P. Carmine era nato a Barletta (Bari) il 7 agosto 1925. Entrò nel collegio di Chiavari nel 1937 dove compì gli studi medi e ginnasiali. Emise la prima professione religiosa a Ivrea il 16 agosto 1942. Compì in seguito i suoi studi filosofici e teologici a Pinerolo e a Nago. Fu ordinato sacerdote il 24 aprile 1949 a Rovereto, da Mons. Carlo Ferrari, Arcivescovo di Trento. P. Carmine si specializzò in filosofia a Roma, presso l’Università Gregoriana, dove elaborò una Tesi su “L’intelletto agente in S. Tommaso e in Averroé”.
Prestò il suo primo servizio sacerdotale nella parrocchia di S. Elena come Assistente dell’Azione Cattolica, poi dal 1952 al 1957, insegnò filosofia nella nostra scuola interna a Pinerolo. Fu parroco e Rettore della comunità del Cuore Immacolato a Sassari (’57-’64) e poi della comunità della Pace a Torino (’64-’69). Dal 1969 al 1978 fu Rettore della comunità del Santuario N. S. di Fatima e, nel 1979 fu trasferito alla comunità di Nizza dove svolse l’incarico di economo della comunità, fino al 1982.
Nel Capitolo generale del 1962 P. Saracino fu eletto Consultore generale del Rettor Maggiore, carica che mantenne fino al Capitolo del 1968. Rieletto Consultore generale e Segretario generale nel capitolo del 1971, mantenne gli incarichi fino al 1982, quando, dopo un grave incidente che lo lasciò invalido, fu trasferito presso la casa del Mondo Migliore dove, ci ricordiamo, fu confessore di molti studenti. Nel 1995 fu trasferito presso la Casa di Chiavari dove rimase fino al suo decesso avvenuto il 28 luglio 2004. Nel silenzio della camera, dove rimase praticamente gli ultimi venti anni della sua vita, P. Carmine offrì la sua sofferenza e la sua preghiera per la Congregazione e in modo particolare per le vocazioni. Ringraziamo il Signore per il dono che fu per la Congregazione.
P. Sergio Zirattu scrive su “Oblati nel mondo”: “Ricordo ancora chiaramente quella mattina di una domenica d’estate del 1956. Si celebrava la prima Messa nella nuova parrocchia del Cuore Immacolato di Maria a Sassari. L’anno prima c’era stata la posa della prima pietra… Il desiderio di avere la nostra Chiesa vicino alle nostre case era grande. Ma arrivò anche quel giorno, quella domenica, annunziata porta a porta, da balcone a balcone del nuovo quartiere di Monte Rosello. Si celebrava in ‘salone’, con le pareti grezze e le grandi aperture che più tardi sarebbero diventate le prime sale parrocchiali, poiché la chiesa sarebbe stata terminata qualche anno più tardi.
Il celebrante, che inizialmente credevamo fosse della nostra Diocesi, si presentò. Era del continente, si chiamava Carmine e, come ci disse, ricevette quel nome per la promessa di tenerlo in vita fatta dalla madre al momento della nascita.
In quel tempo avevo 8 anni. Con P. Carmine ho iniziato il catechismo, ho imparato a servire la Messa, e tante altre cose. Il nostro quartiere era nuovo, povero, senza strutture sociali e di aggregazione, isolato dal resto della città. P. Carmine, e chi lo ha accompagnato dopo i primi mesi di solitudine, ha visto tutto questo e ha compreso quanto fosse importante darsi da fare per la crescita globale delle persone e del quartiere che gli era stato affidato. Ricordo come i primissimi tempi nelle visite alle famiglie andasse accompagnato da un medico, preoccupato com’era non solo dello sviluppo spirituale ma anche di quello fisico e sociale delle persone. Le Messe dei bambini erano seguite dalla distribuzione di abbondanti merende di marmellata e, specialmente durante i mesi estivi, non mancavano mai le scampagnate o le gite al mare.
Prima che fosse terminata la casa parrocchiale; so che viveva in una stanzetta che una coppia di anziani gli aveva messo a disposizione e dove, tutte le sere, noi piccoli chierichetti andavamo a prendere il fuoco per il turibolo. Voleva che tutti nel quartiere sapessero quando iniziava la Messa domenicale e le funzioni serali per cui, mezz’ora prima, con un campanello in mano ci mandava a strillare per tutto il quartiere che la celebrazione stava per iniziare.
Erano i tempi in cui iniziava a formare la comunità, con le sue visite a tutte le famiglie, il rosario e la benedizione serale, le conferenze di catechesi, la Messa domenicale e i giochi nel cortile… P.Carmine era sempre presente, a conoscerci e a farsi conoscere, per trovare il modo di aiutare e consigliare.
Per questo suo dinamismo e per la vicinanza con la gente lo abbiamo considerato come il nostro missionario, e tutti gli Oblati anche oggi, a Sassari, sono identificati con questo titolo.
Credo che P. Carmine, ricordato da tanti come il pastore attento alle loro necessità (sono in tanti che ancora lo ringraziano per gli aiuti materiali, i posti di lavoro, le cure mediche che hanno potuto ricevere grazie al suo interessamento!) sia rimasto impresso soprattutto per la sua figura e il suo impegno di pastore nella formazione del popolo di Dio.
Le sue prediche erano lunghe, ma nessuno si lamentava. Persino i bambini, come me, rimanevano incantati dalla sua chiarezza, dalla bellezza e dalla profondità delle sue parole. Debbo dire di aver appreso da lui, il gusto della Parola di Dio e la convinzione di quanto sia necessario incarnarla nella vita di ogni giorno. Posso dirlo ritornando indietro con la mente e scoprendo in quelle omelie il ricordo più lontano del piacere dell’ascolto e della vicinanza di Dio.
La sera che lasciò la nostra parrocchia per andare a Torino il piazzale antistante la Chiesa era gremito di gente. Tante persone piangevano. Non lo avrebbero mai dimenticato. P. Carmine andava via, dopo aver seminato, da buon Missionario.
P. Sergio Zirattu in “Oblati nel mondo”, Settembre 2004. Per il racconto di quei primi anni a Sassari, vedi la testimonianza diretta di P. Carmine su “Oblati nel mondo”, Maggio 2001