935. Ricevette l’abito a Pinerolo il 6 ottobre 1935; emise la professione a Pinerolo il 7 ottobre 1936. L’ordinazione sacerdotale avvenne a Pisa il 24 giugno 1943. Morì a La Loggia (Torino) di incidente stradale, il 4 giugno 1949, all’età di 30 anni; fu sepolto nel cimitero di Mirteto (Massa Carrara).

Non è facile riassumere in poche parole i sei anni di sacerdozio (1943-1949) – del padre Pietro Ponzanelli, caratterizzati da un’attività che è poco chiamare travolgente e senza tregua. I primi due anni li passò a Pisa che era ancora zona di guerra, col coprifuoco di 23 ore. Egli si prodigò a favore della gente, dei profughi e degli sfollati in maniera mirabile, con espressioni di coraggio che rasentano, e talvolta così furono giudicate, temerarietà e imprudenza. Una lunga relazione di quei giorni da lui inviata il 22 febbraio 1945 al Rettor Maggiore P. Pechenino termina così: “Se avrà occasione di parlare di questa lettera a qualche confratello, gli ricordi la preghiera perché il Signore e la Vergine Santissima ci assistano tutti e ci provvedano come è stato fino ad ora. Coraggio e avanti con Gesù nel cuore, pronti sempre a sorridere anche nelle sventure…”. Finita la guerra il dinamismo prese nuove spinte. “Propagandista” era la nuova divisa del padre Pietro: propagandista del bollettino Myriam, il mensile degli Oblati di M.V. nato a Pinerolo nel 1944, ma da lui battezzato col nuovo nome che gli sembrava più adatto all’orecchio della gente; e propagandista della parola di Dio e della parola del Papa che fece sentire nelle fabbriche, nelle piazze, tra gli scaricatori del porto di Genova, in ambienti anticlericali e tra i comunisti, accolto sempre con simpatia e cordialità per l’inesauribile carica di umanità che emanava dalla sua persona e dal suo cuore, alla quale pochi sapevano resistere.

Per facilitare i suoi frequenti spostamenti usava la motocicletta, e fu purtroppo questo veicolo la causa della sua morte precoce. Dopo una giornata intensissima passata in Lombardia e a Ivrea, voleva trovarsi la sera stessa a Carignano dove era stato invitato per la festa titolare del giorno dopo della Madonna delle Grazie. Era in moto col P. Luigi Ronzoni, suo collaboratore, seduto sul sellino posteriore; arrivato a La Loggia, a pochissimi chilometri da Carignano, l’ora ormai tarda gli impedì di vedere in tempo un ostacolo davanti a lui. Vi cozzò contro violentemente e i due giovani padri restarono morti sul colpo. “Col loro sangue fecondarono il solco appena tracciato mentre il desiderio di bene li spingeva per le vie del mondo”.

Nativo di Gorzegno (Alba), (15 giugno 1920), entrò già chierico liceale a Ivrea nel 1949. Fece la vestizione a Ivrea il 26 dicembre 1949 ed emise la professione temporanea a Ivrea il 27 dicembre 1950. Pronunciò i voti perpetui a Rovereto il 22 marzo 1956 e ricevette gli ordini minori nella cattedrale di Trento negli anni 1955-1957. Morì nel Sanatorio del Clero, ad Arco (Trento) il 25 luglio1959, all’età di 39 anni. Fu sepolto nel cimitero di Gorzegno.

Frequentò gli studi ecclesiastici fino al termine del liceo nel seminario diocesano di Alba. Ricoverato nel Sanatorio del Clero ad Arco (Trento), vi conobbe alcuni studenti Oblati che erano là in cura per la stessa malattia e domandò di entrare da noi. Dichiarato guarito nel 1949, presentò formale domanda di ammissione che gli fu accordata. Lo stesso Vicario generale di Alba, Mons. Gianolio, ne raccomandò la domanda, e il direttore spirituale del Sanatorio, don Adolfo Lorenzi, aggiungeva: “Il buon Porro non ha altro torto che quello di essere malato, ma questa dovrebbe essere una ragione di più per renderlo più degno di considerazione…Sono certo che la Sua Congregazione sarà un regalo ambitissimo per questo caro figliolo”. La santa morte del Porro è così ricordata nel necrologio ufficiale: “Come ostia di olocausto lo prese Iddio nell’immolazione generosa della vita e del sacro ideale appassionatamente sognato impetrando molte vocazioni sacerdotali, prontezza, generosità, costanza ai chiamati, santa audacia ai consacrati. Ora al Sacerdote Eterno presenta nel calice delle sue pure mani il dolore dei cari, il compianto dei superiori ed amici, la gratitudine degli eletti”.

