Ci hanno accolti nella cosiddetta “saletta”, a fianco della grande Sala Nervi, arredata con un arazzo che rappresenta l’abbraccio misericordioso del Padre, all’interno di un quadrante, richiamando la creazione e il tempo. Sono state preparate per noi 33 sedie; 30 per i membri del Capitolo, le altre per p. Pierre Paul, p. Mark Avila e il Traduttore. Le sedie sono state sistemate in cerchio, mentre la sedia del Papa era ad una estremità del cerchio.
Papa ha fatto il suo ingresso alle 12.05 circa, accolto da un caloroso applauso. Ha salutato tutti, uno per uno, iniziando da P. Pierre Paul, a sinistra, facendo il giro completo, sino a ritornare indietro, verso il lato destro. Salutando il Rettor Maggiore il Papa ha detto di aver riconosciuto il suo viso perché lo aveva già visto in internet. Ha abbracciato P. Luis Costantino; un segno di amicizia accompagnato da un bell’applauso, tra la gioia dei due. Sempre continuando i saluti iniziali, si è soffermato con P. Greg Short, che gli ha ricordato i tempi in cui i nostri studenti andavano al Collegio Massimo di Buenos Aires, dove padre Bergoglio ne era il Rettore. “Venivate da Vila Udaondo!”, si è ricordato il Papa. Si è soffermato anche con P. Daniel Gari, che gli ha ricordato di averlo conosciuto in occasione di un corso di Esercizi Spirituali.
E’ rimasto con noi fino verso le 12.55. Questa è stata una grande sorpresa per noi perché, sapendo che per il mese di luglio ha sospeso tutte le udienze, ci aspettavamo un incontro di pochi minuti.
Dopo essersi seduto ha chiesto dove fosse seduto il Consiglio; Dave ha presentato i membri (sedevano tutti alla destra del Papa), poi ha iniziato a parlare attraverso il traduttore Alessio, che era venuto con noi. Dave ha ringraziato il Papa per averci ricevuto. Ha detto che il nostro Capitolo generale è stato ispirato molto dalle sue parole.

Dopo questo, il Papa ha iniziato a parlare: “Durante il mese di luglio sono state sospese le udienze, ma voi avevate avuto chi ha saputo insistere” (alludendo a P. Costantino); “Cosa posso dirvi? Vi conosco da Buenos Aires, so che lavorate in Parrocchie e Santuari: Santa Rita, San Roque (“è un Santuario?), rivolgendosi a Luis. Nei Santuari ci va molta gente, sono luoghi di misericordia…
Ma prima di tutto, voi dovete essere uomini della misericordia, essere uniti, dovete volervi bene, altrimenti la gente non capirebbe; dovete lasciare da parte le divisioni… per volervi bene…
Appena entrato sembrava stanco; ma quando ci ha parlato e ha risposto alle nostre domande è sembrato riprendere energia. Ha parlato sempre molto lentamente, facendo molte pause, lunghe; si tocca la testa, il viso col pollice, come se seguisse dei solchi. Le parole sono scelte, molte volte originali. Il discorso è continuato seguendo il filo logico della riconciliazione e della misericordia.
“Dovete essere uomini della riconciliazione”. Ha detto che lui sa che facciamo molte confessioni in alcuni posti in Argentina. Ha lodato più volte il lavoro dei Padri Oblati a San Rocco e a Santa Rita. Ha poi nominato l’anno della misericordia e l’importanza della riconciliazione. Dobbiamo essere una Chiesa aperta alla riconciliazione. Questa riconciliazione inizia nelle nostre comunità, perché è inutile che promuoviamo la riconciliazione tra le altre persone mentre noi non la viviamo tra noi. Ci ha detto che sì, siamo una piccola Congregazione, ma questo è un vantaggio e una grazia, perché così ci conosciamo tutti, uscendo dall’anonimato. Dovremmo essere grati per questo.
