Nato il 10 marzo 1921 a Montelanico (Roma), cominciò il probandato a Pinerolo e il noviziato l’8 settembre 1937 a Pinerolo, con P. Kershbaumer. Emise la prima professione l’11 settembre 1938 e quella perpetua il 21 marzo 1942 a Pisa. Fu ordinato sacerdote il 31 marzo 1945 da Mons. Binaschi a Pinerolo. Visse nelle case di Torino, al Mamertino, a Chiavari; poi dal ’49, in Argentina, a Santa Rita, San Roque, Rio Cuarto e anche a Montevideo. In SudAmerica fece l’Assistente spirituale dell’Azione Cattolica, della conferenza di San Vincenzo, del Movimento Familiare cristiano, nella pastorale giovanile. Nel novembre del 1980 fu nominato membro della Consulta Argentina dal Rettor Maggiore, P. Ponzanelli. Morì il 16 giugno 1999.
R
Nacque a Cavour (Torino), il 5 novembre 1825, fece ingresso il 12 agosto 1841; la vestizione è del 22 agosto 1841, la professione del 28 agosto 1842; morì a Torino, alla Consolata, il 15 marzo 1845, all’età di 19 anni; è sepolto nella cripta della Consolata.
Dopo aver fatto il noviziato e gli studi liceali a Pinerolo, fu mandato alla Consolata per gli studi di teologia, ma una ribelle malattia di petto lo rapì presto alle belle speranze che la Congregazione nutriva su di lui. Ebbe la fortuna di essere Oblato in un tempo nel quale i veri Oblati erano numerosi e la Congregazione in pieno sviluppo. Il Ramonda seppe far tesoro di questa grazia vivendo da buon religioso sotto la guida illuminata di P. Giuseppe Delfino, suo confessore e direttore spirituale
Nacque a Bergiola Fiscalina (Massa Carrara) il 6 aprile 1922. Fece ingresso in Congregazione proveniente da Chiavari nel 1939. Ricevette l’abito il 17 settembre 1939 a Ivrea, dove emise anche la professione temporanea il 22 settembre 1940. I voti perpetui furono pronunciati a Pinerolo il 15 ottobre 1943. Fu ordinato sacerdote a Nago (Trento) il 20 aprile 1947. Morì a Buenos Aires il 9 agosto 1980 all’età di anni 58 per un tumore ai polmoni.
Appena ordinato sacerdote, nel 1949 parte per l’Argentina. Lì sarà rettore e parroco dapprima nella parrocchia di San Roque, dove costruisce e organizza anche la Scuola parrocchiale. In seguito è trasferito a S. Rita, come superiore e parroco, dove resta fino all’ultimo. Nel 1971, è nominato Delegato per l’Argentina. Dal 20 dicembre 1977 era consigliere per l’Argentina.
Già da tempo l’Episcopato dell’America latina aveva scelto come priorità pastorali le Comunità di base, la gioventù e la religiosità popolare. Per questo è stata preoccupazione di P. Ravenna in tutte le circostanze approfondire con i fedeli le motivazioni cristiane della fede. Da S. Rita partiva anche tutta un’attività caritativa (pacchi di vivere, abiti, medicine) per le varie località del Paese.
Per quanto riguarda la pastorale per la gioventù, P. Ravenna si impegnò ad assicurare la Scuola cattolica alle due parrocchie dove aveva lavorato, a S. Rocco e a S. Rita. Era cappellano dei BoyScouts e d’estate accompagnava i ragazzi al campeggio, adattandosi a tutti i disagi che questo comportava. Il servizio nella pastorale locale, a contatto con la gente, non gli impediva di tenersi informato sugli interessi della Congregazione. Essendo nominato Delegato per l’Argentina, nel 1971 e nel 1978, si era occupato dell’aggiornamento dei confratelli organizzando corsi su diversi temi e giornate di ritiri spirituali. In occasione dell’Anno Lanteriano aveva proposto, insieme ad altri, l’idea di una casa di Esercizi Spirituali per le parrocchie e i collegi dell’Argentina. Si era occupato con passione del problema vocazionale: negli ultimi anni in questo campo si era verificato un risveglio che lo aveva spinto a intensificare il suo lavoro nei collegi e nelle parrocchie.
Da L’Oblato, settembre 1980
John Edward Reese è nato a Des Moines -Yowa- USA il 16 marzo 1935 da Philipp e Doroty Fitgerald.
Nelle prime ore della mattina, domenica 29 gennaio, 2017, nell’Ospedale di Tivoli, dove era ricoverato, è ritornato al Padre.
John Edward Reese è nato a Des Moines -Iowa- USA il 16 marzo 1935 da Philipp e Doroty Fitgerald. Ha due fratelli Maria Anna e Riccardo.
Di Fratel John sappiamo che ha partecipato alla guerra in Corea, e che in seguito ha lavorato per una ditta di scatole e una agenzia statale di Assicurazione.
Prima di entrare in Congregazione ha fatto gli studi di Filosofia e due anni di Teologia nel seminario dell’Immacolata Concezione a Washington
Nel 1972 ha conosciuto la nostra Congregazione a ha chiesto di essere ammesso come postulante. A San Vittorino, sotto la guida di P. Bonini Giovanni, ha fatto il noviziato e l’8 settembre del 1974 si è consacrato al Signore con i Voti religiosi di povertà, castità e obbedienza.
In seguito ha completato gli studi di Teologia.
