Vicario di Cristo, ma non Dio

Sergio Zirattu - Marzo 2019

Il 20 marzo del 2016 il noto giornalista e scrittore Antonio Socci usava un testo del Venerabile Padre Pio Bruno Lanteri per un articolo intitolato Il Papa che vuole mettersi al posto di Dio. Il papa, naturalmente è Papa Francesco e l’argomento del giorno l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, con tutta la polemica che l’ha investita.

Scrive il Socci che il Lanteri, “che pure era un grande difensore del papato, diceva apertamente: ‘Mi si dirà che il S. Padre può tutto, “quodcumque solveris, quodcumque ligaveris etc.”, è vero, ma non può niente contro la divina costituzione della Chiesa; è Vicario di Dio, ma non è Dio, né può distruggere l’opera di Dio’”. Questo perché, sostiene il giornalista, oggi “erroneamente si crede che il papa possa cambiare la verità rivelata, ma egli non ne è padrone, bensì servo”.

Verissimo!

Però, chi conosce il Lanteri sa che nessun ragionamento può essere usato per accostare il suo pensiero a quello di chi, oggi come ieri, pretende di dettare la “tabella di marcia” al Papa.

FULL TEXT

Contesto

Il testo citato da Antonio Socci è tratto da un opuscolo del Padre Lanteri intitolato “Sovra il supposto Concordato del 1813”. Fu scritto in seguito alla pubblicazione, da parte di Napoleone, di un “documento” non ben definito, presentato però come se fosse un Concordato stipulato con Papa Pio VII il 25 gennaio del 1813. Lanteri scrive l’opuscolo per contestarne la forma e la sostanza.

Sappiamo che esso fu preparato da Napoleone e controfirmato dal Papa, gravemente ammalato e per giunta prigioniero di Napoleone.

Pio VII infatti il 5 luglio del 1809 fu prelevato dall’esercito napoleonico, allontanato da Roma e segregato a Savona, dove visse costantemente sorvegliato e proibito persino di scrivere e leggere.1

Nel maggio del 1812 per ordine di Napoleone fu trasferito a Fontainebleau 2 , vicino a Parigi, dove il 23 gennaio dell’anno successivo fu costretto a firmare il cosiddetto concordato.

Due giorni dopo però, essendosi consultato con i pochi cardinali rimastigli fedeli, Pio VII mandò a Napoleone una lettera di rigetto, che però non servì a niente giacché il 13 marzo quel documento fu ugualmente pubblicato, costringendo così il Pontefice a rendere nota la sua lettera a Napoleone.

Questo è il contesto nel quale il “Supposto Concordato” venne reso pubblico.

1 C’è da dire che a questa proibizione non fu estraneo il p. Lanteri, che si profuse nell’aiutare il Santo Padre con l’invio di denaro e di documenti indispensabili per il suo Magistero. Così racconta P.G.G. Franco D.C.D.G nel libro da “La Savia e la Pazza Racconto Storico del Principio del Secolo” (p. 89-90) “Un venerando sacerdote, Pio Brunone Lanteri, pervenne tra cento difficoltà, a ricapitare una scrittura al Santo Padre: sospettato, n’ebbe in grazia il confino A tali estremi spedienti si era ridotti, per trattare i negozi del cristianesimo col Capo dei cristiani!. In seguito a questi episodi al Santo Padre fu proibita la consultazione di qualsiasi documento e a P. Lanteri fu imposto il soggiorno obbligato alla Grangia. Vi rimase sino al 1814.
2 Nello stesso libro, alle pagine 93-98, troviamo la descrizione di questo viaggio, con un Papa stanco, ammalato e quasi moribondo, al tal punto da dovergli amministrare l’unzione degli infermi. Pio VII “giunse a Fontainebleau che ancora riteneva il respiro. Trenta giorni giacque nel novello carcere, lottando colla morte; e come poté levare il capo sul piumaccio, si vide assediato da prelati perfidi, e da porporati cui la porpora era vergogna. Il persecutore aveva fatto assegnamento sopra questi, e sulla spossatezza dell’infermo, per strappare dalla sua mano tremante una sottoscrizione, certo non aliena dalla fede, ma men, degna dell’ apostolica fermezza”.

Contenuto

Nel suo opuscolo Lanteri ne analizza il contenuto, articolo per articolo. Sostanzialmente esso doveva stabilire quattro cose:

  • La Chiesa rinunciava a tutti i beni posseduti nell’Impero francese, conten- tandosi di amministrare solo quelli che in futuro le sarebbero stati concessi in usufrutto.
  • La Santa Sede riconosceva tutti i cambiamenti fatti nella Chiesa francese nei decenni precedenti, compresa la soppressione e la formazione di nuove Diocesi, rinunciava a rimettere nelle loro diocesi i Vescovi dimessi, allontanati e anche imprigionati. Il Papa, doveva accontentarsi di conferir loro un titolo onorifico mentre l’Impero avrebbe concesso una pensione.
  • Il Papa cedeva all’Imperatore la facoltà di nominare i Vescovi, ritenendo per se la facoltà di farlo solo per le dieci diocesi che l’Imperatore avrebbe stabilito.
  • Per la durata di soli sei mesi veniva riconosciuta al Papa la facoltà di confermare i Vescovi nominati dall’Imperatore. Dopo tale periodo la facoltà sarebbe passata ad un altro Vescovo, naturalmente scelto dall’Imperatore.

