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Nacque a Genova il 16 ottobre 1907. Entrò a Pinerolo nell’agosto 1925, dove ricevette anche l’abito il 6 ottobre 1925, ed emise la professione temporanea il 19 settembre 1926; quella perpetua avvenne a Pisa, il 25 dicembre 1929.

Fu ordinato sacerdote a Pisa l’11 marzo 1933. Morì a Curitiba, in Brasile, per incidente stradale, il 27 dicembre 1958, all’età di 51 anni; è sepolto a Curitiba.

P. Saavedra aveva altre due sorelle religiose. Era partito per l’Argentina subito dopo la sua ordinazione sacerdotale e rimase in America latina per 25 anni senza mai tornare in Italia. Visse in diverse case dell’Argentina e dell’Uruguay; poi, nel 1946, fu trasferito in Brasile. La sua ultima residenza fu la parrocchia di San Paolo de Uberaba in Curitiba, dove da parroco, amato dalla gente, aveva messo mano a importanti lavori. Notevole il suo apostolato tra i Giapponesi della locale colonia: per questo ricevette riconoscimenti anche dal governo di Tokyo.

La dinamica della tragedia che fu causa della sua morte è descritta dal padre Giaigischia al Rettor Maggiore il 2 gennaio 1959: “Chiamato d’urgenza ad assistere un infermo distante tre chilometri dalla nostra chiesa, per giungere in tempo, P. Giulio impresse alla motocicletta su cui viaggiava una grande accelerazione. Improvvisamente una bicicletta gli attraversò la strada e fu un disastro mortale: triplice frattura del cranio. Trasportato all’ospedale, il Signore volle che, in mancanza di un P. Oblato, egli fosse assistito fino all’ultimo momento dall’arcivescovo di Curitiba. Il medesimo arcivescovo ufficiò la sepoltura, resa solenne e trionfale per l’intervento del capitolo della cattedrale, della rappresentanza degli Ordini e Congregazioni religiose, delle associazioni cattoliche e di una grande moltitudine di popolo. Infine, per perpetuare la memoria dell’eroico padre, l’arcivescovo fece la proposta alla camera legislativa dello stato di Paranà di intitolare a P. Giulio la via che passa davanti alla nostra chiesa”.

Bibl. OBLATO, gennaio-febbraio 1959, 22-23.

Nacque a Casalgrasso (ora risulta in provincia di Cuneo), il 26 aprile 1814. Fece ingresso in Congregazione il 14 agosto 1832; la vestizione avvenne a Pinerolo, Santa Chiara, l’8 dicembre 1832; emise la professione l’8 dicembre 1834. Morì a Nizza, San Ponzio, il 26 febbraio 1889 all’età di 74 anni. Fu sepolto nella chiesa di San Ponzio.

Fratel Sabri (come risulta dal certificato di nascita e di Battesimo), fu chiamato in seguito Sabre), era il calzolaio della comunità, prima a Pinerolo e poi – dal 1836 – a San Ponzio.

Di animo semplice e retto, fu caro a tutti, anche perché ricordava spesso e parlava volentieri dei primi Oblati che egli aveva conosciuto e dai quali aveva ricavato il frutto di una vita religiosa osservantissima.

Nato a Canova di Aulla (Massa Carrara), il 22 maggio 1922, fu battezzato il 18 giugno. La sua era una famiglia numerosa, di sei figli. Entrò in Congregazione a Pinerolo l’8 agosto 1939. (Anche suo fratello Alessandro entrò in Congregazione nel 1941 e divenne sacerdote nel 1950 poi, nel 1975, fu incardinato in una diocesi del Brasile. P. Lino ricevette l’abito degli Oblati a Ivrea, il 17 settembre 1939, dalle mani del Vescovo, Mons. Rostagno, insieme a 19 postulanti. Emise la prima professione il 22 settembre 1940 nel santuario di N.S. del Monte Stella a Ivrea, e quella perpetua a Pinerolo il 18 maggio 1944. Fu ordinato sacerdote a Nago, da Mons. Rauzi il 20 aprile 1947. Nello stesso anno partì per l’Argentina dove si dedicò alla predicazione durante le missioni e alla cura dei malati e dei poveri, soprattutto nei primi anni a La Rioja, a San Roque, a S. Rita, Villa Udaondo, Castelar, località dove in seguito, fu anche superiore e maestro dei novizi. Morì in Argentina il 7 gennaio 2002.

