Confidenza in Dio

Questo è quello che il Signore tanto desidera da noi: che a Lui ricorriamo con fiducia.

Perciò ci ha insegnato Egli stesso all’inizio dell’orazione di chiamarlo Padre, Padre nostro.

Ci concede di essere Padre prima dell’orazione stessa, perché stiamo sicuri, senza esitare, che ci concederà il rimanente che è molto meno di questo.

E con questa confidenza ci insegna

1° a manifestargli anche le nostre miserie temporali,

2° chiedergli la liberazione da esse, permettendo alla umanità qualche sfogo moderato nelle nostre angustie.

Gli uomini non sono che miseria, Iddio non è che misericordia. Il mezzo di unire la miseria alla misericordia è la confidenza.

Iddio è facile a perdonare più che la stoppa a bruciarsi.

Sente bene di Dio chi, determinato a convertirsi, tiene Dio per quell’abisso che è senza confine. Lungi dunque ogni pensiero ingiurioso a Dio e suggerito dal demonio, come per esempio, che Dio si stanca di attendere per la nostra mala corrispondenza e perciò si nasconde, ci castiga, ci abbandona, e simili altre falsità.

Se verrò a mancare, fosse anche mille volte, non mi perderò d’animo, non mi inquieterò, ma sempre pacificamente subito dirò: Adesso ricomincio!

La speranza è sola propria degli uomini. Noi abbiamo in comune con i dannati la fede, con la differenza che essi credono e tremano, noi invece crediamo e speriamo. Abbiamo in come con i beati la carità, con la differenza che essi amano ciò che possiedono, noi amiamo ciò che speriamo di possedere. La sola speranza è dunque bandita dal Paradiso e dall’Inferno: abita solo su questa terra, ed propria di tutti noi, è la nostra caratteristica, l’essenziale della vita spirituale, perché ci differenzia dai beati e dai dannati: La speranza è il motore della fede e della carità: onde questa dobbiamo piantare e rassodare negli uomini, senza della quale non si otterrà mai niente.