V

Nacque a Fossano il 26 dicembre 1827. Entrò in Congregazione il 6 settembre 1853, ricevette l’abito il 16 ottobre 1853, pronunciò i voti il 22 ottobre 1854. Morì a Nizza, all’Annunziata il 22 novembre 1898 a 71 anni.

Discepolo di Don Bosco a Torino, gli era stato predetto che entrando dagli Oblati sarebbe diventato pazzo. E così fu. Fu rinchiuso nel manicomio e reso inutile per la Congregazione. Dopo lunghe cure potè occuparsi soltanto del catechismo dei fanciulli (vedi informazioni su lettera di P. Dadesso a P. Tione del 13 novembre 1863 e in LEMOYNE, Memorie biografiche di Don Bosco IV, 494).

Nacque a Benevagienna (Fossano) il 4 settembre 1815. Entrò in Congregazione l’8 settembre 1832, ricevette l’abito a Pinerolo, a Santa Chiara l’11 settembre 1832, fece la professione il 22 settembre 1833. Fu ordinato sacerdote il 14 april 1838. Morì a Torino, alla Consolata, il 10 settembre 1844, all’età di anni 29. E’ sepolto nella cripta della Consolata.

Da notare come Padre Vacchetta nel mese di settembre è nato ed è entrato in Congregazione, ha fatto la vestizione e professione, è stato ordinato sacerdote ed è morto. Entrò in Congregazione, dopo aver incontrato i missionari Oblati Reynaudi e Loggero che nel marzo 1827 avevano predicato una missione nella parrocchiale di Benevagienna, e, in un secondo tempo, lo stesso padre Reynaudi e il padre Isnardi agli uomini. Il Vacchetta entrò nel noviziato di Pinerolo nel settembre 1832 all’età di 17 anni. Ricevette la veste dallo stesso padre Reynaudi, Rettor Maggiore, e nelle sue mani emise la prima professione.

Terminati gli studi teologici ed ordinato sacerdote a Pnerolo, fu destinato alla Consolata, prima come vice prefetto di sacrestia (1836-1840), e po come prefetto, dal 1840 alla morte nel 1844. In questo periodo ebbe frequenti contatti con San Giuseppe Cafasso, ripetitore di teologia morale al Convitto Ecclesiastico.

Sulla tomba nella cripta della Consolata si leggeva questo elogio: “Per la sua modestia, pietà, amabilità e semplicità di tratto a tutti caro, sopportò con esemplare pazienza la lunga malattia che lo portò in patria.”
Il padre Berchialla ci lasciò di lui questo commosso ricordo: “Questo mio carissimo amico e padre spirituale e confidente affezionatissimo, fu di animo e di maniere cortesi assai e soavi con tutti: amato e stimato da quei di casa e dagli esterni. Morì giovane a 29 anni di un’invincibile gastrite. I dottori Fenoglio, Bonacossa e Frola fecero quatno sapevano per guarirolo, ma egli dimagrì orribilmente e si consumò come cera al fuoco. Aveva molta devozione alla Madonna Consolata e morì essendo prefetto di quel santario.”

Padre Vachetta aveva indicato al strada della Congregazione ad un illustre figli odi Benevagienna, padre Pietro Paolo Gastaldi, primo biografo del Padre Lanteri.

BIBO. G.Assandria. Memorie Storiche della Chiesa di Bene, Pinerolo 1899.In AOMV esiste un ritratto di P. Vacchetta, tela a olio, di autore anonimo, di ottima fattura.

Nacque il 6 aprile 1928 a Tassullo (Trento), ed entrò il 2 ottobre 1940 a Chiavari. Emise la prima professione il 7 ottobre 1945 a Ivrea e quella perpetua a Rovereto il 12 settembre 1949. Fu ordinato sacerdote il 24 agosto 1952 a Rovereto.

Ha svolto il suo ministero sacerdotale a Roma, nella parrocchia di Sant’Elena, come vice-parroco nel 1952, a Pantelleria, dal 1953 al ‘59 come vice-parroco, parroco di Scauri e cappellano dell’ospedale, e poi a Rovereto come parroco dal giugno ’69 fino al 1988.