Bibl. OBLATO, agosto-ottobre 1959, 102-104.

Nato a Isola d’Asti (Asti) il 1 marzo 1825, entrò in Congregazione il 23 settembre 1841. Fece la vestizione il 3 ottobre 1841 ed emise la professione il 9 ottobre 1842. Il 30 luglio 1845 partì per la missione in Birmania. Venne ordinato sacerdote a Calcutta il 9 dicembre 1848. Morì il 27 novembre 1882, all’età di 58 anni.

l sacerdote Felice Prinetti nacque il 14 maggio 1842 a Voghera (Pavia), diocesi di Tortona, terzo dei sei figli dei nobili Francesco Prinetti e Serafina Pedevilla, che gli diedero un’ottima educazione cristiana.
Dopo i primi studi nella natia Voghera, nel 1857 si iscrisse all’Università di Torino, laureandosi come ingegnere nel 1864, nel contempo a 18 anni nel 1860, entrò nella Regia Accademia Militare di Torino, dove nel 1862 raggiunse il grado di sottotenente di artiglieria e nel 1866 quello di capitano.

Si arruolò come volontario nell’esercito del re di Sardegna, prendendo parte alla III Guerra d’Indipendenza contro l’Austria.

Nel 1870 fu assegnato al Polverificio di Fossano, in provincia di Cuneo, del quale l’anno successivo divenne direttore, poi addetto alla Stato Maggiore Generale e al Ministero della Difesa del nuovo Regno d’Italia.
Cattolico tutto d’un pezzo, visse con coerenza quel difficile periodo di grande contrasto fra il papa Pio IX e il nascente Regno Italiano, con l’abolizione dello Stato Pontificio e lo scatenarsi della Massoneria anticlericale e fu in quegli anni, che rimproverato da un collega ufficiale per il suo accompagnare a Torino, un sacerdote che portava la Comunione ad un moribondo, il capitano Felice Prinetti reagì con fierezza, venendo sfidato a duello dal collega, a cui da buon cattolico, Prinetti non poté aderire, contro le consuetudini di allora.

Intanto in lui si andava rafforzando l’intenzione di lasciare l’ambiente militare, allora anticlericale e massonico, e ‘arruolarsi’ invece fra i soldati di Cristo.

Nell’ottobre 1873 giunse al Polverificio di Fossano, il padre Paolo Abbona, degli Oblati di Maria Vergine, Congregazione fondata dal ven. Pio Bruno Lanteri (1759-1830) che accompagnava una missione della Birmania a conoscere le organizzazioni militari europee, per poi impiantarle in terra birmana.

Il missionario padre Abbona, propose allora al capitano Felice Prinetti, di recarsi in Birmania ad organizzare insieme ad altri ufficiali, l’esercito di quel Paese e segnatamente il Polverificio di Magdallé.

Felice Prinetti accettò, ma con uno spirito missionario più che militare, infatti il 23 novembre 1873 lasciò l’esercito e il 15 dicembre domandò di entrare nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, la stessa di padre Abbona, entrando nel Noviziato di Nizza Marittima.

Il 1° gennaio 1874 ne indossò l’abito, il 16 gennaio 1875 fece la sua professione religiosa e il 23 dicembre 1876 venne ordinato sacerdote; era il terzo figlio dei Prinetti a diventarlo.

Ma il suo campo d’apostolato non fu la Birmania, che avrebbe voluto raggiungere al seguito di padre Abbona; invece i suoi superiori gli affidarono il compito d’insegnare matematica e fisica ai novizi di Nizza Marittima.

Il padre oblato Vincenzo Berchialla fu nel 1881 nominato arcivescovo di Cagliari e si scelse come segretario padre Felice Prinetti che lo seguì in Sardegna, dove fu un attivo collaboratore del vescovo, Rettore del Seminario, direttore dell’ufficio amministrativo, redattore del periodico cattolico “Il Risveglio”, confessore e direttore spirituale molto ricercato.
Venute meno le Suore Cottolenghine, che lavoravano nel Seminario, ebbe l’ispirazione di dare vita ad una congregazione religiosa femminile; donne riunite intorno ad una giovane vedova Eugenia Montisci, che volessero dedicarsi al servizio della Chiesa e del Signore.