Il Papa ha sentito l’urgenza di indire l’Anno della Misericordia. Questo non è venuto all’improvviso durante una notte insonne. Ha detto che anche altri Papi hanno sottolineato l’importanza della misericordia: Paolo VI, Giovanni Paolo II nell’enciclica Dives et Misericordia, attraverso la festa della Divina Misericordia e la canonizzazione di Suor Faustina, ecc.
“Essere misericordiosi significa ricordare che abbiamo ricevuto misericordia”. Il Papa ha parlato del rapporto tra la misericordia e la verità. Nella parabola del figliol prodigo (una delle parabole preferite del Papa), “chi dice la verità?”. “Il figlio maggiore! È lui che presenta al padre la verità su suo fratello minore: che è fuggito con la sua parte di eredità, dilapidato tutto. E’ vero, il figlio minore ha vissuto in quel modo. Ma il Papa ha sottolineato il fatto che il padre preferisce la misericordia, che è ugualmente vera! Dio è misericordia! Il Padre è quella via: quando il figlio minore ha provato a dire la verità, il padre non lo ha fatto finire di parlare. Lo ha abbracciato, indicendo grandi festeggiamenti.
Nel suo discorso il Papa ci ricorda che anche i dottori della legge dicevano la verità, e che Gesù li ha rispettati, rimproverandoli però aspramente quando si sono dimostrati ipocriti. Siamo ministri di misericordia prima di tutto attraverso il Sacramento della Riconciliazione. Quello è il luogo dove le persone dovrebbero sperimentare il perdono. Siamo chiamati a curare le ferite, ad aiutare le persone nelle loro fratture.

Qualche volta sono feriti da noi. Ci ha detto di stare attenti a non essere curiosi nella confessione, perché molte persone hanno avuto un’esperienza negativa in questo senso. Non dovremmo soffermarci nei dettagli. Se il penitente sta confessando qualcosa di difficile da dire e noi capiamo chiaramente cosa lui/lei sta cercando di confessare, noi dovremmo semplicemente dire: “Capisco” e poi andare avanti.
Per farci capire l’importanza della misericordia, “in ogni caso”, ci ha raccontato la storia di un confessore cappuccino a Buenos Aires che trascorreva molte ore nel confessionale, dove si formavano lunghe file di persone, ricchi e poveri indistintamente, preti e laici, tutti aspettavano in fila per confessarsi con lui. Lo ricordano come il padre “perdonatore”: Una volta sottopose all’allora arcivescovo Bergoglio un problema. In certe occasioni sentiva di essere stato “troppo misericordioso”. Non poteva negare l’assoluzione a nessuno. L’arcivescovo gli ha chiesto se avesse sottoposto questo problema a Gesù e cosa Gesù gli avesse risposto in merito. Il prete disse: “Sì, lo chiedo a Gesù e gli dico che qualche volta sento di essere troppo misericordioso, ma che è colpa sua perché Lui mi ha
dato il “cattivo” esempio”. Il ricordo è appassionato, il riferimento al “cattivo esempio” del Crocifisso è accompagnato da un grande sorriso di gioia: “Ecco cos’è la misericordia”!, ci dice. Il Papa ci ha messo poi in guardia contro la rigidità, che diventa clericalismo.
“Le persone sono ferite e hanno bisogno di essere accolte e curate”, ci dice il Papa, che usa l’immagine dell’ospedale da campo per i soldati feriti, dove si curano le emergenze, le ferite gravi, senza soffermarsi nei particolari, magari misurandoli il colesterolo… Il Papa ha poi citato alcuni esempi di misericordia nel Vangelo: La donna colta in adulterio: chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra. Si ritirarono uno dopo l’altro, cominciando dai più anziani. La preghiera del Fariseo e del pubblicano nel tempio. La parabola del servo senza pietà. Il padrone gli condonò un enorme debito, ma lui non volle condonare il piccolo debito di un altro servo.
Il secondo punto importante del discorso del Papa è stata la Parola di Dio, in cui dobbiamo radicarci. Dobbiamo parlare la Parola di Dio, non la Parola di qualcun altro. Il Papa ha detto che un buon numero di laici e anche religiosi non hanno letto la Bibbia interamente e qualche volta neanche i Vangeli. Quello che sanno lo hanno sentito alla Messa. Il Papa ha anche confidato che un buon numero di sacerdoti e vescovi non hanno letto tutto il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma solamente parte di esso. Come uomini della Parola, abbiamo bisogno sia delle Scritture che del Catechismo.
