Nascita e Crescita

Cuneo: oggi è una bella città del Piemonte di oltre 56.000 abitanti, capoluogo di provincia, con sede vescovile dal 1817. Dal punto di vista economico prevale l’attività agricola e industriale. Al tempo di Napoleone fu capoluogo del dipartimento della Stura, così chiamata dal piccolo fiume che la bagna. Ad ovest, in direzione della Francia, s’innalza l’imponente e arcuata catena delle Alpi biancheggianti di nevi eterne. Duecento anni fa fu anche sede di un presidio militare del regno di Sardegna.

E’ a Cuneo che il 12 maggio 1759 nacque il piccolo Brunone. Fu battezzato nello stesso giorno alle ore 8 di sera e gli furono imposti i nomi di Pio, Brunone, Pancrazio. Fu il settimo di dieci figli. Il padre Pietro Lanteri, era medico di fama per alcune sue pubblicazioni di medicina, ma soprattutto per la sua bontà verso quelle fasce sociali che conoscevano polenta e fame, per questo lo avevano chiamato padre dei poveri. La madre, Margherita Fenoglio, era in tutto degna sposa del dottor Lanteri e, come lui, piena di carità verso i poveri. Dal numero dei figli, si può dire, che la famiglia di Brunone fu una famiglia aperta alla vita.

I Lanteri provenivano dalla ligure Briga Marittima, piccola città diventata francese in forza del trattato stipulato nel 1848 tra Italia e Francia. Il nonno di Bruno era notaio a Briga. Ma il padre, dopo essersi laureato in medicina, si era stabilito a Cuneo per esercitare la professione con competenza e con alto spirito cristiano. Quindi il clima di fede che si respirava in famiglia era caratterizzato da fede profonda, che si traduceva nell’esercizio della carità.

Ma non dobbiamo pensare per questo che tutto filasse liscio. La vita terrena è transitoria e piena di dolorosi distacchi e poi in quel periodo i ritrovati della scienza medica, con tutti gli annessi e connessi, non era così progredita come ai giorni nostri. Si pensi, per esempio, facendo un salto di quasi un paio di secoli, quanta gente morì ai primi del 1900 per l’epidemia di spagnola: non c’erano ancora gli antibiotici… La mortalità infantile era molto alta. La difterite e le altre malattie infettive mietevano vittime, sia nei bambini come nelle gestanti. Ebbene, la morte era entrata ripetutamente in casa Lanteri. I primi tre figli infatti – una bambina e due maschietti – erano morti in tenera età. Più tardi ne falciò altri due – una sorellina e un fratellino – nel pieno della loro fanciullezza. Il 19 luglio 1763, nel dare alla luce il decimo figlio morì anche la signora Margherita: non aveva ancora compiuto trentacinque anni. Lasciava tre figli e due figlie. Brunone aveva appena quattro anni quando perse la mamma. Il padre costernato corse in chiesa, portandosi dietro il piccolo Brunone. Andarono tutti e due davanti all’mi magine della Madonna e il Padre gli disse: » Figlio mio, d’ora innanzi Maria Santissima sarà la sola tua mamma; amala come vero figlio, ricorri sempre a lei».

Questo fatto fu determinante nella vita del piccolo Brunone. Maturo negli anni, a questo ricordo, commovendosi, con dolcezza diceva ai suoi figli Oblati: «Io, quasi, non ho conosciuta altra madre che Maria Santissima, e non ho ricevuto mai altro che carezze da una Madre così buona». Comunque, questa circostanza fu il seme che sviluppò nel Venerabile Lanteri un rapporto di venerazione con Maria Madre, che poi in seguito si rifletté sulla sua spiritualità mariana. L’eredità che egli lasciò ai suoi Figli Oblati fu appunto quella di radunarli nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, il cui fondamento evangelico è il mistero cristologico della Presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme.

Tra i figli rimasti al dottor Lanteri, dopo la morte della sposa, sembra che Brunone sia stato il prediletto. Lo guidò nei primi passi dello studio, instaurando con il suo figliolo un rapporto anche di amicizia e da lui apprese, non soltanto il gusto della preghiera e una tenera devozione alla Madre di Dio, ma anche i primi principi dell’istruzione profana. A differenza dei ragazzi dei nostri giorni, che sono allergici ai libri, perché educati a vedere più le immagini che a riflettere leggendo, Brunone rivelò una spiccata intelligenza e la tendenza alla lettura. Tra padre e figlio ci fu allora un rapporto di approfondimento, fatto di domande e risposte. «Con mio padre – dirà – si studiava perfino a tavola».

E’ chiaro che Brunone, come tutti i bambini di questo mondo, avrà anche giocato con i suoi coetanei, accuratamente scelti però dal padre. D’altronde se noi dipingessimo il fanciullo sempre chino sui libri, casa, scuola e chiesa, sempre serio, accigliato, diremmo: «Povera creatura, che melanconia…». Anch’egli si fece le sue belle corse e si sbucciò i ginocchi.Tuttavia, ciò che prevalse nel suo vivere quotidiano di fanciullo, fu una certa preferenza per lo studio e la preghiera. Proseguì poi la scuola nel Convitto statale di Cuneo.

Il 28 novembre 1772 Brunone ricevette la Cresima dalle mani di Mons. Gautier, vescovo di Iglesias, delegato per quell’occasione dal vescovo di Mondovì, dal quale allora ecclesiasticamente dipendeva la città di Cuneo. Le fonti stranamente non dicono nulla della sua prima comunione. E’ probabile che l’abbia ricevuta poco tempo prima della cresima.