Nacque il 14 febbraio 1913 a Minervino Murge (Bari). Trasferitosi poi con la famiglia a Trieste, esercitò il mestiere di barbiere.

Invitato dal nipote, P. Carmine Saracino, negli anni ’50, a quarant’anni, entrò in Congregazione a Torino dove era rettore P. G. Battista Fogliati. Fu poi a Rovereto e 10 anni a Pinerolo, come collaboratore volontario, svolgendo le funzioni di sacrestano e di barbiere.

Nel 1958 P. Carmine lo volle a Sassari dove gli affidò la pulizia della chiesa ancora in costruzione.

A Sassari visse per 48 anni, facendo di tutto: anche il cuoco, il cantiniere, il “porta-valori” e il “porta-documenti” nelle banche e nei vari uffici, spostandosi nella città a piedi, con l’autobus e infine col motorino che ha guidato fino a 89 anni. Faceva ogni cosa con calma e solennità, tutto era importante: le pulizie della chiesa come mettere il calice sull’altare.
Il 4 aprile 1992, in una cerimonia commovente, pronunciò i voti perpetui a Sassari, dopo essere stato dispensato dal fare il noviziato.

In un’intervista comparsa in “Oblati nel mondo” del giugno 2002, racconta dei disagi e delle privazioni subite durante la seconda guerra mondiale. Attribuiva all’abitudine di andare a letto puntuali alla sera e al fatto di sapersi accontentare di quello che si può fare, il segreto della sua longevità.

A Sassari si era fatto amare da tutti, dai ragazzi e dai giovani, dai bambini, a cui regalava i ritagli di ostie e le caramelle, dai poveri che non avevano la luce elettrica in casa, a cui offriva i pezzi di candele.
Gli ultimi anni, malato, li trascorse a San Vittorino, l’ultimo mese a Chiavari. Qui si spense a 94 anni, dopo una lunga e penosa malattia il 10 aprile 2007, serenamente, dopo aver annunciato: “zio Salvatore è arrivato alla fine”.

E’ stato per tutti un vero esempio di vita laboriosa e serena.

P. Carmine era nato a Barletta (Bari) il 7 agosto 1925. Entrò nel collegio di Chiavari nel 1937 dove compì gli studi medi e ginnasiali. Emise la prima professione religiosa a Ivrea il 16 agosto 1942. Compì in seguito i suoi studi filosofici e teologici a Pinerolo e a Nago. Fu ordinato sacerdote il 24 aprile 1949 a Rovereto, da Mons. Carlo Ferrari, Arcivescovo di Trento. P. Carmine si specializzò in filosofia a Roma, presso l’Università Gregoriana, dove elaborò una Tesi su “L’intelletto agente in S. Tommaso e in Averroé”.

Prestò il suo primo servizio sacerdotale nella parrocchia di S. Elena come Assistente dell’Azione Cattolica, poi dal 1952 al 1957, insegnò filosofia nella nostra scuola interna a Pinerolo. Fu parroco e Rettore della comunità del Cuore Immacolato a Sassari (’57-’64) e poi della comunità della Pace a Torino (’64-’69). Dal 1969 al 1978 fu Rettore della comunità del Santuario N. S. di Fatima e, nel 1979 fu trasferito alla comunità di Nizza dove svolse l’incarico di economo della comunità, fino al 1982.
Nel Capitolo generale del 1962 P. Saracino fu eletto Consultore generale del Rettor Maggiore, carica che mantenne fino al Capitolo del 1968. Rieletto Consultore generale e Segretario generale nel capitolo del 1971, mantenne gli incarichi fino al 1982, quando, dopo un grave incidente che lo lasciò invalido, fu trasferito presso la casa del Mondo Migliore dove, ci ricordiamo, fu confessore di molti studenti. Nel 1995 fu trasferito presso la Casa di Chiavari dove rimase fino al suo decesso avvenuto il 28 luglio 2004. Nel silenzio della camera, dove rimase praticamente gli ultimi venti anni della sua vita, P. Carmine offrì la sua sofferenza e la sua preghiera per la Congregazione e in modo particolare per le vocazioni. Ringraziamo il Signore per il dono che fu per la Congregazione.