Quando ha finito, e prima delle domande, Dave ha rimarcato quanto vicine a noi fossero quelle sue parole. Riflettendo sui primi due punti importanti del Papa (sopra), ha richiamato la citazione del
Fondatore secondo cui l’Oblato muore sul pulpito o nel confessionale. Appena il traduttore ha detto queste parole al Papa, lui ha sorriso immediatamente, è sembrato che i suoi occhi si illuminassero. Ha anche detto che apprezzava molto quelle parole del Fondatore. Dave ha anche menzionato gli Esercizi Spirituali, sapendo che sono molto vicini al suo cuore. Il Papa ne ha incoraggiato l’uso, ma senza essere troppo rigidi.

Carlo Rossi ha posto una domanda riguardo alla difficoltà che lui incontra, qualche volta, quando in confessionale incontra una persona che non vuole o non è in grado di cambiare. Papa Francesco ha parlato di due casi: 1) la persona che si confessa lo fa per abitudine e in modo superficiale. Dovremmo aiutarlo a prendere consapevolezza di ciò, ma sempre usando misericordia; 2) alcune persone semplicemente non riescono a cambiare, anche se lo desiderano. Il confessore deve anche in questo caso cercare di aiutarle, con una “catechesi paterna” che lo porti alla riconciliazione, ma poi affidarli alla misericordia del Padre. Il Papa ha anche detto che qui un ruolo importante è quello di Maria. Lei è nostra Madre. Dobbiamo incoraggiare la persona a pregare Maria e Lei avrà cura di tutto. Ha raccontato la storia di alcuni ladri che pregano Maria in una località in Calabria famosa per i mandarini (Nostra Signora del Mandarino). Una leggenda racconta che quando i ladri muoiono, dovevano aspettare il giudizio come qualsiasi altra persona. Ognuno aspetta in piedi, in fila, finché S. Pietro non li fa entrare. Maria guarda dalla finestra, vede i ladri e dice loro di nascondersi. Dopo che sono entrati tutti e che S. Pietro ha chiuso i cancelli, lei va e li fa entrare di nascosto.
La descrizione della devozione alla Madonna del Mandarino è stata molto vivace; il riferimento all’assoluzione ha marcato il tema delle persone che “non possono cambiare” o “non possono tornare indietro, che “sono pentite, ma che non possono cambiare”. Qui, più che le parole hanno parlato i gesti del Papa: segno della croce e del vai in pace!, con le mani.
Il Papa ha ammesso che questa leggenda non è teologicamente corretta, ma che vi è una profonda verità in essa. Maria è una mamma che si prende cura di queste persone. Ci ha detto che lui crede fermamente che Maria gioca un ruolo speciale nel portare in cielo queste anime. Ed anche noi siamo chiamati a credere ciò.
Tom Kleinschmidt ha chiesto al Santo Padre di dire qualcosa a proposito della chiamata ad essere una Chiesa che “va fuori” specialmente verso i poveri, e come possiamo conciliare ciò con il nostro carisma. Il Papa ha risposto che sì, dobbiamo fare ciò alla luce del nostro personale carisma. Anche chi vive in un monastero è chiamato ad “andare fuori” senza lasciare il monastero. Dobbiamo iconoscere le varie forme della povertà, spirituale e materiale, ed uscire fuori in risposta ad esse. Dobbiamo arrivare alle periferie esistenziali. Non è solo chi è povero materialmente che ha bisogno del nostro aiuto, ma anche chi lo è spiritualmente. Ha citato il Libro della Rivelazione quando dice che Gesù spesso bussa alla porta chiedendo di entrare, ma qualche volta il Papa ha l’impressione che il Signore bussi da dentro di noi, chiedendo di uscire.
