Due nomi, un solo carisma

Riscoprire il ruolo di Reynaudi accanto a Lanteri

Sergio Zirattu - Aprile 2026

La celebrazione dei duecento anni dell’approvazione pontificia della Congregazione rappresenta un’occasione preziosa per soffermarsi a riflettere su quelle “cose nuove e antiche” (cfr. Mt 13,52), spesso celate tra le pieghe della storia, che possono costituire un’opportunità di crescita e rinnovamento. Questo ci permette di guardare con occhi rinnovati alle nostre radici e alle sfide del presente, per custodire quanto abbiamo ricevuto e allo stesso tempo aprirci al nuovo con fiducia e discernimento.

Il documento che dà luce e significato a questa celebrazione è, senza dubbio, il Breve Etsi Dei Filius di Papa Leone XII. Esso è un segno importante non solo per la stabilità canonica dell’Istituto, ma anche come conferma della validità del suo carisma nella Chiesa. Grazie al legame con la Sede Apostolica, il Breve dona all’Istituto un respiro più universale, permettendogli di attingere alla ricchezza della Chiesa e di condividerla con tutti i fedeli.

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Il Rettor Maggiore mi ha invitato a proseguire per iscritto un breve confronto di idee che, insieme a lui e al P. Oseni, abbiamo avuto durante uno degli incontri dedicati alle ormai frequenti revisioni delle Costituzioni.

Stavo appunto riflettendo sul ruolo che il Breve attribuisce a P. Giovanni Battista Reynaudi e come potrebbe essere interessante e forse opportuno approfondirne il riconoscimento ufficiale che la chiesa gli attribuisce nella fondazione dell’Isituto.

Fondatori e iniziatori

I riferimenti diretti espressi nel Breve sono sotanzialmente tre [1]:

«Fra questi uomini [2] sembra si debbano annoverare i cari figli Pio Bruno Lanteri e Giovanni Reynaudi, sacerdoti del Piemonte, i quali, unitisi ad altri compagni, già da molti anni si sono consacrati totalmente al salutare proposito…»

Qui il Papa presenta i ruoli del Lanteri e del Reynaudi, come parte di un unico movimento suscitato dalla Provvidenza.

Più avanti il testo è ancora più chiaro:

«Pio Bruno Lanteri… venne a Roma per chiedere a questa Sede Apostolica a nome suo, dell’altro fondatore Giovanni Reynaudi e degli altri compagni l’approvazione…»

Ma soprattutto, continuando:

«…lodando, com’è giusto, lo zelo dei suddetti Pio Bruno Lanteri e Giovanni Reynaudi, i quali per primi hanno iniziato quest’opera…»

[1] In realtà sono quattro, perché P. Reynaudi è menzioanto accanto al Lanteri anche nell’esortazione finale del Breve: «Infine esortiamo… Pio Bruno Lanteri e Giovanni Reynaudi e i loro compagni…».
[2] La frase va inserita in questo contesto: “così ai nostri giorni (il Signore) si è degnato, nella sua misericordia, di suscitare uomini valorosi, per mezzo dei quali i popoli si conservino nella fede e vengano eliminati gli errori di coloro che giacciono nelle tenebre e nelle ombre di morte.”

Quest’ultimo è il pronunciamento chiaro e decisivo, perché il Breve pontificio attribuisce formalmente a P. Lanteri e P. Reynaudi l’iniziativa originaria.

Oltre a questi, i numerosi riferimenti che collegano padre Reynaudi al carisma fondazionale testimoniano con vigore l’autenticità storica della sua opera, che va ben oltre il semplice riconoscimento formale da parte della Chiesa.

Tutti conosciamo, almeno nelle sue linee essenziali, la vicenda di P. Reynaudi, per quanto non ogni aspetto risulti pienamente chiaro o storicamente documentato. Proprio la complessità di questa storia – il cosiddetto “caso” Reynaudi – finì per indebolirne progressivamente il riconoscimento come cofondatore. Con il passare del tempo, infatti, il suo nome venne sempre più separato da quello di P, Lanteri, fino ad attribuire solo a quest’ultimo il titolo unico di Fondatore.[1]

Nessuno può mettere in discussione che P. Lanteri sia il vero Fondatore della Congregazione. Ma sarebbe altrettanto ingiusto e storicamente incompleto ignorare quei dati che, nel processo di fondazione, gli hanno affiancato il nome di padre Reynaudi, conferendogli una rilevanza che merita di essere riconosciuta e approfondita.