P. Sergio Zirattu scrive su “Oblati nel mondo”: “Ricordo ancora chiaramente quella mattina di una domenica d’estate del 1956. Si celebrava la prima Messa nella nuova parrocchia del Cuore Immacolato di Maria a Sassari. L’anno prima c’era stata la posa della prima pietra… Il desiderio di avere la nostra Chiesa vicino alle nostre case era grande. Ma arrivò anche quel giorno, quella domenica, annunziata porta a porta, da balcone a balcone del nuovo quartiere di Monte Rosello. Si celebrava in ‘salone’, con le pareti grezze e le grandi aperture che più tardi sarebbero diventate le prime sale parrocchiali, poiché la chiesa sarebbe stata terminata qualche anno più tardi.

Il celebrante, che inizialmente credevamo fosse della nostra Diocesi, si presentò. Era del continente, si chiamava Carmine e, come ci disse, ricevette quel nome per la promessa di tenerlo in vita fatta dalla madre al momento della nascita.

In quel tempo avevo 8 anni. Con P. Carmine ho iniziato il catechismo, ho imparato a servire la Messa, e tante altre cose. Il nostro quartiere era nuovo, povero, senza strutture sociali e di aggregazione, isolato dal resto della città. P. Carmine, e chi lo ha accompagnato dopo i primi mesi di solitudine, ha visto tutto questo e ha compreso quanto fosse importante darsi da fare per la crescita globale delle persone e del quartiere che gli era stato affidato. Ricordo come i primissimi tempi nelle visite alle famiglie andasse accompagnato da un medico, preoccupato com’era non solo dello sviluppo spirituale ma anche di quello fisico e sociale delle persone. Le Messe dei bambini erano seguite dalla distribuzione di abbondanti merende di marmellata e, specialmente durante i mesi estivi, non mancavano mai le scampagnate o le gite al mare.

Prima che fosse terminata la casa parrocchiale; so che viveva in una stanzetta che una coppia di anziani gli aveva messo a disposizione e dove, tutte le sere, noi piccoli chierichetti andavamo a prendere il fuoco per il turibolo. Voleva che tutti nel quartiere sapessero quando iniziava la Messa domenicale e le funzioni serali per cui, mezz’ora prima, con un campanello in mano ci mandava a strillare per tutto il quartiere che la celebrazione stava per iniziare.

Erano i tempi in cui iniziava a formare la comunità, con le sue visite a tutte le famiglie, il rosario e la benedizione serale, le conferenze di catechesi, la Messa domenicale e i giochi nel cortile… P.Carmine era sempre presente, a conoscerci e a farsi conoscere, per trovare il modo di aiutare e consigliare.

Per questo suo dinamismo e per la vicinanza con la gente lo abbiamo considerato come il nostro missionario, e tutti gli Oblati anche oggi, a Sassari, sono identificati con questo titolo.

Credo che P. Carmine, ricordato da tanti come il pastore attento alle loro necessità (sono in tanti che ancora lo ringraziano per gli aiuti materiali, i posti di lavoro, le cure mediche che hanno potuto ricevere grazie al suo interessamento!) sia rimasto impresso soprattutto per la sua figura e il suo impegno di pastore nella formazione del popolo di Dio.

Le sue prediche erano lunghe, ma nessuno si lamentava. Persino i bambini, come me, rimanevano incantati dalla sua chiarezza, dalla bellezza e dalla profondità delle sue parole. Debbo dire di aver appreso da lui, il gusto della Parola di Dio e la convinzione di quanto sia necessario incarnarla nella vita di ogni giorno. Posso dirlo ritornando indietro con la mente e scoprendo in quelle omelie il ricordo più lontano del piacere dell’ascolto e della vicinanza di Dio.

La sera che lasciò la nostra parrocchia per andare a Torino il piazzale antistante la Chiesa era gremito di gente. Tante persone piangevano. Non lo avrebbero mai dimenticato. P. Carmine andava via, dopo aver seminato, da buon Missionario.

