La Amicizia Cristiana

Quando si parla di «Società segrete», si pensa subito alla massoneria, che, propagatasi in Inghilterra a partire dall’anno 1717, era poi passata alla Francia e in molte altre nazioni e continenti. Ma la verità storica è che sono esistite delle società segrete cattoliche ancor prima della massoneria. Tra tutte queste tutti conoscono quella fondata in Francia nel secolo XVII con lo scopo di onorare il Santissimo Sacramento.

Molte erano le cause che potevano legittimare e giustificare il segreto. Una poteva essere questa: proteggere dai sarcasmi e dagli intrighi del mondo gli associati che miravano unicamente alla propria santificazione e alla gloria di Dio. Ma le società segrete, propriamente dette, avevano fatto qualcosa di più: fecero in qualche modo rivivere quella Disciplina dell’Arcano (disciplina del segreto) che i cristiani dei primi secoli avevano rigorosamente praticato per sottrarre il Mistero eucaristico alle profanazioni dei pagani o dei non iniziati.

Il primo posto tra le società segrete sorte in Francia nel secolo XVII per la santificazione del clero spetta senz’altro all’A a.

Che significava quella sigla? Associazione anonima? Amicizia anonima? Assemblea degli associati? Assemblea degli Amici? Gli studiosi ricercano ancora…

Comunque questa Associazione o Amicizia, si presenta coma una Congregazione segreta sul tipo e in mezzo alle grandi Congregazioni mariane che allora fiorivano in Francia in alcuni collegi dei gesuiti.

Le prime tracce della sua esistenza ci fanno risalire all’anno 1632. In quell’anno sei membri della Congregazione mariana del collegio di La Fléche – proprio quello che ebbe come alunno Cartesio – si radunarono in gran segreto, per studiare insieme i mezzi migliori per onorare la Santissima Vergine e per stabilire di osservare con più perfezione le regole della Congregazione.

L’Aa fu dunque emula della Compagnia del Santissimo Sacramento, ma con lo scopo specifico della devozione verso la Santissima Madre di Dio. Direttore della Congregazione Mariana di La Fléche era a quei tempi il celebre Padre Bagot, il quale, messo al corrente del programma che si voleva realizzare, approvò con entusiasmo la nascente associazione. Ciò offrirà in seguito l’occasione ai nemici dell’associazione di chiamare con disprezzo «bagotiens» – bagotiani o bigotti – coloro che ne facevano parte, mentre tra loro amavano chiamarsi «Bon Amis» Buoni Amici.

Nel 1643 uno dei membri della Congregazione di La Fléche venne a stabilirsi a Parigi e là d’accordo con due dirigenti della Congregazione Mariana del Collegio chiamato Clermont, introdusse, come si usava a La Fléche, la pratica delle riunioni segrete riservate ai membri più fervorosi della Congregazione. Il Padre Bagot, trasferito anche lui a Parigi, ne assunse la direzione nell’anno 1650 .

L’Aa del collegio di Clermont, abbandonata la troppo chiassosa dimora parigina della Rosa Bianca, si trasferì in un locale più appartato e tranquillo della Rue Coupeaux.

Dei buoni amici della Rue Coupeaux faceva parte anche il bretone Vincenzo de Meur, che un po’ più tardi fu eletto superiore del Seminario delle Missioni Estere di Parigi. Si deve a lui la fondazione, avvenuta nel 1658, di tre importanti filiali dell’Aa quella di Tolosa, di Bordeaux e di Poitiers.

Comunque è l’Aa di Tolosa che diventò il centro più importante dell’associazione, e sempre a Tolosa (1676) l’Aa si divise in due sezioni: una riserva ta agli studenti di Teologia, chiamata l’Aa des Clercs (l’Aa dei Chierici); l’altra riservata ai giovani non incamminati allo stato sacerdotale, detta dell’Aa des Laics (l’Aa dei laici).

La presenza delle Aa si estese in più di trenta città della Francia e in molte altre città del Canada, dell’Italia, della Svizzera e della Baviera.

Nella Savoia l’Aa vi fu introdotta da uno zelante sacerdote di nome Daguerre. Di lì passò ben presto a Torino, e vi fu portata dal seminarista Murgeray, studente universitario. E’ chiaro che si tratta dell’Aa dei Chierici e il Lanteri, amico personale del Murgeray, appena fondata a Torino, ne fu uno dei primissimi iscritti, tanto da potersi considerare uno dei fondatori. In seguito, per una trentina di anni circa, ne sarà il fervente animatore e direttore fino al giorno in cui, nel 1811, venne confinato da Napoleone nella sua casa di campagna «La Grangia».

In molte lettere, scritte tra il 1785 e 1787 dall’Aa di Chambéry a quella di Torino, nelle quali si parla spesso del Lanteri, possiamo sapere quali erano gli obiettivi principali dell’associazione e le fonti più sicure che ne garantivano i frutti tanto copiosi.