Pochi giorni dopo la sua morte, avvenuta il 3 ottobre del 1994 il giornale “Vita Trentina” scriveva: “P. Mario si è fatto apprezzare per la sua carica d’umanità, per la cordiale disponibilità, per la sollecita attenzione ai più bisognosi….Il suo animo portato alla preghiera lo avvicinò prima ai Cursillos e, negli ultimi anni, al Rinnovamento dello Spirito”. Attento alla guida spirituale delle persone, egli intravide nell’amore misericordioso di Gesù una sorgente di grazie e di forza per le persone più sensibili, desiderose di un’intensa vita spirituale, e per questo si dedicò finché la salute glielo permise, con tanta dedizione e sacrificio, ai giovani e ai gruppi di preghiera.

Nacque a Carignano (Torino) il 31 dicembre 1784. Entrò a Santa Chiara, Pinerolo l’11 dicembre 1827, ove ricevette l’abito il 2 febbraio 1828: a Pinerolo fece la professione il 9 febbraio 1829; fu ordinato sacerdote nel settembre del 1829. Morì a Pinerolo, a Santa Chiara il 24 settembre 1852 all’età di 68 anni. E’ sepolto nella chiesa di Santa Chiara, a Pinerolo.

La storia del Padre Valmino si inserisce per un buon tratto nella storia dello stesso Padre Lanteri, che della sua conversione e vocazione era stato causa, sostegno e incoraggiamento non secondario. Figlio di buona famiglia carignanese – il padre era dottore – avviato lui stesso agli studi universitari, fu vittima della rivoluzione che lo portò lontano dalla patria, sui campi di battaglia in terra straniera, e purtroppo anche lontano dalla fede e da Dio, nonostante la chiamata di Padre Reynaudi. Solo a seguito di una sua visita alle Grazie per sentire una predica di P. Loggero sulla passione, si convertì e gli Oblati, che erano stati strumento della sua conversione, diventeranno i custodi della sua vita ormai definitivamente cambiata in meglio.

Nella comunità di Pinerolo, dove fu accolto dallo stesso padre Lanteri, il Valmino rimarrà gli ultimi 25 anni della sua vita come infermiere della comunità – era esperto in chirurgia e flebotomia – come contabile ed economo – aveva una bellissima grafia – coltivando i fiori che erano stati sempre la sua passione – un giardino a Santa Chiara fu chiamato “Valmino” – pregando molto, lui che non sapeva predicare e non andava mai in missione –“Voi fate da Marte, io faccio da Maria”, diceva ai confratelli – pur tenendo per 20 anni, e con molto frutto, il catechismo ai fratelli coadiutori. Fu religioso di grande semplicità e visse come un certosino. Un ricordo della sua permanenza a Santa Chiara è un pino, da lui piantato, che domina la città di Pinerolo. Si diceva di lui che avesse anche il dono della profezia.

E’ ricordato come uomo molto metodico e ordinato: quando passava per andare in cappella, o in camera, i confratelli – si racconta – regolavano l’orologio. Per moti anni non uscì quasi mai di casa. Nel 1848, dovendo uscire per i noti movimenti politici, dovette farsi prestare un cappello, perché il suo da anni non esisteva più. La sua compagnia era molto gradita, raccontava spesso episodi della sua vita militare. Il testamento fu fatto a favore della Congregazione,con questa clausola, che vogliamo citare per far meglio capire la situazione di incertezza nella quali si trovavano gli Oblati dopo il 1848 e dopo l’avvento dei liberali al governo: “Se la Congregazione venisse sciolta per forza maggiore – cioè per violenza e persecuzione politica – e gli Oblati di Maria Vergine continuassero ad essere fedeli alla loro vocazione aceh dispersi in più luoghi aspettando il tempo opportuno per riunirsi, tutto vada a loro favore, specialmente dei soggetti più bisognosi.”