P. Sergio Zirattu in “Oblati nel mondo”, Settembre 2004. Per il racconto di quei primi anni a Sassari, vedi la testimonianza diretta di P. Carmine su “Oblati nel mondo”, Maggio 2001

P. Sarti nacque l’8 novembre 1919 a Carrara, uno dei sette figli di Antonio e Corinna Cattani. Dopo gli anni vissuti nel Collegio di Chiavari fece il noviziato a Pinerolo con P. Ferdinando Kerschbaumer e fu ordinato sacerdote il 3 giugno 1944 a Pinerolo. Dopo l’ordinazione trascorse i primi anni di ministero sacerdotale a Torino dove operò in tre periodi distinti: 1946-1950; 1961-1972; 1978-1983. Fu insegnante nel seminario di Trapani, parroco a Pantelleria, a Morimondo e alla Pace di Torino. Si dedicò molto alla predicazione degli esercizi e alla composizione di saggi, stimati per la loro profondità ed eloquenza.

P. Sarti godeva di tale stima presso i confratelli che nel 1983 fu eletto Vicario generale. Alla morte del Rettor Maggiore, P. Otello Ponzanelli, nel settembre del 1984, fu a capo del governo della Congregazione fino al febbraio 1985. In quest’ultimo periodo, particolarmente nella fase preparatoria del Capitolo del 1985, P. Sarti svolse un ruolo chiave nella preparazione delle nuove Costituzioni e ne iniziò dopo la promulgazione, uno studio – purtroppo non portato a conclusione – e pubblicato su “L’Oblato”, n° 2 del maggio 1988.

P. Sarti concluse il suo pellegrinaggio in terra verso le due del mattino del 20 marzo 1988. Pochi giorni prima era stato colpito da un attacco cardiaco che, inizialmente, non sembrava mortale. Invece, essendo indebolito per la lunga e penosa sofferenza provocata dal diabete, spirò durante il ricovero nell’ospedale di Chiavari.

Il funerale di P. Sarti è stato celebrato nella chiesa del Sacro Cuore a Chiavari mentre la sepoltura è avvenuta nel suo paese natale. Una ventina di sacerdoti hanno concelebrato col Rettor Maggiore, P. Julio Cura, alla presenza dei familiari e degli studenti del collegio.

Nato a Molini di Triora (Imperia), il 1 ottobre 1856, entrò in Congregazione il 19 novembre 1873. Fece la vestizione a San Ponzio, Nizza, l’8 dicembre 1873; pronunciò i voti il 6 gennaio 1875; fu ordinato suddiacono da Mons. Matteo Balain, vescovo di Nizza, il 22 maggio 1880. Ammalatosi subito dopo, senza più riprendersi, morì a Nizza, a San Ponzio, il 10 ottobre 1880, all’età di 24 anni; fu sepolto nel cimitero di Nizza, nella tomba comune, senza nessuna iscrizione.

Prima di entrare a San Ponzio il Sasso aveva frequentato il ginnasio a Taggia. A San Ponzio ebbe come prefetto spirituale P. Pacchiotti, un uomo secondo il cuore di Dio, e come professore di teologia, P. Berchialla, futuro arcivescovo di Cagliari. Dopo l’ordinazione a suddiacono fu colpito da debolezza generale a causa dell’etisia di cui non si era mai potuto curare a fondo. I funerali celebrati a San Ponzio diedero occasione a una commossa dimostrazione di simpatia e di venerazione per il giovane chierico, così presto strappato al suo Istituto e alla Chiesa. Vi presero parte i padri Francescani di Cimiez, le Figlie della Provvidenza di Nizza e tutta la comunità di San Ponzio. Padre Berchialla ci ha lasciato una breve e commossa commemorazione del giovane confratello, rimasta ancora inedita, nella quale si legge: «Fu grande nelle piccole cose. Non dalle grandi e meravigliose azioni, per ordinario, è giudicato un uomo religioso, ma dalla costante esattezza nelle piccole cose. Un orologio è tanto più perfetto quanto ne sono più minutissimamente esatti i vari congegni…»

Nacque il 24 novembre 1923 a Genoni ed entrò nel collegio di Chiavari nel 1936 dove frequentò le scuole medie e il ginnasio; fece il noviziato con P. Mario Pezzini a Ivrea fra il 1940 e il 1941, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1948 a Nago.

Da sacerdote si dedicò soprattutto alla formazione: come insegnante a Chiavari e a Pinerolo, come assistente ad Atri, fu prefetto dei chierici fra il 1957 e il ’59, e anche Maestro dei novizi dal 1959 al ’61. In modo particolare P. Secci è ricordato a Sassari dove svolse il ministero nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria dal 1969 al 1979. Morì a Genoni il 1 febbraio 1988 presso l’ospedale delle Suore di N.S. della Mercede dove si trovava per curarsi e dove fungeva da cappellano per la comunità delle religiose fra cui vi era anche sua sorella.