E’ stato nella casa di N. S. del Pianto e S. Elena, poi a Boston dal 1976 al 1980, quando è stato richiamato in Italia per integrare la prima comunità del Centro Internazionale Mondo Migliore di Rocca di Papa, dove è rimasto sino al 1984, quando i Superiori lo hanno destinato alla Comunità di Ivrea, presso il Santuario di Monte Stella. Con la chiusura di quella comunità, nel 1988 andò a Foligno, dove è rimasto sino al 2001, quando è stato definitivamente trasferito a S. Vittorino.
Fratel John è stato un confratello che in Congregazione ha voluto vivere sempre nel cuore della comunità, lontano da ogni pensiero o atteggiamento che non favorisse la carità, custode geloso del proprio spazio di preghiera, dove raccoglieva le intenzioni di chi si raccomandava a lui.
Pronto ad ascoltare tutti, a raccomandare la preghiera del rosario, (la sua grande passione!) a concedere un «sospiro» di sollievo a tutti, con pochissime parole, forse nemmeno capite, ma che racchiudevano sempre la raccomandazione ad affidarsi al Signore.
Mancherà a molti. A chi lo ha conosciuto, a tutti coloro che lo hanno amato, è di consolazione la certezza che continuerà a pregare per tutti noi!
Ciao Fratel John!
E’ nato l’8 agosto 1918 a Rapallo, in diocesi di Chiavari. All’età di 13 anni, il 2 ottobre 1931, venne accolto nel collegio di Chiavari da P. Luigi Pinamonti; fece il noviziato con P. Ferdinando Kershbaumer a Pinerolo, pronunciando i primi voti nella stessa città, il 12 settembre 1937.
Proseguì gli studi a Pisa con i Padri Moraldo e Calliari negli anni 1940-‘43. Fra l’altro, nel giugno del 1943, conseguì a Pisa anche la licenza di infermiere e aiutante di sanità nel Regio Esercito Italiano con il massimo dei voti. Emise la professione perpetua il 12 settembre 1940 e venne ordinato sacerdote il 3 giugno 1944. Fu assistente dei novizi a Ivrea per un anno, dal settembre 1944, quindi insegnante a Chiavari, nel collegio, ed economo e superiore, dal 1945 al ‘59, poi fino al ’61 visse a Torino presso la parrocchia di N. S. della Pace facendo anche l’organista. Passò poi nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, a Sassari, dove fece anche l’insegnante di religione nell’Istituto Tecnico, al Liceo e nella scuola Media, dal 1964 fino al ’74. Fu trasferito quindi a Nizza, nel santuario di S. Rita. Il 15 novembre 1998 tornò in Italia.
Avendo avuto da Dio non poche qualità comunicative ed oratorie, si diede principalmente al ministero della predicazione. Colpito da ictus nel 1997, venne trasferito a Chiavari per le adeguate cure. Negli ultimi anni il suo calvario fu quello di non essere più in grado di esprimersi, lui che era un predicatore che incantava! Trascorse l’ultimo anno di vita pressoché immobile sul letto o nella sedia a rotelle.
E’ deceduto il 5 aprile 2007 nella sua cameretta a Chiavari, nell’agosto successivo avrebbe compiuto 89 anni. Le esequie furono celebrate nel mattino del sabato santo dal R. M., P. Patrice Véraquin, alla presenza del vescovo di Chiavari, dei confratelli di Pisa e di numerosi fedeli. Ora P. Pandellino riposa nel cimitero di Chiavari.
Su Oblati nel Mondo del maggio 2007 fu pubblicata una bella lettera dei giovani che egli seguiva a Sassari negli anni ’65-70. Fra l’altro scrivono: “Vogliamo ricordarlo con affetto in quanto egli è stato un pezzo importantissimo della nostra infanzia, adolescenza e anche negli anni successivi.
Oltre che nostro Padre spirituale è stato la persona che ci ha fatto amare la musica: negli anni 1960-’70, nella nostra parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, egli formò un coro che dirigeva con maestria, sensibilità, e anche con autorità. Mai banale, sempre appassionato e autorevole nella sua veste di predicatore. Negli ultimi anni, durante le nostre visite a Chiavari, purtroppo dovevamo accorgersi che la sua voce tonante, che tutti ricordiamo, era stata offesa dalla malattia. Ma ai primi ricordi o all’accenno di un motivo musicale i suoi occhi brillavano e si velavano di lacrime dolcissime. Ciao, Padre Gino!”.
Su Oblati nel Mondo del maggio 2007 fu pubblicata una bella lettera dei giovani che egli seguiva a Sassari negli anni ’65-70. Fra l’altro scrivono: “Vogliamo ricordarlo con affetto in quanto egli è stato un pezzo importantissimo della nostra infanzia, adolescenza e anche negli anni successivi.
Oltre che nostro Padre spirituale è stato la persona che ci ha fatto amare la musica: negli anni 1960-’70, nella nostra parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, egli formò un coro che dirigeva con maestria, sensibilità, e anche con autorità. Mai banale, sempre appassionato e autorevole nella sua veste di predicatore. Negli ultimi anni, durante le nostre visite a Chiavari, purtroppo dovevamo accorgersi che la sua voce tonante, che tutti ricordiamo, era stata offesa dalla malattia. Ma ai primi ricordi o all’accenno di un motivo musicale i suoi occhi brillavano e si velavano di lacrime dolcissime. Ciao, Padre Gino!”.