Il Lanteri ha ben chiaro lo scenario venutosi a creare con la pubblicazione del contenuto di questo pseudo concordato, che veniva poi a sommarsi alle altre disposizioni, anch’esse restrittive, dei così detti Articoli Organici pubblicati a corollario del Concordato del 1801, Visto quanto veniva messo in gioco, compresa l’umiliazione a cui era sottoposto il Papa si domanda se era rimasto“ancora al S. Padre qualche cosa di più che il puro titolo di Pontefice”. (paragrafo Applicazioni)

E conclude:

“Dovranno dunque eseguirsi così liberamente senza eccezione alcuna, senza ulteriore opposizione, tutti i decreti, tutti gli attentati fatti contro la Chiesa dal Governo, e questo col sacrificio ancora non di soli punti di disciplina, ma della stessa dottrina cattolica sui beni della Chiesa, del dogma dell’indipendenza dell’Episcopato dall’autorità temporale, del dogma della dipendenza dei Vescovi dal S. Padre, del dogma finalmente della pienezza della giurisdizione ecclesiastica del medesimo, ricevuta immediatamente e inalienabilmente da Gesù Cristo stesso? E si dovrà credere ancora tutto questo segnato dal S. Padre liberamente, semplicemente, senza eccezioni, senza spiegazioni? Giammai potrà un cattolico istru- ito indursi a credere tale cosa.”

La conclusione di questa analisi è chiara:

Il “supposto Concordato” va contro la “divina costituzione della Chiesa”.

E qui entra in campo il nostro testo, inserito nel paragrafo 6°, molto opportunamente intitolato dal Lanteri “Mi si dirà che”, espressione usata anche come incipt a tutto il paragrafo:

Mi si dirà che il S. Padre può tutto, “quodcumque solveris, quodcumque li- gaveris etc.”, è vero, ma non può niente contro la divina costituzione della Chiesa; è Vicario di Dio, ma non è Dio, né può distruggere l’opera di Dio”

Cosa ha voluto dire?

Viste le premesse, l’espressione del Lanteri “mi si dirà che” sta ad indicare che la frase è costruita per rispondere a interlocutori che ragionano più o meno così:

  • Domanda: tu, Lanteri, dici che il concordato va contro la Costituzione divina della Chiesa; che male c’è, dal momento che “il S. Padre può tutto”, in virtù della promessa fattagli da Cristo, “a te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”? (Mt 16,19).
  • Risposta Lanteri: “è vero”, il Papa è il depositario della promessa che Cristo ha fatto a Pietro; tuttavia è impedito (“non può niente”) quando si deve andare contro la divina costituzione della Chiesa!; proprio perché è Vicario di Cristo, e quindi non è Dio!, non potrà mai (non ne può) distruggere la sua opera.”

Nel paragrafo 8 Lanteri completa così il suo ragionamento:

“Si lasci pertanto parlare liberamente il S. Padre, e si sentirà come la sua voce sarà sempre conforme all’istituzione divina della Chiesa; si vedrà che “le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.” (Mt 16,18), e che non cessa mai la protezione di Dio sulla sua Chiesa, conforme alle parole di Gesù Cristo: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”(Mt 28,20).

In sintesi: l’insegnamento del Papa è confortato della presenza dello Spirito del Signore, che non permetterà mai di allontanarsi dall’insegnamento di Cristo.

Tutto in linea con la posizione del Lanteri che, come riferisce il Socci, essendo “un grande difensore del papato”, ha sempre orientato la propria fedeltà al Signore sull’insegnamento pontificio:

“Debbo tenere ben per fermo ciò che disse san Gerolamo ad un suo di- scepolo, che la verità è quella che viene dalla Cattedra di Pietro; perciò mi ci conformerò nell’ operare e nel credere, giacché chi su questa siede è Vicario di Gesù Cristo. Tutti coloro io fuggirò che cercano cosa da opporgli, e falsificano od esagerano testimonianze di Padri per metterlo in ridicolo, derisione e discredito. Insomma mi guarderò secondo l’avviso di
san Leone dall’aver la fede de’ tempi e dei luoghi; ma quella sosterrò che è nella Chiesa perpetuamente” (Spi,2011a:T5,1,2).

Concludo

Ho voluto preparare queste poche righe perchè credo che l’affermazione posta in primo piano, tutto il periodo che inizia con “mi si dirà che”, sia anche la chiave per accompagnare il cammino della Chiesa di oggi.

Dal tempo di Padre Lanteri, nella Chiesa sono cambiate tante cose:

Il Papato, non senza difficoltà, si è spogliato del potere temporale; la Santa Sede ha continuato a stipulare Concordati, alle volte rinunciando anche a qualche prerogativa, come la nomina dei Vescovi; il Concilio Vaticano II si è pronunciato per la libertà di religione e di culto; ha aperto le porte all’ecumenismo; ha avviato la riforma liturgica … e tanti altri cambiamenti. Alcuni di questi P. Lanteri li aveva messi nella categoria teologica del dogma.

Per questo mi chiedo: P. Lanteri, oggi, come si sarebbe comportato? Sarebbe stato lo stesso uomo, appassionato per la Chiesa, attento alla verità e “difensore del papato”?

Ecco come ci esorterebbe:

“Avete voi dunque potuto dubitare un istante, che la condotta del S. Pontefice non fosse animata da quello Spirito, che Gesù Cristo ha promesso non avrebbe mai abbandonata la sua Chiesa? Rammentate su ciò, che questa Cattedra di Roma è poi quella sola, a cui giusta la bella espressione di S. Ambrogio, non ebbe mai accesso la perfidia, mai poté insinuarsi l’errore; e in cui, al dire di un S. Padre, vive nei suoi successori quello stesso Pietro, a cui Gesù Cristo diede le chiavi del suo Regno” (Pol,5222:T22).

Appunto: il Vicario di Cristo, servo dei servi di Dio, nel suo ministero è sempre “animato da quello Spirito che Gesù Cristo ha promesso non avrebbe mai abbandonato la sua Chiesa”.

Può il credente dubitare della promessa di Nostro Signore Gesù Cristo?