Per anni ha avuto problemi di salute. Si riteneva invalido “al 76%”. Soffriva di depressione, ma quando stava bene era gioioso e cordiale con tutti.

La Messa del funerale è stata concelebrata dal Rettor Maggiore e da numerosi sacerdoti della Congregazione e del clero locale, è stato sepolto nella tomba della famiglia a Genoni.

Da L’OBLATO, anno 63, n° 2 del maggio 1988

Nacque a Vigone (Torino), il 5 ottobre 1818; entrò in comunità a Pinerolo il 22 agosto 1836. Emise la professione il 15 agosto 1837 e ricevette l’ordinazione sacerdotale il 23 settembre 1843. Morì a Vigone il 12 ottobre 1845, all’età di 27 anni; fu sepolto nella chiesa di Santa Chiara a Pinerolo.

Nei pochi anni del suo sacerdozio, P. Serassio rimase sempre a Pinerolo dove era prefetto di sacrestia. «Infima valetudine, plerumque laborans», hanno scritto i confratelli sulla sua tomba, e cioè “di grande attività malgrado la sua salute precaria”. Recatosi in famiglia per cura, moriva a Vigone, ma gli Oblati di Pinerolo, «cui animo semper coniuncti fuere», lo fecero trasportare e seppellire nella loro chiesa.

Nacque a Torino il 29 settembre 1797; entrò in Congregazione già sacerdote a 36 anni, il 3 dicembre 1833. Ricevette l’abito a Santa Chiara l’8 dicembre 1833 ed emise la professione il 21 novembre 1834. Morì a San Ponzio, Nizza (dove visse per alcuni anni dopo la perdita della Consolata), il 15 agosto 1863, all’età di 66 anni; fu sepolto nella chiesa di San Ponzio.

Era fratello minore del padre Filippo Siminino, primo Oblato morto a Carignano nel 1819. Come il fratello Filippo, anche padre Enrico era Cappellano della Cappella Reale di Torino, ufficio che conservò per molti anni anche dopo l’ingresso in Congregazione. P. Dadesso scrive nel suo Diario che P. Simonino, nell’agosto 1849 fece parte della commissione che andò ad Oporto per rilevare la salma di Carlo Alberto, insieme al principe Eugenio, l’abate Soprani, elemosiniere del re e altri personaggi. Di famiglia borghese e benestante (il padre era avvocato), e molto religiosa, essendo ancora studente, venne a contatto con P. Lanteri e con gli Oblati, conservò sempre con l’Istituto i rapporti più stretti, prima e dopo la morte del Fondatore. Iscritto tra gli “Oblati aggregati”, prese parte a molte missioni popolari predicate dai nostri, già dal periodo di Carignano, nel periodo della dispersione, e in seguito fino al suo ingresso in Congregazione. Diventato Oblato, continuò con zelo rinnovato nella predicazione delle missioni. Era specializzato nella predicazione al clero. Fu Rettore alla Consolata e in altre case, e Consultore generale, in sintesi, uno dei personaggi più importanti e influenti, e anche più benemeriti, nella prima fase della storia della nostra Congregazione.

Nacque a Torino il 16 aprile 1793. Ricevette l’abito clericale il 27 gennaio 1810 e fu ordinato sacerdote a Torino il 30 marzo 1816 nella chiesa di San Filippo a Torino. Ebbe la nomina a chierico della Cappella Reale il 21 giugno 1814. Conseguì la licenza in Teologia nell’università di Torino il 6 dicembre 1814. Nel marzo 1816 fu ordinato sacerdote. Entrò nella comunità di Carignano nel settembre 1817, quando ancora aveva il titolo e le incombenze di cappellano del Re. Morì a Carignano il 31 luglio 1819, all’età di 26 anni; fu seppellito nella chiesa di N.S. delle Grazie. Aveva un fratello, di nome Enrico (1797-1863) anch’egli cappellano del Re, che entrò come novizio nella comunità di Carignano.

