Il Breve Etsi Dei Filius
A questo punto non resta che vedere quanto “dell’altro fondatore” ci ha lasciato il testo del Breve Etsi Dei Filius.
Innanzi tutto mi sento di dire che il Breve conserva in modo riconoscibile il cuore del progetto iniziale di P. Reynaudi.
In particolare emerge chiaramente la sua visione di un gruppo sacerdotale fortemente orientato all’azione apostolica attraverso la predicazione, gli esercizi spirituali, la cura delle anime e l’impegno nella conversione dei fedeli
…. ai nostri giorni (il Signore) si è degnato, nella sua misericordia, di suscitare uomini valorosi, per mezzo dei quali i popoli si conservino nella fede e vengano eliminati gli errori di coloro che giacciono nelle tenebre e nelle ombre di morte.
Fra questi uomini sembra si debbano annoverare i cari figli Pio Bruno Lanteri e Giovann i Reynaudi, sacerdoti del Piemonte, i quali, unitisi ad altri compagni, già da molti anni si sono consacrati totalmente al salutare proposito di promuovere la formazione del clero e di evangelizzare i fedeli.
……. siano poi sempre pronti e preparati a riformare i costumi delle popolazioni specialmente con la predicazione in pubblico e in privato degli Esercizi Spirituali
Allo stesso tempo, alcuni tratti distintivi della spiritualità di Reynaudi vengono non solo mantenuti, ma rafforzati e istituzionalizzati:
-. la devozione mariana, fortemente marcata nella “supplica al Re”, diventa elemento identitario dell’Istituto, fino a determinarne il nome:
…. con la nostra apostolica autorità ben volentieri e con gioia lo confermiamo e conc diamo che venga chiamato con il nome di Congregazione degli Oblati della Beata Vergine Maria…
… esortiamo e scongiuriamo gli anzidetti Pio Bruno Lanteri e Giovanni Reynaudi e i loro compagni che, come vollero riunirsi in Congregazione sotto l’invocazione della beata Vergine, così mai si scostino dai piedi di Maria .
-. la fedeltà al Papa, centrale nell’insegnamento del Reynaudi (vero Vicario di Gesù Cristo, guida vivente e fondamento della Chiesa, autentico successore di San Pietro) diventa un obbligo formale e pubblico, espresso anche attraverso atti concreti come il giuramento di obbedienza:
Perché poi l’Istituto rimanga più fermo e più fedelmente perseveri nella devozione alla Sede Apostolica, i congregati hanno eletto S. Pietro per loro particolare protettore, aggiungendo la legge che ogni anno, nel giorno consacrato ad onorare il medesimo Principe degli Apostoli, tutti i congregati facciano la professione di fede e il giuramento di vera obbedienza al Romano Pontefice , secondo la formula prescritta dal nostro predecessore Pio IV.
Per continuare a riflettere
Alla luce dei dati storici a nostra disposizione e del testo del Breve Etsi Dei Filius, è possibile arrivare a una sintesi che aiuti a comprendere meglio la figura dei due Fondatori. La celebrazione del bicentenario non è solo un momento di memoria grata, ma anche un’occasione per fare verità e approfondire il carisma.
Il Breve pontificio riconosce con chiarezza che l’opera nasce dall’iniziativa congiunta di Pio Bruno Lanteri e P. Giovanni Battista Reynaudi, «i quali per primi hanno iniziato quest’opera» e insieme ne hanno promosso lo sviluppo apostolico dei primissimi tempi. Questo dato, autorevole e ufficiale, invita a rileggere il processo fondazionale nella sua reale complessità e ricchezza.
Se infatti in Lanteri si riconosce giustamente il Fondatore, per la profondità spirituale, la visione ecclesiale e la capacità di dare forma stabile e universale all’Istituto, in Reynaudi emerge con evidenza il ruolo di iniziatore concreto, animatore del primo nucleo e portatore di intuizioni pastorali decisive. La loro collaborazione non appare dunque accessoria, ma complementare: l’una ha bisogno dell’altra per comprendere pienamente l’origine della Congregazione.
Riconoscere il contributo del Reynaudi non significa diminuire la figura di Lanteri, ma piuttosto restituire alla storia la sua completezza e alla Congregazione una coscienza più piena delle proprie radici.
Il Breve Etsi Dei Filius, inoltre, mostra come il progetto nato a Carignano venga assunto, purificato e universalizzato dalla Chiesa: ciò che era intuizione locale diventa missione ecclesiale. In esso ritroviamo, infatti, i tratti fondamentali già presenti nell’esperienza iniziale — la centralità della predicazione, degli Esercizi Spirituali, della riconciliazione, della catechesi, della devozione mariana e della fedeltà al Papa — elevati ora a forma stabile e normativa per tutta la Congregazione.
Proprio questa continuità tra intuizione originaria e riconoscimento ecclesiale costituisce il criterio più sicuro per leggere il passato e orientare il futuro. Essa mostra come il carisma non sia frutto di un singolo, ma dono dello Spirito che si manifesta attraverso persone, incontri e processi.
Pertanto, nel contesto attuale di revisione delle Costituzioni, potrebbe rivelarsi non solo opportuno, ma fecondo, recuperare esplicitamente questa dimensione originaria condivisa, valorizzando il contributo di entrambe le figure. Non si tratta di riscrivere la storia, ma di comprenderla meglio, lasciandosi guidare da ciò che la Chiesa stessa ha riconosciuto.
In definitiva, guardare oggi alla figura di Giovanni Battista Reynaudi accanto a quella di Pio Bruno Lanteri significa riscoprire la ricchezza di un carisma nato dalla convergenza di doni diversi: il contatto vivo con il popolo e il senso pastorale immediato da una parte, la profondità spirituale e la visione universale dall’altra.
È proprio in questa sintesi che si radica la fecondità dell’Istituto ieri come oggi. Custodirla e approfondirla può diventare, per la Congregazione, non solo un atto di giustizia storica, ma anche una via concreta di rinnovamento, capace di rendere ancora più vivo e attuale il dono ricevuto nella Chiesa.