Nacquero così il 20 settembre 1888 le “Figlie di S. Giuseppe”; per “consolare e aiutare ogni classe di persone e aprire il cuore e la porta possibilmente ad ogni pena e miseria che possa essere nel mondo”.
Dopo un anno, aprì una Casa a Genoni nella diocesi di Oristano e nel 1894 la Congregazione ebbe l’approvazione diocesana di Cagliari.
Dopo la morte di mons. Berchialla avvenuta il 13 ottobre 1892, il nuovo arcivescovo di Cagliari lo trattenne per qualche tempo nell’isola; poi subentrarono delle avversioni così aspre, come spesso capita ai santi, che consigliarono il suo rientro in Piemonte.

Il 19 dicembre 1894 giunse a Giaveno (Torno) come rettore degli aspiranti Oblati, ricoprì la carica fino al 1903; senza trascurare la guida delle sue suore che mantenne con le lettere e con le visite annuali; dal 1903 al 1906 resse la chiesa di S. Francesco d’Assisi in Torino.
Nel frattempo il vescovo di Oristano mons. Zunnui, il 24 ottobre 1895 confermò l’erezione canonica delle ‘Figlie di S. Giuseppe’ e così la Casa di Genoni divenne la loro Casa Madre.

Don Felice fu in questi delicati compiti un educatore dolce ed energico, uomo di fede e di scienza, confessore e guida di anime, sempre unito a Gesù, leggeva nell’intimo e compiva azioni che avevano del miracoloso.
Diceva: “Gesù è infinitamente buono. C’è tanto da fare per Lui, per salvargli le anime. Le forze mancano ma siamo beati perché crediamo e soffriamo per Lui”.

Nel settembre 1906 per le sue buone relazioni, fu invitato dal card. Pietro Maffi, ad aprire a Pisa, presso la chiesa di San Jacopo all’Orticaia o alle Piaggie, una Casa degli Oblati di Maria Vergine, di cui padre Felice ne divenne il direttore.

Per la sua intensa opera pastorale, il centro di Piaggie divenne un fulcro di vita spirituale; nonostante l’ambiente fosse pieno di anticlericali, anarchici, rossi, don Felice andando come al solito contro corrente, armato solo della carità di Cristo, iniziò la rigenerazione del borgo, tra attentati, incendi dolosi, colpi di pistola, sommosse.

Questa fase finale della sua operosa vita, lo vide impegnato in una faticosa e logorante spola, fra le sue suore rimaste sole in Sardegna e le opere pastorali d’avanguardia a Pisa.

Istituì: la Compagnia della S. Famiglia; il Circolo Aurora per la gioventù femminile, il Circolo Avvenire per gli uomini; la Biblioteca Circolante; la Cassa Malati; la Cassa depositi e prestiti; l’Unione agricola dei mezzadri; la Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli per i poveri, la Scuola di lavoro per le ragazze, l’Oratorio S. Tarcisio per i ragazzi, l’Associazione Maestri Cattolici, l’Associazione della Dottrina Cristiana, la Federazione Universitari cattolici, la Lega Cattolica del Lavoro per i ceramisti, ecc.

Fece sorgere con il ven. Giuseppe Toniolo (1845-1918) una scuola di Sociologia, la prima in Italia; quando il cardinale Maffi andò in visita a San Jacopo, stentò a credere ai propri occhi, tanto fu la trasformazione di quel Borgo, grazie al suo proficuo e prolifico apostolato.

Scrisse anche varie opere di cui alcune pubblicate; venne colpito da un improvviso infarto il 5 maggio 1916 a Pisa, cadendo come un soldato sul campo.

La causa di beatificazione è in corso ed ha già, dopo diversi anni di intenso lavoro, raggiunto importanti obiettivi: il 19 aprile 2004 è stato dichiarato Venerabile.

Il 20 marzo di 2019, i resti mortali del Venerabile Prinetti, OMV sono stati trasferiti da Pisa, città dove è morto, a Genoni, dove il venereranno le Figlie di S. Giuseppe, la Congregazione che egli ha fondato.