Nacque a Carignano, il 10 agosto 1782; nel 1816 iniziò con il Biancotti l’esperienza della prima fondazione a Carignano; lo troviamo in seguito, a fianco del Lanteri, nella seconda esperienza di fondazione nel 1826 a Pinerolo, dove entrò il 6 luglio 1826. Qui ricevette l’abito, dalle mani del Fondatore, il 2 febbraio 1828 ed emise la professione il 15 agosto 1828 (allora i sacerdoti si potevano ammettere alla professione dopo sei mesi). Eletto secondo Rettor Maggiore nel 1830, dopo la morte di P. Lanteri, rimase in carica fino al 1836. Morì a Carignano, il 24 dicembre 1838, all’età di 56 anni; è sepolto nella cripta della Consolata.
Padre Reynaudi è un personaggio di primo piano nella storia degli inizi della nostra Congregazione; è considerato e ricordato come «cofondatore», o meglio, «iniziatore» dell’Istituto, come missionario zelantissimo ed efficacissimo, come risulta anche dalla Vita del Fondatore.
Scrive di lui P. A. Valentini in Lanterianum del Dicembre 2003: “ La sua ordinazione sacerdotale dev’essere avvenuta attorno al 1806. Non era l’unico sacerdote della famiglia, aveva un fratello sacerdote di nome Giuseppe. Oltre agli studi ecclesiastici, aveva frequentato corsi di studio classici e umanistici, per i quali aveva una buona propensione, e conseguito la patente di insegnante. Fin da giovane sacerdote si era dato alla predicazione sacra con successi notevoli, e per tutta la vita sarà un ottimo predicatore. Dotato di parola fluente, di solennità nel gesto, di un fisico aiutante e di voce armoniosa e forte, spiccava per ricchezza di sentimento, profondità e originalità di pensiero e capacità di adattarlo alla mente degli uditori, sì da attrarre l’attenzione di chi lo ascoltava. Per queste sue doti, che gli hanno procurato una certa notorietà, nel Dizionario Storico–geografico del 1847, il Canali lo ricorda fra i grandi oratori sacri del suo tempo.
La sua formazione spirituale era ottima, impostata su solida ortodossia cattolica, non infetta da infiltrazioni giansenistiche o gallicane, ma fedele agli insegnamenti e alle direttive della Chiesa di Roma. Disposto all’obbedienza più assoluta al Romano Pontefice, nutriva simpatie per la Compagnia di Gesù, nella quale più di una volta aveva cercato di entrare, senza tuttavia riuscirvi. Era membro della “Pia unione di San Paolo Apostolo”, nella quale era entrato subito dopo la fondazione della filiale di Torino, fatta dal Lanteri il 22 febbraio 1815, e nell’associazione venne in contatto sia con il teologo Lanteri che con il teologo Guala, che ne erano in qualche modo le guide e i personaggi di maggior spicco.
Eletto secondo Rettor Maggiore nel 1830 – scrive ancora P. A. Valentini – dopo la morte del P. Lanteri, resse la Congregazione fino al 1836, quando si dimise, e uscì dall’Istituto (ritirandosi a Carignano), per rientrarvi poco prima della morte… Sui motivi che hanno portato il Reynaudi ad abbandonare la Congregazione sono circolate molte versioni, qualcuna non troppo benigna, altri scrissero: “assalito da una grave crisi spirituale” … Dalla documentazione rimasta… e dagli avvenimenti che sono seguiti alla sua partenza, primo fra tutti la disposizione del nuovo Rettor Maggiore, P. Avvaro, di far rifare a tutti la professione religiosa, si è indotti a pensare che il motivo vero sia da cercare nella mancata condivisione, da parte sua, dell’indirizzo che la Congregazione, dopo la morte del Lanteri, si accingeva a prendere, con la trasformazione da Società di Vita Apostolica a nuovo Istituto di voti semplici”.
Fu molto stimato dai primi Oblati che ci hanno lasciato di lui testimonianze molto positive. Ne riportiamo soltanto due. La prima è di P. Enrico Simonino (1797-1863): «Cuore ottimo che non sapeva rifiutarsi ad alcunché gli fosse richiesto. Per la sua somma amorevolezza e condiscendenza si accaparrava i cuori di tutti ed ebbe per ciò spesso moltissimi seguaci della sua vocazione». La bontà d’animo del Reynaudi è messa in bella mostra anche da questa testimonianza di P. Felice Giordano (1814-1904): «Dall’aver io conosciuto e usato con entrambi i nostri fondatori, posso dire che il veneratissimo teologo Lanteri, se teneva sul compagno di fondazione il primato di santità, di consiglio, di scienza, e quest’aureola ben più antica di molti anni, il padre Giovanni Battista Reynaudi lo superava pel prestigio della sua amabilità e per l’incanto della sua parola. Alto di statura, di fattezza sempre atteggiata a bontà e a sorriso, le sue qualità naturali aggiungevano un fascino ai suoi tratti, alla sua parola, alla sua predicazione, a cui niuno al mondo poteva resistere. Ad una tale calamita devesi ascrivere l’entrata in Congregazione della più parte dei soggetti che in quel tempo la illustrarono» (P. Felice Giordano nel 1897).
Bibl. P. CALLIARI, Vita del P. Lanteri, vol III (inedito).
