Rectores Mayores

Il Rettor Maggiore è il segno visibile dell’unità della Congregazione.

Suo compito è di guidarla nell’attuazione dei suoi fini in armonia con le scelte operate dai Capitoli generali: egli si preoccuperà, perciò, che la missione affidata dalla Chiesa alla Congregazione sia pienamente realizzata; aiuterà i Congregati a scoprire personalmente e comunitariamente la volontà di Dio e ne solleciterà la generosa risposta, stimolando il fervore della vita religiosa e apostolica; custodirà l’unità della Congregazione non solo nella disciplina, ma soprattutto nella fedeltà allo spirito del Fondatore e, infine, curerà i rapporti con la Sede Apostolica e le autorità ecclesiastiche e civili.

 

Dalle Costituzioni degli Oblati di Maria Vergine

Primo Rettore Maggiore - Fondatore

Il 6 ottobre 1825, P. Lanteri è stato eletto primo Rector Maggiore degli Oblati. Gli otto padri che formavano il primo nucleo di Oblati della Vergine Maria Ia Pinerolo, si incontrarono negli appartamenti di P. Lanteri in quel giorno per scegliere il Rettor Maggiore.

Acta de Elección
como Rector Mayor
Etsi Dei Filius
Breve de Aprobación Pontificia

Co-Fondatore

Nacque a Carignano, il 10 agosto 1782; nel 1816 iniziò con il Biancotti l’esperienza della prima fondazione a Carignano; lo troviamo in seguito, a fianco del Lanteri, nella seconda esperienza di fondazione nel 1826 a Pinerolo, dove entrò il 6 luglio 1826. Qui ricevette l’abito, dalle mani del Fondatore, il 2 febbraio 1828 ed emise la professione il 15 agosto 1828 (allora i sacerdoti si potevano ammettere alla professione dopo sei mesi).

Nacque a Carignano, il 10 agosto 1782; nel 1816 iniziò con il Biancotti l’esperienza della prima fondazione a Carignano; lo troviamo in seguito, a fianco del Lanteri, nella seconda esperienza di fondazione nel 1826 a Pinerolo, dove entrò il 6 luglio 1826. Qui ricevette l’abito, dalle mani del Fondatore, il 2 febbraio 1828 ed emise la professione il 15 agosto 1828 (allora i sacerdoti si potevano ammettere alla professione dopo sei mesi). Eletto secondo Rettor Maggiore nel 1830, dopo la morte di P. Lanteri, rimase in carica fino al 1836. Morì a Carignano, il 24 dicembre 1838, all’età di 56 anni; è sepolto nella cripta della Consolata.

Padre Reynaudi è un personaggio di primo piano nella storia degli inizi della nostra Congregazione; è considerato e ricordato come «cofondatore», o meglio, «iniziatore» dell’Istituto, come missionario zelantissimo ed efficacissimo, come risulta anche dalla Vita del Fondatore.

Scrive di lui P. A. Valentini in Lanterianum del Dicembre 2003: “ La sua ordinazione sacerdotale dev’essere avvenuta attorno al 1806. Non era l’unico sacerdote della famiglia, aveva un fratello sacerdote di nome Giuseppe. Oltre agli studi ecclesiastici, aveva frequentato corsi di studio classici e umanistici, per i quali aveva una buona propensione, e conseguito la patente di insegnante. Fin da giovane sacerdote si era dato alla predicazione sacra con successi notevoli, e per tutta la vita sarà un ottimo predicatore. Dotato di parola fluente, di solennità nel gesto, di un fisico aiutante e di voce armoniosa e forte, spiccava per ricchezza di sentimento, profondità e originalità di pensiero e capacità di adattarlo alla mente degli uditori, sì da attrarre l’attenzione di chi lo ascoltava. Per queste sue doti, che gli hanno procurato una certa notorietà, nel Dizionario Storico–geografico del 1847, il Canali lo ricorda fra i grandi oratori sacri del suo tempo.

La sua formazione spirituale era ottima, impostata su solida ortodossia cattolica, non infetta da infiltrazioni giansenistiche o gallicane, ma fedele agli insegnamenti e alle direttive della Chiesa di Roma. Disposto all’obbedienza più assoluta al Romano Pontefice, nutriva simpatie per la Compagnia di Gesù, nella quale più di una volta aveva cercato di entrare, senza tuttavia riuscirvi. Era membro della “Pia unione di San Paolo Apostolo”, nella quale era entrato subito dopo la fondazione della filiale di Torino, fatta dal Lanteri il 22 febbraio 1815, e nell’associazione venne in contatto sia con il teologo Lanteri che con il teologo Guala, che ne erano in qualche modo le guide e i personaggi di maggior spicco.

Eletto secondo Rettor Maggiore nel 1830 – scrive ancora P. A. Valentini – dopo la morte del P. Lanteri, resse la Congregazione fino al 1836, quando si dimise, e uscì dall’Istituto (ritirandosi a Carignano), per rientrarvi poco prima della morte… Sui motivi che hanno portato il Reynaudi ad abbandonare la Congregazione sono circolate molte versioni, qualcuna non troppo benigna, altri scrissero: “assalito da una grave crisi spirituale” … Dalla documentazione rimasta… e dagli avvenimenti che sono seguiti alla sua partenza, primo fra tutti la disposizione del nuovo Rettor Maggiore, P. Avvaro, di far rifare a tutti la professione religiosa, si è indotti a pensare che il motivo vero sia da cercare nella mancata condivisione, da parte sua, dell’indirizzo che la Congregazione, dopo la morte del Lanteri, si accingeva a prendere, con la trasformazione da Società di Vita Apostolica a nuovo Istituto di voti semplici”.

Fu molto stimato dai primi Oblati che ci hanno lasciato di lui testimonianze molto positive. Ne riportiamo soltanto due. La prima è di P. Enrico Simonino (1797-1863): «Cuore ottimo che non sapeva rifiutarsi ad alcunché gli fosse richiesto. Per la sua somma amorevolezza e condiscendenza si accaparrava i cuori di tutti ed ebbe per ciò spesso moltissimi seguaci della sua vocazione». La bontà d’animo del Reynaudi è messa in bella mostra anche da questa testimonianza di P. Felice Giordano (1814-1904): «Dall’aver io conosciuto e usato con entrambi i nostri fondatori, posso dire che il veneratissimo teologo Lanteri, se teneva sul compagno di fondazione il primato di santità, di consiglio, di scienza, e quest’aureola ben più antica di molti anni, il padre Giovanni Battista Reynaudi lo superava pel prestigio della sua amabilità e per l’incanto della sua parola. Alto di statura, di fattezza sempre atteggiata a bontà e a sorriso, le sue qualità naturali aggiungevano un fascino ai suoi tratti, alla sua parola, alla sua predicazione, a cui niuno al mondo poteva resistere. Ad una tale calamita devesi ascrivere l’entrata in Congregazione della più parte dei soggetti che in quel tempo la illustrarono» (P. Felice Giordano nel 1897).

