Nato ad Asti, il 19 maggio 1922, aveva sentito ancora giovanissimo la chiamata del Signore, già nel lontano 1933, Anno Santo della Redenzione; ma solamente nel 1935, data la sua giovane età, poté entrare nel collegio di Chiavari, dove si trovava già il fratello Alessandro.
Il 20 aprile 1947 fu ordinato sacerdote a Nago del Garda (TN) assieme ad altri 13 confratelli, tra i quali il defunto e caro Padre Otello Ponzanelli, futuro Rettor Maggiore. Fu subito destinato alla parrocchia della Pace, dove rimase per ben venti anni e dove svolse una preziosa attività pastorale, sia nella parrocchia che nella scuola, come professore di religione, dando il meglio della sua intelligenza e della sua esperienza. In questo periodo pubblicò, insieme all’ufficio catechistico di Torino, un importante testo di religione adottato anche in diocesi.
Abbiamo testimonianze del suo lavoro pastorale a Torino, nella fitta rete di relazioni con molte famiglie, sulla scia di P. Lanteri, che era stato consigliere spirituale di tante famiglie torinesi.
Dopo un breve periodo a Fontenay-aux-Roses e a Pisa, fu nominato superiore a Nizza (1972-1978) dove raccolse l’eredità spirituale e pastorale di P. Andrea Bianco per la diffusione del culto di Santa Rita. Assieme alla comunità si impegnò a proseguire e completare i lavori di ristrutturazione della casa (quinto e sesto piano, con la bella terrazza al settimo piano) e iniziò pure le pratiche per restaurare la chiesa, opera conclusa nel 1985.
Ma la sua attività pastorale si concretò soprattutto nella presenza continua e preziosa in chiesa. Incrementò il culto a Santa Rita sia curando le cerimonie liturgiche, sia dedicandosi al confessionale, all’accoglienza, organizzando il segretariato “Des Oeuvres de Sainte Rita” e, contemporaneamente, curando la redazione del Bollettino mensile di Santa Rita.
Anche a Nizza, come aveva fatto a Torino, creò una fitta rete di amicizie, grazie al suo spirito e carattere aperto, gioviale, fine e intelligente, trasmettendo il messaggio del Vangelo in tante famiglie, anche in quelle religiosamente indifferenti, se non ostili.
Ma il suo apostolato preferito era quello dei pellegrinaggi religiosi. P. Mario aveva meditato molto sul pensiero di Papa Paolo VI a proposito dei pellegrinaggi e delle forme popolari della devozione cristiana. Aveva intelligentemente intuito che i Santuari potevano offrire l’occasione di rinnovare e rinforzare la fede, e di farla scaturire se non c’era; il pellegrinaggio non doveva significare altro che il grande cammino che ogni uomo deve fare su questa terra verso la Gerusalemme celeste. Per evitare che esso si limitasse a una semplice forma di turismo, curava con attenzione la formazione religiosa e i tempi della preghiera comune. A Cascia era solito organizzare una giornata di spiritualità ritiana. Avrebbe voluto portare i pellegrini a Rocca di Papa per un vero ritiro spirituale. Ma il Signore aveva deciso di chiamarlo a sé. La sua vita durò 64 anni, con tappe gloriose ma anche con tappe difficili e dolorose, soprattutto alla fine. E’ spirato il 18 febbraio 1986 dopo cinque anni di malattia e di sofferenze. Qualche giorno prima aveva confidato: “Sto facendo un’esperienze spirituale meravigliosa. Posso assicurarvi che nel mio cuore non c’è mai stato l’odio. Ho amato; domando perdono a tutti e a tutti domando di essere perdonato. Ora sto aspettando il Signore”.
La cerimonia funebre fu presieduta dal Vescovo Mons. Saint Macary, concelebrarono diversi sacerdoti della diocesi e molti Padri Oblati venuti da Roma e Piemonte con il Rettor Maggiore, P. Cura. La commovente cerimonia e la grande partecipazione dei fedeli sono stati il segno di quanto P. Mario fosse stimato e amato.
Nella comunità di Nizza rimane il dolce ricordo di un sacerdote che ha sempre amato il Signore e i fratelli e ha cercato di trasmettere il messaggio del Vangelo in modo soave, senza mai imporlo.
Da L’OBLATO, aprile 1986, pag. 25