 

[1] Cfr. A. Brustolon, Alle origini della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine ,pag. 162-166, dove si evidenziano le letture storiografiche che hanno progressivamente ridimensionato la figura di Reynaudi come cofondatore.
Cfr, anche:Padre Paolo Calliari (1913-1991), nel primo volume della sua Storia della Congregazione, apre il capitolo dedicato a padre Reynaudi e agli Oblati di Maria con un giudizio limpido e inequivocabile: “Premettiamo subito un’osservazione generale, è cosa certa, che non lascia dubbi: la spiritualità della Congregazione degli Oblati, per come oggi si manifesta, non ha origine dal padre Reynaudi.”

Dati storici che collegano P. Reynaudi alla fondazione della Congregazione

 

1.- Gastaldi, nella Vita del Fondatore [1], terminata nel 1867, fa rifermento al gruppo di Carignano e ne riassume il progetto apostolico:

Riunendosi più volte tra loro (Golzio, Biancotti e Reynaudi) per deliberare sul modo di giovare il più possibile, e su larga scala, ai loro concittadini, stabilirono di unirsi come fratelli per dedicarsi interamente alla riforma e al perfezionamento di sé stessi, così da poter operare più efficacemente la santificazione degli altri. I fini della loro unione erano accendere sempre più nel proprio cuore l’amore per Gesù Cristo e diffonderlo nei fedeli; offrirsi con filiale devozione al servizio di Maria Santissima, promuovendone e accrescendone ovunque un tenero affetto; professare uno speciale attaccamento al Sommo Pontefice e una piena obbedienza ai superiori ecclesiastici, diffondendo e rafforzando negli altri queste virtù proprie del sincero cattolico.

Va sottolineato che all’interno di questo gruppo carignanese Reynaudi emerge come il leader indiscusso: è lui a cogliere con perspicacia le urgenze pastorali del tempo e, insieme agli altri due compagni, a coordinare le iniziative comuni. Non si limita a gestire l’azione nell’immediato, ma concepisce anche l’idea di una comunità stabile, improntata alla vita condivisa e orientata in modo prioritario alle finalità ecclesiali.

2.- Quando decisero di “unirsi come fratelli…per poter operare più efficacemente [al perfezionamento di se stessi] e alla santificazione degli altri”, nel mese di luglio del 1815 chiesero al Re la disponibilità del convento adiacente alla Chiesa della Madonna delle Grazie in Carignano. Ecco come si presentavano nella Supplica al Re: [2]

[1] Pagina. 223
[2] Citata dal P. Calliari nella Storia della Congregazione, Volume 1, p. 35ss. La supplica è del Luglio del 1815, un anno prima dell’incontro di P. Reynaudi con P. Lanteri.

Alcuni semplici Ecclesiastici di Carignano, sebbene si conoscano gran peccatori e degni solamente dell’universale abbiezione, desiderosi però d’opporsi unitamente agli sforzi rabbiosi dei Giansenisti, dei Liberi Muratori, e di tutti i nemici del Nome Adorabile di G.C…..bramosi anzi di vivere sempre all’ubbidienza del loro Vescovo e Superiori Ecclesiastici, zelano però di stringersi in regolata famiglia a loro proprio ed universale profittamento.

Queste pertanto sono le basi dell’istituto che propongono.

Con ogni studio e con ogni zelo conoscere ed amare per far conoscere ed amare Gesù Cristo.

Promuovere con fervore figliale la confidenza nella Madre di Dio.

Incoraggiare in ogni situazione l’attaccamento, la sottomissione, la fedeltà e l’amore verso i Superiori Ecclesiastici e Civili legittimi. In modo particolare nei confronti del Sommo Pontefice, vero Vicario di Gesù Cristo, guida vivente e fondamento della Chiesa, autentico successore di San Pietro.

Per raggiungere questo obiettivo in modo più efficace e agevole, desidererebbero adottare questi tre ambiti di azione:

La predicazione, massime nelle missioni, esercizi, istruzioni popolari, catechismi ad arbitrio del loro superiore, dove avranno per loro Maestro, per loro Regola, per loro precetto l’amore di Gesù Cristo

Le Confessioni e la pesca dei peccatori, anelando sempre al titolo ed al merito dolcissimo di veri amici dei più gran peccatori

Le Scuole dei fanciulli ai quali dovranno sempre studiare di raccomandare caldamente la divozione a Maria Vergine e l’attaccamento al Papa ed al Sovrano.