Gli scopi erano quello d’impegnarsi a diventare sacerdoti santi e trasmettere alle future generazioni la fiaccola della santità, per continuare l’opera di Dio. Le fonti da cui attingevano «i buoni amici» erano l’esempio e le opere di personaggi meno noti a noi e di personaggi noti perché dichiarati santi dalla Chiesa: San Vincenzo de’ Paoli, San Francesco di Sales, Sant’Alfonso Maria De Liguori. Questi personaggi lottarono contro il giansenismo, il rigorismo e il regalismo statalista, producendo e diffondendo «libri buoni».

Comunque a Torino non si era aspettato che vi fosse fondata l’Aa per mette rsi sulla strada della diffusione dei «libri buoni».

Tra l’Aa venuta dalla Francia e L’Amicizia Cristiana fondata a Torino dal Padre Nicolaus von Diessbach esistono delle somiglianze: il carattere di società segrete; l’identità deglsi copi; l’identità dei mezzi.

Questo movimento era una forma di transizione dell’attività cattolica dai metodi fin allora usati a metodi suggeriti da una mente aperta alle esperienze di una tattica modernissima: un trapasso dall’antico al nuovo che, per las ua sapienza d’iniziative e soprattutto per la sua anima profonda di viva fede e pietà interiore, può servire da modello, come un’anticipazione, all’associazionismo cattolico di oggi.

Il primo accenno dell’Amicizia Cristiana lo troviamo nel libro del Diess bach intitolato Il Cristiano Cattolico inviolabilmente attaccato alla Religione dalla considerazione di alcune prove che ne confrmano la credibilità. Nel terzo volume di quell’opera pubblicata a Torino nel 1771, l’autore proponeva un progetto di unione di tutti gli amici della Religione Cattolica per diffondere la morale e il dogma mediante la diffusione della buona stampa.

Fu la scintilla che alimentò un modo nuovo per essere presenti nelle vicende storiche dell’epoca, sia dal punto di vista religioso, che dal punto di vista sociale, politico, culturale.

Nel frattempo ci fu la soppressione della Compagnia di Gesù, ma questo non rallentò minimamente lo zelo e l’attività del Padre Diessbach. L’idea che aveva lanciato si concretizzò intorno all’anno 1776 con ‘l istituzione di una «Pia Associazione tra cattolici italiani per favorire la pubblicazione e la diffusione dei «Libri Buoni». Sede principale dell’Associazione doveva essere Friburgo nella Svizzera. Quest’Associazione dal 1783, in Torino, verrà presa in ma no dal Lanteri, alla quale darà un’impronta tutta particolare. Nella cura dell’Amicizia Cristiana si realizzerà la parte più essenziale dell’apostolato del Padre Bruno .

Primo scopo dell’Amicizia Cristiana era quelol di lavorare alla gloria di Dio e al trionfo del suo Regno nel cuore dei membri dell’associazione apostolica. Perciò gli iscritti dovevano coltivare con tutte le loro forze le virtù teologali – Fede Speranza e Carità – assumendo la visione del mondo e della storia degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola .

Sarà bene precisare, che la vita dei membri dell’Amicizia era sì rivolta a crescere nella santità, però non destinata a chiudersi in uno sterile intimismo devozionistico. Lo scopo secondario ma essenziale era quello di essere presenti nell’ambito sociale, per diffondere e difendere la visione cristiana del mondo.

L’associazione aveva un carattere segreto. Era costituito da piccoli gruppi: dodici persone al massimo: sei uomini e sei donne. L’atitvità apostolica consisteva nel reclutare delle «ricercatrici» e dei «ricercatori» che avevano il compito di collaboratori.

Ciascuno dei sei uomini aveva un titolo e un compito speciale nel gruppo. A capo c’era il «Primo bibliotecario» che aveva la direzoine del gruppo e doveva avere indiscutibile competenza in materia di produzione libraria e nello stesso tempo tenersi aggiornato nello sviluppo della situazione politica e religiosa, mediante «Le Gazzette» o Giornali.

Poi veniva il Secondo Bibliotecario: era di sua competenza tutta la parte amministrativa dell’Amicizia, cioè l’acquisto dei libri e le spese della diffusione della buona stampa.

Al terzo posto c’era il Promotore: spettava a lui vigilare sulle filiali dell’Amicizia, chiamate «Colonie» e sulla disciplina di tutta l’organizzazione. Poi c’era il Segretario che prendeva nota di tutti i fatti e avvenimenti che riguardavano l’Amicizia. Dopo di lui veniva l’Istruttore che aveva l’incarico della formazione degli aspiranti o iscritti soprannumerari durante l’anno della loro preparazione.

