Sacerdote in eterno

Al suo arrivo a Torino c’erano due cose di cui il Lanteri doveva preoccuparsi: lo studio della Teologia e la preparazione al Sacro Ordine del Sacerdozio. L’essersi ingaggiato così a fondo nell’attività apostolica con il Padre von Diessbach, lungi dall’ostacolarlo, gli fu di immenso vantaggio, perché nel dotto gesuita trovò una guida sapiente ed anche un eccellente ripetitore delle lezioni seguite all’Università di Torino.

Il 25 maggio 1782 – dopo previa preparazione ed esame in Curia – nella Chiesa dell’Immacolata, a Torino, fu ordinato sacerdote dall’Arcivescovo Monsignor Costa di Arignano.

La vita che il Signore ci concede di vivere su questa terra, può essere spesa in veri modi: così come viene, viene, oppure in base ad un programma, quindi responsabilmente. Il Lanteri scelse il secondo modo. Ciò si evince da alcuni propositi che egli scrisse. Eccone alcuni.

Tutto a Colui che è tutto.

Vinci te stesso: cuor sollecito, generoso, ardente, senza capitolazione e riserva, per Dio e il prossimo.

Nella celebrazione della Messa avrò questi atteggiamenti:

All’Introito avrò quello del pubblicano.

Al gloria quello degli Angeli.

Alle Orazioni quello del legato.

All’Epistola e al Vangelo quello del discepolo.

Al Credo quello del martire.

All’Oblazione quello di Melchisedech.

Al Prefazio quello della Corte celeste.

Alla Consacrazione quello di Gesù Cristo.

Al Padre nostro quello del mendico.

All’Agnus Dei quello del reo.

Alla Comunione quello dell’amante.

All’Ite Missa est quello dell’Apostolo.

In un suo libretto di propositi spirituali scrisse:

«Dio ed io, e come già consacrato a Lui, tutto impegnato a rapire anime al mondo e darle a Dio».

Tratterò con moderata allegria, con magnanimità e fortezza, con libera onestà, con semplicità, con sincerità, con affabilità, accomodandomi al gusto delle persone».

«Voglio essere copia di Gesù: non vi è altro al mondo di più grande, di più sodo, di più vero».

Due mesi dopo l’Ordinazione, Brunone Lanteri conseguiva brillantemente il dottorato in Teologia. Il Padre von Diessbach, conoscendo bene il suo discepolo, lo consigliò di dedicarsi, non ad una predicazione dal pulpito: infatti aveva una salute malferma, con crisi bronchiali piuttosto serie, ma ad una predicazione colloquiale, fatta a mezza voce, per pochi uditori, come appunto si svolge durante gli Esercizi Spirituali.

La seconda decisione che il Padre Diessbach deve aver suggerito al Lanteri fu quella di prepararsi bene al ministero della Confessione. In quel tempo i novelli sacerdoti, prima di avere la facoltà di amministrare il Sacramento della Riconciliazione, dovevano frequentare un particolare corso di Teologia Pastorale, affrontare un esame e solo dopo venivano abilitati ad essere confessori.

I giovani preti usciti dal Seminario, alle prese con lo studio della Pastorale, erano liberi in città e abbandonati a se stessi, con grave pericolo della loro dignità sacerdotale. Bisognava creare un opera destinata a raccoglierli tutti insieme. Il Lanteri non avrà pace finché non sarà creata l’opera destinata a raccoglierli insieme. Quell’istituzione in seguito si chiamerà Convitto Sacerdotale. Ma in quel tempo, mentre cioè frequentava il triennale corso di Pastorale, non c’era nulla di simile in Torino.

Il terzo suggerimento che «il Maestro» dette al discepolo, fu quello di occuparsi a fondo della conoscenza della produzione libraria e di avere occhi e orecchi aperti riguardo allo svolgimento degli avvenimenti mondiali, specialmente quelli europei.

Ma in quegli anni Brunone fu colpito dal grande dolore della perdita del padre. Il buon dottor Pietro Lanteri morì il 31 ottobre 1784. Il dolore per la morte del padre fu grande, ma ciò che lo sgomentò di più fu il vedersi costretto ad occuparsi dell’eredità paterna assai considerevole.

Ma fu proprio in questa occasione che si dimostrò quando fosse distaccato dai beni del mondo. A Torino la sua unica preoccupazione era la perfezione sacerdotale. Eppoi gli Amici dell’Associazione reclamavano la sua presenza. Con libertà e generosità fece la sua scelta. Affidò la cura dei suoi affari ad un suo cugino, che godeva della sua fiducia, Pietro De Medici, e corse a Torino. Libero da ogni preoccupazione, potè continuare la preparazione all’esame della Teologia Pastorale, che superò senza alcuna difficoltà. Il 22 ottobre 1785, Mons. Costa di Arignano, Arcivescovo di Torino, consegnava a Bruno la Patente che lo abilitava al ministero della confessione.

Così veniva ufficialmente autorizzato a restare a Torino per esercitare il suo apostolato sacerdotale, alla sola condizione di presentare di tanto in tanto, a richiesta della Curia arcivescovile, l’attestato di buona condotta rilasciato dal parroco del luogo di residenza, oppure dalle autorità ecclesiastiche dei luoghi dove esercitava il suo ministero.

In uno di questi biglietti, che porta la data del 20 ottobre 1785, vale a dire due giorni prima che gli fosse rilasciata la licenza di confessare, troviamo scritto dal parroco di S. Tommaso in Torino che il sacerdote Pio Brunone Lanteri nativo di Cuneo, risiede da cinque anni – dal 1780 – in quella parrocchia e che si è sempre distinto per onestà, condotta irreprensibile, pietà e buon esempio.

Due anni più tardi è il vescovo di Losanna, Mons. De Lenzburg, a rilasciargli in data 19 maggio 1787 il più caloroso degli attestati, e che si era sempre dimostrato «uomo di buona vita, di condotta esemplare e di dottrine eccellenti», perciò il Vescovo di Losanna «desidera raccomandarlo a tutti i prelati ecclesiastici e a tutte le persone interessate». Cosa era andato fare a Losanna il Lanteri? Sicuramente per fondarvi l’Amicizia Cristiana.