 

Questo è un documento molto importante, perché rappresenta un progetto carismatico di fondazione ben strutturato.

Infatti vi troviamo:

a.- Forma di vita: “Alcuni semplici Ecclesiastici… zelano … di stringersi in regolata famiglia”

b.- Finalità apostolica: “opporsi agli sforzi rabbiosi…” Difesa della fede contro errori dottrinali

c.- Dimensione mariana: si propone di: Promuovere con fervore figliale la confidenza nella Madre di Dio

d.- Ecclesialità e obbedienza al Sommo Pontefice: “vero Vicario di Gesù Cristo, guida vivente e fondamento della Chiesa”.

e.-Mezzi operativi:

– missioni popolari, esercizi spirituali, catechesi

– ministero della riconciliazione

– educazione

I due Fondatori si incontreranno soltanto un anno più tardi.

Il mio intento è rileggere gli avvenimenti dal punto di vista di P. Reynaudi. Quando egli si reca da P. Lanteri è pienamente consapevole di trovarsi davanti a un teologo di grande autorevolezza, stimato per la sua sapienza e per la santità della sua vita. Tuttavia, Reynaudi non si presenta privo di un proprio orientamento: porta con sé un progetto che, pur non essendo ancora del tutto strutturato, appare già chiaro nelle sue linee fondamentali.

A mio parere è proprio a partire da questo incontro che comincia a delinearsi quel processo carismatico che porterà, nel tempo, alla fondazione della Congregazione degli Oblati di Maria.

 

3.- L’incontro: nell’estate del 1816 P. Reynaudi, su suggerimento del Teologo Guala, va alla Grangia, per incontrarsi col Lanteri. Vi rimarrà alcuni giorni. I particolari ci sono noti grazie a varie testimonianze, conservate nei nostri archivi. Ecco come don Carlo Aicardi [1] racconta quell’incontro:

Reynaudi si recò dal Teologo Guala che, riconoscendo di non sentirsi all’altezza del compito, venne da lui indirizzato al Teologo Lanteri. Egli riconobbe che l’opera era davvero ispirata da Dio, a tal punto da ritenere necessario che venissero realizzate tre cose fondamentali.

[1] E’ uno dei primi Oblati, rimasto in Congregazione sino al 1820. Non rietrò quando la comunità si ricompose nel 1826.

1° – Poiché Padre Reynaudi aveva deciso, per favorire una migliore comprensione da parte del popolo, che la predicazione si svolgesse esclusivamente in dialetto piemontese, egli invece riteneva opportuno che fosse stabilito di predicare sempre e soltanto in lingua italiana.
2° – Che si predicassero solamente gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio.
3° – Che Padre Reynaudi dovesse rinunciare ai suoi beni personali e lasciarne la gestione a lui. Solo a queste tre condizioni anche lui avrebbe potuto partecipare alle fatiche comuni.

A proposito del primo punto, padre Reynaudi rispose che avrebbe preso una decisione solo dopo aver riflettuto ulteriormente e pregato più a lungo. Riguardo al secondo, dichiarò apertamente di non voler proporre gli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio nella propria chiesa più di una volta all’anno, poiché la ripetizione frequente sarebbe risultata monotona sia per lui che per i fedeli; tuttavia, accettava questa pratica durante le missioni. Infine, sul terzo punto, affermò di essere disposto a rinunciare ai propri beni qualora anche gli altri fossero pronti a fare altrettanto. Su queste basi, raggiunsero un accordo.

Durante il soggiorno alla Grangia, P. Reynaudi visse l’esperienza degli Esercizi Spirituali guidati da P. Lanteri. Questo tempo condiviso si rivelò decisivo per il suo cammino: in lui maturò una profonda stima per Lanteri, nel quale riconobbe non solo un uomo di grande spiritualità, ma anche una guida sicura, quasi un “padre”, capace di accompagnare e sostenere la comunità nascente.

Per questo, senza esitazione, gli chiese di assumerne la direzione. L’incontro tra i due fece emergere sensibilità pastorali differenti, ma complementari, che nel tempo si sarebbero armonizzate fino a confluire in un progetto comune.

Per il Reynaudi la priorità era l’efficacia immediata del messaggio tra la gente semplice:

Prediligeva il dialetto piemontese per arrivare dritto al cuore del popolo e farsi capire da tutti.