Nato a Pomaretto (Torino), il 29 agosto 1919, ha emesso la prima professione il 12 settembre 1937 a Pinerolo, e la professione perpetua il 15 settembre 1940 a Pisa. Fu ordinato sacerdote il 3 giugno 1944. Iniziò il suo ministero presbiterale a Ivrea per un anno, poi fu trasferito a Nizza ove rimase dal 1945 al ’62, fu il primo rettore della comunità di Fontenay-aux- Roses dal 1962 al 1969; fu rettore a Nizza dal 1969 al 1971 e di nuovo Rettore a Fontenay dal 1971 al 1991. Infine fu trasferito a Nizza nel 1991. Fu consigliere della Circoscrizione di Francia dal 1977 al 1983, poi Delegato del Rettor Maggiore dal 1985 al 1991. A lui la Congregazione deve l’acquisto della Casa di Fontenay-aux-Roses e la costruzione della Résidence Universitarie. Progettò e costruì poi la Chapelle Sainte Rita a Fontenay. È morto domenica 23 luglio 1995 all’età di 75 anni.
Nato a Montelanico (Roma) il 3 giugno 1910, entrato nel collegio di Chiavari il 20 ottobre 1922, a dodici anni, ha emesso la prima professione il 6 ottobre 1929 e quella perpetua l’8 dicembre 1932. È stato ordinato sacerdote il 28 marzo 1936 a Pisa. Dal tempo della sua ordinazione, ha sempre lavorato come vice-parroco a Sant’Elena, dal 1936 al 1956; dopo una breve parentesi a Torino nel 1956 come vice-parroco, è tornato a Sant’Elena dove ha operato fino a poche settimane prima della morte.
Da chierico fu formato da P. Melis, e forse con lui imparò la regolarità, la disponibilità nel servizio, l’assiduità al confessionale, sempre fedele, generoso e instancabile al servizio di Dio e della Chiesa. Conosceva a memoria i palazzi del quartiere del Pigneto, a Roma, aveva in cuore tutto quelli che vi abitavano. Il suo stile pastorale era robusto, virile, sotto un aspetto esteriore a volte severo, aveva un cuore buono, saggio e paterno. Aveva un amore speciale per Maria.
Dopo breve malattia morì il 25 giugno 1991.
Nacque a Carignano (Torino), il 19 marzo 1817. Entrò in Congregazione il 10 aprile 1836 a Pinerolo, dove avvenne anche la vestizione il 12 maggio 1836, e la professione il 2 giugno 1837. Fu ordinato sacerdote il 17dicembre 1842. Morì a Carignano il 27 novembre 1868, all’età di 51 anni; è sepolto nel cimitero di Carignano.
Padre Rodolfo passò quasi tutta la sua vita a Nizza, addetto alla chiesa dell’Annunziata (1860), ne fu rettore dal 1860 al 1866 e Rettore di San Ponzio dal 20 novembre 1855 al 20 ottobre 1857. Aperto nel 1859 l’ospizio di San Giuseppe a Carignano, sua città natale, fu nominato Rettore il 19 novembre 1867. L’ospizio carignanese rimase aperto fino al 1869.
P. Gastaldi scrisse di lui il 29 novembre 1868: “La sua morte fu quella del giusto e come in vita così nell’agonia, che durò oltre quarantotto ore, ci diede gli esempi più belli di rassegnazione e di amore intensissimo verso la nostra Madre Maria. Mi promise che in cielo avrebbe sempre pregato per noi”.
Nato a Castellaro (Imperia) il 27 marzo 1855, entrò in comunità il 24 novembre 1870. Ricevette l’abito il 18 dicembre 1870. Emise la professione il 24 dicembre 1871. Fu ordinato sacerdote alla Consolata il 19 giugno 1904. Fu professore a San Ponzio e ai chierici di Pinerolo. Morì il 6 Febbraio 1918, all’età di 63 anni a Carignano, dove fu sepolto nel cimitero comunale.
Nato a Pancalieri (Torino) il 5 luglio 1814, entrò in Congregazione il 20 luglio 1834, fece la vestizione il 1 novembre 1834 alla Consolata e la professione il 25 dicembre 1836. Morì a Carignano il 13 marzo 1863, all’età di 49 anni; è sepolto nel cimitero di Carignano.
Fratel Bernardino era fratello minore del coadiutore Oblato Teodoro Romano, seppellito nel cimitero di Carignano, nella tomba della famiglia Bovio, benefattore degli Oblati. Abile meccanico e falegname, fu però quasi sempre sacrestano alla Consolata, fino alla dispersione di quella comunità. Soffriva di acuti dolori reumatici che sopportò sempre con grande pazienza. Venuto a Carignano per curarsi, fu colpito da un attacco di gotta e morì improvvisamente nella sala di ricreazione dopo cena.
Nato a Pancalieri (Torino), il 2 giugno 1811, entrò in comunità il 1 aprile 1828; ricevette l’abito il 15 agosto 1828 a Santa Chiara, Pinerolo, dove emise anche la professione il 2 gennaio 1831. Morì a Mandalay, in Birmania, il 31 marzo 1891, all’età di 80 anni.
Era partito per la missione birmana il 23 luglio 1843, e vi rimase per 47 anni, anche dopo la partenza dei confratelli Oblati e il passaggio della Prefettura Apostolica al Seminario delle Missioni Estere di Parigi, alla direzione di un istituto di 1000 bambini da lui battezzati. È l’ultimo Oblato a lasciare la missione in Birmania. Esiste in archivio una lettera di Mons. Simon, Vicario Apostolico, a P. Avaro Junior, Rettor Maggiore, che contiene un bell’elogio di Fratel Giovanni Giacomo Romano (lettera del 31 marzo 1891).