Nacque a Bricherasio, San Michele, il 16 marzo 1793 ed entrò già sacerdote a Santa Chiara, in Pinerolo, il 1 gennaio 1833. Fece la vestizione il 17 gennaio 1833 ed emise professione il 19 gennaio 1834. Fu eletto Rettor Maggiore a Pinerolo il 10 novembre 1836; morì a Torino, alla Consolata, il 17 agosto 1856, all’età di 63 anni, fu sepolto nella cripta della Consolata.

Quando il Teologo Avvaro entrava in Santa Chiara il 1 gennaio 1833, all’età di 40 anni, non era un personaggio sconosciuto ai primi Oblati. Già collaboratore di Mons. Bigex e di Mons. Rey, si era distinto per la competenza non comune in teologia e in filosofia, e nel governo della diocesi di Pinerolo. Fu pro-vicario generale e canonico teologo della cattedrale. Amministratore di P. Lanteri, amico del Reynaudi e del Loggero, saliva spesso a Santa Chiara e da tempo coltivava l’intenzione di essere dei loro. Professo nel 1834, fu subito impegnato in uffici di governo. Rettore della Consolata nel 1836, dopo la crisi e l’improvvisa uscita di Congregazione del Rettor Maggiore P. Reynaudi, fu scelto a succedergli. Essendo professo da soli due anni, fu necessario chiedere alla Santa Sede la sanatoria di otto anni, che fu facilmente accordata. Governò la Congregazione per 20 anni (1836 – 1856), che si possono dividere in due epoche: nei primi dodici anni – fino al 1848 – continua lo sviluppo che la Congregazione aveva conosciuto sotto il governo del suo predecessore, P. Reynaudi, gli ultimi otto furono invece di inarrestabile declino. Appartengono al primo periodo l’apertura delle missioni in Birmania, l’apertura della casa dell’Annunziata a Nizza e di Livorno Vercellese, l’aumento delle vocazioni – quasi un centinaio in dieci anni, dovute soprattutto alla testimonianza e all’opera di P. Reynaudi – il fiorire di una forte spiritualità e la riorganizzazione della disciplina interiore dell’Istituto. Padre Avvaro non aveva il dono della parola ma in compenso seppe dare, attraverso le molte lettere circolari, sapienti norme e consigli pratici.

Fu uomo di governo, ma nel secondo periodo che va dal 1848 al 1856, ebbe molto a soffrire non solo a causa della persecuzione esterna da parte del governo liberal-massonico che aveva dichiarato guerra alla Chiesa e agli ordini religiosi, ma anche, e soprattutto, per le defezioni di confratelli carissimi e collaboratori preziosi, tra i quali si ricordano i padri Giovanni Tomatis, procuratore generale, e Davide Emanuelli, consultore generale, sui quali egli aveva fatto sempre grande assegnamento, e il senso di sfiducia generale che per questa strana situazione si era infiltrato nell’animo di molti confratelli. Risale a questo periodo la perdita delle comunità del Piemonte che portarono, per mancanza di soggetti e di mezzi, alla dolorosa rinuncia della presenza degli Oblati in terra di missione.

Scrive P. Agostino Valentini: “P. Avvaro dovette dunque affrontare gli effetti delle leggi governative sugli Istituti religiosi, fra i quali furono erroneamente compresi gli Oblati di Maria Vergine, che in realtà a quel tempo non erano un Istituto religioso, ma una Congregazione di sacerdoti secolari. Fra coloro che si erano adoperati per arrivare a un chiarimento della situazione giuridica della Congregazione, purtroppo c’era anche Padre Avvaro, che poi dovette subirne le conseguenze. Il Calliari parla del Padre Avvaro come di ‘uomo di governo’, perché a suo giudizio avrebbe introdotto in Congregazione la ‘riorganizzazione della disciplina’, e cita in proposito la sua ‘Lettera circolare sull’obbedienza’ del 1846, vero monumento di ascetica scritta per il decennio della sua elezione a Rettor Maggiore: in essa si vede quanto l’Avvaro avesse penetrato lo spirito della Congregazione.

A giudicare dall’incapacità dimostrata nel comprendere gli avvenimenti di quel periodo – continua P. A. Valentini, e le persone che vi erano coinvolte, verso le quali manifestò grande insensibilità, c’è da dubitare della fondatezza di questi giudizi. Del resto è noto che non aveva il dono della parola, né la capacità di ascolto. Resse l’Istituto affidandosi alla diffusione di molte lettere circolari, ma trascurando di curare i rapporti umani con i confratelli. Anche nel ministero non aveva il dono della parola, per cui si dedicò di preferenza al confessionale essendo molto ricercato come direttore spirituale”.

Continua P. Calliari: Era uomo di grande scienza e di grande pietà. Aveva una memoria formidabile. Mons. Bigex, vescovo di Pinerolo, soleva dire che se noi perdessimo il testo della Sacra Scrittura, la si ritroverebbe tutta nella memoria del teologo Avvaro. Studiava continuamente, specializzandosi soprattutto in filosofia e teologia. Si diceva che sapesse a memoria molta parte della Somma Teologica. Assiduo al confessionale, dove passava mattinate intere, era molto apprezzato come direttore spirituale. Il canonico Pietro Caffaro, storico della chiesa pinerolese, che lo conobbe personalmente, lo definisce “un uomo nel quale non sapevi ammirare qual più, se la santità della vita, o la profondità delle sacre scienze, o la semplicità veramente infantile”.

 

Bibl. P. CAFFARO, Notizie e documenti della chiesa pinerolese, V, Pinerolo 1903, 152;

F. GIORDANO OMV, Necrologio in AOMV, inedito.

Nacque a Boves (Cuneo), il 7 novembre 1807 e fece ingresso a Pinerolo, Santa Chiara, il 31 dicembre 1827. Ricevette l’abito il 25 febbraio 1828 e pronunziò i voti il 26 febbraio 1829. Fu ordinato sacerdote il 5 giugno 1830 (oppure il 23 giugno 1830), ed eletto Rettor Maggiore il 6 ottobre 1856. Morì a Torino, in casa Bianchetti, il 17 ottobre 1862, all’età di 55 anni; fu sepolto nel camposanto nuovo di Torino, con il N. 169.