Una massima del Valmino, ricordata da padre Berchialla è questa: “Le mortificazioni non son buone che condite col sale dell’obbedienza.”

BIB. P. Gastaldi, Vita Lanteri, 236-237; P. Calliari, Vita Lanteri, Vol. V.

Nacque a Torino il 2 dicembre 1876. Entrò a San Ponzio, Nizza, il 17 maggio 1898 e ricevette l’abito il 18 dicembre 1898. Emise la professione a Nizza, il 2 febbraio 1901. Morì a Roma, Sant’Elena, il 15 agosto 1945 all’età di 69 anni.

Fratel Michele lavorò per quasi 50 anni della sua permanenza in Congregazione prestando umili servizi che sono tutti compendiati nel quinquennio passato a Nizza come sarto (1898-1903), a Carignano come cuoco (1903-1919) e a Sant’Elena come sacrestano (1919-1945).

Nato a Mongreno, presso Chieri (Torino), il 4 ottobre 1889, entrò in Congregazione a 40 anni nel 1930. Fece la vestizione il 12 settembre 1930 a Torino, a N.S. della Pace ed emise la professione il 6 gennaio 1934. Morì improvvisamente a Villa Udaondo (Buenos Aires, Argentina) il 22 agosto 1960 all’età di 71 anni; è sepolto a Buenos Aires.

Fratel Enrico fu sacrestano alla Pace di Torino, al Carcere Mamertino a Roma e a Santa Rita in Buenos Aires.

Nato a Lanzo (To), il 18 aprile 1864, entrò in Congregazione l’8 gennaio 1881, fece la vestizione l’8 maggio 1881 e la professione il 4 giugno 1882. Morì di etisia a San Ponzio, a Nizza, l’11 aprile 1884, all’età di 20 anni.

P. Giuseppe Delfino scrive di lui: “…aveva delle buonissime, e posso dire, anche rarissime qualità. Si trovava in lui un buon carattere, un giudizio retto e, soprattutto molto buon senso e moltissimo criterio: qualità preziose che unite a sufficiente talento avrebbero potuto fare di lui un buon Oblato e a renderlo anche utilissimo alla Congregazione… Ma Dio non pensò così. Oltre l’essere stato sempre molto buono, osservante e fervente quanto era ben imponente, nell’ultima sua malattia ci ha dato prove di virtù non ordinarie. Egli seppe sopportare non solo con molta pazienza e rassegnazione il volere del cielo, ma con una santa allegrezza, giacché non si lasciava sfuggire un lamento, non si abbandonava alla tristezza, sempre contento e sempre giulivo con tutti e molto riconoscente con chiunque gli prestasse il minimo servizio”.

Nacque a Caglieglia (Massa Carrara) il 20 Marzo 1920. Entrato nel Collegio di Chiavari nel 1935, fece la vestizione a Ivrea il 17 settembre 1939. Emise la professione a Ivrea il 22 settembre 1940.

Morì di etisia a Pisa il 24 luglio 1943, all’età di 24 anni. Ricordato per la sua pietà, serietà e buon esempio.

Nato ad Asti il 16 febbraio 1807, fece ingresso in comunità il 4 febbraio 1835. La vestizione ebbe luogo il 14 giugno1838, la professione il 2 luglio 1837. Morì a Maulmein, Birmania, il 29 novembre 1848, all’età di 41 anni.

Fratel Vogliolo, subito dopo la professione (1837), fu nominato sacrestano alla Consolata. Partito per le missioni di Birmania il 18 luglio 1842, continuò a fare il sacrestano a Maulmein, ma il clima micidiale ne stroncava la giovane esistenza ancora nei primi anni della sua permanenza in quelle terre, infatti “morì dopo 8 giorni di malattia e di febbre violenta che lo tenne alieno di mente fino agli estremi, in cui venne in se stesso poco prima di morire”, come scrisse P. Paruzza al R. M. Avvaro il 23 febbraio 1849.