Nato a Bricherasio (Pinerolo), il 4 luglio 1808, entrò, a Santa Chiara, Pinerolo, il 6 luglio 1827; ricevette l’abito da P. Lanteri il 25 febbraio 1828; emise la professione il 28 febbraio 1830, morì a Torino in casa Bianchetti, il 17 aprile 1870, all’età di 62 anni; è sepolto nel cimitero di Torino.
Fu accettato in Congregazione a 18 anni dallo stesso Padre Fondatore e fu sempre di vita molto esemplare. Dopo i primi anni passati a Santa Chiara, fu mandato alla Consolata e rimase in quella comunità fino alla dispersione dei Padri nel 1858, passando poi in casa Bianchetti, a via Santa Chiara, dove gli Oblati avevano aperto un ospizio in attesa di rientrare nella Consolata. Aperto l’ospizio di San Giuseppe a Carignano, rimase per qualche anno in quella casa. La specialità di Fratel Teodoro era la cucina. Cuoco abilissimo, fece sempre fare bella figura agli ospiti della Consolata, che erano sempre numerosi. Talvolta era chiamato anche in casa reale per preparare pranzi. Abile anche nella confezione di liquori, ma poteva considerarsi un genio pratico in molte altre cose: giardinaggio, botanica, lavori di muratura e di meccanica. Amava molto gli animali. A Carignano aveva quattro gatti, un cane, una gazza e uno stornello, e li aveva ammaestrati molto bene. La sua cucina pareva l’arca di Noè. Gli abitanti di Carignano lo stimavano e gli volevano molto bene. Si confessava ogni settimana, e faceva la Comunione quotidiana (cosa insolita a quel tempo). Chiusa la casa di Carignano, fu mandato a casa Bianchetti dove si ammalò indebolendosi sempre più senza la possibilità di riprendersi. Morì dopo una malattia di 13 giorni e passò all’altra vita con molta pace e rassegnazione. Le esequie furono fatte nella chiesa della Madonna del Carmine e fu sepolto nel cimitero di Torino.
Nato a Montelanico (Roma) l’11 novembre 1907, entrò a Chiavari nel 1919. Fece la vestizione a Pinerolo il 5 ottobre 1924. Emise la professione a Pinerolo il 6 ottobre 1925, quella perpetua il 2 febbraio 1932. Morì a Viù (Torino) il 30 luglio 1932, all’età di 25 anni; fu sepolto nel cimitero di Viù.
Aveva altri due fratelli Oblati, padre Antonio e padre Salvatore, e due cugini primi Oblati, padre Luigi Ronzoni († 1949) e padre Teofilo Roberti. Ammalato di epilessia, da cui sembrava guarito, ebbe alla fine molte e gravi ricadute che ne stroncarono la giovane esistenza malgrado le molte cure che gli furono prestate. Interrotti gli studi teologici, fu mandato per qualche tempo a Roma, nella parrocchia di Sant’Elena, come assistente dei ragazzi dell’oratorio. Si deve al chierico Francesco se le piante di tiglio, appena piantate, furono salve dalla furia vandalica dei “ragazzini” e poterono sopravvivere fino all’età adulta. Il chierico Francesco Ronzoni ha lasciato il ricordo di una grande bontà. Nell’immagine-ricordo della sua morte leggiamo: “La grazia lo adornò di virtù, il dolore lo purificò, l’offerta irrevocabile di sé fatta coi voti religiosi lo rese olocausto gradito al Signore che lo accoglie ora nella sua gloria”. Il giorno della sua professione perpetua, il 2 febbraio 1932, festa della Purificazione di Maria SS.ma, scrive ai genitori: “Oggi ho ricevuto dal Signore una grande grazia da lungo tempo desiderata, di cui la malattia ha ritardato il compimento: oggi ho fatto la mia professione perpetua al Signore. Questa offerta assomiglia a quella che è la festa di oggi. Sono sicuro che sarete contentissimi di questa offerta perché voi avete offerto me al Signore…”.
Per il profilo di Padre Antonio Ronzoni riportiamo ampi stralci dell’orazione funebre pronunziata nella Chiesa del Mondo Migliore (allora denominato C.I.S.), dal Rettor Maggiore, P. Otello Ponzanelli: “Abbiamo trovato un piccolo diario in cui P. Antonio annotava i suoi pensieri che illuminano di una luce interiore le diverse tappe della sua vita. Il pensiero che possiamo prendere come inizio di tutta la sua vita lo aveva prelevato da Sant’Agostino: ‘Quando canterai con la voce, finirai per tacere: canta invece con la vita in modo da non tacere mai. Se dunque lodi, non cantare solo con la lingua, ma canta col salterio delle buone opere’.
È nel giorno della festa della Madonna del Carmine che Padre Antonio si è aggravato e al termine del giorno si è spento. E’ stato naturale fra di noi pensare che è stata la Madonna che gli ha ottenuto di porre fine al suo calvario per portarlo con sé nel cielo. Nell’aggravarsi della malattia era amorevolmente assistito prima nell’ospedale “Regina Apostolorum” e poi nella clinica della Madonna del Tufo, dal Fratello Salvatore e dai chierici di Teologia animati da P. Andrea. Si era creata una corrente di simpatia fra i chierici del Centro e P. Antonio. Mi è parsa la continuazione di una simpatia che ha dominato la vita di P. Antonio, il Signore ha permesso che continuasse. Dai primi anni del suo sacerdozio, infatti, il Signore lo chiamò a lavorare nella formazione a Pinerolo.