L’Isnardi conobbe gli Oblati attraverso P. Enrici (1799-1841), suo compaesano. Era già chierico quando fu accettato a Pinerolo dallo stesso P. Lanteri che gli diede la sacra veste e ne accettò la professione. Padre Isnardi si distinse subito per intelligenza e spirito religioso. Appena ordinato sacerdote, fu nominato professore nello studentato di Pinerolo e poi maestro dei novizi. Nel 1840 fu nominato Rettore alla Consolata, e poi Consultore generale, Consultore locale, Prefetto degli studi, Prefetto spirituale degli studenti, esaminatore dei postulanti, confessore della comunità, bibliotecario della casa. Nel 1845 fu incaricato della redazione del “Direttorio”, che poi fu approvato e tenuto in uso fino al Capitolo Generale del 1930, quando fu sostituito da quello compilato da P. Delfino. Nel 1847, alla morte di P. Loggero, fu nominato Segretario della Congregazione. Nel 1849, per iniziativa e ordine del Rettor Maggiore P. Avvaro, dava inizio alla “Collezione di Libri buoni a favore della Religione Cattolica” (18 agosto 1849), una delle iniziative più congeniali agli scopi della Congregazione, che rimase attiva per circa una decina di anni. Nel 1856, morto P. Avvaro, P. Isnardi fu eletto Rettor Maggiore nel Capitolo tenuto alla Consolata. Era chiamato per antonomasia “Delizia della Congregazione”. Ebbe però la sventura di reggere la Congregazione in tempi molto burrascosi a causa degli avvenimenti politici che ebbero gravi e negative ripercussioni su tutto l’Istituto. Il 1 giugno 1858 gli Oblati furono cacciati “manu armata” da Santa Chiara di Pinerolo, il 25 aprile 1858 dalla casa di Livorno Vercellese, il 15 novembre 1858 dalla Consolata di Torino. Nel marzo 1859 furono obbligati a lasciare definitivamente la Gibellina di Como. Alla mancanza paurosa di mezzi finanziari per sopravvivere si aggiungeva una terribile crisi interna che portò parecchi padri ad abbandonare l’Istituto: P. Isnardi non ebbe la consolazione di accettare nemmeno un postulante! Motivo della scarsità di vocazioni era anche, e forse principalmente, la mancanza di fondi e l’estrema povertà.

Padre Isnardi è certamente uno degli uomini più benemeriti della Congregazione, degno di tempi migliori, più tranquilli e più adatti ad uno sviluppo regolare e metodico della nostra famiglia religiosa. Pubblicò per primo il Direttorio del Fondatore, progettava anche un seminario vocazionale a Chieri. Scrisse, tra l’altro, la ‘Guida Angelica’ per i Novizi Oblati di M.V., che curò anche in edizione speciale per i fedeli, ristampata più volte.

Nacque a Carignano (Torino), l’11 marzo 1810; il 26 giugno 1830 entrò a Pinerolo, Santa Chiara, dove ricevette anche l’abito il 16 luglio 1830 ed emise la professione il 17 luglio 1831; fu ordinato sacerdote a Pinerolo il 22 settembre 1832 ed eletto Rettor Maggiore a San Ponzio l’11 dicembre 1862; morì a San Ponzio il 4 febbraio 1870 all’età di 60 anni. È sepolto a Nizza.

Era nipote di P. Antonio Biancotti, uno dei due confondatori della Congregazione a Carignano con P. Reynaudi, poi gesuita a Roma, Fermentino, Tivoli, Spoleto. P. Giovanni Battista studiò nel seminario di Fossano, dove era detto ‘il filosofo’ e di lì passò presso gli Oblati a Pinerolo, accolto ancora da P. Lanteri. Di ingegno pronto e versatile, aveva una cultura vastissima in molti rami della scienza, sia sacra che profana: in teologia, filosofia, letteratura, medicina, fisica, matematica ed astronomia; approfondì gli studi in queste ultime materie specialmente nel periodo che passò a Torino.

Fu predicatore e scrittore: nessun Rettor Maggiore, eccetto il Reynaudi, predicò tanti Esercizi quanto il Biancotti. Negli anni dopo l’ordinazione sacerdotale insegnò filosofia a Pinerolo e poi teologia nello studentato della Consolata: tra i suoi alunni aveva anche Francesco Ghignetti, morto santamente a 23 anni nel 1845. Nel 1856 il Rettor Maggiore, P. Isnardi, lo scelse come suo Vicario generale. Nel 1860-’61, dopo l’annessione di Nizza alla Francia, fu ospite dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Parigi, dove si era recato per perorare la causa degli Oblati e assicurare loro la pensione governativa – che riuscì ad ottenere – dopo che essi erano stati cacciati dalle loro case del Piemonte. In quel tempo era stato incaricato anche dell’insegnamento della teologia morale nello studentato di San Ponzio. Era molto apprezzato da Mons. Pietro Sola, vescovo di Nizza.

Alla morte di P. Isnardi, nel Capitolo generale da lui radunato per l’elezione del nuovo Rettor Maggiore, ebbe dieci voti contro gli otto di P. Delfino, e governò la Congregazione per otto anni, fino al 1870: il periodo forse più disgraziato e più tragico di tutta la nostra storia. I luttuosi avvenimenti politici del tempo, le ristrettezze finanziarie arrivate a un livello spaventoso – i pochi studenti di San Ponzio ridotti letteralmente alla fame – e la mancanza di vocazioni lo avevano determinato a non accettare più postulanti e a lasciar morire la Congregazione per estinzione naturale. In otto anni ricevette solo quattro postulanti, di cui due soltanto, fratelli coadiutori, perseverarono. Era convinto che, dopo i primi ‘grandi Oblati’, ormai non era più possibile formarne altri.

P. Biancotti, uomo di statura non ordinaria, era degno di vivere in altri tempi. Predicando a Escaréne, presso Nizza, fu colto da tisi e portato alla tomba.

 

Bibl. Elogio funebre pronunciato da P. Delfino, in AOMV, inedito.