Era nato in una famiglia borghese e benestante: il padre Eligio era avvocato e senatore, e la madre Teresa Gianotti apparteneva all’aristocrazia torinese. Sotto la direzione del padre Gioacchino Pollano, ex camilliano, vero apostolo della gioventù, era entrato in seminario e si era avviato al sacerdozio in tempi politicamente molto incerti e difficili. Appena cessato il dominio straniero, tornata la monarchia sabauda a Torino, Filippo Simonino, col valido appoggio della famiglia, ancora nel 1814, fu nominato chierico della cappella reale, con relativo stipendio: l’avvenire si profilava davanti al giovane ecclesiastico sicuro ed invidiabile. Ma l’incontro con P. Lanteri, allora direttore e animatore della Pia Unione di San Paolo, e di cui Simonino fece presto parte, dal 1814 in poi, diede un nuovo e più nobile indirizzo alla sua vita sacerdotale. Aveva conosciuto anche il teologo Guala, con il quale collaborava nelle visite agli ammalati e ai carcerati Fallito il tentativo di andare missionario nella Luisiana con Mons. Du Bourg, nel 1818 entrava nella giovane comunità degli Oblati di Carignano, fondata appena nell’autunno del 1816, dopo essersi liberato da tutti gli impegni che lo legavano a Torino e alla cappella reale. In comunità prese subito parte alle missioni popolari predicate dai nostri. E’ rimasta leggendaria la sua resistenza al confessionale dove restava lunghe ore senza stancarsi, raggiungendo in un’occasione 36 ore continue. Curò l’oratorio maschile fondato a Carignano dagli Oblati e la compagnia di San Luigi, fondata a La Morra d’Alba, dal Servo di Dio don Giovanni Battista Rubino.

Il Simonino morì a 26 anni in seguito agli strapazzi delle missioni e confortato dalla visione di Maria, primo fiore della giovane Congregazione trapiantato in cielo, come scrive P. Gastaldi: “Così Filippo Simonino, primo di tutti gli Oblati, come giovane fiore di innocenza e di santità se ne volò al suo Dio per proteggere dal cielo e rinfrancare nelle fatiche e nei dolori i suoi fratelli; come loro, lasciò in eredità preziosissima il corredo delle sue sublimi virtù” (Gastaldi 260).

Bibl. P. GASTALDI, Vita Lanteri, 258-260; F. Giordano, Ampio necrologio in AOMV, inedito.
Enrico SIMONINO, fratello del defunto, Vita inedita in AOMV

Nacque a Cleveland, Ohio l’11 giugno 1957. Fece i suoi primi voti il 12 settembre 1980. E i suoi voti finali il 1 novembre 1983 e fu ordinato sacerdote il 31 maggio 1984. E’ morto il 1 marzo 2018 ed è sepolto nel Milton Cemetery a Milton, MA, USA.

Nato a Cleveland, Ohio, Greg Staab crebbe a Monroe, Wisconsin. Era uno dei nove figli di di Eleanor M. (Botz) Staab e del medico William J. Staab. I suoi studi a Roma si conclusero con la sua ordinazione a sacerdote da parte di Papa Giovanni Paolo II il 31 maggio 1984. P. Greg ottenne il suo S.T.B in Teologia Sacra alla Università Pontificia di S. Tommaso Aquino nel 1984 e un S.T.L. in Teologia Spirituale alla Università Pontificia Gregoriana nel 1988.

P. Greg prestò servizio in Italia, a Pinerolo, San Vittorino e Roma, dal 1984 al 1988. Ritornato a Boston, fu assegnato al Santuario di S. Clemente Eucaristico e al Seminario di Nostra Signora delle Grazie a Boston dal 1988 al 1991. Nel Seminario insegnò diverse discipline, inclusi Dottrina Cattolica, Morale Cristiana di Vita e Latino. Prestò servizio come Maestro dei Novizi sia a Milton che a Boston, dal 1991 al 1997 (in quegli anni il Noviziato si trasferì da Milton a Boston). P. Greg prestò servizio nella chiesa parrocchiale di S. Peter Chanel ad Hawaiian Gardens, CA dal 1997 al 2004 e ancora nel 2007. Dal 2004 al 2007, servì alla parrocchia di Nostra Signora di Lourdes ad “Ituzaingo”, Argentina. Dal 2009 al 2011, servì alla Cappella di S. Francesco e al Santuario di S. Clement Eucaristico in Boston, MA. Si unì al team di formazione al Centro Oblati a Cebu, Filippine nel 2011. Ritornò a Boston nel 2014, dove era sacerdote permanente al Seminario di Nostra Signora delle Grazie.