Ma ripercorriamo le tappe principiali della sua vita: P. Antonio era nato nel 1911 a Montelanico, aveva frequentato le scuole ginnasiali a Chiavari, fece la vestizione nel 1927 a Pinerolo e la prima professione nel 1928 sempre a Pinerolo. Nel 1935 era stato ordinato sacerdote a Pisa. Appena ordinato – dicevamo – è inviato a Pinerolo per insegnare filosofia. E lì resterà per più di vent’anni.
E’ di questo periodo un pensiero nel suo diario, che ci fa pensare che il suo lavoro in mezzo ai chierici non era astratto o solamente intellettuale, ma che era al servizio di una formazione integrale sacerdotale propria degli Oblati. Scriveva: ‘La Congregazione si trova a disagio non tanto per mancanza di mezzi finanziari, quanto piuttosto di Santi. Il rimedio è nelle mani di ognuno, anche nelle mie mani’.
Per tanti anni, nel periodo scolastico, alle nove in punto si apriva la porta della sua camera vicino alla biblioteca e con un pacco di libri sotto il braccio si avvicinava all’aula, pronto a continuare giorno per giorno la nostra iniziazione alla filosofia perenne e al pensiero filosofico antico, medievale e moderno… L’esposizione molto spesso era interrotta da discussioni … P. Antonio, con il suo continuo sorriso bonario e intelligente ci provava gusto a seguire la nostra volontà di comprensione del problema.
Momenti felici passati insieme a lui erano la preparazione e le esecuzioni musicali… la famosa novena di Natale, le Messe con orchestra. Sedeva sempre all’organo, con autorità. Ogni tanto ci partecipava qualche melodia del suo cuore che con entusiasmo eseguivamo….Volle anche addentrarci nello studio dell’armonia e della composizione, e con lui imparammo ad armonizzare melodie e a conoscere le ottave ascendenti e le quinte nascoste. Noi chierici però… aspettavamo con ansia, come un appuntamento, sopratutto la Messa della domenica; alle 11 cantava lui, e teneva l’omelia: noi eravamo entusiasti. Dottrina solida ma esposta intelligentemente. Predicava con lo stesso esito anche in altre circostanze.
In quel periodo, i cannoni erano risuonati dapprima lontano da noi, ma poi gli spari si erano fatti sempre più vicini. La guerra partigiana aveva esteso la sua influenza su tutta la penisola. Gli alimenti erano regolati dalle tessere; le nostre comunità di studenti erano insidiate dal pericolo e dalla fame. I nostri padri si trovarono di fronte a questo problema: mandare i chierici nelle loro case o riunirli e affrontare tutte le incognite insieme.
Da P. Moscarelli so che P. Antonio fu deciso sostenitore dell’idea di non allontanare i chierici: sarebbe stato lo sbando, una perdita di tempo e la perdita di molti studenti. Trionfa allora, per merito di P. Antonio, l’idea generosa, coraggiosa, di assumersi la responsabilità e l’onere di riunire filosofia e teologia a Pinerolo. Settanta studenti giovani, settanta bocche in tempi in cui il pane lo vendevano a grammi. Eppure, P. Antonio, economo della casa, salvò la situazione. Scampammo dal pericolo continuando gli studi fra i bombardamenti e la Congregazione si salvò da un grave pericolo di emorragia di forze. E’ per questo che il nostro Istituto sente un dovere di riconoscenza verso la sua persona.
Passato l’incubo della guerra bisognava continuare. In questo periodo P. Antonio dovette assumersi l’incarico di Prefetto dei chierici: erano bravi, ma non immuni dagli influssi del periodo bellico. Voglio ricorrere ancora al suo diario: “Curerò maggiormente i chierici stando più che possibile accanto a loro. Mi rileggerò tutti i giorni una pagina del Direttorio”.
Nel ’47 è eletto anche Superiore della Casa. È qui che scrive nel suo diario una riflessione che lo dipinge tutt’intero nella sua fisionomia spirituale: “Con fortezza e dolcezza procedere e trascinare la comunità alla perfetta osservanza”.
Nell’ante-Concilio e nel dopo-Concilio ci sono state crisi di tutti i generi, ma nel P. Antonio non è venuta mai a mancare questa dolcezza e fortezza nella fiducia che l’osservanza delle Costituzioni era il cammino, la strada per raggiungere la propria consacrazione. E’ stato sempre un punto di riferimento. In un certo momento questa sua posizione priva di crisi sembrava insensibilità ai tempi, ma invece era la saggezza che non si lascia intimorire dalle mode del momento. …Credo che sia questo uno dei messaggi che lascia a tutti noi, giovani e vecchi. La sua vita in mezzo ai chierici, la sua provata capacità nell’affrontare i problemi con spirito di Congregazione lo portano poi ad occupare l’incarico di economo generale della Congregazione.
Ritorniamo al diario che illumina questo periodo: ‘Non mi lascio cogliere nel mio ufficio da presunzioni né da scoraggiamenti. Farò del mio meglio: Deus providebit’.
Dalle realizzazioni del suo economato constatiamo le tendenze che lo animavano, infatti, anche in questo periodo riscontriamo quelle simpatie che abbiamo fatto notare fin dal principio. Cresce l’edificio di Chiavari di un piano. La nostra cara culla di Via Castagnola 4, ha finalmente attirato l’occhio della Congregazione. Aumenta la capacità di Chiavari anche se le vocazioni risentono del clima post-bellico. Questo ci dice dell’accresciuto amore per Chiavari e per le vocazioni in seno al Governo della Congregazione, e principalmente, al direttore delle finanze.