F. Giordano, Necrologio, in AOMV, inedito.

Nacque a Osasio (Carignano), l’11 settembre 1819 ed entrò a Pinerolo, Santa Chiara, il 3 novembre 1837. La vestizione avvenne nella stessa città il 21 novembre 1837; la professione, il 25 novembre 1838. Fu ordinato sacerdote il 17 maggio 1845 ed eletto Rettor Maggiore a San Ponzio l’11 marzo 1870. Morì a San Ponzio, il 20 novembre 1888, all’età di 69 anni; è sepolto a Nizza nella chiesa di San Ponzio

Osasio, frazione del comune di Pancalieri ma parrocchia indipendente, era la patria di altri due Oblati, P. Ferrero il Vecchio († 1859) e P. Giovanni Battista Rossi († 1876), oltre che di Fratel Giovanni Peiretti († 1871), il che spiega l’orientamento vocazionale di P. Stefano Rossi verso gli Oblati. Prima di salire alla suprema carica della Congregazione aveva occupato il posto di Maestro dei novizi a Pinerolo nel 1850, Rettore a Pinerolo (1856), e a San Ponzio (1857); era stato anche il primo, e l’unico, Rettore della nuova fondazione di Rocca Priora presso Frascati (1863). Dimorò poi quasi continuamente a San Ponzio, diventata casa generalizia della Congregazione, e morì dopo una lunga malattia sopportata con pazienza mirabile.

Padre Stefano Rossi merita una menzione speciale nella storia della nostra Congregazione per il coraggio e la fede da lui dimostrati nei 18 anni di governo. Eletto Rettor Maggiore nel 1870, aveva trovato la Congregazione in una situazione miserrima, con poche case, con pochissime vocazioni, con la chiusura delle missioni estere, con scarsi mezzi finanziari, con prospettive molto fosche per l’immediato avvenire, e inoltre: con molte perdite di soggetti validi e con un profondo scoraggiamento nel cuore dei pochi che erano rimasti. Solo una grande fede nella Provvidenza di Dio e un grande amore al proprio Istituto potevano condurre ad affrontare una situazione simile. P. Stefano Rossi accettò questa croce e con la sua fede seppe in pochi anni portare la Congregazione a una svolta importantissima della sua storia. Nel capitolo 1870 la Congregazione si consacrò a San Giuseppe, eletto «Patrono specialissimo» per avere nuove vocazioni. San Giuseppe non è stato sordo alle preghiere degli Oblati. Dal 1870 comincia la lenta e graduale, sempre più sensibile, ascesa dell’Istituto che ha permesso la sua sopravvivenza e la ripresa, in parte, del programma Apostolico che aveva avuto in eredità dal padre Fondatore. Un merito non secondario di questa ripresa va attribuito appunto, a P. Stefano Rossi e alla sua Consulta.

Nato a Bricherasio, San Michele (Pinerolo) il 23 luglio 1834; entrò a Santa Chiara il 22 gennaio 1853; fece la vestizione a Santa Chiara il 24 febbraio 1853; emise la professione nella stessa chiesa il 22 ottobre 1854; fu ordinato sacerdote ad Alberga da Mons. Viale, il 21 settembre 1861. Fu eletto Rettor Maggiore nel 1888; morì a Nizza, San Ponzio, il 15 agosto 1907, all’età di 74 anni; fu sepolto nel cimitero di St. Barthélemy, Nizza, nella tomba della Congregazione.

E’ nipote del padre Avvaro Antonio (1793-1856), detto Senior, che fu Rettor Maggiore dal 1836 al 1856, per distinguerlo dal quale è detto Junior, ed è a sua volta zio di Fratel Francesco Avvaro (1860-1941). La “professione” che fece il 22 ottobre 1854 insieme con i novizi Giovanni Battista Murisengo (1835-1912) e Giovanni Antonio Trucchi (poi uscito), nelle mani del maestro dei novizi P. Stefano Rossi (1819-1888), era un semplice “giuramento” ad tempus e questo a causa del pericolo di essere chiamati alle armi e arruolati nell’esercito piemontese, allora in guerra con l’Austria.

Padre Avvaro da giovane si diede alla predicazione delle missioni popolari. Fu Consultore generale e più volte Rettore negli anni più burrascosi della nostra storia. Alla morte del Rettor Maggiore P. Stefano Rossi (1888), dopo una laboriosa votazione, fu prescelto a succedergli. Di ottime qualità, di profondo spirito religioso, di intenso amore per la Congregazione, gli mancò forse l’energia e il coraggio che in quelle circostanze anormali sarebbero stati necessari per l’Istituto che si trovava già abbastanza avviato sulla via della ripresa.

Ebbe a soffrire grandi dispiaceri, specialmente per la chiusura delle due case di Nizza, la confisca dei beni e la visita apostolica del 1905. Egli, per un antico privilegio concesso al tempo dell’annessione di Nizza alla Francia (1860), restò fino alla morte nella casa di San Ponzio, ormai proprietà del demanio, e fu così l’ultimo Oblato a lasciare quella casa. Dopo la visita apostolica rimase ancora in carica, per quanto ammalato e quasi inabile, sostituito dal padre Claudio Toesca come Vicario Generale, che nel 1907 gli successe come Rettor Maggiore.

Nacque a Saorgio (Nizza Marittima), il 3 febbraio 1854, fece ingresso a San Ponzio il 13 luglio 1870; ricevette l’abito l’11 settembre 1870 a San Ponzio, dove emise anche la professione il 19 settembre 1871, fu ordinato sacerdote a Nizza il 15 giugno 1878, eletto Rettor Maggiore il 28 agosto 1907, vi rinunciò il 14 agosto 1919; morì a Pinerolo il 14 aprile 1931, all’età di 77 anni; è sepolto nel cimitero di Pinerolo, nella tomba della Congregazione.

P. Toesca si può definire il vero restauratore della Congregazione nei primi due decenni di questo secolo, colui che ha saputo affrontare con senso di realismo e con coraggio la criticissima situazione del momento e applicare i rimedi più opportuni per una ripresa qualitativa e quantitativa allora possibile. Entrava tra gli Oblati nel 1870, tra i primi che dopo la morte di P. Giovanni Battista Biancotti (†1870) incominciaro a fluire nell’esausta Congregazione priva di mezzi, di elementi e, quel che è peggio, di speranza, di ottimismo e di ardore. P. Toesca con la sua semplicità e senso pratico, a fianco dei due Superiori generali Stefano Rossi e Giovanni Antonio Avaro, e infine come loro successore nella massima carica dell’Istituto, saprà collaborare efficacemente a questa ripresa.

