Nacque a Saorgio (Nizza Marittima), il 3 febbraio 1854, fece ingresso a San Ponzio il 13 luglio 1870; ricevette l’abito l’11 settembre 1870 a San Ponzio, dove emise anche la professione il 19 settembre 1871, fu ordinato sacerdote a Nizza il 15 giugno 1878, eletto Rettor Maggiore il 28 agosto 1907, vi rinunciò il 14 agosto 1919; morì a Pinerolo il 14 aprile 1931, all’età di 77 anni; è sepolto nel cimitero di Pinerolo, nella tomba della Congregazione.
P. Toesca si può definire il vero restauratore della Congregazione nei primi due decenni di questo secolo, colui che ha saputo affrontare con senso di realismo e con coraggio la criticissima situazione del momento e applicare i rimedi più opportuni per una ripresa qualitativa e quantitativa allora possibile. Entrava tra gli Oblati nel 1870, tra i primi che dopo la morte di P. Giovanni Battista Biancotti (†1870) incominciaro a fluire nell’esausta Congregazione priva di mezzi, di elementi e, quel che è peggio, di speranza, di ottimismo e di ardore. P. Toesca con la sua semplicità e senso pratico, a fianco dei due Superiori generali Stefano Rossi e Giovanni Antonio Avaro, e infine come loro successore nella massima carica dell’Istituto, saprà collaborare efficacemente a questa ripresa.
Nato da famiglia contadina a Saorgio nella Val Roisa, poco distante da Briga, culla della famiglia Lanteri, a 16 anni entrò a San Ponzio, dove rimase ininterrottamente per 30 anni, prima come novizio e scolastico, poi come professore di teologia morale ai nostri chierici, segretario del Rettor Maggiore Avaro e difensore del vincolo nel tribunale ecclesiastico della Curia di Nizza. Nel 1901 fu eletto Rettore di San Francesco a Torino. Nel 1905 il visitatore apostolico lo volle Vicario generale della Congregazione, con poteri molto ampi, a fianco di P. Avaro ormai malato e impotente. In tale qualità indisse il Capitolo generale del 1907, dal quale uscì eletto Rettor Maggiore. Accettò la carica dopo molte e replicate insistenze dei padri capitolari e per il grande amore che aveva verso la Congregazione, pur sapendo le gravi difficoltà a cui sarebbe andato incontro, difficoltà rese allora più sentite per la recente visita apostolica. Umilmente e coraggiosamente si mise al lavoro per ricostruire la Congregazione.
Il visitatore aveva imposto la chiusura delle scuole interne dei nostri chierici con l’obbligo di frequentare il seminario di Torino: P. Toesca portò lo studentato a Roma, a Santa Maria del Pianto, e mandò i chierici al Seminario Lateranense. Ogni mese egli intraprendeva il lungo viaggio – una giornata intera di treno – per andare a trovare i suoi chierici e rendersi conto personalmente dell’andamento materiale, spirituale e scolastico di ciascuno. Per sua iniziativa furono aperte anche la casa di S. Iacopo a Pisa e il nuovo Collegio Apostolico Sacro Cuore di Chiavari.
La prima guerra mondiale (1915-1918) veniva a interrompere bruscamente l’opera di ricostruzione che egli aveva iniziato. Molti studenti di teologia dovettero partire per la zona di guerra, e soltanto pochi furono quelli che tornarono nell’Istituto. Tutta l’attività della Congregazione sembrò come paralizzata per quei quattro anni di paura e di fame.
Nel 1919, terminato il conflitto, indisse un nuovo Capitolo generale nel quale, malgrado il parere contrario di quasi tutti i capitolari, volle presentare le dimissioni dalla sua carica adducendo il motivo, non infondato, della sua poca salute fisica. Al suo posto fu eletto P. Domenico Pechenino. P. Toesca continuò ad essere Consultore generale e Ammonitore del nuovo Rettor Maggiore.
Dopo quattro anni passati a Nizza (1919-1924), fu nominato Rettore della casa di Pinerolo (1925-1928), casa nella quale restò anche dopo la scadenza della nomina quale confessore dei chierici novizi e scolastici. Anche nella tarda vecchiaia era fedelissimo all’osservanza religiosa, amante della vita ritirata e della preghiera, vero esempio a noi giovani studenti. Le uniche volte in cui alzava la voce e prendeva un aspetto severo era quando vedeva qualche infrazione al silenzio, alla carità fraterna, all’obbedienza dovuta ai superiori; per il resto era il più amabile dei padri, scherzoso, quasi fraterno e sempre sereno. Colpito da bronco polmonite nella primavera del 1931, si mise a letto e in pochi giorni morì.
La Congregazione non dovrà e non potrà mai dimenticare questo santo e benemerito religioso che la resse tanto sapientemente e la guidò con tanta fermezza e soavità in tempi molto critici.