Un’altra spinta innovativa per la formazione: cresce anche Sant’Elena di due piani per dare alloggio ai chierici che già si pensa di iscrivere negli Atenei Pontifici romani. Un salto di aspirazioni questo, sempre dovuto alla cura per la formazione che anima il Rettor Maggiore e i Consiglieri.
In questi anni P. Antonio continua a prodigarsi nella Consulta generale lasciando Pinerolo per seguire più attentamente lo svolgimento della vita da Torino. Un periodo particolarmente caratteristico della storia della Consulta questo, con dimissioni e contrasti. P. Antonio prende posizione ma è un punto sicuro, è una roccia che non crolla per la sua Congregazione: dal Governo può seguirne lo sviluppo in tutte le sue posizioni.
In quegli anni entra in crisi la Delegazione del Brasile: aveva suscitato tante speranze ma le fondazioni devono crescere su persone appropriate… Ora a noi interessa solo l’atto di generosità di P. Antonio. Vista la crisi, chiede di lasciare l’economato ad un altro confratello e, pur restando Consultore generale, nel 1960, quasi cinquantenne, affronta un nuovo ambiente, una nuova vita, tanti problemi nuovi e va in Brasile. La Delegazione riceve in P. Antonio un elemento di stabilità, di equilibrio, e di speranza. Porta la sua esperienza acquisita in vari anni di vita in Europa nell’amministrazione, ma principalmente porta la sua anima di Oblato. Nel 1960 lo trovai a San Paolo; nel ’63-’70 a Curitiba che poi lascerà per recarsi a Jundiaí come Maestro dei novizi per ritornare poi nuovamente a Curitiba come Parroco e Superiore. Ho potuto conoscere P. Antonio in questo periodo come Superiore e posso riferire una testimonianza di un giovane studente di filosofia brasiliano ora sacerdote. Erano gli anni in cui, dietro la spinta capitolare, in Congregazione discutevamo di identità. In Brasile il problema era più arroventato perché c’era anche la pastorale locale che incideva nelle scelte. Questo studente dunque mi diceva: “Io non sento il problema di identità: abbiamo fra noi P. Antonio che è un Oblato dalla testa ai piedi e io mi dirigo attraverso lui all’ideale del Lanteri”. Realmente, in quel periodo di instabilità nella delegazione brasiliana P. Antonio era superiore alle parti, vero punto di riferimento e di aiuto nelle decisioni.
Quanto bene ha fatto e continuava a fare anche quando il male del trigemino lo colpì obbligandolo a una prima operazione nel 1975! Col tempo è venuta nel 1979 la seconda operazione che è stata quella fatale. Nel 1981 tornava in Italia già col male che progressivamente lo avrebbe condotto alla fine.
Il Signore lo ha chiamato a lavorare nel cuore della sua Congregazione per il bene della Chiesa e poi gli ha chiesto di continuare a operare nella Congregazione, per la Chiesa, in consonanza con la beatitudine ‘Beati coloro che soffrono perché di loro è il Regno dei cieli’. Non ho nessun dubbio nel credere che quando P. Antonio ha avuto coscienza del tracollo della sua persona, è spuntata nel suo cuore l’offerta per l’ideale sempre presente nella sua vita: la sua Congregazione, le vocazioni, la glorificazione del Fondatore. Per questa sua offerta e sacrificio personale che non sono registrati nel diario perché non è arrivato in tempo a farlo, mi sento di porgergli un riconoscimento da parte di tutti noi, di tutti i nostri chierici.
La nostra Eucaristia oggi sarà allora di ringraziamento al Signore. Grazie, Signore Gesù, per il dono che ci hai fatto nella persona di P. Antonio. Grazie per il bene che hai voluto compiere tramite lui per la Congregazione, nella Chiesa. Ha ricevuto con fedeltà il messaggio dei nostri Padri più anziani che venivano in linea diretta dal Fondatore, e con serietà e intelligenza l’ha trasmesso al gruppo dei giovani fra i quali è vissuto. Fa’ che possiamo, Signore, tener vivo questo messaggio serio di fedeltà al nostro ideale per il bene della Chiesa”.
Sul biglietto-ricordo, dopo la sua morte, sono riportate altre due frasi del suo diario: “Sempre in tutto ciò che è volontà di Dio: costi quello che costi” e ancora “La verità si è meritoria e il nostro apostolato efficace, non già secondo la misura della briga che ci diamo, ma secondo il grado della nostra santità”. (P. Otello Ponzanelli, R. M. in L’Oblato, gennaio 1985)
P. Antonio è morto a Rocca di Papa il 17 luglio 1984.
Nato a Montelanico (Roma) il 4 giugno 1905, fece ingresso a Pinerolo, proveniente da Chiavari nel 1924. Ricevette l’abito a Pinerolo il 5 ottobre 1924 ed emise la professione a Pinerolo il 6 ottobre 1925. Fu ordinato sacerdote a Chiavari da Mons. Amedeo Casabona, vescovo di Chiavari, il 4 aprile 1931. Morì a La Loggia nel 1949, all’età di anni 54; fu sepolto nel cimitero di Montelanico.
Non di molte capacità e possibilità, ma di grande buona volontà e di ottimo spirito religioso, padre Luigi Ronzoni svolse il suo apostolato a Chiavari, a Sant’Elena e a Carignano. Invitato dal P. Pietro Ponzanelli († 1949) a collaborare nella propaganda di Myriam, accettò con entusiasmo dando il meglio di se stesso per far conoscere gli ideali della Congregazione, finché nel tragico incidente della sera del 4 giugno 1949 a La Loggia ebbe fine anche il sogno di ulteriore e più vasto apostolato che coltivava nel suo cuore.