Nato da famiglia contadina a Saorgio nella Val Roisa, poco distante da Briga, culla della famiglia Lanteri, a 16 anni entrò a San Ponzio, dove rimase ininterrottamente per 30 anni, prima come novizio e scolastico, poi come professore di teologia morale ai nostri chierici, segretario del Rettor Maggiore Avaro e difensore del vincolo nel tribunale ecclesiastico della Curia di Nizza. Nel 1901 fu eletto Rettore di San Francesco a Torino. Nel 1905 il visitatore apostolico lo volle Vicario generale della Congregazione, con poteri molto ampi, a fianco di P. Avaro ormai malato e impotente. In tale qualità indisse il Capitolo generale del 1907, dal quale uscì eletto Rettor Maggiore. Accettò la carica dopo molte e replicate insistenze dei padri capitolari e per il grande amore che aveva verso la Congregazione, pur sapendo le gravi difficoltà a cui sarebbe andato incontro, difficoltà rese allora più sentite per la recente visita apostolica. Umilmente e coraggiosamente si mise al lavoro per ricostruire la Congregazione.

Il visitatore aveva imposto la chiusura delle scuole interne dei nostri chierici con l’obbligo di frequentare il seminario di Torino: P. Toesca portò lo studentato a Roma, a Santa Maria del Pianto, e mandò i chierici al Seminario Lateranense. Ogni mese egli intraprendeva il lungo viaggio – una giornata intera di treno – per andare a trovare i suoi chierici e rendersi conto personalmente dell’andamento materiale, spirituale e scolastico di ciascuno. Per sua iniziativa furono aperte anche la casa di S. Iacopo a Pisa e il nuovo Collegio Apostolico Sacro Cuore di Chiavari.

La prima guerra mondiale (1915-1918) veniva a interrompere bruscamente l’opera di ricostruzione che egli aveva iniziato. Molti studenti di teologia dovettero partire per la zona di guerra, e soltanto pochi furono quelli che tornarono nell’Istituto. Tutta l’attività della Congregazione sembrò come paralizzata per quei quattro anni di paura e di fame.

Nel 1919, terminato il conflitto, indisse un nuovo Capitolo generale nel quale, malgrado il parere contrario di quasi tutti i capitolari, volle presentare le dimissioni dalla sua carica adducendo il motivo, non infondato, della sua poca salute fisica. Al suo posto fu eletto P. Domenico Pechenino. P. Toesca continuò ad essere Consultore generale e Ammonitore del nuovo Rettor Maggiore.

Dopo quattro anni passati a Nizza (1919-1924), fu nominato Rettore della casa di Pinerolo (1925-1928), casa nella quale restò anche dopo la scadenza della nomina quale confessore dei chierici novizi e scolastici. Anche nella tarda vecchiaia era fedelissimo all’osservanza religiosa, amante della vita ritirata e della preghiera, vero esempio a noi giovani studenti. Le uniche volte in cui alzava la voce e prendeva un aspetto severo era quando vedeva qualche infrazione al silenzio, alla carità fraterna, all’obbedienza dovuta ai superiori; per il resto era il più amabile dei padri, scherzoso, quasi fraterno e sempre sereno. Colpito da bronco polmonite nella primavera del 1931, si mise a letto e in pochi giorni morì.
La Congregazione non dovrà e non potrà mai dimenticare questo santo e benemerito religioso che la resse tanto sapientemente e la guidò con tanta fermezza e soavità in tempi molto critici.

Nato a Cuorgné (Torino), frazione di Priacco, il 4 luglio 1873, entrò a San Ponzio il 31 luglio 1888. Fece la vestizione il 7 ottobre 1888, e la professione il 7 ottobre 1889. Fu ordinato sacerdote a Nizza il 7 ottobre 1896, morì a Torino, a N. S. della Pace, il 26 maggio 1950, all’età di 77 anni; è sepolto nel cimitero di Torino. Nel Capitolo generale del 1919, rimase in carica fino al 1946, quando fu destituito, per intervento della Santa Sede, a causa delle preoccupanti condizioni di salute.

Proveniva, come altri Oblati suoi contemporanei, dal Collegio vocazionale di Don Pavia. Di salute sempre malferma, ma di tenace volontà, seppe formarsi da solo una vasta cultura, specialmente nel campo sociale e ascetico per la predicazione di missioni e di esercizi spirituali, di cui diede numerosissimi corsi fino agli ultimi anni della sua vita. Da giovane insegnò nel collegio apostolico di Giaveno e nello studentato teologico di Carignano. Nel 1905, dopo la visita apostolica, di cui era stato uno dei principali promotori, fu mandato a Pisa insieme con P. Prinetti e altri, e là rimase fino al 1919, quando fu eletto Rettor Maggiore della Congregazione. A Pisa si manifestò tutta la sua personalità. Stimatissimo dal Card. Pietro Maffi, arcivescovo di Pisa, amico del prof. Toniolo e del prof. Fedeli, collaborò con Mons. Orlandi alla fondazione della FACI (Federazione del Clero Italiano), fondò il circolo “Aurora” per le giovani, promuovendo la trasformazione religiosa e spirituale della difficile zona di Porta a Piagge. Innumerevoli le conferenze e le missioni tenute a Pisa e nelle altre diocesi toscane.

Nel Capitolo generale del 1919, all’indomani della guerra mondiale, fu eletto Rettor Maggiore in luogo del dimissionario P. Claudio Toesca, rimase in carica fino al 1946, quando fu destituito, per intervento della Santa Sede, a causa delle preoccupanti condizioni di salute e fu sostituito da P. Tommaso Piatti. La morte lo colse quasi improvvisamente a 77 anni il 25 maggio 1950.