Temendo che la ripetitività potesse annoiare i fedeli, preferiva una predicazione variata nei contenuti, limitando gli Esercizi Ignaziani a una volta l’anno nella propria chiesa.

Mentre la visione del Lanteri puntava alla qualità della missione:

Sosteneva l’uso dell’italiano per superare i confini regionali e favorire la crescita culturale dei fedeli.

Considerava gli Esercizi di Sant’ Ignazio lo strumento indispensabile per trasformare nel profondo le anime.

In sintesi: Se Reynaudi portò in dote l’amore per la propria terra e il contatto diretto con la gente, Lanteri offrì il metodo e la visione universale, che avrebbe potuto trasformare un gruppo locale in una congregazione solida e strutturata.

 

4.- Il confronto con Bruno Lanteri rappresentò per Reynaudi un momento decisivo di maturazione interiore e di chiarificazione della propria vocazione. Attraverso il dialogo, il sostegno spirituale e la guida concreta ricevuti, Reynaudi ritrovò un rinnovato vigore, sia sul piano personale sia su quello apostolico. Questo rinnovamento gli diede la forza di riprendere con determinazione il progetto, fino ad allora incerto, della fondazione della Congregazione degli Oblati di Maria.

Determinante fu non solo l’aiuto di Lanteri, ma anche quello del Teologo Guala: grazie alla collaborazione tra queste figure, in un arco di tempo relativamente breve vennero predisposti tutti gli elementi necessari per ottenere il riconoscimento ufficiale da parte dell’autorità ecclesiastica. Tale approvazione giunse il 13 novembre dello stesso anno, attraverso il decreto firmato da Monsignor Gonetti.

Questo atto non ebbe un valore puramente formale: esso sancì infatti la piena legittimità della nuova comunità religiosa, offrendo ai suoi membri un quadro stabile entro cui vivere e operare. Da quel momento, gli Oblati di Maria poterono svolgere la loro missione con maggiore sicurezza e continuità, rafforzando progressivamente la loro presenza e il loro servizio all’interno della Chiesa.

Ecco la parte centrale del Decreto di approvazione:

La Congregazione degli Oblati di Maria, eretta a Carignano, non è altro che un’unione di ecclesiastici, legati nel nome e dall’amore di Gesù e di Maria, sotto l’approvazion e e la dipendenza del reverendissimo Ordinario;

i quali si uniscono nel vincolo della santa carità per collaborare più facilmente al miglioramento e alla perfezione di se stessi e poi lavorare con maggior efficacia per la salvezza del prossimo. Per questo i mezzi fondamentali con i quali sperano… pervenire al fine che si sono proposti, sono l’amministrazione del sacramento della Penitenza insieme alle conferenze di teologia morale,

la predicazione della Parola di Dio, specialmente negli Esercizi Spirituali, e l’istruzione pubblica catechistica ai poveri.

Le leggi essenziali dell’Istituto sono due. La prima è l’obbedienza alacre, esatta, totale al pròprio Superiore, e la seconda che dev’essere la forma, il motivo e l’interprete dell’obbedienza è la carità soavissima di Cristo, in modo che la legge sia l’amore e la guida l’obbedienza…..

…. Per vivere avranno ciascuno il proprio patrimonio, ma in modo tale che la povertà dell’uno sia supplita dall’abbondanza dell’altro, e le elemosine, e oblazioni dei fedeli, gli incerti, ecc. siano liberamente messi in comune, in modo da poter godere dei beni di una comunità perfetta e della vita comune in Gesù e Maria.

Infine non avranno mai abbastanza profondamente scolpito nei loro cuori di Oblati di Maria, e mai abbastanza si predicherà, che il principale spirito della Congregazione

è di visitare gli ammalati, assistere i moribondi, frequentare gli ospedali e le carceri, accogliere benevolmente i poveri per le confessioni, insegnare il catechismo agli ignoranti,

convertire i peccatori e lottare coraggiosamente per la verità contro gli errori che insorgono;

in tutto questo il mostrarsi sempre lieti, pronti, misericordiosi, validi, perseveranti, sarà la desiderata perfezione dell’opera .

Ce lo concedano Gesù e Maria.