Vincenzo Voccia ha fatto una domanda interessante: Cosa direbbe ad un religioso che cerca di essere santo ma che si rende conto di non riuscire. Il Papa ha detto che si congratulerebbe con lui per questo! Come il Fariseo e il pubblicano, non sei tu a riuscire nelle cose, ma il Signore. Prima di diventare Papa (naturalmente un Papa non pregherebbe mai così) disse di aver incontrato delle persone così convinte della propria santità che lui avrebbe pregato perché Dio mandasse loro una buccia di banana per scivolarci sopra e rendersi conto di aver bisogno di misericordia. Per essere misericordiosi bisogna essere cosciente di essere stato perdonato. “Questo dobbiamo sentirlo…tanto”. “io lo sento quando vado a visitare il carcere, in Argentina e qui in Italia, dove ne ho visitato 4: Castrovillari, in Calabria, ad Isernia, Casal del Marmo e Rebibbia. Ebbene, quando entro mi vien voglia di dire: qui dovevo esserci io”. “Dio ci ama così…” Ha poi ricordato i tre gradini verso la santità nella meditazione dei Due Stendardi: 1) povertà, per combattere l’attaccamento alle ricchezze (il diavolo entra dal portafoglio); 2) la ricerca di umiliazioni, per combattere l’attaccamento agli onori; 3) umiltà, per combattere l’orgoglio, la porta a tutti gli altri vizi. Impariamo ciò da Cristo stesso, che si è svuotato per prendere la forma di uno schiavo. Noi dobbiamo innanzitutto diventare come Cristo. Il Papa ha ricordato le tre colonne – imitazione di Cristo, le beatitudini (un programma di vita), e Matteo 25 (su cui verremo giudicati).
Patrice Veraquin ha parlato del “Nunc coepi”; il Papa ha ricordato una canzone per bambini che amava. Ad un certo punto della canzone si dice che non è il cadere in sé negativo, piuttosto il non rialzarsi.
Sergio Zirattu gli ha chiesto informazioni sul documento sui fratelli coadiutori. Ha risposto dicendo che il documento sui fratelli è stato terminato da una commissione di Superiori Generali molto tempo fa, ma che sfortunatamente il documento “è scomparso” in qualche modo, e non è mai stato pubblicato e promulgato; ha usato un’espressione italiana dicendo che “qualcuno lo aveva messo in un cassetto”. Quando lui ha espresso il desiderio di trovare il documento, improvvisamente è apparsa una copia sulla sua scrivania. Ha detto di averlo subito approvato, chiedendo però di revisionarlo per renderlo
meno teologico e più semplice da leggere.
Carlo ha invitato il Papa a visitare il Santuario di San Vittorino. Il Papa ha chiesto altre informazioni sul Santuario e alla fine ha detto personalmente a Carlo che ci stava pensando seriamente.
Ci stavamo tutti alzando per una breve preghiera e per la benedizione, quando Papa Francesco, come per una ispirazione, ha aggiunto inaspettatamente un ultimo incoraggiamento a formare i nostri studenti come sacerdoti solidi ma aperti e misericordiosi, per avere un senso di compassione.
Dave si è rivolto a Roberto J. incoraggiandolo a chiedere al Santo Padre di chiudere ufficialmente il Capitolo. Il Papa è sembrato stupito da ciò, e ha fatto un gioco di parole chiedendo dove fosse la chiave per chiuderlo. Si è poi rivolto a Dave per chiedere il permesso di chiudere il Capitolo. Dopo una risata generale, il Papa ha dichiarato chiuso il Capitolo. Ci ha guidato nella recita dell’Angelus in latino, poi ci ha salutato uno ad uno mentre lasciavamo la sala, donando a ciascuno un rosario benedetto. Dopo essere usciti, qualcuno ha chiesto al Papa una foto di gruppo, allora lui è tornato indietro e si è seduto, e tutti noi ci siamo raccolti attorno a lui. Il fotografo vaticano ha fatto numerose fotografie del momento. Mentre usciva per la seconda volta Jeremy ha fatto un selfie con il Papa. Mentre lasciavamo il Vaticano ci sentivamo talmente felici da non sentire il pavimento sotto i nostri piedi.