Nacque a Torino, il 30 agosto 1886, fece ingresso a Giaveno, il 20 agosto 1898, la vestizione a San Ponzio il 29 settembre 1900; emise la professione a Pinerolo l’8 settembre 1902; fu ordinato sacerdote a Roma, dal Card. Respighi, nella sua cappella privata, il 7 febbraio 1909, fu eletto Rettor Maggiore ad nutum S. Sedis, il 14 gennaio 1946; morì a Roma al Mamertino, il 17 marzo 1956, all’età di 70 anni; è sepolto al Verano nella tomba della Congregazione

Dopo alcuni anni passati in cura d’anime nella parrocchia di Sant’Elena, fu mobilitato durante la prima guerra mondiale. Nel 1922 aprì la casa del SS. Crocefisso al carcere Mamertino, dove passò tutta la vita fino alla morte. Fu là che diede inizio al bollettino ‘Il Mamertino’, che fu l’unico organo di stampa della Congregazione per diversi anni, e che cessò le pubblicazioni dopo la seconda guerra mondiale. Era già Consultore generale quando nel 1929, alla morte di P. Leone Frisia, fu nominato anche Procuratore generale. Introdotta la causa di beatificazione di P. Lanteri nel 1920, fu affidata a P. Piatti la postulazione. A lui si deve il riordinamento dell’archivio, l’elencazione sistematica dei documenti che interessavano la causa, l’avvio delle pratiche presso la S. Congregazione dei Riti, la pubblicazione di un’apprezzata biografia del Lanteri, riassunto di quella del Gastaldi, che servì egregiamente a far conoscere la figura del nostro Fondatore come ‘Precursore dell’Azione Cattolica’ negli ambienti ecclesiastici italiani, e infine la collaborazione fattiva con Mons. Amato Pietro Frutaz nella preparazione della Positio Lanteri, uscita nel 1954. Se nel 1965 P. Lanteri fu dichiarato venerabile, il merito lo si deve in gran parte a P. Piatti.

Nel gennaio 1946 veniva eletto Rettor Maggiore della Congregazione ad nutum Sanctae Sedis e restava in tale carica fino alla morte. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni di argomento storico, biblico e letterario. Ammalato di diabete, soffrì parecchi disturbi negli ultimi anni e morì quasi improvvisamente dopo aver celebrato in comunità il suo onomastico, San Tommaso d’Aquino, che a quei tempi cadeva il 7 marzo.

Nato a Fosdinovo (Massa Carrara) l’8 gennaio 1909, molto giovane entrò studente a Chiavari nel settembre del 1925, accompagnato dal fratello Don Paolo, zelante parroco nel Massese.

Iniziò il probandato a Pinerolo il 9 agosto del 1928, quindi il noviziato l’8 settembre con P. Kerschbaumer che ebbe a dire di lui: ”soggetto di ottime speranze, serio, pio, intelligente, di volontà tenace”.

Fece la vestizione il 29 settembre 1928; Emise la prima professione il 6 ottobre 1929 a Pinerolo, poi fu a Pisa dove studiò teologia per quattro anni sotto la guida di P. Raffaele Melis che a lui dedicava incarichi delicati e importanti, sicuro che li avrebbe assolti bene. Fece la professione perpetua l’8 dicembre 1932 a Pisa, dove fu anche ordinato sacerdote il 28 marzo 1936 per mano di S.E. Mons. Vettori Gabriele.

Svolse il suo ministero in Italia: a Pisa da marzo ad ottobre 1936, poi a Torino come viceparroco (1936-1937), viceparroco a Sant’Elena (1937-1938), di nuovo a Torino come viceparroco e predicatore (1938-1939), poi a Pantelleria (1939-1946), dove giunse il 27 novembre 1939, avendo chiesto di andare in aiuto al parroco pur essendo la guerra imminente, e dove, il 30 giugno 1940, fu nominato cappellano militare per l’assistenza alla Marina (1939-1946). “Sempre presente fra i parrocchiani particolarmente più bisognosi di mezzi e di conforto, fu pure presente allo sbarco degli anglo-americani nell’isola, e col suo tatto evitò incresciosi incidenti e salvò la vita a qualche imprudente e ingenuo”. P. Pagani rimase a Pantelleria insieme a P. Bobola mentre “le altre autorità venivano deposte o erano prigioniere e ottennero dagli Alleati protezione e difesa dei deboli, viveri e indumenti per gli affamati e i poveri, liberazione di innocenti”, fino al 1 dicembre 1945 quando poté lasciare l’isola per essere assistente dei giovani a Sant’Elena (1946-1950). Rettore della comunità sul carcere Mamertino, fu eletto Consultore generale nel 1946 e Segretario generale per il sessennio 1950-1956. Amava predicare al popolo, tenne centinaia di esercizi a suore, chierici e preti. Stimato per la sua competenza, zelo e disponibilità al servizio, anche presso i Superiori in Vicariato, nel marzo del 1956 fu nominato vicario generale, alla morte di P. Tommaso Piatti e nell’agosto del 1956 fu eletto Rettor Maggiore dopo la riforma pontificia che imponeva una scadenza al mandato. Il 28 marzo 1961 poté celebrare il 25° di ordinazione sacerdotale, come ricorda egregiamente una pubblicazione curata da P. Roberto Pinamonti. Negli anni del suo governo, “le nostre Case sparse nel mondo sono diventate un rigoglioso cantiere di opere e di vitalità apostolica. Sono sbocciate opere grandiose nelle case già esistenti, basti per tutte il pensionato universitario a Pisa, e nuove case furono aperte in Italia, nel Sud America, in Francia e in Austria. P. Pagani diede anche avvio all’associazione “Pia Congregazione di N.S. di Fatima”, attiva per molti anni.

Allo scadere del suo secondo mandato (1968), desiderò vivere nella casa di San Vittorino, dove rimase fino al 1988. La sua ultima comunità fu quella del Mondo Migliore. Il 3 settembre 1999, all’età di 90 anni, è deceduto nella sua stanza, circondato dai confratelli, nel pieno possesso delle sue facoltà, raccomandando la sua anima al Padre.

I funerali ebbero luogo nel santuario di N.S. di Fatima, a San Vittorino, domenica 5 settembre, celebrati dal Rettor Maggiore, P. Patrice Véraquin. E’ sepolto nel cimitero di San Vittorino, come da sua volontà.

P. Sergio Zirattu nel discorso tenuto il giorno del funerale: “Durante la mia vita sacerdotale ho conosciuto tanti confratelli ma nessuno con il medesimo carisma di P. Pagani, attento e premuroso, con il costante ricordo di tutti e di tutto. Ho potuto apprezzarne la volontà, la precisione, la pazienza, ma in modo particolare l’umiltà. Nonostante il suo alto compito, pur di essere utile alla comunità, svolgeva anche le mansioni più umili”.

Questa la dichiarazione di un membro dei gruppi di preghiera istituiti da P. Pagani: “P. Alfredo in tanti anni di sacerdozio ha lasciato nel suo cammino una traccia indelebile, la sua povertà di spirito, la sua misericordia, la sua disponibilità, la sua purezza di cuore. Padre, La ringraziamo per le attenzioni, per il costante interessamento, per averci ascoltato, guidato e consigliato per percorrere il giusto sentiero”.

