Padre Luigi Pinamonti omv
Diario di un internato nei campi di concretramento nazisti
p. Sergio Zirattu
Ottanta anni fa, precisamente il 27 maggio del 1944, padre Luigi Pinamonti, Oblato di Maria Vergine, veniva prelevato dal nostro Collegio di Chiavari, dove era Rettore, per essere sottoposto dalle SS naziste ad un doloroso calvario che lo avrebbe portato alla deportazione nei campi di concentramento di Mauthausen e Dachau. Fu liberato l’anno dopo, il 29 aprile del 1945.
Scrivendo a p. Pechenino così si esprimeva in quei giorni: “Quello che ho provato, visto e sentito sorpassa l’immaginazione e ogni grado di credibilità”.
Quasi subito affidò il racconto della propria esperienza a piccoli articoli pubblicati nel giornalino del Collegio che però, inspiegabilmente, furono interrotti.

La Scala di Mauthausen
Quel “diario”, che chiama “La mia prigionia in Germania”, si ferma praticamente al primo mese di vita nel campo, il più duro, quello della cosiddetta “quarantena”. Poi, per quasi venti anni non scrisse più niente.
Due decenni dopo, solo verso la metà degli anni Sessanta, ha ripreso il racconto della prigionia, dalla deportazione a Dachau sino al suo arrivo a Bolzano, il 28 maggio del 1945.
In quel giorno, con profonda emozione riprendeva la celebrazione della Santa Messa, interrotta esattamente un anno prima.
Nell’Archivio della Curia Generale conserviamo i numeri dei giornalini del 1945 e i manoscritti della seconda parte. Il Lanterianum, nei numeri degli anni 2000 e 2002, ha pubblicato tutto il diario suddividendolo in tre puntate. Il testo che trovate in questa pubblicazione unisce sostanzialmente le tre parti, con leggere differenze nella titolazione di alcuni capitoletti per renderlo più immediato e comprensibile.
Ho creduto opportuno corredarlo con alcune note esplicative, per chiarire certi termini e riportare notizie e date forse dimenticate.
La lettura del diario aiuterà a scoprire quale esempio di spiritualità “vissuta e sofferta” conserviamo nella nostra famiglia lanteriana. Il racconto, molto contenuto, nelle descrizioni di fatti cruenti ed umilianti, ha delle finestre che portano luce in quel mondo di inimmaginabile crudeltà e indicibile sofferenza, da lui pienamente accolta con animo sereno.
All’inizio della sua esperienza il 27 maggio 1944, ricorda: “mi abbandonai alla Divina Provvidenza, e attesi gli eventi”. E il 28 maggio del 1945, ormai libero, dirà: “Era trascorso un anno, durante il quale il Signore mi aveva sostenuto nella sofferenza anche per le preghiere di tante persone buone che ricordai nella mia Messa con particolare riconoscenza”.
Il calvario di questo nostro confratello si completa tra queste due stazioni, l’offerta e il ringraziamento, mentre dirà, “ci è dato di comprendere che la nostra croce, la nostra grande croce, ha un valore infinito, perché unita alla Croce del Calvario, … inserita mirabilmente nell’economia della Provvidenza che regge il mondo”.
Il 17 giugno del 1972 il Papa San Paolo VI ricevette i sacerdoti italiani ex deportati nei campi di concentramento e sterminio, tra loro anche P. Luigi Pinamonti.
In quell’occasione il Papa disse:
“Pensiamo che la missione di bontà e di amore che vi fu affidata allora dagli arcani disegni della divina misericordia, non sia ancora terminata. Voi avete ancora qualcosa da dire ad un mondo che sembra avere dimenticato la lezione che ci viene dalle tristi esperienze del passato conflitto. Con la vostra sofferta testimonianza voi potete fare molto per elevare le menti degli uomini a sentimenti di fraternità e di pace, e per far sentire alle anime rette e buone, dei giovani soprattutto, il dovere di impegnarsi a togliere dalla società i germi della divisione, dell’odio, dell’orgoglio che, quando sono lasciati senza controllo, non possono che causare le sofferenze e i lutti di cui siete stati vittime insieme a tanti innocenti”.
Un messaggio più che mai attuale.




