Entrò undicenne in collegio a Chiavari il 29 ottobre 1935, dove frequentò il ginnasio seguendo l’esempio del fratello maggiore P. Pietro (morto tragicamente nel 1949). Fece la vestizione il 17 settembre 1939 a Ivrea per le mani del vescovo Rostagno, dove iniziò anche il noviziato, e dove il 22 settembre 1940 emise la prima professione. Significativa la lettera che scrisse alla vigilia ai superiori: “ … so che in qualunque campo mi troverò, non dovrò essere un uomo qualunque, ma un uomo di Dio, tutto per la sua volontà e per la sua gloria. Dovrò essere santo! Dovrò, sell’esempio di Gesù, cercare continuamente la gloria di Dio. Ciò che richiede in me formazione, preparazione. Ed è per questo anche che desidero ardentemente entrare in Congregazione…”. Pronunciò i voti perpetui il 25 giugno 1945 a Pinerolo nelle mani di P. Ferdinando Kerschbaumer, allora rettore della casa e consigliere generale. L’ordinazione sacerdotale avvenne a Nago (Trento) il 20 aprile 1947 per le mani di Mons. Rauzi.
Nello stesso anno, 1947, è destinato in Argentina con altri confratelli, dove si dedicò con entusiasmo alla gioventù per circa 25 anni, e che gli valse il conferimento del titolo di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente della repubblica italiana (lettera del 10 aprile 1967). Nel 1958 è nominato superiore a Villa Udaondo, a Castelar, a S. Roque, e dopo il Capitolo generale del 1968 è eletto Delegato per l’Argentina.
Nel Capitolo generale del 1971 è capitolare per l’Argentina e viene eletto Rettor Maggiore, confermato in tale carica nel Capitolo generale del 1977 e, con clausola d’eccezione alle Norme, rieletto per un terzo sessennio nel Capitolo generale del 1983.
“Nell’ampio periodo del suo governo, tredici anni, dal 1971 al 1984, egli seppe infondere negli Oblati, con saggia pazienza, nuove speranze, compiendo scelte coraggiose, con grande confidenza in Dio e nella Vergine Ss.ma, che hanno favorito la crescita e l’espansione della Congregazione”, disse nell’orazione funebre il Vicario generale, P. Angelo Sarti. Sotto il suo governo si ebbe una ripresa provvidenziale delle vocazioni, con l’apertura di alcune case negli Stati Uniti e l’inizio della missione nell’Amazzonia brasiliana.
Diede un notevole impulso al nuovo santuario di N.S. di Fatima a San Vittorino e all’annesso Seminario internazionale dove diverse decine di giovani si preparavano al sacerdozio. Sensibile ai segni dei tempi, acquistò a Rocca di Papa il vasto complesso del “Mondo Migliore”, fondato dal P. Riccardo Lombardi, SJ, per farne un Centro Internazionale di spiritualità, un’opera che esigeva coraggio profetico per realizzarla: finalmente una struttura adeguata per esprimere il Carisma di P. Lanteri e che comprendeva la Casa per gli esercizi spirituali, lo studentato teologico, la casa per la formazione permanente, la casa per la formazione dei laici. Sostenne la Pia Unione delle Oblate di Maria Vergine di Fatima, fondate nel 1978.
Dopo una breve degenza nell’ospedale ‘Regina Apostolorum’ di Albano dove fu ricoverato per gravi disfunzioni epatiche, morì sabato 22 settembre 1984, anniversario della sua Prima professione, dopo aver ricevuto coscientemente l’Unzione degli infermi e il S. Viatico con edificante pietà e serenità, assistito dai confratelli, dal fratello Fosco e dalla sorella Bianca. I funerali furono celebrati due giorni dopo, nella chiesa dell’Assunta al Centro internazionale di Spiritualità del ‘Mondo Migliore’, a Rocca di Papa, dal Vescovo di Frascati, Mons. Liverzani, a lui legato da profonda amicizia, alla presenza del Card. Bafile e dell’Arcivescovo dell’Aquila, con la partecipazione di oltre 50 sacerdoti concelebranti e di molti amici. Le sue spoglie mortali riposano nel cimitero di San Vittorino Romano.
Numerose sono state le attestazioni di stima e di affetto verso P. Ponzanelli e verso la Congregazione, giunte per l’occasione da parte di personalità e di Istituti religiosi. Preziosa, la testimonianza di P. Rotondi: “Nelle varie occasioni dei vostri incontri mi convincevo sempre più di aver dinanzi un santo che guardava a Maria come a un modello insuperato e insuperabile”.
P. Ponzanelli sarà sempre ricordato per la sua bontà, il santo entusiasmo, la gioia per il bene, la fiducia nella Provvidenza e il grande amore per la Chiesa e per l’Istituto, un esempio di vita religiosa e sacerdotale. Del Venerabile Fondatore, P, Lanteri, imitò la carità paziente verso tutti e l’accoglienza serena e gioiosa. Aveva profondo il senso dell’urgenza del Regno di Dio, ciò che contava per lui era partecipare profondamente alla vita della chiesa alla luce degli ideali del Lanteri e del Concilio. Nel messaggio agli Oblati del 1978 scriveva: “La vita religiosa ci immette nella storia viva della salvezza, l’unica storia che resisterà al tempo e al crogiolo della morte per penetrare nell’eternità. Siamo stati chiamati e non vogliamo essere esclusi. Deve penetrare fra noi la coscienza dei tempi ultimi, il contagio delle realtà ultime a cui siamo destinati per sempre. Mi pare che questa dovrebbe essere la musica di fondo che accompagna il nostro cammino”.
“L’Oblato” del giugno 1984 riportava una delle sue ultime riflessioni: “Tutto il lavoro delle prossime e future programmazioni è chiaro che dev’essere al servizio dell’azione che lo Spirito Santo realizzerà in ciascuno di noi. Sarà quindi necessario creare le condizioni perché possa svolgersi questa azione in noi e fuori di noi in conformità alla chiamata del Signore. Unire il corso della nostra vita, in forma costante, con quella del Padre, a imitazione dell’esperienza di Gesù. Questo è, credo, essere aggiornati: vivere l’orario di Dio e quello della storia umana. E per questo vale la pena giocarci tutto”.
Da L’Oblato, numero speciale Ottobre 1984