P. Giuseppe Lamberti è nato a Savigliano (Cuneo) il 22 febbraio 1922. Dopo essere stato a Pinerolo, nel 1939 è entrato nel noviziato di Ivrea dove, il 22 settembre del 1940, ha fatto la professione religiosa. E’ stato ordinato a Pinerolo il 20 aprile del 1947.

La maggior parte del suo ministero lo ha svolto a Pisa, dove è stato trasferito subito dopo la sua ordinazione, per aiutare nella parrocchia delle Piagge, rimanendovi una prima volta sino al 1969.

In questo periodo si è dedicato anche alla fondazione del Pensionato Lanteri per universitari e alla realizzazione della Lanteriana. Quest’ultima è nata per favorire i sacerdoti della regione nell’acquisto di materiale catechetico e di conforto per la casa, estendendo in seguito il servizio all’intera città di Pisa. Durante questo periodo ha servito la Congregazione svolgendo l’incarico di Consigliere generale. Nel 1968 il Capitolo generale lo ha eletto Rettor Maggiore, proprio nel bel mezzo della crisi che ha investito la Chiesa con le contestazioni del post Concilio.

Nel 1971 ha rimesso l’ufficio di Rettor Maggiore e, dopo aver partecipato all’elezione del suo successore, è ritornato a Pisa, dove vi è rimasto sino al 1985. In quell’anno è stato chiamato a Roma per dirigere il grande Centro del Mondo Migliore dove, oltre ad accogliere gruppi ecclesiali per convegni e conferenze, vi era anche il nostro studentato internazionale.
Nel 1996 è ritornato a Pisa, per essere Rettore della Comunità e Direttore del Pensionato universitario, curandone la riforma e l’organizzazione.

Alla fine del 2004 è andato a Carignano, per aiutare nella pastorale del Santuario di N. Signora delle Grazie, Casa Madre della nostra Congregazione.

Dal 2006 al 2008 è Rettore a Carignano.

Nel 2010, già malato, si è ritirato a Chiavari, dove le sue condizioni si sono aggravate nei mesi; si è spento il 7 novembre 2012, assistito dai confratelli e dal personale della Casa di Chiavari.

Nato a Lavacchio (Massa Carrara) il 25 giugno 1924 da Emilio e Luisa Morigliani. Fin da ragazzo, imparò dal papà la tenacia nel lavoro, ad essere esigente verso sé e buono verso gli altri. Il papà era conosciuto per il profondo spirito di carità verso i poveri. Dalla mamma imparò la fede serena e la gioia della vita che si esprimeva nel canto pur in mezzo alle strettezze della povertà. P. Otello stesso, come il fratello Pietro che l’aveva preceduto in Congregazione, erano noti fra gli Oblati per l’amore alla musica e al canto e per la loro voce alta e melodiosa.

Entrò undicenne in collegio a Chiavari il 29 ottobre 1935, dove frequentò il ginnasio seguendo l’esempio del fratello maggiore P. Pietro (morto tragicamente nel 1949). Fece la vestizione il 17 settembre 1939 a Ivrea per le mani del vescovo Rostagno, dove iniziò anche il noviziato, e dove il 22 settembre 1940 emise la prima professione. Significativa la lettera che scrisse alla vigilia ai superiori: “ … so che in qualunque campo mi troverò, non dovrò essere un uomo qualunque, ma un uomo di Dio, tutto per la sua volontà e per la sua gloria. Dovrò essere santo! Dovrò, sell’esempio di Gesù, cercare continuamente la gloria di Dio. Ciò che richiede in me formazione, preparazione. Ed è per questo anche che desidero ardentemente entrare in Congregazione…”. Pronunciò i voti perpetui il 25 giugno 1945 a Pinerolo nelle mani di P. Ferdinando Kerschbaumer, allora rettore della casa e consigliere generale. L’ordinazione sacerdotale avvenne a Nago (Trento) il 20 aprile 1947 per le mani di Mons. Rauzi.

Nello stesso anno, 1947, è destinato in Argentina con altri confratelli, dove si dedicò con entusiasmo alla gioventù per circa 25 anni, e che gli valse il conferimento del titolo di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente della repubblica italiana (lettera del 10 aprile 1967). Nel 1958 è nominato superiore a Villa Udaondo, a Castelar, a S. Roque, e dopo il Capitolo generale del 1968 è eletto Delegato per l’Argentina.

Nel Capitolo generale del 1971 è capitolare per l’Argentina e viene eletto Rettor Maggiore, confermato in tale carica nel Capitolo generale del 1977 e, con clausola d’eccezione alle Norme, rieletto per un terzo sessennio nel Capitolo generale del 1983.

“Nell’ampio periodo del suo governo, tredici anni, dal 1971 al 1984, egli seppe infondere negli Oblati, con saggia pazienza, nuove speranze, compiendo scelte coraggiose, con grande confidenza in Dio e nella Vergine Ss.ma, che hanno favorito la crescita e l’espansione della Congregazione”, disse nell’orazione funebre il Vicario generale, P. Angelo Sarti. Sotto il suo governo si ebbe una ripresa provvidenziale delle vocazioni, con l’apertura di alcune case negli Stati Uniti e l’inizio della missione nell’Amazzonia brasiliana.

Diede un notevole impulso al nuovo santuario di N.S. di Fatima a San Vittorino e all’annesso Seminario internazionale dove diverse decine di giovani si preparavano al sacerdozio. Sensibile ai segni dei tempi, acquistò a Rocca di Papa il vasto complesso del “Mondo Migliore”, fondato dal P. Riccardo Lombardi, SJ, per farne un Centro Internazionale di spiritualità, un’opera che esigeva coraggio profetico per realizzarla: finalmente una struttura adeguata per esprimere il Carisma di P. Lanteri e che comprendeva la Casa per gli esercizi spirituali, lo studentato teologico, la casa per la formazione permanente, la casa per la formazione dei laici. Sostenne la Pia Unione delle Oblate di Maria Vergine di Fatima, fondate nel 1978.

Dopo una breve degenza nell’ospedale ‘Regina Apostolorum’ di Albano dove fu ricoverato per gravi disfunzioni epatiche, morì sabato 22 settembre 1984, anniversario della sua Prima professione, dopo aver ricevuto coscientemente l’Unzione degli infermi e il S. Viatico con edificante pietà e serenità, assistito dai confratelli, dal fratello Fosco e dalla sorella Bianca. I funerali furono celebrati due giorni dopo, nella chiesa dell’Assunta al Centro internazionale di Spiritualità del ‘Mondo Migliore’, a Rocca di Papa, dal Vescovo di Frascati, Mons. Liverzani, a lui legato da profonda amicizia, alla presenza del Card. Bafile e dell’Arcivescovo dell’Aquila, con la partecipazione di oltre 50 sacerdoti concelebranti e di molti amici. Le sue spoglie mortali riposano nel cimitero di San Vittorino Romano.