Era nato il 19 aprile 1918 a Casale Monferrato (Alessandria). Entrò nel collegio di Chiavari il 4 ottobre 1933. Fece il noviziato a Pinerolo con P. Ferdinando Kershbaumer. Prima professione l’11 settembre 1938; Studia Teologia a Pisa, dove emette la professione Perpetua l’11 settembre 1941. Diacono il 16 aprile 1944 e Sacerdote il 3 giugno 1944 a Pinerolo. Incarichi in Congregazione: viceparroco a Torino, 1945-1946; insegnante a Nago, 1946-1951; insegnante a Pinerolo, 1951-1952; economo e superiore a Pisa, 1952-1962; a Fontenay-aux-Roses in Francia, 1962-1967; economo e superiore a Jundiaí, Brasile, 1967-1974; incaricato per il bollettino a Nizza, dal 1974, e consigliere per la Francia 1983-1985.
Era partito il 4 luglio mattina per raggiungere la sorella in Piemonte e passare qualche settimana di riposo. Era stanco, il cuore debole ma sereno.

Un mese prima era partito da solo in auto per rivedere Pisa dove aveva passato molti anni, e incontrare a Roma, a Rocca di Papa e a San Vittorino i confratelli, sentire e discutere dei problemi della Congregazione. Al ritorno un infarto lo colpiva a Pisa, ma lo superò.
Aveva il presentimento della precarietà del suo stato di salute, sperava di riprendersi ancora. Il suo viaggio per le vacanze, era accompagnato da un nipote, lo affaticò troppo. Un infarto lo stroncò in prossimità di Avigliana verso le ore 19 del 4 luglio 1989. Il giorno 7 luglio la salma arrivava fu portata nella chiesa di Santa Rita, a Nizza e riceveva il conforto delle esequie attorniato dai parenti, amici e dai confratelli della casa. Tutto il personale della casa, della chiesa e del segretariato assisteva commosso alla Messa concelebrata, presieduta da Monsignor Berg, parroco della Cattedrale.

La sua attività principale per una quindicina d’anni è stata quella di curare la redazione del Bollettino di Santa Rita, che di anno in anno è migliorato come redazione, contenuto e veste tipografica. Nell’ultimo periodo il numero di abbonati superava i 50.000. La diffusione di questo periodico mensile ha consentito di portare in altrettante famiglie il pensiero cristiano, le parole del Santo Padre e frequenti richiami alla vita del P. Lanteri e alle opere dei Padri Oblati, specie nelle missioni. L’apprezzamento per la rivista, espresso dei lettori e dai fedeli di Santa Rita si traduceva in una numerosa corrispondenza ed in un aiuto concreto per la Congregazione.

Ogni anno preparava un calendario murale ed un altro piccolo, molto graditi da tutti. Compose pure vari libri riguardanti la vita e il culto di Santa Rita e, in ultimo, preparò una nuova edizione della vita di P. Lanteri del Cristiani. Molti libri di formazione cristiana furono da lui pubblicizzati e diffusi anche attraverso la rivista.

La rivista era un po’ la sua vita e vi dedicava tutto il suo tempo leggendo e tenendosi al corrente di tutto quando accadeva nel mondo della spiritualità cristiana. La sua prematura scomparsa lascia un vuoto difficile da colmare; il ricordo del suo carattere bonario e scherzoso anche se marcato molto spesso dalla sofferenza, si è impresso profondamente nella memoria nostalgica di chi lo ha conosciuto ed ha lavorato con lui.
Le sue spoglie, nel cimitero di Saint-Barthélémy, riposano accanto a quelle del fratello Padre Mario Volta, di Fratel Giuseppe, di Padre Bianco e di tanti altri Padri Oblati.

P. Tommaso Gibelli, in “L’Oblato”, Febbraio 1990, anno 65, n° 1

Nato ad Asti, il 19 maggio 1922, aveva sentito ancora giovanissimo la chiamata del Signore, già nel lontano 1933, Anno Santo della Redenzione; ma solamente nel 1935, data la sua giovane età, poté entrare nel collegio di Chiavari, dove si trovava già il fratello Alessandro.