 

Questo Decreto assorbe gli elementi essenziali espressi nella supplica al Re dell’anno precedente. Così il desiderio spontaneo degli ecclesiastici di Carignano di unirsi per la propria santificazione e per la salvezza altrui viene trasformato in una struttura religiosa definita, che conserva come pilastri operativi:

 

la centralità del sacramento della Penitenza,

la predicazione degli Esercizi Spirituali [1]

l’istruzione catechistica dei fanciulli e dei poveri.

lo spirito di lotta contro gli errori dottrinali

la sottomissione assoluta all’autorità ecclesiastica, elevando la carità di Cristo e la devozione a Maria a criteri guida per l’attività pastorale.

Il Breve Etsi Dei Filius integra e amplia questo progetto iniziale sbocciato e approvato a Carignano.

[1] Si noti come, nonostante la richiesta del Lanteri, non si menziona il metodo di S. Ignazio.

Il Breve Etsi Dei Filius

A questo punto non resta che vedere quanto “dell’altro fondatore” ci ha lasciato il testo del Breve Etsi Dei Filius.

 

Innanzi tutto mi sento di dire che il Breve conserva in modo riconoscibile il cuore del progetto iniziale di P. Reynaudi.

In particolare emerge chiaramente la sua visione di un gruppo sacerdotale fortemente orientato all’azione apostolica attraverso la predicazione, gli esercizi spirituali, la cura delle anime e l’impegno nella conversione dei fedeli

…. ai nostri giorni (il Signore) si è degnato, nella sua misericordia, di suscitare uomini valorosi, per mezzo dei quali i popoli si conservino nella fede e vengano eliminati gli errori di coloro che giacciono nelle tenebre e nelle ombre di morte.

Fra questi uomini sembra si debbano annoverare i cari figli Pio Bruno Lanteri e Giovann i Reynaudi, sacerdoti del Piemonte, i quali, unitisi ad altri compagni, già da molti anni si sono consacrati totalmente al salutare proposito di promuovere la formazione del clero e di evangelizzare i fedeli.

……. siano poi sempre pronti e preparati a riformare i costumi delle popolazioni specialmente con la predicazione in pubblico e in privato degli Esercizi Spirituali

 

Allo stesso tempo, alcuni tratti distintivi della spiritualità di Reynaudi vengono non solo mantenuti, ma rafforzati e istituzionalizzati:

-. la devozione mariana, fortemente marcata nella “supplica al Re”, diventa elemento identitario dell’Istituto, fino a determinarne il nome:

…. con la nostra apostolica autorità ben volentieri e con gioia lo confermiamo e conc diamo che venga chiamato con il nome di Congregazione degli Oblati della Beata Vergine Maria…

… esortiamo e scongiuriamo gli anzidetti Pio Bruno Lanteri e Giovanni Reynaudi e i loro compagni che, come vollero riunirsi in Congregazione sotto l’invocazione della beata Vergine, così mai si scostino dai piedi di Maria .

 

-. la fedeltà al Papa, centrale nell’insegnamento del Reynaudi (vero Vicario di Gesù Cristo, guida vivente e fondamento della Chiesa, autentico successore di San Pietro) diventa un obbligo formale e pubblico, espresso anche attraverso atti concreti come il giuramento di obbedienza:

Perché poi l’Istituto rimanga più fermo e più fedelmente perseveri nella devozione alla Sede Apostolica, i congregati hanno eletto S. Pietro per loro particolare protettore, aggiungendo la legge che ogni anno, nel giorno consacrato ad onorare il medesimo Principe degli Apostoli, tutti i congregati facciano la professione di fede e il giuramento di vera obbedienza al Romano Pontefice , secondo la formula prescritta dal nostro predecessore Pio IV.

 

Per continuare a riflettere

Alla luce dei dati storici a nostra disposizione e del testo del Breve Etsi Dei Filius, è possibile arrivare a una sintesi che aiuti a comprendere meglio la figura dei due Fondatori. La celebrazione del bicentenario non è solo un momento di memoria grata, ma anche un’occasione per fare verità e approfondire il carisma.

Il Breve pontificio riconosce con chiarezza che l’opera nasce dall’iniziativa congiunta di Pio Bruno Lanteri e P. Giovanni Battista Reynaudi, «i quali per primi hanno iniziato quest’opera» e insieme ne hanno promosso lo sviluppo apostolico dei primissimi tempi. Questo dato, autorevole e ufficiale, invita a rileggere il processo fondazionale nella sua reale complessità e ricchezza.