Numerose sono state le attestazioni di stima e di affetto verso P. Ponzanelli e verso la Congregazione, giunte per l’occasione da parte di personalità e di Istituti religiosi. Preziosa, la testimonianza di P. Rotondi: “Nelle varie occasioni dei vostri incontri mi convincevo sempre più di aver dinanzi un santo che guardava a Maria come a un modello insuperato e insuperabile”.

P. Ponzanelli sarà sempre ricordato per la sua bontà, il santo entusiasmo, la gioia per il bene, la fiducia nella Provvidenza e il grande amore per la Chiesa e per l’Istituto, un esempio di vita religiosa e sacerdotale. Del Venerabile Fondatore, P, Lanteri, imitò la carità paziente verso tutti e l’accoglienza serena e gioiosa. Aveva profondo il senso dell’urgenza del Regno di Dio, ciò che contava per lui era partecipare profondamente alla vita della chiesa alla luce degli ideali del Lanteri e del Concilio. Nel messaggio agli Oblati del 1978 scriveva: “La vita religiosa ci immette nella storia viva della salvezza, l’unica storia che resisterà al tempo e al crogiolo della morte per penetrare nell’eternità. Siamo stati chiamati e non vogliamo essere esclusi. Deve penetrare fra noi la coscienza dei tempi ultimi, il contagio delle realtà ultime a cui siamo destinati per sempre. Mi pare che questa dovrebbe essere la musica di fondo che accompagna il nostro cammino”.

“L’Oblato” del giugno 1984 riportava una delle sue ultime riflessioni: “Tutto il lavoro delle prossime e future programmazioni è chiaro che dev’essere al servizio dell’azione che lo Spirito Santo realizzerà in ciascuno di noi. Sarà quindi necessario creare le condizioni perché possa svolgersi questa azione in noi e fuori di noi in conformità alla chiamata del Signore. Unire il corso della nostra vita, in forma costante, con quella del Padre, a imitazione dell’esperienza di Gesù. Questo è, credo, essere aggiornati: vivere l’orario di Dio e quello della storia umana. E per questo vale la pena giocarci tutto”.

 

Da L’Oblato, numero speciale Ottobre 1984

Nacido en Victorica, Provincia de La Pampa, Argentina, el 23 de enero de 1932 e hizo sus votos el 17 de marzo de 1959 en Villa Udaondo. Cursó sus estudios filosóficos en el Colegio Máximo de San Miguel, de la Compañía de Jesús y los teológicos en Paris y Roma. Fue ordenado en San Juan de Letrán el 26 de marzo de 1966.

En 1981 fue trasferido de la comunidad de Castelar a Roma, donde fue nombrado Rector del «Mondo Migliore»

Con la muerte de Otello Ponzanelli se celebró en esa casa el Capítulo General en febrero de 1985. Julio Cura – que no era capitular- fue elegido luego de una prolongada votación.

Quienes participaron de ese Capítulo General recuerdan que Julio estaba atento a la elección -que se prolongaba demasiado- para acercar al aula capitular el brindis por el neoelecto. Cuando le llega la noticia de la elección, sin saber que era él mismo el elegido, se acercó rápidamente al aula capitular, en ropa de trabajo y con dos botellas de champagne en la mano. Al entrar se encontró de frente al padre Lamberti quien le preguntó: «¿Acepta el cargo de Rector Mayor?».

Julio, visiblemente sorprendido, pidió un momento para pensarlo y poder consultar a su amigo personal, el cardenal Eduardo Pironio. A su regreso de San Pedro, el chofer le preguntó: «¿A quién estoy llevando, al padre Julio o al Rector Mayor?» «Al Rector Mayor» fue la respuesta.

Intervino decididamente ante las denuncias contra Gino Burresi y, por causa de los graves conflictos internos que se sucedieron al interno de la Congregación, presentó su renuncia por pedido de la Santa Sede. El padre Marcel Gendrot smm fue designado Comisario Pontificio hasta el Capítulo de 1991.

En 1992 Julio regresó a Argentina donde ejerció el servicio de Prefecto de Espíritu y luego Rector de Inmaculada en Castelar. En 1997 fue designado Rector Provincial, cargo que ejerció hasta el año 2007.

Desde 2023 fue Rector de la comunidad de Villa Udaondo donde murió serenamente en su habitación el 18 de diciembre de 2024.

Peter nació el 1 de septiembre de 1950 en Estados Unidos, hizo sus primeros votos el 11 de septiembre de 1977 y recibió la ordenación sacerdotal el 3 de mayo de 1981.

Fue el primer Rector Provincial en Estados Unidos, antes de su elección como Rector Mayor.

Actualmente reside en Milton, MA, y dirige los ejercicios espirituales en esa comunidad.

Canadiense, nació el 30 de julio de 1953, emitió sus votos el 12 de septiembre de 1981 y recibió la ordenación el 2 de junio de 1985.
Durante sus años en Roma se desempeñó como formador, trabajando no solo en el acompañamiento vocacional sino en la redacción de la Ratio Institutionis publicada luego del Capítulo de 1991, en el cual fue elegido Vicario General.
En el Capítulo de 1997 realizado en Fontenay-aux-Roses fue elegido Rector Mayor para un primer período y confirmado para un segundo período en 2003.
Actualmente es Delegado del Rector Mayor y reside en Niza, en la Iglesia de la Anunciación y Santuario de Santa Rita.
Sardo, nació el 27 de abril de 1948 e hizo sus primeros votos el 27 de febrero de 1974; recibió la ordenación el 31 de octubre de 1977.
Segio ha dedicado muchos años al trabajo histórico, particularmente al cuidado y publicación de la documentación conservada en el archivo general.
Actualmente reside en la comunidad de San Vittorino Romano.
David nació en Filadelfia el 26 de agosto de 1956, hizo sus primeros votos el 23 de agosto de 1987 y recibió la ordenación el 25 de mayo de 1991.
Se desempeñó como Rector Provincial por varios períodos.
A causa de la pandemia del covid debió posponer un año el Capítulo General previsto para 2021.