L’agonia di Gesù nel Getsemani
Gesù si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da Me questo calice! Però non come voglio Io, ma come vuoi Tu!». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre Mio, se questo calice non può passare da Me senza che io lo beva, sia fatta la Tua volontà». E tornato di nuovo trovò i Suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole (cfr. Mt 26,39-44).
“Non basta pregare: conviene perseverare. Gesù Cristo non vedendosi esaudito la prima volta, riprende la preghiera, sempre rinnovando la stessa domanda la seconda e la terza volta. Sebbene crescano l’affanno e la tristezza, non si ritira dall’orazione. Anzi, la prolunga: “In preda all’angoscia, pregava più intensamente” (Lc 22,44). Il Suo pregare prolungato è un andare ripetendo le stesse parole, la stessa supplica: “pregò, ripetendo le stesse parole” (Mt 26,44), “con forti grida e lacrime” (Eb 5,7). Dunque non desistiamo dall’orazione incominciata, anche quando non possiamo avere la mente raccolta, ci sembra di perdere tempo, ci annoia, ci sentiamo tristi o non ci vediamo esauditi. Non diminuiamo niente del tempo prefissoci. Impariamo da Gesù a dire e ridire, e perseverare, ripigliando e ridicendo di cuore sempre la stessa preghiera. Questa preghiera sarà a Dio accetta e ne ricaveremo grandi grazie e consolazioni. Ci sarà largamente premiata la nostra costanza. Se Gesù Cristo non fu subito esaudito, non lagniamoci noi” (Ven. Lanteri).