Il 20 aprile 1947 fu ordinato sacerdote a Nago del Garda (TN) assieme ad altri 13 confratelli, tra i quali il defunto e caro Padre Otello Ponzanelli, futuro Rettor Maggiore. Fu subito destinato alla parrocchia della Pace, dove rimase per ben venti anni e dove svolse una preziosa attività pastorale, sia nella parrocchia che nella scuola, come professore di religione, dando il meglio della sua intelligenza e della sua esperienza. In questo periodo pubblicò, insieme all’ufficio catechistico di Torino, un importante testo di religione adottato anche in diocesi.

Abbiamo testimonianze del suo lavoro pastorale a Torino, nella fitta rete di relazioni con molte famiglie, sulla scia di P. Lanteri, che era stato consigliere spirituale di tante famiglie torinesi.

Dopo un breve periodo a Fontenay-aux-Roses e a Pisa, fu nominato superiore a Nizza (1972-1978) dove raccolse l’eredità spirituale e pastorale di P. Andrea Bianco per la diffusione del culto di Santa Rita. Assieme alla comunità si impegnò a proseguire e completare i lavori di ristrutturazione della casa (quinto e sesto piano, con la bella terrazza al settimo piano) e iniziò pure le pratiche per restaurare la chiesa, opera conclusa nel 1985.

Ma la sua attività pastorale si concretò soprattutto nella presenza continua e preziosa in chiesa. Incrementò il culto a Santa Rita sia curando le cerimonie liturgiche, sia dedicandosi al confessionale, all’accoglienza, organizzando il segretariato “Des Oeuvres de Sainte Rita” e, contemporaneamente, curando la redazione del Bollettino mensile di Santa Rita.

Anche a Nizza, come aveva fatto a Torino, creò una fitta rete di amicizie, grazie al suo spirito e carattere aperto, gioviale, fine e intelligente, trasmettendo il messaggio del Vangelo in tante famiglie, anche in quelle religiosamente indifferenti, se non ostili.

Ma il suo apostolato preferito era quello dei pellegrinaggi religiosi. P. Mario aveva meditato molto sul pensiero di Papa Paolo VI a proposito dei pellegrinaggi e delle forme popolari della devozione cristiana. Aveva intelligentemente intuito che i Santuari potevano offrire l’occasione di rinnovare e rinforzare la fede, e di farla scaturire se non c’era; il pellegrinaggio non doveva significare altro che il grande cammino che ogni uomo deve fare su questa terra verso la Gerusalemme celeste. Per evitare che esso si limitasse a una semplice forma di turismo, curava con attenzione la formazione religiosa e i tempi della preghiera comune. A Cascia era solito organizzare una giornata di spiritualità ritiana. Avrebbe voluto portare i pellegrini a Rocca di Papa per un vero ritiro spirituale. Ma il Signore aveva deciso di chiamarlo a sé. La sua vita durò 64 anni, con tappe gloriose ma anche con tappe difficili e dolorose, soprattutto alla fine. E’ spirato il 18 febbraio 1986 dopo cinque anni di malattia e di sofferenze. Qualche giorno prima aveva confidato: “Sto facendo un’esperienze spirituale meravigliosa. Posso assicurarvi che nel mio cuore non c’è mai stato l’odio. Ho amato; domando perdono a tutti e a tutti domando di essere perdonato. Ora sto aspettando il Signore”.

La cerimonia funebre fu presieduta dal Vescovo Mons. Saint Macary, concelebrarono diversi sacerdoti della diocesi e molti Padri Oblati venuti da Roma e Piemonte con il Rettor Maggiore, P. Cura. La commovente cerimonia e la grande partecipazione dei fedeli sono stati il segno di quanto P. Mario fosse stimato e amato.

Nella comunità di Nizza rimane il dolce ricordo di un sacerdote che ha sempre amato il Signore e i fratelli e ha cercato di trasmettere il messaggio del Vangelo in modo soave, senza mai imporlo.

Da L’OBLATO, aprile 1986, pag. 25