Morì nello stesso incidente che uccise il suo compagno Oblato, P. Pietro Ponzanelli.
Nato a Montelanico (Roma), il 15 agosto 1925, P. Salvatore prese l’abito degli Oblati il 29 agosto 1943 a Ivrea, nel giorno della Festa di Nostra Signora di Monte Stella. Nella stessa città emise la prima professione il 3 settembre 1944 e pronunciò i voti perpetui il 24 dicembre 1947 a Nago (Trento). Fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1951 a Rovereto, dal Vescovo di Trento, S.E. Mons. Rauzi.
Svolse il suo ministero a Torino, Sassari, Teramo, a Pantelleria come parroco di Scauri, e a Roma nella parrocchia di S. Elena. Lavorò anche diversi anni al Mamertino. Fu lì che accolse e si prese cura di suo fratello Antonio, anche lui Oblato, tornato dal Brasile in Italia con una grave malattia.
Dall’aprile 2003, P. Salvatore, affetto da qualche anno della malattia di Alzheimer, viveva nella comunità di Chiavari. E’ deceduto nella notte del 27 febbraio 2004 per complicazioni sopraggiunte dopo un intervento chirurgico. I funerali hanno avuto luogo nella chiesa del S. Cuore a Chiavari il 28 febbraio. È sepolto a Montelanico nella tomba di famiglia.
P. Ronzoni ci ha lasciato il ricordo della sua semplicità, delle battute spiritose, del suo umile e apprezzato servizio. Il Signore lo ricompensi per tutto il bene che ha compiuto come sacerdote Oblato.
Da “Oblati nel mondo”, Aprile 2004
Nacque ad Osasio (Torino) l’11 ottobre 1824 e fece ingresso in comunità il 28 ottobre 1843. Ricevette l’abito l’8 novembre 1843; pronunciò i voti il 13 novembre 1844. Fu ordinato sacerdote a Torino, nella chiesa della Visitazione dei PP. Lazzaristi, da Mons. Giovanni Ceretti OMV, il 21 settembre 1850. Morì a Torino, a San Francesco, il 5 ottobre 1876 all’età di 52 anni.
P. Giovanni Battista Rossi, compaesano e parente del padre Stefano Rossi, Rettor Maggiore dal 1870, fu tra i primi Oblati che avviarono la nuova fondazione di Livorno Vercellese. Dal 1854 al 1858 lo troviamo a Pinerolo, donde partì per la chiusura della casa. Timido, introverso, era il primo della classe negli studi di retorica; di lui si scrive che era ‘malato di testa’, per il resto ottimo e zelante religioso. Da Pinerolo passò a San Ponzio, a Nizza, e di lì a Torino, dove morì ancora in giovane età.
Nacque a Osasio (Carignano), l’11 settembre 1819 ed entrò a Pinerolo, Santa Chiara, il 3 novembre 1837. La vestizione avvenne nella stessa città il 21 novembre 1837; la professione, il 25 novembre 1838. Fu ordinato sacerdote il 17 maggio 1845 ed eletto Rettor Maggiore a San Ponzio l’11 marzo 1870. Morì a San Ponzio, il 20 novembre 1888, all’età di 69 anni; è sepolto a Nizza nella chiesa di San Ponzio.
Osasio, frazione del comune di Pancalieri ma parrocchia indipendente, era la patria di altri due Oblati, P. Ferrero il Vecchio († 1859) e P. Giovanni Battista Rossi († 1876), oltre che di Fratel Giovanni Peiretti († 1871), il che spiega l’orientamento vocazionale di P. Stefano Rossi verso gli Oblati. Prima di salire alla suprema carica della Congregazione aveva occupato il posto di Maestro dei novizi a Pinerolo nel 1850, Rettore a Pinerolo (1856), e a San Ponzio (1857); era stato anche il primo, e l’unico, Rettore della nuova fondazione di Rocca Priora presso Frascati (1863). Dimorò poi quasi continuamente a San Ponzio, diventata casa generalizia della Congregazione, e morì dopo una lunga malattia sopportata con pazienza mirabile.
Padre Stefano Rossi merita una menzione speciale nella storia della nostra Congregazione per il coraggio e la fede da lui dimostrati nei 18 anni di governo. Eletto Rettor Maggiore nel 1870, aveva trovato la Congregazione in una situazione miserrima, con poche case, con pochissime vocazioni, con la chiusura delle missioni estere, con scarsi mezzi finanziari, con prospettive molto fosche per l’immediato avvenire, e inoltre: con molte perdite di soggetti validi e con un profondo scoraggiamento nel cuore dei pochi che erano rimasti. Solo una grande fede nella Provvidenza di Dio e un grande amore al proprio Istituto potevano condurre ad affrontare una situazione simile. P. Stefano Rossi accettò questa croce e con la sua fede seppe in pochi anni portare la Congregazione a una svolta importantissima della sua storia. Nel capitolo 1870 la Congregazione si consacrò a San Giuseppe, eletto «Patrono specialissimo» per avere nuove vocazioni. San Giuseppe non è stato sordo alle preghiere degli Oblati. Dal 1870 comincia la lenta e graduale, sempre più sensibile, ascesa dell’Istituto che ha permesso la sua sopravvivenza e la ripresa, in parte, del programma Apostolico che aveva avuto in eredità dal padre Fondatore. Un merito non secondario di questa ripresa va attribuito appunto, a P. Stefano Rossi e alla sua Consulta.