Come Oblato di Maria Vergine, P. Greg era molto attivo nella sua direzione spirituale, attraverso gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola. Era molto conosciuto e molto amato come sacerdote e spesso lo si trovava a confessare alla Cappella di S. Francesco e al Santuario di S. Clemente Eucaristico. Aveva il dono speciale di assistere i giovani adulti e le comunità studentesche. P. Greg aveva amore e devozione profondi verso la Beata Vergine Maria e guidò molti nel consacrarsi, o rinnovare la propria consacrazione a Gesù attraverso Maria.

Era conosciuto per la sua diligenza, la sua grande intelligenza e il suo sottile senso dell’umorismo. Era anche conosciuto come uomo di intensa preghiera e di grande pietà. La sua abilità di convertire in diverse lingue, lo aveva aiutato a portare il suo ministero ad una moltitudine di genti in tutto il mondo.

Quando gli fu diagnostica una rara malattia conosciuta come Atrofia Multi Sistemica (AMS), P. Greg continuò a confessare e celebrare Messa fino a che le forze lo sostennero. E anche quanto le sue condizioni ne richiesero il ricovero permanente al Carney Hospital (Milton, MA), Fr. Greg continuò ad essere una guida dal suo letto di ospedale, celebrando la messa ogni giorno con l’aiuto dei molti amici che lo aiutavano a disporre tutto per la celebrazione. I suoi confratelli Oblati lo visitavano spesso in ospedale, somministrandogli l’Olio del Malato, concelebrando la messa con lui, o anche facendo l’Adorazione Eucaristica per lui, proprio nella sua stanza d’ospedale.

L’Assemblea Provinciale degli U.S.A., che si tenne a Boston nel 2017, diede agli Oblati americani e di tutto il mondo, l’opportunità di raggiungere il Carney Hospital per fare visita a P. Greg e ringraziarlo per suoi molti anni di servizio.

P. Greg Staab è morto in pace il 1 marzo 2018. I suoi resti mortali furono portati al Santuario di S. Clemente a Boston. Là, fu offerta una veglia di preghiera per lui la sera del 6 marzo. Il giorno seguente, si tenne la messa funebre nella chiesa cattolica di S. Agata a Milton, MA. P. Greg riposa ora al Milton Cemetery.

Ti ringraziamo, P. Greg Staab, OMV, per essere stato un così fantastico insegnante, Maestro dei Novizi, sacerdote, religioso ed Oblato di Maria Vergine!

Pietro Stefenelli è nato a Nago (Trento) il 3 ottobre 1924. È entrato in Congregazione nel 1953. Dopo il noviziato a Ivrea, ha emesso la prima professione il 22 novembre 1955, consacrandosi al Signore nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine.

Durante la sua lunga vita nella Congregazione, ha prestato servizio nelle comunità di Pantelleria, Pisa e Roma, dove ha svolto principalmente il ruolo di sacrestano. Per molti anni ha fatto parte delle comunità del Mamertino e della Chiesa di S. Maria del Pianto a Roma. Per più di dieci anni ha risieduto nella comunità di Chiavari, accudito dai fratelli e dal personale della casa. Il 7 giugno 2016, il Signore lo ha chiamato a sé all’età di 91 anni, dopo 61 anni di vita religiosa al servizio della Chiesa nella nostra Congregazione. I suoi funerali sono stati celebrati l’8 giugno 2016 a Chiavari e la sua sepoltura è avvenuta a Chiavari.

Lo ricordiamo come un fratello fedele e umile e lo accompagniamo nel suo cammino con la nostra preghiera.

Nato a Buenos Aires il 19 febbraio 1956, conobbe la Congregazione da bambino ed entrò fra gli Oblati nel 1976. Fece il noviziato a Roma e gli studi teologici in Argentina. Si offrì al Signore con la professione perpetua il 1 gennaio 1984 e fu ordinato sacerdote il 4 novembre 1984. Fu trasferito nella parrocchia di San Roque a Buenos Aires nel mese di febbraio 1984 e fu nominato parroco il 22 marzo 1987 e superiore nel 1990. Con la creazione della Provincia argentina nel dicembre 1991 fu nominato Consigliere ed Economo Provinciale.

Fu ucciso nell’esercizio del ministero sacerdotale, essendo stato chiamato a sedare una lite coniugale il 28 maggio 1992. Aveva 36 anni.