Infine c’era il Missionario: era lui l’agente esecutivo delle decisioni dell’Amicizia e doveva adoperarsi per la sua espansione nelle città vicine e lontane.

Le donne che facevano parte del gruppo avevano incarichi di consultrici e coadiutrici delle sei cariche principali, per l’attività e diffusione dell’associazione del ramo femminile.

Gli associati al termine della loro formazione emettevano tre voti, che venivanorinnovati ogni anno.

Il primo era quello di non leggere libri proibiti dalla Chiesa. Facevano eccezione a quest’impegno gli scrittori che dovevano confutare le dottrine contrarie alla religione.

Il secondo voto obbligava a fare un’ora di lettura formativa sui libri apporvati dall’Amicizia.

Il terzo riguardava l’obbedienza ai superiori dell’associazione.

Nei primi tempi le riunioni si svolgevano ogni settimana, ma in seguito vennero fatte ogni quindici giorni. Duravano circa un paio d’ore. Si cominciava con una lettura di istruzione o di formazione religiosa: dopo alcune preghiere, cominciava la seduta in cui si discuteva o sui mezzi e i modi di far progredire l’Amicizia, o sull’accettazione dei nuovi soci. Veniva poi il resoconto circa l’esame dei libri dati a tale scopo ad ogni Amico e circa le varie attività dei soci. Si chiudeva con mezz’ora di circolo familiare e di conversazioni a ruota libera sulle notizie importanti del giorno, in base ai giornali del tempo, alla cui lettura e discussione veniva data la più grande importanza. Insomma ci si allenava ad avere occhi e cuore aperti sul mondo, per essere capaci di operare nel mondo delle idee e delle opinioni correnti.

C’era poi la Biblioteca. Doveva essere sistemata in un locale decorato con gusto, perché lì si facevano generalmente le adunanze. I libri riservati agli Amici erano ripartiti in tre categorie: apologetici, che si occupavano cioè di difendere calorosamente la verità cattoliche; ascetici, libri di formazione cristiana; letterari e cioè romanzi, poesia, teatro, critica letteraria. Tali opere formavano la biblioteca inamovibile, perché tali libri non dovevano circolare. In gergo convenzionale la biblioteca era chiamata Farmacia.

Ma oltre la biblioteca inamovibile ve n’era un’altra, detta amovibile, o circolan te, che era formata da libri destinati alla diffusione e alla circolazione. I libri erano dati in prestito, ma certe opere erano diffuse gratuitamente e senza obbligo di restituzione.

Nella biblioteca esisteva un catalogo diviso in otto categorie:

1. Per le persone che hanno dubbi sulla religione originati da mancanza d’istruzione.

2. Per coloro che hanno delle difficoltà nella fede originate dalle cattive letture.

3. Per le persone che lottano contro le passioni e le lusinghe del mondo.

4. Per gli scrupolosi e gli scoraggiati.

5. Per coloro che aspirano alla perfezione.

6. Per suscitare il gusto delle buone letture.

7. Per quelli che conoscono male se stessi.

8. Per coloro che si dedicano allo studio.

Vi erano poi altri due cataloghi che contenevano il titolo di libri speciali detti «forti» e «squisiti», ossia i libri più adatti a trascinare alla pietà e a illuminare sulle controversie del giorno.

L’associazione in sé, l’attività apostolica, l’importanza della divulgazione delle idee mediante la buona stampa, forse oggi non si percepisce in tutta la sua portata, perché i mezzi di Comunicazione sociale, come Televisione e Cinema, si sono sostituiti e imposti con immagini suggestive, meno impegnative della lettura.

Ma allora esisteva, come veicolo per trasmettere le idee, la stampa, anche se il teatro aveva la sua importanza. Il lettore dunque può immaginare quanto moderna fosse l’attività dell’Amicizia nell’essere presente nel ribollir delle idee e delle opinioni.

Nell’Amicizia Cristiana si attribuiva la massima importanza alla vita interiore. Ognuno doveva dire di se stesso in coscienza: » Non ho altro desiderio più forte, che quello di fra regnare Gesù Cristo nella mia anima e in quella di tutti gli altri per mezzo della fede, della speranza e della carità».

Per poter raggiungere il loro sublime ideale gli Amici si impegnavano: ad accostarsi ai sacramenti due volte al mese – era molto per quei tempi -; a dedicarsi per almeno mezz’ora al giorno alla preghiera e alla lettura spirituale; a fare ogni anno otto, o almeno tre, giorni di ritiro spirituale, ed anche, quand’era possibile, ritirarsi in completa solitudine. In fine dovevano impegnarsi a digiunare in diverse occasioni e a praticare la devozione al Sacro Cuore di Gesù e di Maria, a San Giuseppe e a Santa Teresa. Tutti dovevano conoscere i libri buoni e osservare fedelmente le regole dell’Amicizia.