Se infatti in Lanteri si riconosce giustamente il Fondatore, per la profondità spirituale, la visione ecclesiale e la capacità di dare forma stabile e universale all’Istituto, in Reynaudi emerge con evidenza il ruolo di iniziatore concreto, animatore del primo nucleo e portatore di intuizioni pastorali decisive. La loro collaborazione non appare dunque accessoria, ma complementare: l’una ha bisogno dell’altra per comprendere pienamente l’origine della Congregazione.

Riconoscere il contributo del Reynaudi non significa diminuire la figura di Lanteri, ma piuttosto restituire alla storia la sua completezza e alla Congregazione una coscienza più piena delle proprie radici.

Il Breve Etsi Dei Filius, inoltre, mostra come il progetto nato a Carignano venga assunto, purificato e universalizzato dalla Chiesa: ciò che era intuizione locale diventa missione ecclesiale. In esso ritroviamo, infatti, i tratti fondamentali già presenti nell’esperienza iniziale — la centralità della predicazione, degli Esercizi Spirituali, della riconciliazione, della catechesi, della devozione mariana e della fedeltà al Papa — elevati ora a forma stabile e normativa per tutta la Congregazione.

Proprio questa continuità tra intuizione originaria e riconoscimento ecclesiale costituisce il criterio più sicuro per leggere il passato e orientare il futuro. Essa mostra come il carisma non sia frutto di un singolo, ma dono dello Spirito che si manifesta attraverso persone, incontri e processi.

Pertanto, nel contesto attuale di revisione delle Costituzioni, potrebbe rivelarsi non solo opportuno, ma fecondo, recuperare esplicitamente questa dimensione originaria condivisa, valorizzando il contributo di entrambe le figure. Non si tratta di riscrivere la storia, ma di comprenderla meglio, lasciandosi guidare da ciò che la Chiesa stessa ha riconosciuto.

In definitiva, guardare oggi alla figura di Giovanni Battista Reynaudi accanto a quella di Pio Bruno Lanteri significa riscoprire la ricchezza di un carisma nato dalla convergenza di doni diversi: il contatto vivo con il popolo e il senso pastorale immediato da una parte, la profondità spirituale e la visione universale dall’altra.

È proprio in questa sintesi che si radica la fecondità dell’Istituto ieri come oggi. Custodirla e approfondirla può diventare, per la Congregazione, non solo un atto di giustizia storica, ma anche una via concreta di rinnovamento, capace di rendere ancora più vivo e attuale il dono ricevuto nella Chiesa.

Testi che dovremmo recuperare.

Del P. Reynaudi:

“Il fine dei loro studi, la regola delle loro conversazioni, l’anima delle loro preghiere, il carattere distintivo di questi membri e di questa Società sia la Carità di Gesù Cristo e lo sia talmente, che la più cara, e la più sublime perfezione loro, alla quale s’accendano con emulazione edificatrice, sia di non saper più pensare che amore, solo parlar d’amore, e per tutto spargere, infiammare e persuadere questo Santo amore, talmente che possa scriversi sulle soglie della loro abitazione quella soave, viva animatrice sentenza divina: sono venuto a mettere fuoco sulla terra, e nulla voglio se non che si accenda sempre più.

Viva sempre Gesù nostro amore, e Maria nostra Speranza!”

(Dalla Supplica al Re per ricevere il Convento di S. Agostino, luglio 1815)

 

Del P. Lanteri:

(Gli oblati) avranno mai abbastanza profondamente scolpito nei loro cuori di Oblati di Maria, e mai abbastanza si predicherà, che il principale spirito della Congregazione è di visitare gli ammalati, assistere i moribondi, frequentare gli ospedali e le carceri, accogliere benevolmente i poveri per le confessioni, insegnare il catechismo agli ignoranti, convertire i peccatori e lottare coraggiosamente per la verità contro gli errori che insorgono; in tutto questo il mostrarsi sempre lieti, pronti, misericordiosi, validi, perseveranti, sarà la desiderata perfezione dell’opera

 

(Dal testo dell’approvazione, è contributo del P. Lanteri. Il riferimento alla visita agli ospedali verrà ripreso da lui stesso, quando poche settimane dopo l’approvazione del 1816, chiede a Mons. Gonetti, che venga portata la Congregazione a Torino, dove viene ribadito cheuna delle finalità principali è quella di “Assistere cordialmente per quanto lor sarà fattibile gli infermi negli ospedali e li carcerati, catechizzandoli, confortandoli, e confessandoli.”) In Org,289a:S